Cultura & Attualità
9 Luglio AJA
Messaggio del 07-07-2004 alle ore 12:23:14
Il 9 luglio prossimo la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, su richiesta delle Nazioni Unite, si pronuncerà sul muro.
Il 30 giugno e il 1 luglio scorsi, l’Alta Corte di Giustizia di Israele aveva emesso due sentenze che obbligano il tracciato del muro di sicurezza a rispettare i diritti della popolazione civile palestinese.
E sembra quasi che i giudici di Tel Aviv abbiamo preparato la strada ai colleghi che dovranno emettere la sentenza Onu
7 luglio 2004 - "Questo tracciato ha creato tali sofferenze alla popolazione locale che lo Stato deve trovare un'alternativa, che forse garantirà meno sicurezza ma danneggerà anche meno la popolazione locale. Questi percorsi alternativi esistono”.
Per bocca del Presidente Aharon Barak, coadiuvato dai consiglieri Eliahu Mazza e Mishael Cheshin, l'Alta Corte di Giustizia d'Israele, il 30 giugno scorso, ha ordinato di cambiare il tracciato di una parte del muro che gli israeliani stanno costruendo da due anni a questa parte per separare lo Stato ebraico dai Territori Occupati. La sentenza, che si riferisca ad un tratto della barriera di separazione lunga 30 chilometri a nord ovest di Gerusalemme, arriva in risposta ad una petizione presentata all'organo supremo della giurisdizione israeliana dal consiglio di una decina di villaggi palestinesi. Lamentavano danni irreparabili ai terreni di loro proprietà, attraversati dal percorso del muro. La comunità palestinese interessata dal provvedimento è di 35mila persone, la cui vita sarebbe stata sconvolta dai lavori per edificare il muro.
"Il tracciato distrugge il delicato equilibrio tra gli obblighi del comando militare di preservare la sicurezza", ha continuato il giudice Barak nella sentenza, "e il suo dovere di provvedere ai bisogni degli abitanti locali in modo severo ed acuto mentre viola i loro diritti tutelati dalla legge".
"Questa è una decisione molto importante, coraggiosa", ha dichiarato ai cronisti assiepati sulle scale del palazzo dell'Alta Corte Mohammed Dahla, avvocato dei palestinesi che presentavano la petizione, "sicuramente stabilisce un precedente". L’avvocato Dahla è stato buon profeta: il giorno dopo infatti, 1 luglio 2004, la Corte ha emesso una sentenza uguale rispetto ad un'altra petizione presentata da 66 palestinesi. I giudici hanno bloccato la costruzione di un tratto di muro lungo 1 chilometro a sud di Gerusalemme, nei pressi dell'insediamento ebraico di Har Hama. Gli arabi vivono nella località di Nuaman che sarebbe rimasta intrappolata dal sbagliato del muro, lontano dalla Cisgiordania.
"Questa sentenza è più importante di quella della corte dell’Aja", ha dichiarato Dahla, "perché è esecutiva. Conferma quello che sosteniamo dal primo giorno di questa vicenda: la costruzione del muro è illegale. C’è un altro modo di farlo, senza violare i diritti della popolazione civile palestinese". L'avvocato fa riferimento all'appuntamento del 9 luglio prossimo, quando la Corte Internazionale di Giustizia che ha sede all'Aja, pronuncerà il parere consultivo sulla legittimità del muro richiesto dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite l'8 dicembre 2003.
Molti osservatori hanno notato una perlomeno curiosa coincidenza di tempi. Il governo Sharon ha reso pubblico il suo progetto di costruire una barriera di sicurezza che proteggesse i cittadini israeliani dagli attentati suicidi nel luglio del 2002. Il tracciato definitivo sarà lungo 700 chilometri e, in molti punti, sconfina in quello che dovrebbe essere il futuro stato palestinese. Per gli arabi diventa subito il muro della vergogna, la barriera razzista che punta a fare dell'eventuale Stato di Palestina una serie frammentata di villaggi imprigionati dal muro.
Nasce subito un movimento che si oppone alla costruzione del muro, composto da israeliani e palestinesi, appoggiati da associazioni e intellettuali di tutto il mondo. Dopo due anni, proprio alla vigilia della sentenza della corte dell'Aja , il cui giudizio è stato ufficialmente ignorato dal governo Sharon che non riconosce l'autorità della Corte in quanto la stessa è preposta a risolvere le controversie tra Stati, cosa che la Palestina ancora non è.
Resta il dato di fatto di una sentenza molto importante, che per la prima volta rompe una solida certezza del governo d'Israele: la sicurezza nazionale ha la priorità su qualunque altro aspetto. Quindi l'espropriazione delle terre dei Palestinesi, i nuclei familiari separati, gli ulivi abbattuti e la separazione forzata di migliaia di persone dai posti di lavoro, dalle scuole, dagli ospedali e dai campi era accettabile in nome dell'interesse nazionale. La Corte con queste due sentenze ha ricordato a politici e militari di Tel Aviv che il rispetto dei diritti umani non è una scelta, ma un obbligo.
