Cultura & Attualità

ditemi se � vero.......
Messaggio del 23-04-2004 alle ore 19:38:22
Sapete che me ne sbatto della politica e specialemnte quella italiana.....con questo post pero´ora non volgio scatenare guerra...vorrei sapere se quello che ho letto é vero....cio´mi fa capire che anche noi "rossi" non siamo meglio degli altri "colori" o mi sbaje in un certo senso siamo tutti uguali .....fatemi sapere


ANTONIO GRAMSCI

Tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia è figura leggendaria e controversa allo stesso tempo, soprattutto perché la versione ufficiale del Gramsci morto a causa della prigionia fascista è ancora una volta un falso storico. Anzitutto pochi sanno che Togliatti manipolava gli scritti di Gramsci ritenendo "necessarie" queste revisioni per motivi politici al fine di assecondare la volontà sovietica staliniana da cui Togliatti dipendeva completamente. Sempre Togliatti inoltre ostacolò uno scambio di prigionieri voluto dal Vaticano, e accettato da Mussolini, che avrebbe consentito la liberazione di Gramsci, detenuto per insurrezione armata. Il pensatore comunista era malato dalla nascita e la sua detenzione rese il progredire della malattia più veloce, tanto che lo stesso Duce il 25 Ottobre 1933 emise per Gramsci un decreto per la libertà condizionata, additando come luogo la clinica "Quisisana" specializzata in malattie polmonari. Dal momento che il costo del ricovero era decisamente elevato, Gramsci stesso scrisse il 3 Novembre 1933 al Ministro di Grazia e Giustizia Novelli che la spesa era tale da escludere per lui la possibilità di pagare la clinica privata. Mussolini, venuto a conoscenza della risposta, decretò che "un ex detenuto in quanto libero, ma sorvegliato, ha il diritto di essere assistito dallo Stato". Gramsci scrisse in quegli anni che "esiste(va) un tribunale più crudele di quello fascista" (dai noti "Quaderni del carcere"), riferendosi ovviamente ai suoi compagni di partito che lo avevano isolato in quanto aveva apertamente criticato Stalin in favore di Trotzkij e Zinoviev; Gramsci comunque morì da uomo libero nell'Aprile del 1937 a Roma in Via delle Alpi 2.


GIANGIACOMO FELTRINELLI

Figlio di un miliardario che fu destituito dai suoi poteri da Mussolini per alcune azioni illegali. Rispose per iscritto alla vedova di Boris Pasternak (il quale tra l'altro aveva diffidato lo stesso Giangiacomo Feltrinelli dal pubblicare la sua opera " Il dottor Zivago") che si trovava internata in un campo di lavori forzati sovietico in prigionia e che gli chiedeva un acconto sui diritti d'autore dal momento che - nonostante le vendite- non vide mai il becco di un quattrino: "Ma è mai possibile che tu mi infastidisca per un po' di denaro, tu che hai la fortuna di vivere in una società socialista mentre io sono qui a soffrire sotto il giogo capitalista". Semplicemente allucinante. Inutile ricordare che il miliardario comunista Feltrinelli, famiglia tra le più ricche d'Italia, nel 1970 fu il fondatore dei cosiddetti "Gruppi di Azione Partigiana" e che perse la vita su un traliccio dell'alta tensione a Segrate in provincia di Milano il 15 Marzo 1972 mentre tentava di collocare una carica esplosiva che gli scoppiò tra le mani. I comunisti tentarono in tutti i modi di far credere che qualcuno lo avesse ammazzato tramite un "complotto", ma le numerose perizie seguite poi dalle dichiarazioni del brigatista rosso Curcio di qualche anno dopo dissiparono ogni dubbio: si trattò proprio di un incidente. Feltrinelli pubblicò tra le altre cose anche un poster di Che Guevara che vendette milioni di copie; esso fu realizzato grazie ad una foto di Alberto Corda che non percepì dall'editore nemmeno una lira per i diritti d'autore sulla fotografia. Il comunista Feltrinelli fu azionista delle acciaierie Falck, delle Assicurazioni Generali, proprietario di allevamenti di bestiame in Argentina e in Brasile, di tenute e boschi in Carinzia, di palazzi e terreni in ogni parte d'Italia.



