Cultura & Attualità

Io, l�infame di Bolzaneto
Messaggio del 04-03-2004 alle ore 16:04:58
al95 qualke kosa di più costruttivo potresti dirla, visto che chiedi perchè i legali di 3 no global hanno chiesto la cirami mi piacerebbe chiederti come reputi certe testimonianze... grazie!
Messaggio del 04-03-2004 alle ore 13:51:24
scusa ul... uhm...numble numble...
non capisco....
Messaggio del 03-03-2004 alle ore 20:29:18
uhm...numble numble...
Messaggio del 03-03-2004 alle ore 11:20:41
Io, l’infame che rivela le violenze del G8 (tratto da "Il venerdì di Repubblica")

Era nella caserma di Bolzaneto. come infermiere. Ha visto gli abusi della polizia e l'ha detto al telegiornale. Da allora Marco Poggi ha cambiato lavoro (per le minacce, dice) e ha scritto un libro. Che qui vi anticipiamo / di Marco Poggi


Più tardi arrivarono le immagini della morte di Carlo Giuliani (dopo le 17); seguimmo la notizia quasi in diretta. La tv mostrò anche la disgustosa scena nella quale un poliziotto inseguiva un manifestante urlando: “Sei stato tu a ucciderlo, sei stato tu, col tuo sasso”. Quello è stato uno degli episodi che ha continuato a rimanermi impresso per parecchi mesi, soprattutto dopo avere saputo come fosse realmente andato l'episodio della morte di Giuliani. Si cominciava a respirare un'aria pesante. Come non i pensare al desiderio di vendetta che serpeggiava fra gli agenti?!

Qualche ora più tardi eravamo al lavoro, a Bolzaneto. Incrociai un maresciallo dei carabinieri e chiesi notizie del carabiniere ferito. La sua risposta mi gelò: «È morto!», mi disse. Per diverse ore continuai a credere che un carabiniere fosse morto veramente. Perché mai avrei dovuto dubitare di una cosa i detta da un maresciallo dei carabinieri? D'altronde credo che anche lui ne fosse convinto. Nel silenzio, cominciò a salire la tensione. Ivano disse: «Non vorrei essere nei panni del primo che arrestano». [...] I

