Cultura & Attualità
INFONDO PENSAVANO CHE FOSSESOLO UN'EBREA
Messaggio del 12-07-2004 alle ore 09:12:11
«Sei un’ebrea», aggredita da immigrati a Parigi
Picchiata e derubata sulla metro davanti a figlio e passeggeri. «Nessuno mi ha aiutata»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI - Erano in sei sul vagone della RER, la metropolitana che collega la periferia della Val d’Oise con Parigi. Sei «prototipi» di quartieri difficili: una banda di giovani immigrati, armati di coltello, che terrorizzano passeggeri e si abbandonano al vandalismo. Venerdì mattina, la vittima designata è una madre di 23 anni, con un bambino di 13 mesi in carrozzina. L’hanno insultata, pestata e derubata. Le hanno tagliato i capelli. Le hanno strappato i vestiti per tracciare sul ventre tre svastiche con un pennarello. «Sei ebrea», hanno urlato, prima di fuggire alla stazione successiva, travolgendo nella corsa la carrozzina con il bambino.
Ma la giovane impiegata non è ebrea. Gli aggressori se ne sono convinti frugando nel suo zaino, scoprendo dai documenti che abita nel sedicesimo quartiere di Parigi, quartiere chic, quartiere ricco, quindi popolato da ebrei, secondo la logica infernale che traduce in antisemitismo e antagonismo razzista la miseria sociale dei ghetti metropolitani. L’episodio è una conferma del clima di paura e del ripiegamento della società francese di fronte a questa logica.
Nessuno dei passeggeri è intervenuto, nessuno ha soccorso la giovane, nessuno ha denunciato, nessuno, almeno fino a ieri, aveva risposto all’appello della polizia per raccogliere testimonianze. Buio completo e pochi indizi, basati sul racconto confuso della giovane che si è presentata al commissariato di Garges-Sarcelles.
«C’erano una trentina di passeggeri, nessuno mi ha aiutato», ha detto al telefono a Nicole Guedj, sottosegretario del governo per le vittime del razzismo. «La donna è terrorizzata, in uno stato psicologico difficile», ha aggiunto la Guedj. Secondo il racconto, gli aggressori sarebbero quattro maghrebini e due africani, armati di coltelli. «Mi chiedo in che società viviamo, a quale livello di barbarie siamo arrivati», denuncia Patric Gaubert, segretario della Lega per i diritti dell’uomo.
L’aggressione ha suscitato enorme emozione. Proprio in questi giorni, il presidente della Repubblica, Jacques Chirac, ha rivolto un solenne appello perché i francesi si mobilitino contro fenomeni che sporcano l’immagine della Francia. Chirac aveva parlato a Chambon-sur Lignon, il «villaggio dei giusti», perché qui vennero protetti dalla deportazione migliaia di ebrei. Un’azione eroica, in contrasto con il diffuso collaborazionismo della Repubblica di Vichy.
Secondo le statistiche, il numero di episodi d’intolleranza nei primi sei mesi di quest’anno ha già superato il numero dello scorso anno.
Si contano 135 episodi contro ebrei e 95 contro neri e maghrebini. «Il problema è l’impunità, perché gli atti di antisemitismo sono considerati delitti d’opinione e non hanno seguito giudiziario», denuncia Roger Cuckierman, presidente del Consiglio rappresentativo degli ebrei francesi. Ieri, il presidente Chirac ha detto di essere agghiacciato e auspicato che gli aggressori siano perseguiti con la massima severità possibile. «E’ un’infamia, un atto odioso perché si rivolge contro una donna e perché viene considerata un’ebrea», ha detto il presidente della regione parigina, Jean-Paul Huchon. Per oggi, su iniziativa di partiti e associazioni, è prevista una manifestazione con i sindaci della regione.
«Sei un’ebrea», aggredita da immigrati a Parigi
Picchiata e derubata sulla metro davanti a figlio e passeggeri. «Nessuno mi ha aiutata»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI - Erano in sei sul vagone della RER, la metropolitana che collega la periferia della Val d’Oise con Parigi. Sei «prototipi» di quartieri difficili: una banda di giovani immigrati, armati di coltello, che terrorizzano passeggeri e si abbandonano al vandalismo. Venerdì mattina, la vittima designata è una madre di 23 anni, con un bambino di 13 mesi in carrozzina. L’hanno insultata, pestata e derubata. Le hanno tagliato i capelli. Le hanno strappato i vestiti per tracciare sul ventre tre svastiche con un pennarello. «Sei ebrea», hanno urlato, prima di fuggire alla stazione successiva, travolgendo nella corsa la carrozzina con il bambino.
Ma la giovane impiegata non è ebrea. Gli aggressori se ne sono convinti frugando nel suo zaino, scoprendo dai documenti che abita nel sedicesimo quartiere di Parigi, quartiere chic, quartiere ricco, quindi popolato da ebrei, secondo la logica infernale che traduce in antisemitismo e antagonismo razzista la miseria sociale dei ghetti metropolitani. L’episodio è una conferma del clima di paura e del ripiegamento della società francese di fronte a questa logica.
Nessuno dei passeggeri è intervenuto, nessuno ha soccorso la giovane, nessuno ha denunciato, nessuno, almeno fino a ieri, aveva risposto all’appello della polizia per raccogliere testimonianze. Buio completo e pochi indizi, basati sul racconto confuso della giovane che si è presentata al commissariato di Garges-Sarcelles.
«C’erano una trentina di passeggeri, nessuno mi ha aiutato», ha detto al telefono a Nicole Guedj, sottosegretario del governo per le vittime del razzismo. «La donna è terrorizzata, in uno stato psicologico difficile», ha aggiunto la Guedj. Secondo il racconto, gli aggressori sarebbero quattro maghrebini e due africani, armati di coltelli. «Mi chiedo in che società viviamo, a quale livello di barbarie siamo arrivati», denuncia Patric Gaubert, segretario della Lega per i diritti dell’uomo.
L’aggressione ha suscitato enorme emozione. Proprio in questi giorni, il presidente della Repubblica, Jacques Chirac, ha rivolto un solenne appello perché i francesi si mobilitino contro fenomeni che sporcano l’immagine della Francia. Chirac aveva parlato a Chambon-sur Lignon, il «villaggio dei giusti», perché qui vennero protetti dalla deportazione migliaia di ebrei. Un’azione eroica, in contrasto con il diffuso collaborazionismo della Repubblica di Vichy.
Secondo le statistiche, il numero di episodi d’intolleranza nei primi sei mesi di quest’anno ha già superato il numero dello scorso anno.