SATANA E' SEPOLTO AL CIMITERO DI SANTHIA'
E AVRA' "GLORIA ETERNA"

Nel cimitero di Santhià in provincia di Vercelli è sepolto Satana anche se, naturalmente, si tratta dello pseudonimo di un partigiano di cui, curiosamente, nessuno ricorda più nulla. Satana, al secolo Venceslavo Fornasino ventiduenne morto il 18 Giugno 1945, è tumulato tra i partigiani storici locali di cui invece esiste memoria ben viva, sia orale che scritta. Chi fu dunque questo diavolo che si meritò tale epiteto? Nebbia profonda. Il grottesco sta comunque nel fatto che da decenni sul suo nome, in cima alla tomba campeggia la scritta "Gloria eterna": gloria eterna a Satana? In un cimitero cattolico? Qualche credente ha manifestato non poche perplessità: cosa spiegare infatti ad un bambino che si domandasse il significato di tale onore al diavolo in persona?


SANDRO PERTINI

Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini fu personaggio assai popolare ed amato dagli italiani, anche se ben pochi sanno che il giovane socialista trovò parole di piena legittimità per l'assassinio di Mussolini trattandosi -disse- di un "tirannicidio". Peccato che nel caso di Stalin invece, nel discorso ufficiale in occasione della morte del feroce dittatore sovietico in Senato egli invece disse che "Giuseppe Stalin è un gigante della storia e la sua memoria non conoscerà tramonto". Sempre Pertini si attorniava di uomini a lui fidati quali, ad esempio, Giuseppe Marozin delinquente comune nonché assassino tanto che, lo stesso quotidiano del P.C.I. "L'Unità" raccontò alcune bestiali azioni del braccio destro di Pertini. Una di queste fu, su preciso ordine di Pertini stesso, la spietata fucilazione degli attori Luisa Ferida e Osvaldo Valenti; sempre Pertini ebbe a dire qualche tempo più tardi, nel Gennaio del 1948 in un discorso in parlamento, che "i fascisti massacrati non erano stati abbastanza". La sua sete di sangue lo spinse addirittura ad ordinare l'eliminazione del maresciallo Graziani e a chiedere pubblicamente la fucilazione di Umberto di Savoia: "Presidente di tutti gli italiani" lo chiamarono qualche anno dopo. Addirittura Nenni, compagno socialista di questo presidente, lo definì "un violento".


STRAGI PARTIGIANE

Sempre più sconcertante la scoperta di fatti legati alla Resistenza comunista, narrati come epiche gesta dai suoi maggiori dirigenti: ancora una volta è infatti Cino Moscatelli a descrivere come glorioso fatto d'arme un episodio accaduto a Mosso Santa Maria in provincia di Biella, fatto di cui come quasi sempre non si racconta il vero, trascurando anzi gli aspetti più importanti a vantaggio di una versione leggendaria e distorta. In questa zona infatti, nel Febbraio del 1944, dal momento che la popolazione guardava alla Resistenza piuttosto tiepidamente, i comunisti decisero di impartire una spietata lezione per indurre la gente a collaborare alla loro causa. Si diressero quindi a prelevare trenta persone, scelti tra i piccoli industriali del biellese; dopo aver deportato dodici di queste (ed aver ammazzato Enrico Carta di Cossato in casa sua con il bimbo in braccio) il gruppo partigiano si divise: un gruppo si allontanò con le vittime, mentre altri quattro si diressero alla volta degli altri predestinati: una pattuglia però li sorprese e dallo scontro a fuoco, tre dei quattro rimasero uccisi. Si decise così di "accontentarsi" dei dodici (tra cui cinque donne): notare che nessuno di loro nutriva sentimenti fascisti, uno di questi anzi (Ernesto Ottina) aveva più volte fornito mezzi ai partigiani chiedendo però il pagamento della merce, guaio imperdonabile. I dodici vennero quindi fucilati al cimitero di Mosso e la foto dei cadaveri venne inviata a tutti i familiari delle vittime per "dare un esempio a chi non collaborava". A questa notizia i fascisti accerchiarono il paese catturando sette partigiani ed uccidendone due; i sette furono portati nello stesso posto e lì fucilati: fu solo quest'ultima parte della storia l'oggetto del racconto di Moscatelli, che parlò di "un contingente valutato da quattro a cinquemila tedeschi e fascisti", che in realtà erano alcune centinaia, obliando naturalmente la causa della legittima reazione dei repubblicani.