Il governo di Sharon, in attesa della sentenza dell'Aja, incassa il colpo e cerca di reagire. Gilad Erdan, deputato del partito di governo Likud, ha presentato una proposta di legge per fare della barriera di sicurezza un ‘progetto nazionale prioritario’, qualifica che toglierebbe all'Alta Corte il potere di giudicare in materia. Nel frattempo, le associazioni che si battono per i diritti dei palestinesi, esultano. Nella convinzione che queste decisioni facciano da battistrada a quella dei giudici dell'Aja.
“L'Alta Corte ha preso una decisione molto importante. Il terrorismo non si ferma con muri e barriere, ma dando ai Palestinesi uno Stato indipendente. L'ottusa poitica del governo e dei militari riesce a esprimere solo tank e bulldozer che distruggono la vita di centinaia di migliaia di Palestinesi". Uri Avnery, membro di Gush Shalom, una delle organizzazioni che si battono contro le violazioni che il muro comporta commenta così le sentenze.
"Se il muro dev'essere costruito, bisogna farlo rispettando i limiti della Linea Verde (la divisione tra Israele e Territori Occupati sancita dalle Nazioni Unite), senza deviazioni di sorta", aggiunge Avnery, "l'aspetto più importante di questa vicenda è che Israele viene richiamata a rispettare le leggi della comunità internazionale di cui fa parte".
Chi sembra non toccato dall’entusiasmo degli attivisti è l'Autorità Palestinese. L'unico a parlare è stato Saab Erekat, capo negoziatore con Israele. "Noi cerchiamo la fine di questa aggressione nella sua interezza e in tutto il territorio palestinese", ha dichiarato Erekat, "non c'interessano i piccoli aggiustamenti che Israele, nella sua unilaterale magnanimità, vorrà concederci".
La Corte Internazionale di Giustizia si pronuncierà il 9 luglio prossimo. Il suo sarà solo un parere consultivo, ma se la sua sentenza fosse sfavorevole a Israele, potrebbe aumentare l'isolamento di Sharon a livello internazionale. La quasi totalità dei Paesi, compresi gli alleati storici di Washington, ha infatti già condannato la costruzione del muro.
L'attesa è cominciata, ma sarà sicuramente meno lunga e dolorosa di quella che ogni giorno aspetta i Palestinesi, la cui vita è ormai scandita dall'apertura e dalla chiusura di un cancello. Come in carcere.
Christian Elia
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Editato il 12:29:57 07/07/2004 da Peter Pan
Il 9 luglio prossimo la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, su richiesta delle Nazioni Unite, si pronuncerà sul muro.
Il 30 giugno e il 1 luglio scorsi, l’Alta Corte di Giustizia di Israele aveva emesso due sentenze che obbligano il tracciato del muro di sicurezza a rispettare i diritti della popolazione civile palestinese.
E sembra quasi che i giudici di Tel Aviv abbiamo preparato la strada ai colleghi che dovranno emettere la sentenza Onu
7 luglio 2004 - "Questo tracciato ha creato tali sofferenze alla popolazione locale che lo Stato deve trovare un'alternativa, che forse garantirà meno sicurezza ma danneggerà anche meno la popolazione locale. Questi percorsi alternativi esistono”.
Per bocca del Presidente Aharon Barak, coadiuvato dai consiglieri Eliahu Mazza e Mishael Cheshin, l'Alta Corte di Giustizia d'Israele, il 30 giugno scorso, ha ordinato di cambiare il tracciato di una parte del muro che gli israeliani stanno costruendo da due anni a questa parte per separare lo Stato ebraico dai Territori Occupati. La sentenza, che si riferisca ad un tratto della barriera di separazione lunga 30 chilometri a nord ovest di Gerusalemme, arriva in risposta ad una petizione presentata all'organo supremo della giurisdizione israeliana dal consiglio di una decina di villaggi palestinesi. Lamentavano danni irreparabili ai terreni di loro proprietà, attraversati dal percorso del muro. La comunità palestinese interessata dal provvedimento è di 35mila persone, la cui vita sarebbe stata sconvolta dai lavori per edificare il muro.
"Il tracciato distrugge il delicato equilibrio tra gli obblighi del comando militare di preservare la sicurezza", ha continuato il giudice Barak nella sentenza, "e il suo dovere di provvedere ai bisogni degli abitanti locali in modo severo ed acuto mentre viola i loro diritti tutelati dalla legge".
"Questa è una decisione molto importante, coraggiosa", ha dichiarato ai cronisti assiepati sulle scale del palazzo dell'Alta Corte Mohammed Dahla, avvocato dei palestinesi che presentavano la petizione, "sicuramente stabilisce un precedente". L’avvocato Dahla è stato buon profeta: il giorno dopo infatti, 1 luglio 2004, la Corte ha emesso una sentenza uguale rispetto ad un'altra petizione presentata da 66 palestinesi. I giudici hanno bloccato la costruzione di un tratto di muro lungo 1 chilometro a sud di Gerusalemme, nei pressi dell'insediamento ebraico di Har Hama. Gli arabi vivono nella località di Nuaman che sarebbe rimasta intrappolata dal sbagliato del muro, lontano dalla Cisgiordania.