Si contano 135 episodi contro ebrei e 95 contro neri e maghrebini. «Il problema è l’impunità, perché gli atti di antisemitismo sono considerati delitti d’opinione e non hanno seguito giudiziario», denuncia Roger Cuckierman, presidente del Consiglio rappresentativo degli ebrei francesi. Ieri, il presidente Chirac ha detto di essere agghiacciato e auspicato che gli aggressori siano perseguiti con la massima severità possibile. «E’ un’infamia, un atto odioso perché si rivolge contro una donna e perché viene considerata un’ebrea», ha detto il presidente della regione parigina, Jean-Paul Huchon. Per oggi, su iniziativa di partiti e associazioni, è prevista una manifestazione con i sindaci della regione.
Messaggio del 12-07-2004 alle ore 09:16:15
è un mondo difficile...
è un mondo difficile...
Messaggio del 12-07-2004 alle ore 10:32:53
tempi bastardi.... certo che se loro in palestina fanno di tutto per essere dalla parte del torto....
tempi bastardi.... certo che se loro in palestina fanno di tutto per essere dalla parte del torto....
Messaggio del 12-07-2004 alle ore 12:45:41
attenzione ai brutti segnali...silenzio e indifferenza in primis...
attenzione ai brutti segnali...silenzio e indifferenza in primis...
Messaggio del 12-07-2004 alle ore 13:44:21
AL che diavolo c'entrano gli ebrei con gli israeliani dai....
AL che diavolo c'entrano gli ebrei con gli israeliani dai....
Messaggio del 12-07-2004 alle ore 16:54:12
è veramente una cosa vergognosa
ke bastardi!
è veramente una cosa vergognosa
ke bastardi!
Messaggio del 12-07-2004 alle ore 16:55:02
è veramente una cosa vergognosa
ke bastardi!
è veramente una cosa vergognosa
ke bastardi!
Messaggio del 12-07-2004 alle ore 17:19:34
certo che africani che incidono svastiche non ce li vedo proprio...
certo che africani che incidono svastiche non ce li vedo proprio...
Messaggio del 12-07-2004 alle ore 22:16:13
fanno schifo, qst gente è da fucilare(anche se così facendo ci si mette ai loro stessi livelli!!!)
fanno schifo, qst gente è da fucilare(anche se così facendo ci si mette ai loro stessi livelli!!!)
Messaggio del 12-07-2004 alle ore 23:27:18
Qualcosa non torna....
Gli inquirenti non credono alla violenza denunciata da Marie,
23 anni, aggredita perché scambiata per ebrea da 6 maghrebini
Francia, aggressione sul metrò
la polizia non trova conferme
Né testimoni né immagini registrate dalle telecamere nella stazione. La ragazza in passato ha già esposto varie denunce
Un treno regionale francese
PARIGI - Forse ha inventato tutto Marie, 23 anni, la ragazza che ha raccontato alla polizia di essere stata aggredita nel treno regionale alla periferia di Parigi da sei maghrebini perché scambiata per un'ebrea. Dopo tre giorni (l'episodio risalirebbe a venerdì scorso secondo la donna) la versione dei fatti resa da Marie non convince più gli inquirenti. Troppe incoerenze, dicono, "sconcertanti" in qualche caso.
Su una vicenda che ha scatenato polemiche e rabbia e spinto Chirac a scendere in campo condannando "l'orribile attacco" e a invocare "una punizione esemplare" per i responsabili, oggi il colpo di scena: chi è vicino all'inchiesta ha lasciato trapelare che qualcosa non va. A non convincere più la polizia sono diverse circostanze, ma anche la personalità di Marie, il suo carattere, le sue tendenze. Innanzitutto, il fatto che nei mesi e negli anni passati abbia denunciato per ben sei volte di essere stata vittima di aggressioni.
Poi il fatto che, dopo tre giorni e mezzo, nessuno dei 20 passeggeri che Marie afferma fossero presenti sul suo vagone venerdì mattina - mentre i sei maghrebini la aggredivano, le tagliavano i capelli, le laceravano i vestiti e rovesciavano la carrozzina con la sua figlioletta di 13 mesi - si sia presentato a testimoniare.
Uno soltanto, un uomo, si è fatto vivo con gli agenti per dichiarare di aver visto proprio lei, Marie, salire alla stazione di Louvres, confermando fin qui la versione della ragazza. Ma "aveva la maglietta e i vestiti già lacerati" avrebbe aggiunto l'uomo, lasciando di stucco chi lo interrogava.
Nessuno finora conferma la versione di Marie. Nemmeno gli impiegati che erano di turno agli sportelli della stazione di Sarcelles, dove lei afferma di essere scesa disperata, dopo aver raccolto la bambina gettata in terra dagli aggressori. La ragazza afferma che le avevano appena tagliato i capelli con un coltello, le avevano stracciato la t-shirt per disegnarle tre svastiche sulla pancia. Era in uno stato penoso, eppure nessuno di quelli che lavoravano lì quella mattina si ricorda di averla mai vista.
Infine, secondo il racconto che non sembra stare più in piedi, i sei sarebbero fuggiti dopo l'aggressione attraversando i binari, quindi passando sotto l'occhio delle telecamere di sorveglianza. Che invece non hanno registrato immagini sospette: i sei che scappano non ci sono. E nessuno li ha mai descritti, nemmeno Marie è stata capace di dare un minimo di descrizione su di loro, pur affermando di aver sunito per oltre 10 minuti il loro attacco.
Oggi il capo dell'Eliseo ha annunciato solennemente l'esclusione delle aggressioni di stampo razzista e sessuale dalla tradizionale grazia del 14 luglio e tutto la schiera dei politici di ogni tendenza a dichiarare la loro condanna e la loro solidarietà. Stasera la Francia non ha più certezze, anche se Nicole Guedj, sottosegretario per i Diritti delle Vittime, ha sottolineato che "nulla allo stato attuale consente di mettere in discussione la versione della ragazza", con la quale ha parlato e solidarizzato in giornata.
da www.repubblica.it
(12 luglio 2004)
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Editato il 23:28:45 12/07/2004 da Al Mukawama
Qualcosa non torna....
Gli inquirenti non credono alla violenza denunciata da Marie,
23 anni, aggredita perché scambiata per ebrea da 6 maghrebini
Francia, aggressione sul metrò
la polizia non trova conferme
Né testimoni né immagini registrate dalle telecamere nella stazione. La ragazza in passato ha già esposto varie denunce
Un treno regionale francese
PARIGI - Forse ha inventato tutto Marie, 23 anni, la ragazza che ha raccontato alla polizia di essere stata aggredita nel treno regionale alla periferia di Parigi da sei maghrebini perché scambiata per un'ebrea. Dopo tre giorni (l'episodio risalirebbe a venerdì scorso secondo la donna) la versione dei fatti resa da Marie non convince più gli inquirenti. Troppe incoerenze, dicono, "sconcertanti" in qualche caso.
