Cultura & Attualità
la verità su pasolini
Messaggio del 26-03-2009 alle ore 11:51:40
Di sicuro era piuttosto difficile che quel mammoccetto potesse massacrare un atleta come Pasolini.
Di sicuro era piuttosto difficile che quel mammoccetto potesse massacrare un atleta come Pasolini.
Messaggio del 25-02-2009 alle ore 16:22:45
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Messaggio del 24-02-2009 alle ore 19:09:39
quello ogni tanto racconta una verità nuova
quello ogni tanto racconta una verità nuova

Messaggio del 24-02-2009 alle ore 18:41:17
Pasolini, Pelosi rivela: massacrato da cinque persone, fu omicidio politico. Quella notte c'erano i fratelli Borsellino, fu l'avvocato a puntare sull'occultamento del ruolo del commando
ROMA (24 febbraio) - Fu un omicidio politico. A massacrare Pasolini sono stati in cinque. Sono le rivelazioni di Giuseppe Pelosi condannato per l'omicidio del poeta. Le rivelazioni in un'intervista inedita a Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza - autori del volume «Profondo nero. Mattei, De Mauro, Pasolini. Un'unica pista all'origine delle stragi di Stato», appena uscito per Chiarelettere. Pasolini stava lavorando al romanzo «Petrolio» dedicato a Eugenio Cefis, indicato come il vero fondatore della P2 e il «grande manovratore» del potere più oscuro.
In 5 lo massacrarono. Quella notte Pelosi incontrò non per caso Pasolini ma l'appuntamento era stato fissato esattamente una settimana prima. Ed erano in cinque. Tra loro i due fratelli Borsellino, Franco e Giuseppe, morti da tempo di aids indicati due mesi dopo il delitto, assieme ad un terzo, come gli autori del massacro dell'Idroscalo. Nell'ombra, dice Pelosi, sono rimasti gli altri tre (anche se uno potrebbe essere, nonostante le smentite di Pelosi, Giuseppe Mastini, detto Jhonny lo Zingaro).
I due Borsellino erano frequentatori della sezione dell'Msi del Tiburtino. «Se tu uccidi in questo modo o sei pazzo o hai una motivazione forte. Se gli assassini sono stati fatti sfuggire alla giustizia per trent'anni, pazzi non sono certamente ..avevano una ragione importante per fare quello che hanno fatto. E nessuno li ha mai toccati». «Quella sera c'erano pure Franco e Giuseppe Borsellino... quei due stavano tramando qualcosa, qualcosa di brutto me ne sono accorto subito, e perciò gli ho detto chiaro che io non volevo partecipare, non ne volevo sapere nulla».
Il massacro. Appena arrivato all'Idroscalo sulla Gt di Pasolini dal buio esce una macchina scura, un 1300 o un 1500 da cui scendono 5 persone. Uno, con la barba sui 40 anni, assesta a Pelosi un cazzotto. Pelosi scappa dopo essere stato minacciato. I 5 tirano fuori Pasolini dalla macchina e iniziano il pestaggio. Gli dicevano «Sporco comunista, frocio, carogna». Pelosi si riavvicina quando tutto è finito.
«Sono stato minacciato». Il problema, quindi, sono gli altri tre, quelli mai individuati. I Borsellino - dice Pelosi - erano «diventati fascisti, andavano a fare politica». Pelosi conferma di aver avuto nel tempo minacce «vere e proprie», inviti a tacere. Quella data a Pasolini fu una lezione, una punizione, «forse dovuta al partito o alla politica. Pasolini stava sul cacchio a qualcuno». Alla fine «ho pagato solo io» spiega Pelosi.
La scelta di accollarsi tutta la storia, di ridurre tutto «a un fatto di froci» gli venne suggerita dal suo avvocato difensore, Rocco Mangia. Questo avvocato era subentrato a due colleghi, gli Spaltro che si erano proposti di difendere Pelosi con uno stratagemma: avevano millantato una sorta di mandato avuto da «zio Giuseppe», solo che Pelosi non aveva alcun zio con questo nome. Poi arrivò Mangia, portato dai genitori di Pelosi. Lui puntò tutto, diversamente dagli avvocato Spaltro, sull'occultamento del ruolo del commando dei 5 nell'omicidio. Rocco Mangia nominò come consulenti Aldo Semerari e Fiorella Carrara, i due periti utilizzati spesso dalla banda della Magliana per avere delle false perizie. Alla fine tutti i periti, compresi quelli nominati dai magistrati, sostennero che Pelosi quella sera non era in grado di intendere e di volere ma la giuria smentì questa unanime valutazione: Pelosi si fece 9 anni, 7 mesi e 10 giorni di galera. «Ho pagato solo io che avevo 17 anni, forse perché ero il garcio di zona...come si dice a Roma...il più scemo».
sarà la vera verità?