"Questa sentenza è più importante di quella della corte dell’Aja", ha dichiarato Dahla, "perché è esecutiva. Conferma quello che sosteniamo dal primo giorno di questa vicenda: la costruzione del muro è illegale. C’è un altro modo di farlo, senza violare i diritti della popolazione civile palestinese". L'avvocato fa riferimento all'appuntamento del 9 luglio prossimo, quando la Corte Internazionale di Giustizia che ha sede all'Aja, pronuncerà il parere consultivo sulla legittimità del muro richiesto dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite l'8 dicembre 2003.
Molti osservatori hanno notato una perlomeno curiosa coincidenza di tempi. Il governo Sharon ha reso pubblico il suo progetto di costruire una barriera di sicurezza che proteggesse i cittadini israeliani dagli attentati suicidi nel luglio del 2002. Il tracciato definitivo sarà lungo 700 chilometri e, in molti punti, sconfina in quello che dovrebbe essere il futuro stato palestinese. Per gli arabi diventa subito il muro della vergogna, la barriera razzista che punta a fare dell'eventuale Stato di Palestina una serie frammentata di villaggi imprigionati dal muro.
Nasce subito un movimento che si oppone alla costruzione del muro, composto da israeliani e palestinesi, appoggiati da associazioni e intellettuali di tutto il mondo. Dopo due anni, proprio alla vigilia della sentenza della corte dell'Aja , il cui giudizio è stato ufficialmente ignorato dal governo Sharon che non riconosce l'autorità della Corte in quanto la stessa è preposta a risolvere le controversie tra Stati, cosa che la Palestina ancora non è.
Resta il dato di fatto di una sentenza molto importante, che per la prima volta rompe una solida certezza del governo d'Israele: la sicurezza nazionale ha la priorità su qualunque altro aspetto. Quindi l'espropriazione delle terre dei Palestinesi, i nuclei familiari separati, gli ulivi abbattuti e la separazione forzata di migliaia di persone dai posti di lavoro, dalle scuole, dagli ospedali e dai campi era accettabile in nome dell'interesse nazionale. La Corte con queste due sentenze ha ricordato a politici e militari di Tel Aviv che il rispetto dei diritti umani non è una scelta, ma un obbligo.
Il governo di Sharon, in attesa della sentenza dell'Aja, incassa il colpo e cerca di reagire. Gilad Erdan, deputato del partito di governo Likud, ha presentato una proposta di legge per fare della barriera di sicurezza un ‘progetto nazionale prioritario’, qualifica che toglierebbe all'Alta Corte il potere di giudicare in materia. Nel frattempo, le associazioni che si battono per i diritti dei palestinesi, esultano. Nella convinzione che queste decisioni facciano da battistrada a quella dei giudici dell'Aja.
“L'Alta Corte ha preso una decisione molto importante. Il terrorismo non si ferma con muri e barriere, ma dando ai Palestinesi uno Stato indipendente. L'ottusa poitica del governo e dei militari riesce a esprimere solo tank e bulldozer che distruggono la vita di centinaia di migliaia di Palestinesi". Uri Avnery, membro di Gush Shalom, una delle organizzazioni che si battono contro le violazioni che il muro comporta commenta così le sentenze.
"Se il muro dev'essere costruito, bisogna farlo rispettando i limiti della Linea Verde (la divisione tra Israele e Territori Occupati sancita dalle Nazioni Unite), senza deviazioni di sorta", aggiunge Avnery, "l'aspetto più importante di questa vicenda è che Israele viene richiamata a rispettare le leggi della comunità internazionale di cui fa parte".
Chi sembra non toccato dall’entusiasmo degli attivisti è l'Autorità Palestinese. L'unico a parlare è stato Saab Erekat, capo negoziatore con Israele. "Noi cerchiamo la fine di questa aggressione nella sua interezza e in tutto il territorio palestinese", ha dichiarato Erekat, "non c'interessano i piccoli aggiustamenti che Israele, nella sua unilaterale magnanimità, vorrà concederci".
La Corte Internazionale di Giustizia si pronuncierà il 9 luglio prossimo. Il suo sarà solo un parere consultivo, ma se la sua sentenza fosse sfavorevole a Israele, potrebbe aumentare l'isolamento di Sharon a livello internazionale. La quasi totalità dei Paesi, compresi gli alleati storici di Washington, ha infatti già condannato la costruzione del muro.
L'attesa è cominciata, ma sarà sicuramente meno lunga e dolorosa di quella che ogni giorno aspetta i Palestinesi, la cui vita è ormai scandita dall'apertura e dalla chiusura di un cancello. Come in carcere.
Christian Elia
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Editato il 12:29:57 07/07/2004 da Peter Pan
Messaggio del 07-07-2004 alle ore 12:31:57