Su una vicenda che ha scatenato polemiche e rabbia e spinto Chirac a scendere in campo condannando "l'orribile attacco" e a invocare "una punizione esemplare" per i responsabili, oggi il colpo di scena: chi è vicino all'inchiesta ha lasciato trapelare che qualcosa non va. A non convincere più la polizia sono diverse circostanze, ma anche la personalità di Marie, il suo carattere, le sue tendenze. Innanzitutto, il fatto che nei mesi e negli anni passati abbia denunciato per ben sei volte di essere stata vittima di aggressioni.
Poi il fatto che, dopo tre giorni e mezzo, nessuno dei 20 passeggeri che Marie afferma fossero presenti sul suo vagone venerdì mattina - mentre i sei maghrebini la aggredivano, le tagliavano i capelli, le laceravano i vestiti e rovesciavano la carrozzina con la sua figlioletta di 13 mesi - si sia presentato a testimoniare.
Uno soltanto, un uomo, si è fatto vivo con gli agenti per dichiarare di aver visto proprio lei, Marie, salire alla stazione di Louvres, confermando fin qui la versione della ragazza. Ma "aveva la maglietta e i vestiti già lacerati" avrebbe aggiunto l'uomo, lasciando di stucco chi lo interrogava.
Nessuno finora conferma la versione di Marie. Nemmeno gli impiegati che erano di turno agli sportelli della stazione di Sarcelles, dove lei afferma di essere scesa disperata, dopo aver raccolto la bambina gettata in terra dagli aggressori. La ragazza afferma che le avevano appena tagliato i capelli con un coltello, le avevano stracciato la t-shirt per disegnarle tre svastiche sulla pancia. Era in uno stato penoso, eppure nessuno di quelli che lavoravano lì quella mattina si ricorda di averla mai vista.
Infine, secondo il racconto che non sembra stare più in piedi, i sei sarebbero fuggiti dopo l'aggressione attraversando i binari, quindi passando sotto l'occhio delle telecamere di sorveglianza. Che invece non hanno registrato immagini sospette: i sei che scappano non ci sono. E nessuno li ha mai descritti, nemmeno Marie è stata capace di dare un minimo di descrizione su di loro, pur affermando di aver sunito per oltre 10 minuti il loro attacco.
Oggi il capo dell'Eliseo ha annunciato solennemente l'esclusione delle aggressioni di stampo razzista e sessuale dalla tradizionale grazia del 14 luglio e tutto la schiera dei politici di ogni tendenza a dichiarare la loro condanna e la loro solidarietà. Stasera la Francia non ha più certezze, anche se Nicole Guedj, sottosegretario per i Diritti delle Vittime, ha sottolineato che "nulla allo stato attuale consente di mettere in discussione la versione della ragazza", con la quale ha parlato e solidarizzato in giornata.
da www.repubblica.it
(12 luglio 2004)
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Editato il 23:28:45 12/07/2004 da Al Mukawama
Messaggio del 13-07-2004 alle ore 08:56:27
AL........ una mitomane........mi sembrava strano che degli immigrati disegnassero le svastiche....
AL........ una mitomane........mi sembrava strano che degli immigrati disegnassero le svastiche....
Messaggio del 13-07-2004 alle ore 15:36:20
che vi serva da lezione a tutti !!!!!!!
che vi serva da lezione a tutti !!!!!!!
Messaggio del 13-07-2004 alle ore 15:49:34
Aggressioni e attentati in centro di Parigi
E c'è chi si rifugia nel Fronte Nazionale
Ebrei in Francia, due paure
nel mirino di arabi e ultradestra
Un paese che si è svegliato con davanti agli occhi
qualcosa che aveva sempre rifiutato e nascosto
dal nostro inviato PAOLO RUMIZ
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PARIGI - "Juif!". In Francia la parola "ebreo" ha il suono secco di una rasoiata. Quando arriva, la distingui anche nel rumore. Capita negli Champs Elisées, angolo rue Washington, tra fiumi di turisti. Tre maghrebini sui quindici anni, capelli rasi, mi affiancano, sputano per terra, ripetono "Sale juif", sporco ebreo. È bastato poco: indossare una Kippah, lo zuccotto nero, e portare una borsa di plastica col disegno del candelabro rituale, presa in una boutique del Marais. "Juif!", giù un'altra ghigliottinata. I tre mi guardano dritto negli occhi. Poi il più giovane mi torce la guancia sinistra, ride come un matto. I passanti distolgono lo sguardo. Un plotone di giapponesi non si accorge di niente. La polizia non c'è.
Non occorre andare in periferia per capire che aria tira per gli ebrei francesi nei giorni della guerra di Sharon. Bastano i Campi Elisi all'ora dello struscio.
Qui, tra i quartieri chic, la Kippah dovrebbe essere di casa. Questi viali, ride la gente, sono come il canale di Suez, solo che "qui gli ebrei stanno... su tutte e due le rive". Antisemitismo? Parola inadatta alla Francia. Questo non è solo il Paese con più ebrei d'Europa (più di 500 mila). Ha anche sei milioni di arabi, che sono semiti pure loro. E poiché da sei mesi le aggressioni degli arabi contro gli ebrei sono paurosamente aumentate - scuole a fuoco, cimiteri violati - s'è dovuta cercare in fretta un'altra parola. "Antigiudaismo".
I tre giovanotti se ne vanno trionfanti verso l'Etoile. Un distinto passante si avvicina. "È uno scandalo, monsieur. La polizia non c'è". Dov'è? "Se ne frega, o ha paura". Sospira: "Adesso lei capisce perché perché la Francia vota Le Pen". Non dice: "Io ho votato", ma il tono è trasparente. Insiste: "Gli americani non hanno capito, Israele non capisce. Questo non è un voto antisemita. È il contrario. È un voto per l'ordine, contro i "banlieusards", quelli di periferia che spadroneggiano ovunque. Un voto anti arabo".
Scena seconda, boulevard Barbès, zona sovraffollata di mercatini e macellerie arabe. Tolgo la Kippah, qui è meglio girare inosservati. Su un muro, il manifesto di una ragazza crocefissa. Il suo nome è "Palestina". Ai piedi della croce, ebrei caricaturali col naso adunco, sintesi postmoderna di Islam e vecchio pregiudizio cattolico. Accanto, campeggia, in spray nero: "Zidane traditore". Proprio lui, l'eroe algerino dei mondiali di Francia. Un musulmano spiega: "A qualcuno non va il suo invito a votare contro Le Pen". Chiedo: ma Le Pen non è anti-arabo? L'uomo fa un gesto largo, come una parentesi. "Le Pen è stato il solo a criticare Israele. Ha incontrato Saddam. Ha capito che Chirac e Jospin sono servi degli Usa, sionisti. Vede, per molti dei nostri, il voto per lui è un voto filoarabo".