ANARCHICI E COMUNISTI, OVVERO TRA COMPAGNI

Nel Maggio del 1937 a Barcellona erano scoppiati violenti tumulti; nel corso di questi disordini alcuni sicari sovietici raggiunsero con il preciso scopo di assassinare un professore di filosofia italiano, l'anarchico Camillo Berneri, che stava uscendo da una stazione radiofonica dove si era recato per commemorare la morte del comunista Antonio Gramsci. Così commenta lo storico Paolo Ceccoli sul suo "Atlante della storia" dedicato al comunismo: "La figura di Berneri è emblematica, quasi simbolo di un'epoca piena di contraddizioni: perseguitato da tutte le polizie d'Europa, fasciste o democratiche che fossero, finì vittima della repressione nel Paese per il quale era venuto a combattere per la libertà e la rivoluzione".



NICOLA LENIN

Lenin, nel cui pensiero politico si trovavano perle intellettuali quale l'equiparazione della credenza nei santi cattolici a quella dei lupi mannari, ne "Lo Stato e la rivoluzione" del 1917 scriveva: "Lo stato è il risultato dell'antagonismo fra le classi ed è lo strumento del dominio di una classe sull'altra. Nel passaggio dal capitalismo al comunismo, che è il periodo della dittatura del proletariato, lo stato si fa strumento della classe proletaria, nel senso che la maggioranza degli oppressi reprime la minoranza degli oppressori. Ma instaurato il comunismo, lo stato si avvia a diventare inutile e tende a scomparire, giacché il comunismo elimina l'occasione stessa dei delitti e i reati individuali che potrebbero verificarsi, che sarebbero allora repressi dagli stessi cittadini. La negazione dialettica è, però, in ogni caso, conservazione e progresso: il comunismo non elimina le conquiste del capitalismo ma le conserva e le porta a un livello più alto". Esattamente ciò che è accaduto in Unione Sovietica. Più che comunismo comunque, a noi sembra un popolo di sceriffi.



EVITA PERON

Pochi ricordano che Evita Peron, venerata in patria come una santa dal suo popolo ancora dopo quasi cinquant'anni dalla sua prematura scomparsa avvenuta nel 1952, e accolta trionfalmente in quasi tutto il mondo durante un "tour" da lei svolto nel 1947, trovò invece in Italia un'accoglienza tutt'altro che amichevole. Furono infatti gli operai comunisti che la contestarono pesantemente, addirittura insultandola sotto le finestre dell'ambasciata argentina a Roma, indicandola come la moglie del "fascista Peron". Fu costretta ad attendere che la polizia disperdesse gli operai per potersene andare; la grande colpa del marito Juan Domingo Peron fu infatti quella di aver più volte espresso apprezzamenti su Mussolini da lui definito come "il più grande uomo del secolo" e di cui pubblicamente condannò la barbara esecuzione.


