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E perché mai? Con tutti gl'interessi e potentati da difendere, ci vogliono almeno 4 lustri di governo da portare avanti

Ummm, Obama e già molto preoccupato delle tue opinioni..., prevedo al più presto la sua dimissione!!!!...
Questo passaggio mi ha fatto troppo sangue
Rubin era altrettanto vistosamente presente nella squadra economica di Obama, presentata a Chicago in estate. Poi, come nelle vecchie foto sovietiche, la sua immagine è svanita. Resta attivissimo, e potente, dietro le quinte.
Bellissimo articolo sul Sole 24 Ore
Possibile che Barack Obama sia in difficoltà dopo soli due mesi? E' possibile. Questi non sono tempi normali. Gli Stati Uniti, l'Europa e altre parti del mondo non stanno affrontando una recessione. Ma una fase difficile da cui la maggior parte delle famiglie uscirà con meno risorse (-18% la perdita di ricchezza delle famiglie americane nel 2008 secondo la Federal reserve). La maggior parte degli Stati, a partire dagli Stati Uniti, con ben più debito. Il sistema finanziario smagrito. E per tutti una montagna di debiti, lentamente, da smaltire.
Per i politici è un terreno minato. L'elettorato è ovunque nervoso. Soprattutto negli Stati Uniti, non abituati a sentirsi con il fiato dei creditori sul collo. Il 13 marzo il premier cinese Wen Jintao ha chiesto conto della solidità del Tesoro Usa, di cui Pechino è forte creditore. E' una cosa che, per gli Stati Uniti, non accadeva più da oltre un secolo.
La polpetta avvelenata dei bonus Aig
Vediamo alcuni fatti americani. E poi cerchiamo le cause più profonde di certe reazioni e stati d'animo.
Le difficoltà della Washington attuale sono parse evidenti agli occhi di tutti perché il giorno di St. Patrick, il patrono degli Irlandesi e quindi un po' di tutta l'America (17 marzo, anche se gli italo-americani rispondono il 19 con il nostro S. Giuseppe) è esplosa la polpetta avvelenata dei bonus Aig. Si tratta di 165 milioni di dollari pagati venerdì sera a varie dozzine di dirigenti Aig, alcuni ormai ex dipendenti, a termini di contratto. Fra questi, molti che hanno avuto un ruolo nella creazione del peggior dissesto finanziario della storia americana. Aig è stata salvata in emergenza a metà settembre dopo riunioni di fuoco condotte dall'allora ministro del Tesoro, Henry Paulson, da Tim Geithner allora presidente della Fed di New York e oggi successore di Paulson, da Ben Bernanke presidente della Fed e da Lloyd Blankfein successore di Paulson alla guida di Goldman. Il Wall Street club era ben rappresentato. Si decise di intervenire. Aig, il più grande assicuratore del mondo, fu di fatto nazionalizzato e ha ricevuto da allora 173 miliardi di dollari federali, del contribuente.
I soldi pagati alle banche per onorare i contratti Aig
Più ancora dei milioni in bonus, fanno scandalo i 120 miliardi che Aig, onorando i contratti di copertura finanziaria (cds) con lei stipulati, ha pagato finora, 100 miliardi a banche americane fra cui 13 miliardi a Goldman Sachs, 20 a banche europee. Il contribuente si sente preso in giro. Chiamati a pagare per le banche? Insomma, Joe Sixpac deve pagare per impegni folli presi da manager che oltretutto intascano lauti premi, dopo aver rovinato la società? E Geithner, oggi al Tesoro, di che accordi è stato testimone e parte, a settembre, con Goldman Sachs beneficiata?
In un Paese da sempre a forti tinte populiste, nel senso di Main Street contro Wall Street, la dignità del common man contro l'arroganza del potere, gli ingredienti per un clima di rivolta contro le élites ci sono tutti. Facilmente diventa un tornado che spazza via tutto, negli Stati Uniti. Perché dietro c'è, offesa, l'idea stessa di America.
Tutto sarebbe più semplice se, un po' come fu nel 1933 quando a marzo Franklin Delano Roosevelt arrivò alla Casa Bianca, le responsabilità fossero chiare, e divise. Allora un decennio repubblicano era finito male nel '29-'31, e un terzo presidente repubblicano, Herbert Hoover, non era riuscito tra il '28 e il '32 a rimediare. I democratici erano poco coinvolti nella gestione della finanza degli anni '20. Wall Street era allora a grande maggioranza repubblicana e con referenti repubblicani. Per Roosevelt la crisi era veramente "ereditata".
I democratici, i repubblicani e l'eredità della crisi
Anche adesso i più stretti collaboratori di Obama, il direttore del National economic council (Nec) e consigliere del principe, Lawrence Summers (ex ministro del Tesoro di Clinton nel '99-2001), Geithner, altri, lo stesso Obama la settimana scorsa, parlano e scrivono di una crisi "inherited". Formalmente è ereditata. Nella realtà no, perché nei democraticissimi anni di Clinton furono prese alcune delle decisioni cruciali per liberalizzare (troppo) i mercati ed arrivare alla situazione attuale. Fu con Clinton, in particolare con il Financial services modernization act del novembre 1999, che si apriva la fase più calda (e ricca, per le banche) della grande corsa al debito conclusa il 15 settembre 2008 con il fallimento di Lehman Brothers, e con il salvataggio negli stessi giorni del gigante Aig.
