Cultura & Attualità
Se fosse stato picchiato all'uscita dallo stadio sarebbe stato diverso: si sa che quella liturgia e' sacra e in quel luogo vige un diverso sentire...
trascrizione del processo
grazie gipsy, lettura lunga, ma interessante.
Mi ero, già a suo tempo, informato su questa gara di manganelli rotti in faccia,
ma un rinfresco fa sempre bene.
E’ importante che comunichi quanto mi è stato riferito. E’ un’informazione che è importante sia diffusa. Ed è un fatto che hanno visto molte persone all’uscita dell’aula.
Il 19 ottobre scorso, venerdì, intorno alle 14,30 al termine dell’udienza tutti i presenti hanno lasciato l’aula.
Gli imputati sono usciti fra i primi. Al loro passaggio qualcuno ha sussurrato: “puttana”. L’Isp. Capo Pietro Angeletti, convivente dell’imputata Segatto, colui al quale inizialmente erano state affidate le “indagini”, si è girato rabbioso verso il primo ragazzo che aveva alle spalle e, a 2 centimetri dalla faccia gli ha ringhiato:”hai detto qualcosa?”
Il ragazzo, amico di Federico che testimonierà al processo, non aveva parlato: “Assolutamente niente”, ha risposto.
Ma Angeletti non si è staccato dalla sua faccia, ed ha detto minacciosamente: “Sarà meglio…”. Si è staccato solo quando una collega lo ha tratto via di lì.
Al termine del corridoio, mentre i ragazzi passavano, tre poliziotti che stazionavano sul posto hanno detto indicandoli: “li dobbiamo marcare molto stretti”.
L’Isp. Capo Angeletti nel cortile del Tribunale continuava ad essere molto nervoso, è stato ammonito da uno dei presenti per il suo comportamento provocatorio e aggressivo, e ha proferito: “Io non minaccio, querelo”.
Al che gli si è avvicinato un altro amico di Federico, anche lui testimone, dicendogli che quella parola non era stata pronunciata dal ragazzo, e Angeletti, sempre più alterato: “Ti rendi conto che la signora non si può difendere?”. L’aggressività di Angeletti si stava riversando anche sull’ultimo a parlargli, fino a quando i Carabinieri l’hanno sollecitato ad allontanarsi.
(Fin qui sembra un episodio preoccupante e increscioso, ma se fosse un episodio dovuto al nervosismo dell’udienza sarebbe circoscritto. Purtroppo non è così).
Il 20 ottobre, sabato, alle ore 23,30 circa, persone che sostavano accanto al Jazz Club hanno visto passare in auto il secondo ragazzo, quello che aveva difeso il primo, dirigersi verso un locale vicino all’Università.
Dopo pochi istanti arrivava Angeletti su di una Golf insieme ad altre 2 persone che indicavano con il braccio la direzione presa dal ragazzo e lo seguivano, sparendo alla vista.
Ma non è tutto.
Il sabato successivo, 26 ottobre, rincasando a piedi, lo stesso ragazzo ha notato in prossimità della casa l’Isp. Capo Pietro Angeletti al buio dentro la macchina.
Cosa faceva lì?
Credo che la risposta sia molto grave.
Credo che sia un atteggiamento di intimidazione verso i testimoni e di minaccia verso i ragazzi che hanno già perso un amico a causa della violenza omicida di 4 individui che usurpano la divisa. Dobbiamo temere per l’incolumità dei testimoni?
Aggiungo che in Tribunale, soprattutto nell’udienza preliminare e nelle fasi di incidente probatorio, alcuni poliziotti in borghese si ponevano in mezzo ai giornalisti e mi filmavano e fotografavano con il cellulare. Dubito che fosse per servizio.
Aldro, primi lampi di verità
in aula spunta un teste-chiave
In aula per la seconda udienza i genitori del diciottenne. Il testimone è un ispettore della Digos che ha raccontato il 'dopo' di quel 25 settembre. Mamma Patrizia: «Sa molte cose»
Quello che è accaduto all'alba del 25 settembre 2005 è rimasto ai margini, ieri, della seconda udienza del processo Aldrovandi. L'audizione dei primi testimoni dell'accusa (i genitori del diciottenne morto durante un intervento di polizia e gli amici che trascorsero con Federico la sua ultima notte) ha portato infatti a esplorare soprattutto il “prima” e il “dopo” di quella tragica mattina.