Straordinario. Le Pen non parla mai di ebrei. Dice: lobby, massoneria, organizzazioni occulte. Ma il messaggio filtra. E così il Fronte Nazionale riesce a far passare due segnali eguali e contrari. A farsi votare da arabi antisemiti e magari da ebrei anti-arabi, come a Marsiglia. "È il segno dell'immenso campo libero che il Palazzo gli ha lasciato, tacendo su certi argomenti", commenta Louis Martinez, specialista di Paesi arabi al Centro Studi e Ricerche Internazionali del Quartiere Latino. "La politica vive nelle nuvole, ha perso il contatto con la gente. Si occupa di piste ciclabili e degli escrementi dei cani, mentre pezzi interi di periferia escono dal controllo".
Radio "J" è una delle tre emittenti degli ebrei di Parigi. Sta in mezzo al ghetto, zona rue Saint Antoine, in cima a una ripida scala semiclandestina. E' qui che arriva per telefono il bollettino delle aggressioni. Una lite fra ebrei Lubavich e algerini in zona Vilette, un'auto a fuoco alla Courneuve, insulti a Orly, bottiglie contro la sinagoga a Saint Denis. E poi scolari inseguiti a Rouen, croci uncinate dipinte sui muri di Grigny La Grande Borne, insegnanti minacciati dagli studenti arabi per aver parlato di Shoah al liceo di Cachan. Sembra il display del pronto intervento in questura. Ma è anche la mappa della débacle della sinistra, dei quartieri operai esasperati che votano Front National.
"Quello che accade qui agli ebrei è semplicemente il sintomo del crollo dello Stato francese", dice Diana Pinto, che qui studia l'antisemitismo europeo. "La scuola, il sindacato e l'esercito hanno esaurito la loro antica capacità di assorbire le diversità". L'islamista algerino Fouad Allam conferma: "La Francia non integra più, esclude. Il mito dell'Egalité è in frantumi, la geografia urbana produce ghetti, l'universalismo basato sui diritti si scontra col paradigma assoluto della Francia". Così oggi molti giovani cercano l'identità in moschea, ascoltano prediche anti-occidentali. Altri entrano nel gioco delle bande e dei clan.
Il declino lo misuri alle partite della Nazionale. Quando la Francia vinse i Mondiali nel '98, gli Champs Elisées furono invasi da bianchi, neri e maghrebini, tutti col Tricolore. Ma fu l'ultimo lampo di "Fraternité". Già due anni dopo, per la vittoria agli Europei, ogni immigrato aveva la sua bandiera. Non diceva: appartengo alla Francia. Diceva: esisto in quanto algerino, marocchino, senegalese. Poi arrivò il naufragio; nel 2001, alla storica partita Francia-Algeria. Migliaia di maghrebini fischiarono la "Marsigliese", bottiglie volarono contro i ministri in tribuna. Zidane pianse di rabbia. "Il governo ne uscì sconvolto - racconta Marc Semo, di Libération - ma decise di minimizzare. Disse: ragazzate. E sancì la spaccatura tra la sinistra e la realtà".
"L'antisemitismo dottrinale, scientifico, è finito", taglia corto Bruno Etienne, uno dei massimi esperti di immigrazione araba. "La violenza urbana attacca gli ebrei perché è di moda l'Intifada, ma domani può cambiare obiettivo. Assalire gli handicappati, i mendicanti, la polizia". "È semplicemente il ritorno al branco di fronte alla scomparsa della religione e della politica. Sono gli incubi di una società lucidamente schizofrenica, che tra la tribù e il McDonald's non ha in mezzo niente. Un mondo impaurito dove Le Pen riesce a far voti tra gli ebrei e contemporaneamente tra gli arabi".
L'antisemitismo classico è morto davvero? Quello del caso Dreyfuss e del regime di Vichy pare finito, ma qualcosa di nuovo, oscuro e imprendibile, sta crescendo. Per Richrad Prasquier, medico ebreo di piazza Hugo, la Francia è il luogo dove si realizza "il triangolo fra tre antisemitismi: quello del nazionalismo arabo, quello dell'estrema destra, e quello dell'estrema sinistra antimondialista". Mostra un sondaggio recente: l'etnocentrismo è in calo, ma aumenta la convinzione che gli ebrei abbiano "troppo potere".
A Créteil, a Sudest di Parigi, c'è la più grande Comunità di Francia, e madame Esther Szenkier, ebrea di origine polacca, vive nello sconforto. Il primo gennaio degli arabi hanno bruciato l'asilo della nipotina, e poco dopo un francese di pelle bianca, davanti allo stesso asilo, l'ha avvicinata dicendole: "Vi bruceremo tutti". Esther ha la voce rotta: "Dio sa quanto la parola "bruciare" fa male a una come me che ha i nonni morti ad Auschwitz. Oggi ho paura per i miei nipoti. Avevo giurato di educarli nella pace, e per la prima volta devo dir loro: siate diffidenti. No, non è il messaggio che avrei voluto dare". E poi, con amarezza infinita: "Voglio che Chirac lo sappia. La gente non voterà per lui, ma contro il fascismo".
Alla vigilia dell'11 settembre Pierre-André Taguieff ha scritto un libro profetico: "La nuova giudeofobia". Dice: "Mai nella Francia del dopoguerra amalgami antisemiti hanno impregnato così profondamente la società, incontrando così poca resistenza intellettuale e politica". Un esempio? Ti dicono "sporco ebreo", e la polizia classifica l'insulto come "atto di inciviltà". Ormai, il termine è diventato un'insulto qualunque, un equivalente di "idiota". Risultato: la banalizzazione. La guardia che si abbassa di fronte a un vocabolario che riconquista spazio fra i giovani.
La sola parola "antisemitismo" crea nervosismo nelle istituzioni. Non è solo la paura di irritare gli elettori arabi. È anche il paradigma della "Différence" che non molla, la fuga dall'idea di una Francia imperfetta. Michel Zerbib, caporedattore di Radio "J", racconta una reazione isterica di Chirac, durante gli auguri di fine anno alla stampa. "Quando lo invitai alla radio a parlare contro l'antisemitismo, divenne rosso come un semaforo, si mise a urlare in pubblico che in Francia l'antisemitismo non esisteva. E la stampa francese non scrisse una riga sull'episodio".