Quindi, le responsabilità nel '33 erano divise e oggi sono molto condivise, anche se al reaganismo spetta il copyright ideologico della totale e assoluta superiorità dei mercati. George W. Bush ha dato copertura politica all'ultima grave decisione, presa dalla Sec nell'aprile 2004, e ha fatto e lasciato fare il possibile per scoraggiare i controlli. Ma è difficile dire se il disastro è attribuibile più a lui che al democratico Bill Clinton.
L'uomo che portò i democratici sulla lunghezza d'onda reaganiana, per quanto riguarda la finanza e le sue libertà totali, fu Robert Rubin, co-presidente di Goldman Sachs, consigliere di Michael Dukakis nell'88, poi di Clinton nel '92, ministro del Tesoro dal gennaio '95 all'autunno '99, salutato da Clinton alla partenza come "il più grande ministro del Tesoro dopo Alexander Hamilton". Forse per la gestione delle finanze pubbliche. Non certo per le regole bancarie e finanziarie. Il Financial services act del '99, indispensabile per la nascita del gigante bancario Citigroup che ora con l'aiuto dei fondi federali si sta smantellando, è opera di Rubin. E Rubin dal '99 al 2009 è stato a Citigroup, eminenza grigia, incassando chi dice 126 milioni chi 156 fra stipendi e bonus. "E' ora di restituire qualcosa, Bob", titolava vistosamente mesi fa il Financial Times.
Rubin era altrettanto vistosamente presente nella squadra economica di Obama, presentata a Chicago in estate. Poi, come nelle vecchie foto sovietiche, la sua immagine è svanita. Resta attivissimo, e potente, dietro le quinte.
E alla Casa Bianca, al fianco di Clinton, c'è Summers, vice al Tesoro di Rubin e poi successore, sostenitore e difensore fino a tre anni fa della nuova finanza. Summers non è contento di fare lo stratega al Nec. Voleva il Tesoro. Ma è certo che al Senato sarebbe stato impallinato. Ora lo vuole di nuovo, vedendo Geithner in chiara difficoltà. I suoi più stretti amici danno Geithner per spacciato.
Obama non può sbagliare
Può Obama riportare Summers al Tesoro? In questo clima, più ancora che tre mesi fa, è impensabile che il Senato glielo confermi.
Probabilmente l'errore di Obama è stato quello di essersi affidato a una squadra troppo compromessa con il passato. Obama è un avvocato dei diritti civili e non ha nell'economia il suo cavallo di battaglia; ma il destino ha voluto che almeno per un lungo periodo iniziale la sua presidenza fosse tutta e solo economica. I suoi ambiziosi piani di rinnovamento, senza le banche in ordine, restano un sogno. Si è scelto così la squadra che sembrava più esperta. E la più gradita a Wall Street. Solo che Wall Street non c'è più, quella di un tempo. E la squadra ha così tanta esperienza, scriveva già a fine novembre Il Sole 24 Ore, da avere lasciato sul campo una notevole credibilità.
Obama non è proprio nell'angolo. Ma a questo punto ogni mossa è costosa.
Adonai commetti un banale errore e cadi nella trappola dei vecchi idealismi all'italiana, hanno voluto farti credere che Obama e` del PD, di sinistra (ancora peggio).
E tu cosa mi combini?
Ci abbocchi come un allocco.
Cerco solo di batterti, tuttavia comincio a disperar la riuscita
L'unico che procede alla cieca..., è un elefantino della Marcianese...
L'ennesima riprova che procede alla cieca
Barack Obama ha raccolto in eredità una crisi economica complessa e preoccupante. Si è mosso con rapidità, attivando un piano di stimoli fiscali, uno di intervento sui mercati finanziari e immobiliari, e proponendo le linee guida del bilancio per i prossimi due anni.
Nonostante si sia insediato alla Casa Bianca da meno di due mesi, non è quindi troppo presto per cominciare una verifica.
Larry Summers, economista di fama, ex presidente di Harvard e mente economica principe dell’Amministrazione, è intervenuto nei giorni scorsi al Brookings Institute cercando di fornire alla stampa e agli osservatori una visione d’insieme delle politiche economiche dell’Amministrazione. Purtroppo ha dovuto giocare in difesa, a mio parere senza successo.
L’economia americana non dà segni di ripresa. Dall’inizio di gennaio la Borsa ha perso più del 20%. Questo, nonostante non manchino le buone notizie: il prezzo del petrolio è sceso di due terzi dai picchi dell’estate 2008, i mercati finanziari sono inondati di liquidità, i tassi di interesse interbancari sono tornati a livelli quasi normali, i valori immobiliari sono al livello precedente alla bolla (l’indice Case-Shiller ha perso il 27%), gli investimenti in scorte sono sull’orlo della ripresa. Ma l’economia non riparte. Non è certo il caso di distribuire meriti e colpe, come molti osservatori politicamente schierati ormai fanno, ma le politiche dell’amministrazione Obama, nel complesso, non aiutano.