I quattro imputati, Paolo Forlani, Enzo Pollastri, Luca Pontani e Monica Segatto (tutti presenti) solo a tratti sono stati citati dai teste o nelle domande del pubblico ministero Nicola Proto, degli avvocati di parte civile Fabio Anselmo, Riccardo Venturi, Alessandro Gamberini e Beniamino Del Mercato, o della difesa Michela Vecchi (affiancata da Davide Bertasi), Gabriele Bordoni, Alessandro Pellegrini e Giovanni Trombini. Perché il protagonista dell'udienza di ieri è stato un ispettore di polizia che finora era sempre rimasto al “riparo” dell'attenzione mediatica. Si tratta di Nicola Solito, uno dei dirigenti della Digos, e che secondo la testimonianza di Patrizia Moretti, la mamma di Federico, rappresenta una figura chiave per ricostruire - appunto - il “dopo”.
Perché ieri il processo si è concentrato - oltre che sulla ultima serata di Federico - sulle fasi successive alla sua morte, e sulle quali i familiari e gli avvocati di parte civile a più riprese in passato hanno puntato il dito. Fu proprio Solito, la mattina del 25 settembre, a dare ai genitori la notizia della morte del ragazzo, dopo ore frenetiche passate a cercarlo al cellulare, a chiedere informazioni in Questura o all'ospedale. Fino alle 11 del 25 settembre, le uniche informazioni che i genitori erano riusciti a ottenere - da una voce maschile che si era qualificata come agente di polizia rispondendo a una chiamata del papà - era che Federico aveva perso il cellulare in via Ippodromo.
«Nicola Solito è un amico di famiglia - ha raccontato la mamma - i nostri figli sono cresciuti insieme. Quella mattina è venuto a casa nostra accompagnato da due agenti in divisa». E' a quel punto che i genitori sanno che Federico è morto. «Ma ancora non capivamo bene in che circostanze. Solito ci ha riferito che non sembrava più lui. Che i suoi colleghi gli avevano raccontato che si era fatto male da solo sbattendo la testa contro il muro, che gli agenti erano intervenuti per fermarlo ma che non avevano fatto nemmeno in tempo a toccarlo, perché gli era morto davanti. Mi ha anche consigliato di non andare a vederlo». Il riconoscimento del cadavere spetterà allo zio paterno, che torna dall'obitorio «sconvolto».
Ma, ha proseguito la mamma, fino a quel momento «non avevamo sospetti». Nemmeno quando lo stesso Solito, il giorno dopo, consiglia: «Fossi in te mi procurerei un avvocato e un medico legale». Le perplessità hanno cominciato a maturare «due giorni dopo, il 27 settembre, quando siamo stati convocati in Questura con una telefonata dello stesso Solito. Pensavamo di ricevere parole di solidarietà dal questore, invece siamo stati aggrediti».
Il motivo della convocazione, ha detto ancora la mamma, è un articolo del “Carlino” in cui la famiglia, attraverso i suoi legali, affermava che il ragazzo era “sfigurato”. «Il questore Elio Graziano voleva sapere perché avessimo detto quelle cose ai giornali, ma io e mio marito non avevamo mai parlato con nessun giornalista, forse l'aveva fatto il nostro legale (Fabio Anselmo, ndr). Il Questore ha anche aggiunto che fino a quel momento avevamo ricevuto un trattamento di favore, perché alla stampa era stata fornita la versione del malore. Al colloquio era presente anche il capo della Mobile Pietro Scroccarello, che ci ha detto che le indagini sulla morte di Federico sarebbero state indirizzate al centro sociale “Link” di Bologna, dove nostro figlio aveva trascorso la serata. Secondo loro Federico aveva assunto sostanze e ha aggiunto che poteva succedere anche nelle migliori famiglie».
Ma a incrinare la fiducia dei famigliari nelle indagini, ha detto ancora Moretti, sono state soprattutto tre affermazioni. La prima, sempre del questore Graziano, «che ci ha riferito che i quattro agenti dopo l'incontro con Federico si erano fatti refertare, ma non avevano intenzione di chiederci i danni». La seconda, del procuratore capo Severino Messina «che prima ancora dell'autopsia ha dichiarato alla stampa che Federico non era morto per le percosse. Era la prima volta che sentivamo parlare di percosse, fino a quel momento ci avevano detto di un malore». La terza è dell'ispettore Solito. «Dopo il colloquio in Questura è venuto a casa nostra per dirci di liberarci del nostro avvocato e di aver fiducia nelle indagini. Ma dopo una lunga pausa ha aggiunto: “Sono padre anch'io e al vostro posto seguirei il mio cuore”».
pare non freghi nulla, ma potrebbe capitare ad un vostro amico...
ho paura che possa essere andata suppergiù così
spero ci sarà giustizia per federico, perchè ormai sappiamo bene che in italia la giustizia NON è uguale per tutti.
testimone oculare
Nuova reply all'argomento:
I casi di "malapolizia"1 Federico..
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