Risultato: anche gli ebrei si chiudono nel branco, vivono la sindrome del complotto globale, parlano già di emigrare o rievocano la "Notte dei cristalli", come fosse tornato il nazismo. Olivier Kaufman, giovane rabbino della piccola sinagoga settecentesca di piazza dei Vosgi, capisce il rischio. Ma osserva: "Sono due anni che ci sgoliamo ad avvertire le autorità. Sono due anni che ci dicono: paranoici. Sono due anni che la polizia non arresta nessuno. E allora sa cosa le dico? Sono contento che Le Pen abbia preso tanti voti. Così la Francia la smetterà di dare lezioni di democrazia al mondo intero".
Aggressioni e attentati in centro di Parigi
E c'è chi si rifugia nel Fronte Nazionale
Ebrei in Francia, due paure
nel mirino di arabi e ultradestra
Un paese che si è svegliato con davanti agli occhi
qualcosa che aveva sempre rifiutato e nascosto
dal nostro inviato PAOLO RUMIZ
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PARIGI - "Juif!". In Francia la parola "ebreo" ha il suono secco di una rasoiata. Quando arriva, la distingui anche nel rumore. Capita negli Champs Elisées, angolo rue Washington, tra fiumi di turisti. Tre maghrebini sui quindici anni, capelli rasi, mi affiancano, sputano per terra, ripetono "Sale juif", sporco ebreo. È bastato poco: indossare una Kippah, lo zuccotto nero, e portare una borsa di plastica col disegno del candelabro rituale, presa in una boutique del Marais. "Juif!", giù un'altra ghigliottinata. I tre mi guardano dritto negli occhi. Poi il più giovane mi torce la guancia sinistra, ride come un matto. I passanti distolgono lo sguardo. Un plotone di giapponesi non si accorge di niente. La polizia non c'è.
Non occorre andare in periferia per capire che aria tira per gli ebrei francesi nei giorni della guerra di Sharon. Bastano i Campi Elisi all'ora dello struscio.
Qui, tra i quartieri chic, la Kippah dovrebbe essere di casa. Questi viali, ride la gente, sono come il canale di Suez, solo che "qui gli ebrei stanno... su tutte e due le rive". Antisemitismo? Parola inadatta alla Francia. Questo non è solo il Paese con più ebrei d'Europa (più di 500 mila). Ha anche sei milioni di arabi, che sono semiti pure loro. E poiché da sei mesi le aggressioni degli arabi contro gli ebrei sono paurosamente aumentate - scuole a fuoco, cimiteri violati - s'è dovuta cercare in fretta un'altra parola. "Antigiudaismo".
I tre giovanotti se ne vanno trionfanti verso l'Etoile. Un distinto passante si avvicina. "È uno scandalo, monsieur. La polizia non c'è". Dov'è? "Se ne frega, o ha paura". Sospira: "Adesso lei capisce perché perché la Francia vota Le Pen". Non dice: "Io ho votato", ma il tono è trasparente. Insiste: "Gli americani non hanno capito, Israele non capisce. Questo non è un voto antisemita. È il contrario. È un voto per l'ordine, contro i "banlieusards", quelli di periferia che spadroneggiano ovunque. Un voto anti arabo".
Scena seconda, boulevard Barbès, zona sovraffollata di mercatini e macellerie arabe. Tolgo la Kippah, qui è meglio girare inosservati. Su un muro, il manifesto di una ragazza crocefissa. Il suo nome è "Palestina". Ai piedi della croce, ebrei caricaturali col naso adunco, sintesi postmoderna di Islam e vecchio pregiudizio cattolico. Accanto, campeggia, in spray nero: "Zidane traditore". Proprio lui, l'eroe algerino dei mondiali di Francia. Un musulmano spiega: "A qualcuno non va il suo invito a votare contro Le Pen". Chiedo: ma Le Pen non è anti-arabo? L'uomo fa un gesto largo, come una parentesi. "Le Pen è stato il solo a criticare Israele. Ha incontrato Saddam. Ha capito che Chirac e Jospin sono servi degli Usa, sionisti. Vede, per molti dei nostri, il voto per lui è un voto filoarabo".
Straordinario. Le Pen non parla mai di ebrei. Dice: lobby, massoneria, organizzazioni occulte. Ma il messaggio filtra. E così il Fronte Nazionale riesce a far passare due segnali eguali e contrari. A farsi votare da arabi antisemiti e magari da ebrei anti-arabi, come a Marsiglia. "È il segno dell'immenso campo libero che il Palazzo gli ha lasciato, tacendo su certi argomenti", commenta Louis Martinez, specialista di Paesi arabi al Centro Studi e Ricerche Internazionali del Quartiere Latino. "La politica vive nelle nuvole, ha perso il contatto con la gente. Si occupa di piste ciclabili e degli escrementi dei cani, mentre pezzi interi di periferia escono dal controllo".
Radio "J" è una delle tre emittenti degli ebrei di Parigi. Sta in mezzo al ghetto, zona rue Saint Antoine, in cima a una ripida scala semiclandestina. E' qui che arriva per telefono il bollettino delle aggressioni. Una lite fra ebrei Lubavich e algerini in zona Vilette, un'auto a fuoco alla Courneuve, insulti a Orly, bottiglie contro la sinagoga a Saint Denis. E poi scolari inseguiti a Rouen, croci uncinate dipinte sui muri di Grigny La Grande Borne, insegnanti minacciati dagli studenti arabi per aver parlato di Shoah al liceo di Cachan. Sembra il display del pronto intervento in questura. Ma è anche la mappa della débacle della sinistra, dei quartieri operai esasperati che votano Front National.
"Quello che accade qui agli ebrei è semplicemente il sintomo del crollo dello Stato francese", dice Diana Pinto, che qui studia l'antisemitismo europeo. "La scuola, il sindacato e l'esercito hanno esaurito la loro antica capacità di assorbire le diversità". L'islamista algerino Fouad Allam conferma: "La Francia non integra più, esclude. Il mito dell'Egalité è in frantumi, la geografia urbana produce ghetti, l'universalismo basato sui diritti si scontra col paradigma assoluto della Francia". Così oggi molti giovani cercano l'identità in moschea, ascoltano prediche anti-occidentali. Altri entrano nel gioco delle bande e dei clan.
Il declino lo misuri alle partite della Nazionale. Quando la Francia vinse i Mondiali nel '98, gli Champs Elisées furono invasi da bianchi, neri e maghrebini, tutti col Tricolore. Ma fu l'ultimo lampo di "Fraternité". Già due anni dopo, per la vittoria agli Europei, ogni immigrato aveva la sua bandiera. Non diceva: appartengo alla Francia. Diceva: esisto in quanto algerino, marocchino, senegalese. Poi arrivò il naufragio; nel 2001, alla storica partita Francia-Algeria. Migliaia di maghrebini fischiarono la "Marsigliese", bottiglie volarono contro i ministri in tribuna. Zidane pianse di rabbia. "Il governo ne uscì sconvolto - racconta Marc Semo, di Libération - ma decise di minimizzare. Disse: ragazzate. E sancì la spaccatura tra la sinistra e la realtà".
