Cultura & Attualità
26 giugno contro il MURO!
Messaggio del 05-07-2004 alle ore 21:26:15


Messaggio del 30-06-2004 alle ore 10:00:51
Troppo lungo!!!!!!!!!!
............
Troppo lungo!!!!!!!!!!
............
Messaggio del 29-06-2004 alle ore 22:34:15
Ricevo questa mail da Federica, volontaria SCI a Jenin. Federica parla l'arabo
sabato 26 giugno
Oggi e' la giornata della campagna estiva dedicata
alla protesta contro la costruzione del muro
dell'Apartheid.
Ieri ci hanno raggiunto altre cinque nuove persone e 2
donne del IWPS (international women for peace
service), la nostra piccola casa era invasa da
persone! Siamo stati a discutere fino a tardi la
"strategia" per il giorno della dimostrazione. In
realta' non ci sarebbe stato molto da discutere ma nel
nuovo gruppo c'e' un personaggio alquanto instabile
che ha richiesto una lunga elaborazione della
pianificazione della dimostrazione. Devo dire che la
sua presenza ha preoccupato un po' tutti e l'abbiamo
segnalato al comitato dell'organizzazione.
Sveglia alle 7.30, colazione e poi ci mettiamo in
cammino ci sono diversi autobus che ci accompagnano a
destinazione. Si prevede una dimostrazione
assolutamente pacifica, la gente e' spaventata e
intende tenersi lontano dall'esercito, sicuramente
l'intelligence di israele e' a conoscenza della
protesta e forse mettera' dei posti di blocco per
impedireai manifestanti di raggiungere il paese, nel
qual caso la protesta avverra' al posto di blocco. Per
fortuna nessun ostacolo.
Oggi in diversi paese della Palestina West Bank i
manifestanti marceranno pacificamente per protestare
contro il muro.
Il mio gruppo va a Faqqua, nord est di jenin, dove
israele ha confiscato circa 2,000 dunum (1 dunum 1,000 Mts.) di terra palestinese.
Nella parte
settentrionale il muro e' costituito da due pareti di
alto reticolato con filo spinato elettrico.
Siamo circa 15 internazionali e 150-200 palestinesi,
dal lato opposto ci raggiungono gruppi pacifisti
internazionali (circa 25 persone) e messaggi di pace
vengono scambiati via microfono.
Come pensavamo tutto procede tranquillamwntw, i
manifestantisi mantengono ad una distanza di circa 20
Mts. dal muro, nessuna reazione violenta da parte
dell'esercito che pero' filma e fotograga la gente.
Torniamo a casa un po' piu' sereni del solito.
Gli abitanti del paese ci dicono che normalmente non
e' permesso loro avvicinarsi cosi' tanto devono
mantenersi ad una distanza di 150 Mts. e spesso e'
loro negato l'accesso al cimitero. L'esercito effettua
incursioni notturna spaventando gli abitanti.
Durante il tragitto di andata e ritorno mi metto a
parlare con m., abitante di "agga un paesino a circa
20 km da jenin.
"vedi che giro dobbiamo fare per arrivare a Faqqua,
che dista solo 5 km da jenin, c'e' una colonia
insraeliana e quindi non ci e' permesso percorrere la
strada direttamente, ma dobbiamo aggirare, su strade
impervie, la collina (20 km) dove si trova la
colonia."
mi dice che la gente qui vive di agricoltura non puo'
uscire dal paese, e' quasi completamente circondata
dal muro.
Gli chiedo " ma i coloni sono felici di vivere qui,
rubano la terra e poi vivono in colonie recintate e
scortate come se fossero in prigione". Mi dice "No non
sono felici, ma Sharon li ha messi qui. Nella colonia
ci sono scuole e ospedali, ma tutti lavorano in
Israele e' come un paese dormitorio".
I coloni girano armati e sono in genere molto
aggressivianche con gli internazionali. io per fortuna
non ho mai assistito a scontri di questo genere.
Sono con D.americano, che dice "mi spiace so che il
mio paese e' responsabile di tutto cio'"
M.-"Sappiamo che le decisioni dei governi spesso non
sono quelle del popolo, noi palestinesi abbiamo
vissuto in guerra per tutta la vita non auguriamo a
nessuno questo. Dopo l'11 settembre e dopo l'attentato
di Madrid abbiamo fatto delle manifestazioni di
protesta per questi atti terroristici.L'11 settembre
2002 abbiamo organizzato una partita di calcio nel mio
paese per commemorare le vittime di quella tragedia.
ma naturalmente nessuna stampa internazionale ha
presenziato e trasmesso queste cose.
