Cultura & Attualità
Lettere da una guerra intelligente....
Messaggio del 03-01-2004 alle ore 03:46:11
no! purtroppo ce lo fanno vedere così... ma non è quello che vogliamo...
no! purtroppo ce lo fanno vedere così... ma non è quello che vogliamo...
Messaggio del 03-01-2004 alle ore 00:23:32
quello che mi stupisce di più è questo forte sentimento di patria, questo richiamo che il cittadino americano sente prima o poi e lo spinge ad abbandonare tutto quello che era, a buttarsi dietro le spalle la sua quotidianità, i suoi affetti…da dove arriva tutto questo? come è possibile?
in fin dei conti noi abbiamo un bel discutere sull’opportunità o meno di un conflitto, ma cos’è che smuove davvero quell’universitario ,“ansioso di servire il suo paese, pronto a morire per quegli ideali di cui si è innamorato”, ad imbracciare il fucile e partire per il fronte? è possibile sacrificare la propria vita (come se poi non fosse l’unica!) per un ideale? una volta che sarà carne per i vermi sarà l’onore di patria che lo farà resuscitare? non posso credere che sia solo questione di questa benedetta patria…oppure sì?
quello che mi stupisce di più è questo forte sentimento di patria, questo richiamo che il cittadino americano sente prima o poi e lo spinge ad abbandonare tutto quello che era, a buttarsi dietro le spalle la sua quotidianità, i suoi affetti…da dove arriva tutto questo? come è possibile?
in fin dei conti noi abbiamo un bel discutere sull’opportunità o meno di un conflitto, ma cos’è che smuove davvero quell’universitario ,“ansioso di servire il suo paese, pronto a morire per quegli ideali di cui si è innamorato”, ad imbracciare il fucile e partire per il fronte? è possibile sacrificare la propria vita (come se poi non fosse l’unica!) per un ideale? una volta che sarà carne per i vermi sarà l’onore di patria che lo farà resuscitare? non posso credere che sia solo questione di questa benedetta patria…oppure sì?
Messaggio del 02-01-2004 alle ore 22:18:26
Messaggio del 02-01-2004 alle ore 13:11:40
Lettere che i soldati mi hanno mandato…
di Michael Moore - traduzione a cura di Valerio
Con l’avvicinarsi delle festività, ho pensato un po’ ai nostri ragazzi che sono sotto le armi, in servizio in Iraq. Ho ricevuto centinaia di lettere dai nostri soldati – e mi raccontano qualcosa di molto differente da ciò che vediamo nei notiziari pomeridiani.
Ciò che mi dicono, spesso in maniera eloquente e con parole da spezzare il cuore, è che gli si è mentito – e questa guerra non ha nulla a che fare con la sicurezza degli Stati Uniti d’America.
Ho risposto e parlato al telefono con parecchi di loro ed ho chiesto ad alcuni se sarebbero stati d’accordo se avessi pubblicato le loro lettere sul mio sito, ed hanno acconsentito. Lo fanno a grosso rischio personale (potrebbero incorrere in misure disciplinari per l’esercizio del loro diritto di parlare liberamente). Li ringrazio per il loro coraggio.
Gorge Batton, caporalmaggiore del corpo dei Marine degli Stati Uniti, ritornato dall’Iraq in settembre (dopo aver servito nella Polizia Militare, compagnia Alfa), scrive ciò che segue:
“Sareste sorpresi a saper quanti ragazzi con cui ho parlato nella mia compagnia ed altre credessero che la paura delle armi di distruzione di massa di Saddam sia un mucchio di stronzate e che il vero motivo di questa guerra sia il denaro. C’era anche un bel po’ d’azzardo nel fatto che molte compagnie, non solo quelle dei marine, dovessero passare senza sufficiente equipaggiamento per compiere le loro missioni, quando hanno attraversato la frontiera. È stato un miracolo che la nostra compagnia abbia fatto ciò che ha fatto nei due mesi che siamo rimasti in Iraq durante la guerra… Ci era stato promesso il ritorno a casa per l’8 di giugno, ed abbiamo scoperto che era una bugia e siamo rimasti incollati a far missioni per altri tre mesi. Anche alcuni dei conservatori più estremisti nella nostra compagnia compreso il nostro compagno sergente artigliere hanno un sapore davvero amaro in bocca riguardo il corpo dei Marine, e forse anche al presidente Bush.”