"L'antisemitismo dottrinale, scientifico, è finito", taglia corto Bruno Etienne, uno dei massimi esperti di immigrazione araba. "La violenza urbana attacca gli ebrei perché è di moda l'Intifada, ma domani può cambiare obiettivo. Assalire gli handicappati, i mendicanti, la polizia". "È semplicemente il ritorno al branco di fronte alla scomparsa della religione e della politica. Sono gli incubi di una società lucidamente schizofrenica, che tra la tribù e il McDonald's non ha in mezzo niente. Un mondo impaurito dove Le Pen riesce a far voti tra gli ebrei e contemporaneamente tra gli arabi".
L'antisemitismo classico è morto davvero? Quello del caso Dreyfuss e del regime di Vichy pare finito, ma qualcosa di nuovo, oscuro e imprendibile, sta crescendo. Per Richrad Prasquier, medico ebreo di piazza Hugo, la Francia è il luogo dove si realizza "il triangolo fra tre antisemitismi: quello del nazionalismo arabo, quello dell'estrema destra, e quello dell'estrema sinistra antimondialista". Mostra un sondaggio recente: l'etnocentrismo è in calo, ma aumenta la convinzione che gli ebrei abbiano "troppo potere".
A Créteil, a Sudest di Parigi, c'è la più grande Comunità di Francia, e madame Esther Szenkier, ebrea di origine polacca, vive nello sconforto. Il primo gennaio degli arabi hanno bruciato l'asilo della nipotina, e poco dopo un francese di pelle bianca, davanti allo stesso asilo, l'ha avvicinata dicendole: "Vi bruceremo tutti". Esther ha la voce rotta: "Dio sa quanto la parola "bruciare" fa male a una come me che ha i nonni morti ad Auschwitz. Oggi ho paura per i miei nipoti. Avevo giurato di educarli nella pace, e per la prima volta devo dir loro: siate diffidenti. No, non è il messaggio che avrei voluto dare". E poi, con amarezza infinita: "Voglio che Chirac lo sappia. La gente non voterà per lui, ma contro il fascismo".
Alla vigilia dell'11 settembre Pierre-André Taguieff ha scritto un libro profetico: "La nuova giudeofobia". Dice: "Mai nella Francia del dopoguerra amalgami antisemiti hanno impregnato così profondamente la società, incontrando così poca resistenza intellettuale e politica". Un esempio? Ti dicono "sporco ebreo", e la polizia classifica l'insulto come "atto di inciviltà". Ormai, il termine è diventato un'insulto qualunque, un equivalente di "idiota". Risultato: la banalizzazione. La guardia che si abbassa di fronte a un vocabolario che riconquista spazio fra i giovani.
La sola parola "antisemitismo" crea nervosismo nelle istituzioni. Non è solo la paura di irritare gli elettori arabi. È anche il paradigma della "Différence" che non molla, la fuga dall'idea di una Francia imperfetta. Michel Zerbib, caporedattore di Radio "J", racconta una reazione isterica di Chirac, durante gli auguri di fine anno alla stampa. "Quando lo invitai alla radio a parlare contro l'antisemitismo, divenne rosso come un semaforo, si mise a urlare in pubblico che in Francia l'antisemitismo non esisteva. E la stampa francese non scrisse una riga sull'episodio".
Risultato: anche gli ebrei si chiudono nel branco, vivono la sindrome del complotto globale, parlano già di emigrare o rievocano la "Notte dei cristalli", come fosse tornato il nazismo. Olivier Kaufman, giovane rabbino della piccola sinagoga settecentesca di piazza dei Vosgi, capisce il rischio. Ma osserva: "Sono due anni che ci sgoliamo ad avvertire le autorità. Sono due anni che ci dicono: paranoici. Sono due anni che la polizia non arresta nessuno. E allora sa cosa le dico? Sono contento che Le Pen abbia preso tanti voti. Così la Francia la smetterà di dare lezioni di democrazia al mondo intero".
Messaggio del 13-07-2004 alle ore 15:50:29
Il clima di intolleranza politica alimenta l’emigrazione in Israele. L’anno scorso un incremento del cento per cento
«Ho detto addio alla Francia, ostile verso noi ebrei»
La studentessa che viene da Lione: «Dovevo nascondere la catenina con la stella di Davide»
DAL NOSTRO INVIATO
GERUSALEMME - E’ alta e magra, ha una bella coda di cavallo castana, due occhi sgranati da bambina e un abbigliamento che, a guardare i dettagli, si vede proprio che è francese. Gaele Chojnowicz infatti è nata a Parigi 23 anni fa, ma da uno e mezzo studia per il suo dottorato in antropologia all’Università ebraica di Gerusalemme. Con l'idea di non tornare indietro. «Mi sono laureata a Lione, ma negli ultimi tempi soffrivo per l'atmosfera antiisraeliana che è diventata sempre più insopportabile. Sentivo intorno a me discorsi falsi e faziosi su Israele, fatti senza sapere le cose e solo per partito preso. E io non potevo mai replicare, perché subito mi dicevano "tu non puoi esprimere giudizi su questo argomento, perché sei ebrea". In Francia oggi si respira un'aria pesante. Dopo le decine e decine di attacchi a luoghi ebraici avvenuti dal 2000 in poi, la polizia vigila e il fenomeno è limitato. Ma le aggressioni verbali o fisiche contro le persone continuano. E la gente si sente autorizzata a dire cose antisemite. Così passano master su tesi negazioniste, appelli a boicottare università e professori israeliani, gli studenti di destra antisemiti e quelli di sinistra antiisraeliani, e alla fine è sempre la stessa cosa. Dovevo nascondere sotto la maglietta la mia catenina con la stella di Davide, perché altrimenti i miei amici - per la maggior parte non ebrei - mi dicevano "ma sei matta? Non farci passare guai"».