Lo stimolo fiscale è solo in parte mirato alla recessione. Anche gli osservatori più generosi con l’Amministrazione accettano che non più di metà dello stimolo avrà effetti nel giro di due anni. Purtroppo lo stimolo non contiene incentivi all’offerta di lavoro, anche perché i tagli alle tasse della classe media non avverranno nella forma di tagli alle aliquote.
Gli interventi sui mercati finanziari non hanno avuto altro effetto che quello di tenere in vita banche e assicurazioni in crisi di intossicazione, senza agire sulle cause dell’intossicazione, e soprattutto senza effettuare quegli interventi dolorosi ma necessari perché tornino a operare con efficienza. Il tutto senza la fondamentale trasparenza, dando l’impressione che gli obiettivi dell’Amministrazione siano quelli di salvare Wall Street. Il gigante assicurativo Aig è al quarto intervento di salvataggio, che include 70 miliardi di dollari dei contribuenti. L’Amministrazione, che ormai possiede il 78% della società, non esclude un quinto intervento e rifiuta di rendere pubblici quali dei tanti creditori di Aig siano stati saldati, e perché. Gli interventi su Citigroup, la maggiore banca del Paese, appaiono anch’essi interventi di emergenza, senza un piano e una strategia di fondo. Gli stress test, i controlli sui bilanci delle banche, sono iniziati assurdamente tardi e non danno risultati apparenti.
Infine il bilancio per i prossimi anni proposto dall’Amministrazione ha avuto un effetto devastante sull’umore dei mercati. È pieno di quelle spese inutili, che gli americani chiamano «pork», contro cui Obama e McCain si sono scagliati in campagna elettorale. Il bilancio prevede enormi investimenti in sanità, istruzione, energia, prospettando nuove tasse nel momento peggiore per l’economia. Nonostante il bilancio preveda interventi importanti, introduce anche dannose restrizioni e vincoli all’attività privata. Il caso della scuola è il più chiaro. Il bilancio prevede enormi spese ma limita i crediti privati all’istruzione (che quasi ogni studente accende in questo Paese) e inserisce forti vincoli ai programmi di vouchers che permettono agli studenti meritevoli e bisognosi di studiare nelle scuole che preferiscono, invece di essere costretti alle scuole pubbliche dei distretti in cui vivono.
Obama ha grande abilità nell’articolare una visione del futuro dell’America che è di grande ispirazione per la società civile. Lo ha fatto ripetutamente in campagna elettorale e lo ha fatto anche nei giorni scorsi in un discorso sul futuro della scuola. In un certo senso Obama incarna questo futuro. Ma le discariche della politica sono piene di idee meravigliose e visionarie che sono fallite perché male applicate. La visione di Bush di una società in cui ogni cittadino possedesse un’abitazione è finita nei mutui subprime rilasciati con criminale facilità per gonfiare i profitti dei banchieri. La visione di Obama di un’istruzione di qualità per ogni americano rischia di finire con quei ragazzi cui non sarà permesso di frequentare una scuola privata per garantire il posto agli insegnanti della scuola pubblica del ghetto in cui vivono.
Obama contro il bonus ai manager
SuperObama


Niente da fare. Il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti non è riuscito a bloccare i superbonus per i manager che hanno messo in ginocchio il gruppo Aig. Tutto ciò che ha ottenuto è una riduzione dei premi futuri.
Il presidente del gruppo assicurativo, Edward Liddy, ha comunicato alle autorità che la compagnia è legalmente obbligata a versare ai dirigenti i superbonus relativi al 2008, per un totale di 165 milioni di dollari. E poco importa che il consigliere economico del presidente Barack Obama, Larry Summers, abbia definito «oltraggiosa» la decisione.
Oltraggio legale. Il presidente del gruppo Aig ha spiegato al Tesoro che i superbonus erano previsti da accordi stabiliti ben prima della crisi finanziaria che ha portato la compagnia sull'orlo del fallimento. E il Tesoro americano, che ha stanziato 170 miliardi di dollari di aiuti federali per evitare il collasso del gruppo Aig, ha dovuto rassegnarsi. Lo stesso Summers ha commentato amaramente: «Siamo uno stato di diritto, i contratti vanno rispettati».
Tagli per il 2009. Le cose dovrebbero cambiare, però, per il futuro. Secondo quanto annunciato dai vertici del gruppo Aig, i bonus relativi al 2009 saranno tagliati di almeno il 30% e i top manager di Aig Financial Products - la filiale con base a Londra responsabile del buco in bilancio - avranno una retribuzione annua simbolica di un dollaro, mentre per tutti gli altri impiegati della filiale ci sarà una taglio del 10 per cento. Le altre forme di compensazione "no cash" (non in denaro) verranno ridotte o eliminate.

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