Cultura & Attualità
Il racconto della rabbia proletaria
Messaggio del 08-04-2003 alle ore 21:31:32
E’ stato finalmente rieditato dalla casa editrice “Fratelli Frilli”, nella collana Ragnatela, un classico della letteratura operaia degli anni ’70 “NORD E SUD UNITI NELLA LOTTA” di Vincenzo Guerrazzi.
Io ho avuto la fortuna di leggerlo un paio di anni fa, prelevandolo dalla biblioteca dell’Università di Parma e non posso che consigliarlo a tutti voi.
Questo romanzo è famosissimo innanzitutto perché è stata la prima opera letteraria ad essere sequestrata dopo l’Unità d’Italia ha rappresentato un romanzo di rottura negli anni 70, provocando la breccia nelle certezze massimaliste della sinistra di allora. Esaurito da tempo, credo che l’editore abbia avuto il bisogno di rieditarlo perché ancor’oggi si rivela attualissimo.
Nel romanzo si racconta il lungo viaggio per nave compiuto nell’ottobre del 1972 (o giù di lì) da un migliaio di operai genovesi per partecipare alla grande manifestazione organizzata dai sindacati di Reggio Calabria come risposta ai disordini dei fascisti e del “boia chi molla”.
La manifestazione rimane comunque marginale nella dinamica del racconto (e qui c’è il bello….), come anche la tematica del antifascismo. Il fulcro della storia è l’esperienza del viaggio, in cui la nave diventa il luogo dove vengono rappresentati i conflitti sociali: ai piani bassi stanno gli operai, ai piani alti i sindacalisti. Ricordo che nella prefazione si raccontava come l’autore fosse allora, un operaio di una fabbrica metalmeccanica di Genova e mi rimase impresso come nel racconto non vuole apparire come il solito operaio di partito, ma vuole essere odiato da quella classe dirigente che lui stesso odia, solo questo è il suo fine….Il conflitto si realizza all’interno del partito e del sindacato e vengono rilevati (in maniera a volte brutale) che i desideri del “proletariato” non corrispondono a quelli PER LUI (e per i suoi compagni) sognati dalla classe dirigente.
Un’idea davvero brillante, che mi torna in mente ogni volta che vado nei cessi pubblici, è quella con cui l’autore fa usare ai protagonisti le scritte dei cessi come arma positiva di denuncia di una certa condizione culturale della classe operaia, dandogli una valore “letterario”.
Per concludere vi consiglio di cuore questo romanzo che non è nient’altro che un racconto di rabbia proletaria, dove al trauma dell’emigrazione si fonde l’alienazione della fabbrica, il significato delle lotte operaie e la polemica solidarietà con i compagni del nord e del sud.
Buona lettura e tenete presente questo post, il primo che finisce di leggerlo, ci faccia sapere le proprie considerazioni per aprirne un dibattito costruttivo….
E’ stato finalmente rieditato dalla casa editrice “Fratelli Frilli”, nella collana Ragnatela, un classico della letteratura operaia degli anni ’70 “NORD E SUD UNITI NELLA LOTTA” di Vincenzo Guerrazzi.
Io ho avuto la fortuna di leggerlo un paio di anni fa, prelevandolo dalla biblioteca dell’Università di Parma e non posso che consigliarlo a tutti voi.
Questo romanzo è famosissimo innanzitutto perché è stata la prima opera letteraria ad essere sequestrata dopo l’Unità d’Italia ha rappresentato un romanzo di rottura negli anni 70, provocando la breccia nelle certezze massimaliste della sinistra di allora. Esaurito da tempo, credo che l’editore abbia avuto il bisogno di rieditarlo perché ancor’oggi si rivela attualissimo.
Nel romanzo si racconta il lungo viaggio per nave compiuto nell’ottobre del 1972 (o giù di lì) da un migliaio di operai genovesi per partecipare alla grande manifestazione organizzata dai sindacati di Reggio Calabria come risposta ai disordini dei fascisti e del “boia chi molla”.
La manifestazione rimane comunque marginale nella dinamica del racconto (e qui c’è il bello….), come anche la tematica del antifascismo. Il fulcro della storia è l’esperienza del viaggio, in cui la nave diventa il luogo dove vengono rappresentati i conflitti sociali: ai piani bassi stanno gli operai, ai piani alti i sindacalisti. Ricordo che nella prefazione si raccontava come l’autore fosse allora, un operaio di una fabbrica metalmeccanica di Genova e mi rimase impresso come nel racconto non vuole apparire come il solito operaio di partito, ma vuole essere odiato da quella classe dirigente che lui stesso odia, solo questo è il suo fine….Il conflitto si realizza all’interno del partito e del sindacato e vengono rilevati (in maniera a volte brutale) che i desideri del “proletariato” non corrispondono a quelli PER LUI (e per i suoi compagni) sognati dalla classe dirigente.
Un’idea davvero brillante, che mi torna in mente ogni volta che vado nei cessi pubblici, è quella con cui l’autore fa usare ai protagonisti le scritte dei cessi come arma positiva di denuncia di una certa condizione culturale della classe operaia, dandogli una valore “letterario”.
Per concludere vi consiglio di cuore questo romanzo che non è nient’altro che un racconto di rabbia proletaria, dove al trauma dell’emigrazione si fonde l’alienazione della fabbrica, il significato delle lotte operaie e la polemica solidarietà con i compagni del nord e del sud.
Buona lettura e tenete presente questo post, il primo che finisce di leggerlo, ci faccia sapere le proprie considerazioni per aprirne un dibattito costruttivo….
Messaggio del 09-04-2003 alle ore 01:19:32
se avro´la possibilitá di leggerlo con tutto il cuore lo faro´!! THX HELLRAISER!!!
se avro´la possibilitá di leggerlo con tutto il cuore lo faro´!! THX HELLRAISER!!!
Messaggio del 12-07-2003 alle ore 15:52:37
allora ragazzi nessuno si dà alla buona lettura??
allora ragazzi nessuno si dà alla buona lettura??
Messaggio del 12-07-2003 alle ore 15:57:41
Nuova reply all'argomento:
Il racconto della rabbia proletaria
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