Gaele è una dei nuovi 87 studenti francesi iscritti al dipartimento stranieri dell’Università ebraica di Gerusalemme nell'anno scolastico 2002-2003; per il 2003-2004 ne arrivano altri 135. In un momento di calo dell'immigrazione ebraica in Israele, che a causa di intifada e crisi economica è scesa del 33.5% nell'ultimo anno, la Francia perde di poco rispetto al 2002, quando c'era stato un balzo in avanti di oltre il 100 per cento. «Le migrazioni sono sempre determinate dalla pressione di elementi negativi nei Paesi di origine, e il mondo ebraico è la cartina di tornasole dei mutamenti globali socio-economici - spiega Sergio Della Pergola, professore di Statistica all'Università ebraica di Gerusalemme -. L'anno scorso, per esempio, c'è stato un boom di aliyah (termine ebraico che significa "salire alla Terra", ndr ) dall'Argentina, a causa della disastrosa situazione economica di quel paese. In questo momento però Israele offre un’attrattiva minore: cresce la disoccupazione; il Pil crolla; mancano risorse, quindi ci sono meno fondi per l'assorbimento dei nuovi immigrati. Quest'anno la maggioranza degli ingressi (stimati intorno alle 20 mila persone) è sempre di provenienza russa ed ucraina; ma la Francia effettivamente rappresenta un fenomeno interessante che si può spiegare con i dati di un sondaggio del 2002: il 75% dei circa 600mila ebrei francesi si dichiara «molto preoccupato» della situazione nel loro Paese; il 25, "preoccupato"». Ancora, secondo un rilevamento del professor Eric Cohen pubblicato dal mensile dell'ebraismo francese L'Arche , le prime tre cause di inquietudine della comunità sono nell'ordine terrorismo, antisemitismo, razzismo.
Il 14 settembre l'argomento è stato trattato anche dal gruppo di studio sulle comunità ebraiche della diaspora, che fa capo al presidente dello Stato israeliano e la cui presidenza accademica è affidata a Della Pergola. Durante il forum il direttore generale del Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche in Francia, Haim Musicant, ha presentato una lunga relazione su come dal 2000 si sia scatenata in Francia una sorta di « intifada des banlieues » (intifada della periferia), «una violenza e un odio - dice Musicant - che però evidentemente covavano da molti anni restando in attesa dell'occasione per esplodere: altrimenti non si spiega la rapidità con cui hanno avuto presa su frange intere della società».
Attacchi a sinagoghe, centri comunitari, scuole ebraiche; edifici incendiati; a tutto questo le forze dell'ordine hanno rimediato con una vigilanza rafforzata. Ma «restano gli affronti che ogni giorno gli ebrei devono subire per strada, sul luogo di lavoro, e soprattutto nelle scuole, dove è diventato difficile insegnare la storia degli ebrei, il caso Dreyfus e la Shoah. Possiamo dire in breve che la parola antisemita si è liberata del suo significato negativo. E questa valutazione è stata fatta anche dalla Commissione nazionale consultiva dei diritti dell'uomo». Musicant denuncia quindi il rischio che la comunità si trovi schiacciata tra «un antisemitismo indissolubilmente legato all'estrema destra e un nuovo antisemitismo frutto delle ideologie di una certa estrema sinistra e di una frangia della popolazione di origine arabo-magrebina che sventolano la bandiera della causa palestinese. Nell'opinione pubblica c'è un degrado costante del linguaggio relativo al conflitto israelo-palestinese».
L'avvocato Léon Rozenbaum, presidente dell'Associazione dei circa 70mila immigrati francesi in Israele, ricorda poi anche le responsabilità dei media in Francia: «Mettono in atto un vero e proprio linciaggio antiisraeliano che di fatto giustifica e incoraggia atti di intolleranza su singole persone. Così, da un lato il governo francese vara leggi più severe e ci protegge di più, ma dall'altro un ebreo non può più vivere normalmente se si dichiara tale. In generale, si può essere ebrei in casa o in comunità, ma altrove, se non si vuole avere problemi, è meglio non dichiararsi. Se proprio lo si fa, l'unico modo per provare a limitare il danno è almeno dire "sì, però odio Sharon". La stragrande maggioranza delle aggressioni agli ebrei francesi viene compiuta da islamici. Ma ricordo un esponente della sinistra che un giorno ragionava così: "la politica è una realtà contabile. Se c'è un'elezione, numero di voti ebraici contro numero di voti islamici". Sarà vero, ma anche noi dobbiamo pur vivere».
Daria Gorodisky
Il clima di intolleranza politica alimenta l’emigrazione in Israele. L’anno scorso un incremento del cento per cento
«Ho detto addio alla Francia, ostile verso noi ebrei»
La studentessa che viene da Lione: «Dovevo nascondere la catenina con la stella di Davide»
DAL NOSTRO INVIATO
GERUSALEMME - E’ alta e magra, ha una bella coda di cavallo castana, due occhi sgranati da bambina e un abbigliamento che, a guardare i dettagli, si vede proprio che è francese. Gaele Chojnowicz infatti è nata a Parigi 23 anni fa, ma da uno e mezzo studia per il suo dottorato in antropologia all’Università ebraica di Gerusalemme. Con l'idea di non tornare indietro. «Mi sono laureata a Lione, ma negli ultimi tempi soffrivo per l'atmosfera antiisraeliana che è diventata sempre più insopportabile. Sentivo intorno a me discorsi falsi e faziosi su Israele, fatti senza sapere le cose e solo per partito preso. E io non potevo mai replicare, perché subito mi dicevano "tu non puoi esprimere giudizi su questo argomento, perché sei ebrea". In Francia oggi si respira un'aria pesante. Dopo le decine e decine di attacchi a luoghi ebraici avvenuti dal 2000 in poi, la polizia vigila e il fenomeno è limitato. Ma le aggressioni verbali o fisiche contro le persone continuano. E la gente si sente autorizzata a dire cose antisemite. Così passano master su tesi negazioniste, appelli a boicottare università e professori israeliani, gli studenti di destra antisemiti e quelli di sinistra antiisraeliani, e alla fine è sempre la stessa cosa. Dovevo nascondere sotto la maglietta la mia catenina con la stella di Davide, perché altrimenti i miei amici - per la maggior parte non ebrei - mi dicevano "ma sei matta? Non farci passare guai"».
Gaele è una dei nuovi 87 studenti francesi iscritti al dipartimento stranieri dell’Università ebraica di Gerusalemme nell'anno scolastico 2002-2003; per il 2003-2004 ne arrivano altri 135. In un momento di calo dell'immigrazione ebraica in Israele, che a causa di intifada e crisi economica è scesa del 33.5% nell'ultimo anno, la Francia perde di poco rispetto al 2002, quando c'era stato un balzo in avanti di oltre il 100 per cento. «Le migrazioni sono sempre determinate dalla pressione di elementi negativi nei Paesi di origine, e il mondo ebraico è la cartina di tornasole dei mutamenti globali socio-economici - spiega Sergio Della Pergola, professore di Statistica all'Università ebraica di Gerusalemme -. L'anno scorso, per esempio, c'è stato un boom di aliyah (termine ebraico che significa "salire alla Terra", ndr ) dall'Argentina, a causa della disastrosa situazione economica di quel paese. In questo momento però Israele offre un’attrattiva minore: cresce la disoccupazione; il Pil crolla; mancano risorse, quindi ci sono meno fondi per l'assorbimento dei nuovi immigrati. Quest'anno la maggioranza degli ingressi (stimati intorno alle 20 mila persone) è sempre di provenienza russa ed ucraina; ma la Francia effettivamente rappresenta un fenomeno interessante che si può spiegare con i dati di un sondaggio del 2002: il 75% dei circa 600mila ebrei francesi si dichiara «molto preoccupato» della situazione nel loro Paese; il 25, "preoccupato"». Ancora, secondo un rilevamento del professor Eric Cohen pubblicato dal mensile dell'ebraismo francese L'Arche , le prime tre cause di inquietudine della comunità sono nell'ordine terrorismo, antisemitismo, razzismo.