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Editato il 14:20:20 07/07/2004 da Peter Pan

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Editato il 14:20:20 07/07/2004 da Peter Pan
Messaggio del 07-07-2004 alle ore 12:33:06

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Editato il 12:34:05 07/07/2004 da Peter Pan

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Editato il 12:34:05 07/07/2004 da Peter Pan
Messaggio del 07-07-2004 alle ore 12:34:27
Nn si edita...... perchèèèèèè AIUTOOO!
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Editato il 12:40:37 07/07/2004 da Peter Pan
Nn si edita...... perchèèèèèè AIUTOOO!
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Editato il 12:40:37 07/07/2004 da Peter Pan
Messaggio del 07-07-2004 alle ore 12:36:58
Ma chi è sta qua... giuro che nn so che ho fatto AIUTOOOO doveva essere la piantina del muro... qlc mi aiuti a eliminare sta foto...
Ma chi è sta qua... giuro che nn so che ho fatto AIUTOOOO doveva essere la piantina del muro... qlc mi aiuti a eliminare sta foto...
Messaggio del 07-07-2004 alle ore 12:42:28
Ma chi è sta qua... giuro che nn so che ho fatto AIUTOOOO doveva essere la piantina del muro... qlc mi aiuti a eliminare sta foto...
Ma chi è sta qua... giuro che nn so che ho fatto AIUTOOOO doveva essere la piantina del muro... qlc mi aiuti a eliminare sta foto...
Messaggio del 07-07-2004 alle ore 12:59:19
donna che farfuglia di politica alle prese con la tecnologia

molto
evole
donna che farfuglia di politica alle prese con la tecnologia

molto
evole
Messaggio del 07-07-2004 alle ore 13:02:57
Ti ha ammazzato

Popcorn:
Ti ha ammazzato
Popcorn:
Messaggio del 07-07-2004 alle ore 13:47:36
farfuglia di politica.......
e tu DEAN Taci
farfuglia di politica.......
e tu DEAN Taci
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9 Luglio AJA
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