Mi rendo conto che la gente palestinese e'
incredibilmente cosciente di quello che succede qui e
all'estero e dell'immagine che la stampo
internazionale trasmette di loro. Mi ripetono spesso
"Guardate quello che succede e raccontatelo quando
tornate a casa, non serve che facciate altro, solo
raccontate la verita' di cui siete testimoni"
Molti sono disillusi, non hanno piu' la forza di
agire, di credere che qualcosa potra' cambiare, "tanto
non serve a niente", altri mettono anima e corpo in
quello che fanno "viviamo la nostra vita normalmente
con la nostra famiglia e i nostri bambini, ci
invadono, ci uccidono, distruggono le nostre case, ma
noi andiamo avanti, e' un modo di opporre resistenza
che vale piu' di qualsiasi lotta armata".
A Nablus intanto e' emergenza, c'e' il coprifuoco 7
palestinesi vengono uccisi dall'esercito.
Cinque del nostro gruppo partono per Nablus, c'e'
bisogno di internazionali per la distribuzione di
viveri. Riescono ad entrare.
Domenica 27 giugno
Altri due del nostro gruppo partono per Nablus,
vorremmo andare tutti, ma qualcuno deve rimanere a
jenin per organizzare la protesta di domenica
prossima. M. Parte torna in francia. Restiamo io, P. e
R.
Ph.e E. riescono a raggiungere Nablus attraverso le
montagne, purtroppo non riusciamo a comunicare molto
con loro perche' la ricezione e ridottissima in quella
citta'.
Noi inconbtriamo R. del prisoner's Club, ci spiega
come intende mobilitare Jenin e gli abitanti dei paesi
vicini a recarsi alla manifestazione di domenica a
Salem.
Salem e' una base militare e una prigione dove i
prigionieri vengono temporaneamente detenuti dopo
l'arresto sino a smistamento verso un altro carcere.
E' anche un cjeck point e la gente ha molta paura ad
andare qui. temiamo che la gente non si presenti.
R. ci rassicura, hanno contatto i prigionieri perche'
esortino le loro famiglie ad andare nei prossimi
giorni andremo in visita alle famiglie dei prigionieri
di Jenin e provincia (circa 1200) per incoraggiarli a
venire.
Noi contatteremo gruppi di pacifisti israeliani
poiche' si uniscano.
Abbiamo un incontro con il comitato di donne
palestinesi di jenin per discutere questa azione e la
prossima che sara' dedicata alle donne.
Avremo altri incontri e ancora visite alle famiglie
delle prigioniere.
Oggi il nostro coordinatore locale non e' potuto
venire per cui ho dovuto fare da interprete. Non e'
stato facile perche' non ho ancora una gran confidenza
con il dialetto palestinese, ma credo di essere
riuscito a comunicare le informazioni esaurientemente.
Inoltre ho trovato delle persone molto pazienti che
hanno capito i miei con la lingua e mi hanno aiutata.
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Editato il 22:41:39 29/06/2004 da Peter Pan
Ricevo questa mail da Federica, volontaria SCI a Jenin. Federica parla l'arabo
sabato 26 giugno
Oggi e' la giornata della campagna estiva dedicata
alla protesta contro la costruzione del muro
dell'Apartheid.
Ieri ci hanno raggiunto altre cinque nuove persone e 2
donne del IWPS (international women for peace
service), la nostra piccola casa era invasa da
persone! Siamo stati a discutere fino a tardi la
"strategia" per il giorno della dimostrazione. In
realta' non ci sarebbe stato molto da discutere ma nel
nuovo gruppo c'e' un personaggio alquanto instabile
che ha richiesto una lunga elaborazione della
pianificazione della dimostrazione. Devo dire che la
sua presenza ha preoccupato un po' tutti e l'abbiamo
segnalato al comitato dell'organizzazione.
Sveglia alle 7.30, colazione e poi ci mettiamo in
cammino ci sono diversi autobus che ci accompagnano a
destinazione. Si prevede una dimostrazione
assolutamente pacifica, la gente e' spaventata e
intende tenersi lontano dall'esercito, sicuramente
l'intelligence di israele e' a conoscenza della
protesta e forse mettera' dei posti di blocco per
impedireai manifestanti di raggiungere il paese, nel
qual caso la protesta avverra' al posto di blocco. Per
fortuna nessun ostacolo.
Oggi in diversi paese della Palestina West Bank i
manifestanti marceranno pacificamente per protestare
contro il muro.
Il mio gruppo va a Faqqua, nord est di jenin, dove
israele ha confiscato circa 2,000 dunum (1 dunum 1,000 Mts.) di terra palestinese.
Nella parte
settentrionale il muro e' costituito da due pareti di
alto reticolato con filo spinato elettrico.
Siamo circa 15 internazionali e 150-200 palestinesi,
dal lato opposto ci raggiungono gruppi pacifisti
internazionali (circa 25 persone) e messaggi di pace
vengono scambiati via microfono.
Come pensavamo tutto procede tranquillamwntw, i
manifestantisi mantengono ad una distanza di circa 20
Mts. dal muro, nessuna reazione violenta da parte
dell'esercito che pero' filma e fotograga la gente.
Torniamo a casa un po' piu' sereni del solito.