I primi ad arrivare a Bolzaneto furono un ragazzino e una giornalista che credo fosse francese. Il ragazzo lo vidi già nel cortile: era ammanettato dentro la pantera e un poliziotto cercava di picchiarlo dando manganellate con una furia cieca. Nel frattempo, il ragazzino si era spostato dal posto laterale verso il centro della vettura e l'agente riusciva a colpire solo la portiera: non gli bastava per sfogare la sua rabbia. Una scena comica, pur nella sua tragicità. Poi uscì un altro poliziotto in borghese, visibilmente arrabbiato per il comportamento del collega. I poliziotti non è che fossero tutti dei violenti. La polizia non ha fatto solo delle porcate. Per correttezza d'informazione, bisogna raccontare anche le cose normali che ci sono state. Poi entrambi arrivarono in infermeria e per un po' furono costretti a stare nella posizione del cigno. La posizione del cigno, come si diceva in gergo, consisteva nel rimanere in piedi contro il muro, con le mani appoggiate in alto, la testa appoggiata anch'essa contro il muro e le gambe divaricate.
Durante queste attese vige l'assolute divieto dì muoversi o parlare. Di norma le perquisizioni non si sarebbero dovute tenere in infermeria, in carcere naturalmente questo non avviene, ma per motivi di spazio e di tempo i detenuti venivano spogliati, visitati e perquisiti in successione. È questo uno i motivi, casuale, per cui tante violenze sono state consumate proprio sotto gli occhi del personale sanitario.
Abbiamo visto parecchi ragazzi e ragazze denudarsi, ma questo è normale durante le perquisizioni e le visite. È umiliante, soprattutto in occasioni come quella, ma mi risulta essere legittimo.
In quindici anni di lavoro in carcere ho visto centinaia di ragazze denudarsi. Forse, in mezzo a tutte le altre, questa è stata una delle cose legali avvenute in quei giorni.
Dopo un po', andai nel gabbione a vedere come stava la donna: non dimenticherò mai i suoi occhi dentro i miei. Eppure, avendo lavorato in galera a contatto con assassini e stupratori, pensavo di avere una sorta di corazza che mi proteggesse dal coinvolgimento con le sofferenze dei detenuti. Non quella volta. I suoi occhi, lì, non li dimenticherò mai.
Al ragazzo, minorenne, ordinarono di fare le flessioni. Non era una cosa strana: il regolamento lo prevede come completamento alla perquisizione, per accertarsi che l'arrestato non abbia nascosto oggetti proibiti. Il detenuto doveva spogliarsi nudo e poi flettersi sulle ginocchia, col tronco eretto - non la tipica flessione da marine - così se avesse avuto qualcosa nell'ampolla rettale lo avrebbe fatto venire fuori. Il dramma fu che il ragazzino era talmente impaurito da non riuscire a farle, quelle maledette flessioni, forse non riusciva a capire neanche cosa gli stessero chiedendo. E continuò a tremare senza emettere alcun grido, anche mentre un agente lo prendeva a calci e pugni. Dopo oltre due anni, ho ancora nelle orecchie quel rumore dei pugni nelle reni. Stava a terra, in silenzio, con una grandissima dignità ma anche senza fiato per il dolore. [...]
Dare un cazzotto nei reni perché non sa fare le flessioni?! Quello non è un detenuto incallito, uno che sa già tutto, è solo un ragazzo spaventato. Qualche ora dopo, cominciò l'infinita processione dalle piazze alle caserme. La maggior parte dei manifestanti era “fermata” in base a generici elementi di sospetto, il loro era uno stato di “fermo”. Pochi furono gli arrestati, quelli che ricevettero formalmente la notifica di un capo di accusa. Ad accoglierli c'erano i poliziotti che li aspettavano all'ingresso, formando il famoso “corridoio”. Quando scendevano dalla macchina, i detenuti avevano circa otto metri da percorrere tra due file di agenti che manganellavano. Durante il passaggio verso i gabbioni, sputi, calcetti e insulti non venivano risparmiati. Arrivati ai cinque scalini, queste persone - perché erano delle persone normalissime e non dei black block (e, se anche lo fossero stati, in quel momento erano inoffensivi, quindi andavano trattati come gli altri, su questo non transigo) – venivano portati di fronte al medico che li visitava e sentenziava: “Abile e arruolato”. In pratica il medico, dopo una guardata veloce, doveva stabilire se il detenuto fosse in buone condizioni (quindi abile e arruolato) e potesse andare dentro al gabbione oppure dovesse essere inviato temporaneamente in infermeria. In realtà, anche se qualcuno avesse avuto delle ferite, una volta che lui aveva detto “abile e arruolato” era inutile protestare e si doveva fare il cigno, per il tempo che stabilivano loro: poteva essere un paio d'ore come anche molte di più. La motivazione di quell' attesa non veniva mai spiegata ai ragazzi, talmente era banale. Avrebbe dovuto durare solo il tempo necessario all'identificazione alla matricola.
Possono dire quello che vogliono: quei ragazzi sono stati ore in piedi! Se chiedevi a un agente della penitenziaria il motivo di quelle estenuanti attese, ti rispondeva: “Sono lenti, quelli della Polizia di Stato”.
Poi, invece, nei gabbioni avvenivano le violenze vere. Questa piccola, ma devastante, parte della polizia poté dare sfogo alla propria rabbia e vendicare il carabiniere che, da grave, sarebbe poi morto. Tutto si giustificava anche per questa vendetta. Una vendetta che, fondata sulla menzogna (nessun carabiniere era morto e nessuno ferito gravemente), alimentava il clima di odio e di arroganza. [...]

Marco Poggi era infermiere al carcere di Bologna quando, nel luglio 2001, fu distaccato a Bolzaneto per il G8: denunciò, al Tg3, le violenze consumate nella caserma genovese.
Racconta di essere stato minacciato e per questo ha lasciato il lavoro: ora la sua esperienza al G8 è diventato un libro, “Io, l’infame di Bolzaneto” (edizioni Yema).


Cos’altro aggiungere? Ogni commento sarebbe superfluo ai fatti incontrovertibili e ai metodi utilizzati per fare “ingiustizia”. Per quanto possa valere, io da cittadino italiano, mi vergogno e soprattutto ho paura di queste istituzioni che mi ricordano epoche passate italiane ed estere. Il loro scopo era incutere timore e mettere in cattiva luce il movimento anti-G8, quindi ormai non mi stupisco più di tanto…. Ma mi piacerebbe che per la prima volta nella storia della nostra repubblica, pagassero anche i mandanti politici, che si facesse chiarezza e soprattutto giustizia. Ciò probabilmente non accadrà, ma molti hanno visto, sentito, capito, documentato, raccontato... e avranno sempre memoria per quanto successo.

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Editato il 13:48:42 03/03/2004 da Al Mukawama

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