Cultura & Attualità

Gaza è sola
Messaggio del 20-07-2004 alle ore 08:58:57
Gaza è sola
TOMMASO DI FRANCESCO
Le parole del ministro palestinese Abed Rabbo non potevano essere più chiare: «Mentre stenta ad arrivare il pronunciamento dell'Onu sulla sentenza della Corte dell'Aja contro il Muro, il caos istituzionale a Gaza mette in crisi noi palestinesi». E' così, l'oscura vicenda dei «rapimenti» è deflagrata dentro l'Anp fino a provocare le dimissioni del premier Abu Ala. Subito respinte da Arafat, ma la ferita resta aperta. In gioco non è l'una o l'altra fazione, ma la residua credibilità della leadership dell'Anp, e proprio nel momento che avrebbe dovuto segnare un ritorno di autorità dopo la storica sentenza sul Muro. Che ha denunciato la violazione dei diritti umani da parte del governo Sharon, ma che difficilmente avrà una ratifica del Consiglio di sicurezza dell'Onu dove, già ieri, gli Stati uniti hanno annunciato il loro veto e dove l'Unione europea parla di sola «modifica del tracciato». Non è il Muro di Berlino in discussione, invece quello che permette a Israele di rubare terre palestinesi azzerando la continuità statale per la Palestina, può serenamente restare. Così, di fronte al silenzio del mondo, nulla cambierà.

Dentro la zona d'ombra dell'attesa per un atto di giustizia internazionale non eludibile e che invece sarà stracciato, la questione palestinese precipita. Mentre occupazioni militari, incursioni di carri armati e esecuzioni mirate israeliane in Cisgiordania e Striscia di Gaza non hanno avuto sosta, siamo ad una amara resa dei conti nei Territori occupati. Che sembra avvalersi di una sorta di «modello iracheno»: se per l'occupazione americana dell'Iraq si è parlato di «modello Sharon», ora la guerra dei rapimenti sembra contaminare la disperata Palestina. Nella costante del silenzio internazionale.

E' nel silenzio generale che i leader di quel popolo sono stati uccisi o imprigionati, com'è accaduto per Marwan Barghuti, o assediati e isolati come per Arafat, legittimo presidente dei palestinesi. Oggi tutti lamentano la sua impotenza e le sue gravi responsabilità, dopo che tutti hanno contribuito a ridurlo un fantasma politico che rischia ora di trovarsi fuori gioco anche nelle sue stesse istituzioni dove, in mancanza di potere reale e nell'annuncio a parole di uno stato nei fatti cancellato, si è radicata una corruzione dura a morire. Resta lo scontro in atto che Arafat non può perdere: quello sulla sicurezza, per far tornare l'Intifada nell'alveo politico e popolare, reimmettendo i gruppi armati della resistenza popolare nelle strutture dell'Anp. Ha contro tutti. Non solo Hamas - decimata, ma con sempre maggiore seguito -, o la radicalità senza prospettive degli stessi gruppi armati e i potentati interni legati ai finanziamenti arabi e internazionali. Ha contro il nuovo «Grande Medio Oriente» avviato dalle guerre di Bush che, sulla questione palestinese, vede già impegnato l'Egitto - mentre Siria e Libano controllano le moltitudini palestinesi disperse nei campi profughi e ormai senza il diritto a tornare nella loro terra. In accordo con Sharon, l'Egitto, con il suo esercito alla frontiera di Gaza, si dice pronto a controllare la Striscia e spinge perché i palestinesi abbandonino ogni trattativa di pace, anche l'ipotetica road map, per scegliere il più «concreto» ritiro unilaterale da Gaza, vale a dire l'accettazione dell'occupazione militare della Cisgiordania, Muro compreso.

Non se ne esce. Se non saranno i movimenti, i popoli e la società civile a decidere la trasformazione democratica e laica del Medio Oriente, a partire dalla nascita dello Stato di Palestina. E non l'Occidente delle guerre preventive che esporta protettorati militari e una lunga scia di sangue.

Così nessuno deve sorprendersi se, dai luoghi dell'orrore come Falluja (Iraq) o Jenin e Gaza, non nasce oggi una nuova Comune di Parigi, ma ancora terrore, sangue e guerre intestine. Nel lontano 1871 fu possibile quella concreta esperienza di libertà perché, in un momento di crisi nazionale nel cuore d'Europa, emersero nuove forme di lotta insieme a nuove idee che contaminarono la realtà. Gaza dalla sua ha solo l'abbandono del mondo.

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