a la scole si cose n´n gi l´hanne maje n´zignate o mi sbaje






Messaggio del 23-04-2004 alle ore 19:41:20
REVISIONISMO IN ITALIA

Il giornalista Vittorio Di Palma ha ricostruito la cosiddetta "strage di Marzabotto", grazie ad una serie di interviste realizzate con testimoni oculari. Tra le altre spicca quella di don Alfredo Carboni, sacerdote in quell'epoca nella zona di Marzabotto appunto, che dice: "all'inizio i partigiani riscuotevano la simpatia di molti, me compreso", dopo poco però cominciarono a macchiarsi con azioni allucinanti: eccone sinteticamente alcune, che furono da premessa alla strage. Anzitutto cominciarono a devastare le case di italiani comuni che, come altri milioni, erano stati fascisti: chiamandoli "ladri" li spogliarono di ogni avere con la violenza. In secondo luogo presero a seppellire vive dozzine di persone, dopo averle bastonate a sangue: non si contano a questo proposito i casi documentati. In alcuni di questi, essi legavano le loro vittime - che si ricorda erano cittadini comuni- con i piedi ad un paletto inchiodando loro le mani al suolo e trafiggendo il corpo con due pugnali lasciandole morire così. Naturalmente nel corso dei vari rastrellamenti i partigiani comunisti non si vedevano mai, men che meno quando i tedeschi attaccavano qualche paese e gli abitanti speravano in un loro aiuto; è ormai opinione comune che i comunisti avessero un solo scopo: provocare rappresaglie a tutti i costi per poi atteggiarsi ad unici vendicatori degli innocenti massacrati, e in questo senso non si contano i casi documentati: dal trasporto di cadaveri tedeschi da un luogo all'altro, alle imboscate in prossimità di qualche centro abitato per poi darsi alla fuga. I tedeschi chiesero quindi ai partigiani della "Stella Rossa" di chiudere con imboscate e rappresaglie: per tutta risposta i comunisti uccisero la delegazione tedesca che si recò a parlamentare: fu questa la scintilla. I tedeschi pubblicarono a quel punto sul "Il Resto del Carlino" in data 17 Settembre 1944 un comunicato dove diedero un "ultimo monito ai sabotatori", garantendo feroci rappresaglie (incendi e distruzioni) in caso di nuovi attacchi. A questo punto i partigiani invitarono quanta più popolazione possibile a concentrarsi a Marzabotto, in provincia di Bologna, e fu così che centinaia di persone confluirono in quel luogo tra le montagne dove, così dissero, li avrebbero difesi meglio. Qui Di Palma entra in un documentatissimo dettaglio della vicenda dove alla fine emerge che, nonostante i ripetuti avvertimenti da parte dei tedeschi di un imminente attacco, i partigiani festeggiavano ogni sera con le donne locali, ubriacandosi fino a tarda notte ignorando anzi i ripetuti avvertimenti, salvo poi però scappare velocemente non appena l'attacco effettivamente cominciò. Dei 1500 partigiani della "Stella Rossa" esistenti in zona, solo 10 perirono in questo attacco; l'autore della ricerca ha quindi insistito sul fatto, documentandolo con molte interviste, che non solo i tedeschi ma anche alcune autorità locali, così come alcuni partigiani non comunisti avessero ampiamente avvertito dell'intenzione tedesca di attaccare: mai nessuno ha infatti compreso perché, nonostante ciò, nessuno dei civili trucidati fosse riuscito a mettersi in salvo in tempo.

Messaggio del 23-04-2004 alle ore 20:46:10
mettiti l'anima in pace, bob, che santi, a parte quelli del calendario, non ce ne sono sulla terra

e fai bene ad avere un senso diffidente nella politica...

essa, di destra o di sinistra, punta solo al potere.
Messaggio del 23-04-2004 alle ore 20:48:42
e lo fa con ogni mezzo possibile, additando l'avversario come demonico nemico da sterminare....

Messaggio del 24-04-2004 alle ore 11:42:19
"santi, a parte quelli del calendario, non ce ne sono sulla terra "
bella e vera cucciolo.
Messaggio del 26-04-2004 alle ore 12:46:50
cazzarola...adesso si viene a scoprire ke sono stati i partigiani a suggerire ai tedeschi di massacrare vekki donne e bambini...
Messaggio del 26-04-2004 alle ore 12:52:41
Di MArzabotto non sapevo nulla, figuriamoci se stando a Bologna venivo a sapere certe cose.
Per il resto sono fatti assodati

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