Cultura & Attualità
Italia al 44.mo posto nella classifica sulla libertà di stampa.
Al primo posto c’è l’Islanda, al secondo il Lussemburgo, al terzo la Norvegia, e poi a seguire Estonia, Finlandia, Irlanda, Belgio, Lettonia, fino al primo paese non europeo, che è la Nuova Zelanda, nono posto.
La classifica mondiale della liberta di stampa pubblicato in questi giorni da una delle più autorevoli organizzazioni che controllano la condizione del giornalismo nel pianeta, Reporters Sans Frontières, non mostra in questa testa della graduatoria elementi di novità.
Sono, tutti, paesi e culture dove la libertà d’espressione non sta soltanto nelle norme del diritto positivo – ci sono, naturalmente, Svezia, Svizzera, Canada, Olanda, Inghilterra e così via – ma questa libertà è parte integrante del costume civile di quelle società, insieme con il rigoroso rispetto della divisione dei poteri.
Fa stupore, piuttosto, uno stupore iniziale, d’abbrivio, che gli Stati Uniti siano ben giù, al 40.mo posto; ma poi si pensa alle censure e alle manipolazioni della “guerra contro il terrorismo”, e alle dure limitazioni che il Patriot Act comporta nella vita pubblica di quel paese, e allora si fa presto a cancellare dall’immaginario la vecchia lezione (che pure era largamente autentica) del giornalismo del Watergate, di Lippman, di Arnett, di Cronkite.
Posizione ancor più negativa per l’Italia, classificata 44.ma, e possiamo perfino dire che non ci va malissimo, considerando l’evidenza dei conflitti d’interesse e delle manomissioni politiche che inquinano il nostro sistema mediatico, la canea strumentale sulle intercettazioni che tendono a imbavagliare la stampa sotto la pretesa dì un rigoroso controllo della privatezza, le pesanti minacce che la criminalità lancia contro i giornalisti, a cominciare dalla morte che pende sulle amare giornate clandestine di Roberto Saviano.
Per i paesi dittatoriali o comunque a regime autoritario, poco da dire: l’Iran è 166.mo, la Cina 167.ma, Cuba due posti ancora più giù. Ultimi, Corea del Nord ed Eritrea. Ma poiché non sempre le strutture formali corrispondono alla realtà della vita pubblica, nessuno deve stupirsi se un paese formalmente democratico, la Russia di Putin e di Medvedev, sia ben verso il fondo della classifica, 141.mo (richiamo alla nostra comune memoria che, da quando Putin ha preso il potere, a parte il suo controllo totale, o quasi, sui media, nel suo paese sono stati assassinati 22 giornalisti, senza che mai la giustizia abbia trovato un colpevole).
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=126&ID_articolo=119&ID_sezione=277&sezione=
Ricapitolando:
-al primo posto i Paesi del Nord Europa.
-Poi seguono Paesi notoriamente liberali e avanzati a forte indice di progresso e civiltà (Canada, Svizzera, Svezia etc)
-Ancora più giù, tho guarda un pò gli USA di Geogre W. Bush (il Patriot Act fu una sua invenzione "contro il terrorismo" , l'Italia di Berlusconi e ancora più giù la Russia di Putin
ovvero tutti gli "AMICI DI SILVIO"...

Chissà come mai...ehhhh che cattivoni quelli di Report Sans Fronieres...i soliti comunisti !

Un motivo dovrà pur esserci no?

Pietro Nenni era solito ripetere che bisognasse sempre partire da un'analisi della situazione internazionale per discutere di problemi locali. Il vecchio padre della Repubblica aveva ragione, non sapeva però che i politici ed i giornalisti della generazione successiva avrebbero inteso per internazionale soprattutto lo Stato del Vaticano

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Editato da Cinghialone il 26/02/2009 alle 01:36:14
a parte il guardian, i giornali inglesi fanno veramente cagare, ho letto il times per quasi un anno e da pag 3 iniziava il gossip e i commenti ai reality. l'unica cosa decente: lo sport e il prezzo ridotto di due/terzi per gli studenti
quelli americani li ho visti solo online, però ad essere sincero, i siti del corriere e della repubblica sono piùttosto agevoli e intuitivi, anche se troppo pieni di puxxanate, mentre quelli americani sono molto dettagliati sugli esteri medio oriente su tutti, a differenza dei nostri
Da noi cazzate e canzoni!
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Quant’è che non vi capita di dare un’occhiata all’edizione online di un quotidiano estero?
Secondo me parecchio.
Eppure in questi tempi di informazione distorta, concertata, demagogica, una visita ogni tanto non farebbe male: certo, c’è il problema della lingua straniera, ma considerato che si tratta di parola scritta, non dovrebbe essere così difficile.
Prendiamo ad esempio il Washington Post.
L’edizione di oggi è mastodontica, piena di notizie su tutto il mondo, approfondimenti su molti argomenti, moltissimi. Solo sulla pagina della tecnologia ci sono più articoli che su tutto il Corriere della Sera.
E non sciocchezze. Forse in alcuni casi faziose, ma di certo non sciocchezze.
Sui nostri giornali qual’è la notizia “clou”?
L’alleanza di Berlusconi e Sarkozy per riempirci casa con cinque belle nuove centrali nucleari.
E va bene che c’è quella, tra l’altro portata avanti con evidente appoggio; non uno degli articoli che si ponga il problema di dove cazzo metteremo le scorie di queste nuove centrali.
Tutti lì ad elogiare l’alleanza italiana con una Francia che ha appena fatto scappare un terrorista in Brasile, con tanto di benedizione dei servizi segreti (parlo di Battisti, ovviamente).
E il resto?
Rutelli e la biodiversità, un bimbo azzannato dal suo cane, il processo di Stasi che viene rinviato, e altri argomenti di questa levatura.
Sul Washignton Post: Obama che decide che l’elicottero presidenziale costa troppo e manda a quel paese l’Agusta, un’analisi critica (molto critica!) del discorso pronunciato ieri da Obama al congresso e delle relative reazioni, l’azione di un gruppo di genitori per trovare migliori cure contro l’anoressia, uno studio su come siano cambiate le modalità espressive grazie all’aumento dei blog… proseguo?
Si, dai, cambiamo testata: prendiamo il New York Times: le pressioni lobbistiche esercitate sul governo dall’industria automobilistica, il rischio d’investimento d’impresa nei paesi dell’est europa, il fallimento di un satellite nell’entrare in orbita, il cessate il fuoco accettato dai talebani in Afghanistan, un rapporto lungamente atteso che dimostra come in Inghilterra negli anni ‘70 e ‘80 migliaia di emofiliaci abbiano contratto l’HIV grazie all’uso criminale di sangue infetto. Proseguo?
Passiamo all’inghilterra, con il Guardian: una denuncia su come la mentalità della polizia sia ancora immersa nel concetto di Apartheid, un’inchiesta sui rischi dovuti al disordine alimentare, una disquisizione (laica) sull’eutanasia, tre articoli sul sangue contaminato dall’HIV e sulle reazioni del governo, con pesanti accuse in tal senso, un’approfondimento sugli ultimi virus informatici.
Insomma: ce n’è per tutti i gusti; a voler leggere tutto non basta un giorno.
Ma quello che conta è che quei giornali sono… giornali, su cui scrivono giornalisti con un pensiero e che se ne sbattono i coglioni del fatto che il governo sia d’accordo o meno con quello che ritengono.
E da noi?
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