Gli abitanti del paese ci dicono che normalmente non
e' permesso loro avvicinarsi cosi' tanto devono
mantenersi ad una distanza di 150 Mts. e spesso e'
loro negato l'accesso al cimitero. L'esercito effettua
incursioni notturna spaventando gli abitanti.
Durante il tragitto di andata e ritorno mi metto a
parlare con m., abitante di "agga un paesino a circa
20 km da jenin.
"vedi che giro dobbiamo fare per arrivare a Faqqua,
che dista solo 5 km da jenin, c'e' una colonia
insraeliana e quindi non ci e' permesso percorrere la
strada direttamente, ma dobbiamo aggirare, su strade
impervie, la collina (20 km) dove si trova la
colonia."
mi dice che la gente qui vive di agricoltura non puo'
uscire dal paese, e' quasi completamente circondata
dal muro.
Gli chiedo " ma i coloni sono felici di vivere qui,
rubano la terra e poi vivono in colonie recintate e
scortate come se fossero in prigione". Mi dice "No non
sono felici, ma Sharon li ha messi qui. Nella colonia
ci sono scuole e ospedali, ma tutti lavorano in
Israele e' come un paese dormitorio".
I coloni girano armati e sono in genere molto
aggressivianche con gli internazionali. io per fortuna
non ho mai assistito a scontri di questo genere.
Sono con D.americano, che dice "mi spiace so che il
mio paese e' responsabile di tutto cio'"
M.-"Sappiamo che le decisioni dei governi spesso non
sono quelle del popolo, noi palestinesi abbiamo
vissuto in guerra per tutta la vita non auguriamo a
nessuno questo. Dopo l'11 settembre e dopo l'attentato
di Madrid abbiamo fatto delle manifestazioni di
protesta per questi atti terroristici.L'11 settembre
2002 abbiamo organizzato una partita di calcio nel mio
paese per commemorare le vittime di quella tragedia.
ma naturalmente nessuna stampa internazionale ha
presenziato e trasmesso queste cose.
Mi rendo conto che la gente palestinese e'
incredibilmente cosciente di quello che succede qui e
all'estero e dell'immagine che la stampo
internazionale trasmette di loro. Mi ripetono spesso
"Guardate quello che succede e raccontatelo quando
tornate a casa, non serve che facciate altro, solo
raccontate la verita' di cui siete testimoni"
Molti sono disillusi, non hanno piu' la forza di
agire, di credere che qualcosa potra' cambiare, "tanto
non serve a niente", altri mettono anima e corpo in
quello che fanno "viviamo la nostra vita normalmente
con la nostra famiglia e i nostri bambini, ci
invadono, ci uccidono, distruggono le nostre case, ma
noi andiamo avanti, e' un modo di opporre resistenza
che vale piu' di qualsiasi lotta armata".
A Nablus intanto e' emergenza, c'e' il coprifuoco 7
palestinesi vengono uccisi dall'esercito.
Cinque del nostro gruppo partono per Nablus, c'e'
bisogno di internazionali per la distribuzione di
viveri. Riescono ad entrare.
Domenica 27 giugno
Altri due del nostro gruppo partono per Nablus,
vorremmo andare tutti, ma qualcuno deve rimanere a
jenin per organizzare la protesta di domenica
prossima. M. Parte torna in francia. Restiamo io, P. e
R.
Ph.e E. riescono a raggiungere Nablus attraverso le
montagne, purtroppo non riusciamo a comunicare molto
con loro perche' la ricezione e ridottissima in quella
citta'.
Noi inconbtriamo R. del prisoner's Club, ci spiega
come intende mobilitare Jenin e gli abitanti dei paesi
vicini a recarsi alla manifestazione di domenica a
Salem.
Salem e' una base militare e una prigione dove i
prigionieri vengono temporaneamente detenuti dopo
l'arresto sino a smistamento verso un altro carcere.
E' anche un cjeck point e la gente ha molta paura ad
andare qui. temiamo che la gente non si presenti.
R. ci rassicura, hanno contatto i prigionieri perche'
esortino le loro famiglie ad andare nei prossimi
giorni andremo in visita alle famiglie dei prigionieri
di Jenin e provincia (circa 1200) per incoraggiarli a
venire.
Noi contatteremo gruppi di pacifisti israeliani
poiche' si uniscano.
Abbiamo un incontro con il comitato di donne
palestinesi di jenin per discutere questa azione e la
prossima che sara' dedicata alle donne.
Avremo altri incontri e ancora visite alle famiglie
delle prigioniere.
Oggi il nostro coordinatore locale non e' potuto
venire per cui ho dovuto fare da interprete. Non e'
stato facile perche' non ho ancora una gran confidenza
con il dialetto palestinese, ma credo di essere
riuscito a comunicare le informazioni esaurientemente.
Inoltre ho trovato delle persone molto pazienti che
hanno capito i miei con la lingua e mi hanno aiutata.
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Editato il 22:41:39 29/06/2004 da Peter Pan
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