Il 14 settembre l'argomento è stato trattato anche dal gruppo di studio sulle comunità ebraiche della diaspora, che fa capo al presidente dello Stato israeliano e la cui presidenza accademica è affidata a Della Pergola. Durante il forum il direttore generale del Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche in Francia, Haim Musicant, ha presentato una lunga relazione su come dal 2000 si sia scatenata in Francia una sorta di « intifada des banlieues » (intifada della periferia), «una violenza e un odio - dice Musicant - che però evidentemente covavano da molti anni restando in attesa dell'occasione per esplodere: altrimenti non si spiega la rapidità con cui hanno avuto presa su frange intere della società».
Attacchi a sinagoghe, centri comunitari, scuole ebraiche; edifici incendiati; a tutto questo le forze dell'ordine hanno rimediato con una vigilanza rafforzata. Ma «restano gli affronti che ogni giorno gli ebrei devono subire per strada, sul luogo di lavoro, e soprattutto nelle scuole, dove è diventato difficile insegnare la storia degli ebrei, il caso Dreyfus e la Shoah. Possiamo dire in breve che la parola antisemita si è liberata del suo significato negativo. E questa valutazione è stata fatta anche dalla Commissione nazionale consultiva dei diritti dell'uomo». Musicant denuncia quindi il rischio che la comunità si trovi schiacciata tra «un antisemitismo indissolubilmente legato all'estrema destra e un nuovo antisemitismo frutto delle ideologie di una certa estrema sinistra e di una frangia della popolazione di origine arabo-magrebina che sventolano la bandiera della causa palestinese. Nell'opinione pubblica c'è un degrado costante del linguaggio relativo al conflitto israelo-palestinese».
L'avvocato Léon Rozenbaum, presidente dell'Associazione dei circa 70mila immigrati francesi in Israele, ricorda poi anche le responsabilità dei media in Francia: «Mettono in atto un vero e proprio linciaggio antiisraeliano che di fatto giustifica e incoraggia atti di intolleranza su singole persone. Così, da un lato il governo francese vara leggi più severe e ci protegge di più, ma dall'altro un ebreo non può più vivere normalmente se si dichiara tale. In generale, si può essere ebrei in casa o in comunità, ma altrove, se non si vuole avere problemi, è meglio non dichiararsi. Se proprio lo si fa, l'unico modo per provare a limitare il danno è almeno dire "sì, però odio Sharon". La stragrande maggioranza delle aggressioni agli ebrei francesi viene compiuta da islamici. Ma ricordo un esponente della sinistra che un giorno ragionava così: "la politica è una realtà contabile. Se c'è un'elezione, numero di voti ebraici contro numero di voti islamici". Sarà vero, ma anche noi dobbiamo pur vivere».
Daria Gorodisky
Messaggio del 13-07-2004 alle ore 17:11:02
Messaggio del 13-07-2004 alle ore 20:46:12
Era tutta una bufala!!!La mitomane ebreotta, non nuova a sparare cazzate del genere, si era inventata tutto!!

Era tutta una bufala!!!La mitomane ebreotta, non nuova a sparare cazzate del genere, si era inventata tutto!!

Messaggio del 14-07-2004 alle ore 08:38:57
Da Euronews.net:
Non era vero. La vittima dell'aggressione sulla metropolitana di Parigi è stata posta in stato di fermo e ha confessato di essersi inventata tutto. Aveva raccontato di essere stata violentata da sei maghrebini, che l'avrebbero marchiata con svastiche, accusandola di essere ebrea, nell'indifferenza generale dei passeggeri che assistevano alla scena.Ma troppi particolari non quadravano. Né le telecamere di sorveglianza, né i testimoni ascoltati avevano confermato la versione della donna, che in passato aveva detto di aver subito altri sei episodi di violenza.E ora la Francia si interroga sull'emotività con cui ha reagito al presunto caso.Pierre Lellouche, deputato della coalizione governativa di destra, osserva: "Se anche una persona ha mentito, non vuol dire il problema non esista. Cio' che temo è proprio che si pensi che è tutta un'esagerazione."D'accordo anche l'opposizione. L'esponente socialista Claude Bartolone sottolinea: "Ci sono talmente tanti casi di violenza ogni giorno, che questa mobilitazione della classe politica e della gente era necessaria, anche se scaturita da un episodio falso."La notizia dell'aggressione aveva commosso tutta la Francia e la classe politica era subito scesa in campo contro il razzismo e l'antisemitismo. Le piu' alte autorità, compreso il presidente Jacques Chirac, avevano espresso la loro indignazione per l'episodio. Ieri a Parigi si era svolta una manifestazione di protesta e di solidarietà.
Da Euronews.net:
Non era vero. La vittima dell'aggressione sulla metropolitana di Parigi è stata posta in stato di fermo e ha confessato di essersi inventata tutto. Aveva raccontato di essere stata violentata da sei maghrebini, che l'avrebbero marchiata con svastiche, accusandola di essere ebrea, nell'indifferenza generale dei passeggeri che assistevano alla scena.Ma troppi particolari non quadravano. Né le telecamere di sorveglianza, né i testimoni ascoltati avevano confermato la versione della donna, che in passato aveva detto di aver subito altri sei episodi di violenza.E ora la Francia si interroga sull'emotività con cui ha reagito al presunto caso.Pierre Lellouche, deputato della coalizione governativa di destra, osserva: "Se anche una persona ha mentito, non vuol dire il problema non esista. Cio' che temo è proprio che si pensi che è tutta un'esagerazione."D'accordo anche l'opposizione. L'esponente socialista Claude Bartolone sottolinea: "Ci sono talmente tanti casi di violenza ogni giorno, che questa mobilitazione della classe politica e della gente era necessaria, anche se scaturita da un episodio falso."La notizia dell'aggressione aveva commosso tutta la Francia e la classe politica era subito scesa in campo contro il razzismo e l'antisemitismo. Le piu' alte autorità, compreso il presidente Jacques Chirac, avevano espresso la loro indignazione per l'episodio. Ieri a Parigi si era svolta una manifestazione di protesta e di solidarietà.
Nuova reply all'argomento:
INFONDO PENSAVANO CHE FOSSESOLO UN'EBREA
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