Pasolini, Pelosi rivela: massacrato da cinque persone, fu omicidio politico. Quella notte c'erano i fratelli Borsellino, fu l'avvocato a puntare sull'occultamento del ruolo del commando
ROMA (24 febbraio) - Fu un omicidio politico. A massacrare Pasolini sono stati in cinque. Sono le rivelazioni di Giuseppe Pelosi condannato per l'omicidio del poeta. Le rivelazioni in un'intervista inedita a Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza - autori del volume «Profondo nero. Mattei, De Mauro, Pasolini. Un'unica pista all'origine delle stragi di Stato», appena uscito per Chiarelettere. Pasolini stava lavorando al romanzo «Petrolio» dedicato a Eugenio Cefis, indicato come il vero fondatore della P2 e il «grande manovratore» del potere più oscuro.
In 5 lo massacrarono. Quella notte Pelosi incontrò non per caso Pasolini ma l'appuntamento era stato fissato esattamente una settimana prima. Ed erano in cinque. Tra loro i due fratelli Borsellino, Franco e Giuseppe, morti da tempo di aids indicati due mesi dopo il delitto, assieme ad un terzo, come gli autori del massacro dell'Idroscalo. Nell'ombra, dice Pelosi, sono rimasti gli altri tre (anche se uno potrebbe essere, nonostante le smentite di Pelosi, Giuseppe Mastini, detto Jhonny lo Zingaro).
I due Borsellino erano frequentatori della sezione dell'Msi del Tiburtino. «Se tu uccidi in questo modo o sei pazzo o hai una motivazione forte. Se gli assassini sono stati fatti sfuggire alla giustizia per trent'anni, pazzi non sono certamente ..avevano una ragione importante per fare quello che hanno fatto. E nessuno li ha mai toccati». «Quella sera c'erano pure Franco e Giuseppe Borsellino... quei due stavano tramando qualcosa, qualcosa di brutto me ne sono accorto subito, e perciò gli ho detto chiaro che io non volevo partecipare, non ne volevo sapere nulla».
Il massacro. Appena arrivato all'Idroscalo sulla Gt di Pasolini dal buio esce una macchina scura, un 1300 o un 1500 da cui scendono 5 persone. Uno, con la barba sui 40 anni, assesta a Pelosi un cazzotto. Pelosi scappa dopo essere stato minacciato. I 5 tirano fuori Pasolini dalla macchina e iniziano il pestaggio. Gli dicevano «Sporco comunista, frocio, carogna». Pelosi si riavvicina quando tutto è finito.
«Sono stato minacciato». Il problema, quindi, sono gli altri tre, quelli mai individuati. I Borsellino - dice Pelosi - erano «diventati fascisti, andavano a fare politica». Pelosi conferma di aver avuto nel tempo minacce «vere e proprie», inviti a tacere. Quella data a Pasolini fu una lezione, una punizione, «forse dovuta al partito o alla politica. Pasolini stava sul cacchio a qualcuno». Alla fine «ho pagato solo io» spiega Pelosi.
La scelta di accollarsi tutta la storia, di ridurre tutto «a un fatto di froci» gli venne suggerita dal suo avvocato difensore, Rocco Mangia. Questo avvocato era subentrato a due colleghi, gli Spaltro che si erano proposti di difendere Pelosi con uno stratagemma: avevano millantato una sorta di mandato avuto da «zio Giuseppe», solo che Pelosi non aveva alcun zio con questo nome. Poi arrivò Mangia, portato dai genitori di Pelosi. Lui puntò tutto, diversamente dagli avvocato Spaltro, sull'occultamento del ruolo del commando dei 5 nell'omicidio. Rocco Mangia nominò come consulenti Aldo Semerari e Fiorella Carrara, i due periti utilizzati spesso dalla banda della Magliana per avere delle false perizie. Alla fine tutti i periti, compresi quelli nominati dai magistrati, sostennero che Pelosi quella sera non era in grado di intendere e di volere ma la giuria smentì questa unanime valutazione: Pelosi si fece 9 anni, 7 mesi e 10 giorni di galera. «Ho pagato solo io che avevo 17 anni, forse perché ero il garcio di zona...come si dice a Roma...il più scemo».
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