Ecco cosa m’ha scritto lo specialista Mike Prysner dell’esercito degli Stati Uniti:
“Caro Mike, -- Sto scrivendo questa lettera senza sapere se mai arriverà… La sto scrivendo dalle trincee di una guerra (che prosegue ancora) senza sapere perché sono qui perché sono qui o quando me ne andrò. Ho fatto cadere statue e vandalizzato ritratti , portando una bandiera americana sulle maniche, e lottando per imparare come capire… Mi sono arruolato nell’esercito appena adatto alla leva, dopo aver rifiutato l’iscrizione ad una facoltà umanistica in un’università statale, ansioso di servire il mio paese, pronto a morire per quegli ideali di cui mi sono innamorato. Due anni dopo mi sono ritrovato momenti lontano da un atterraggio su una pista nera pece, pronto all’assalto dentro un paese cui non credevo di appartenere, con le tue parole (agli Oscar) che si ripetevano nella mia mente. Il tempo passato in Iraq è sempre stato trascorso nel trovare argomenti che convincessero me stesso che posso esser orgoglioso delle mie azioni; che sono parte di qualcosa di giusto. Ma non importava con quale argomento a favore della guerra salissi, mi immaginavo il mio sorridente comandante in capo, pensando che stava truffando una nazione…”
Un soldato semplice dell’esercito, ancora in Iraq e che vuole rimanere anonimo, scrive:
“Mi piacerebbe raccontarti quanto sia difficile prestare servizio sotto un uomo che non è mai stato eletto. Poiché è il presidente ed il mio capo, devo stare molto attento a chi e a cosa dico di lui. Per quanto concerne me una gran quantità… limitare la voce dei militari è limitare esattamente ciò per cui l’America sta in piedi… e la più grande percentuale di noi si sente completamente impotente. Continuamente mette i miei amici, la mia famiglia, e diversi altri in un tipo di pericolo che mi spaventa oltre il credibile. Conosco diversi altri soldati che provano lo stesso e discutono la situazione con me regolarmente.”
Jerry Oliver dell’esercito degli Stati Uniti , appena tornato da Baghdad, scrive:
“Sono appena tornato a casa dall’Operazione ‘Iraqi Freedom’. Ho passato 5 mesi a Baghdad, ed un totale di tre anni nell’esercito degli Stati Uniti. Sono stato recentemente congedato con valore onorabile e sono ritornato negli Stati Uniti solo per essere terrorizzato da ciò che ho visto capitare al mio paese. Ora ho 22 anni e ho scoperto che l’America è un posto così complicato per viverci, e di più, gli americani sono quasi dimentichi di cosa sta accadendo al loro paese. L’America sta diventando ‘1984’. La Sicurezza interna ci sta insegnando a spiarci l’un l’altro e a costringerci a divenire antisociali. Gli americani stanno volontariamente sacrificandole nostre libertà nel nome della sicurezza, la stessa Libertà in linea con la quale volevo porre la mia vita. La costituzione è a rischio. Come ha detto il generale Tommy Franks (demolito, ovviamente) Un altro attacco terroristico e la costituzione non avrà più significato.”
E uno specialista nell’esercito degli Stati Uniti mi ha scritto questa settimana riguardo la cattura di Saddam Hussein:
“Uauh, 130.000 militari sul campo, circa 500 morti e più di un miliardo di dollari algiorno, ma hanno preso un tizio in una tana. Sono forse abbagliato?”
Ci sono molte di queste lettere, dritto dai soldati che sono stati di fronte alle linee ed hanno visto di prima mano cos’è veramente questa guerra.
L’ho anche udito dai loro amici e parenti, e da altri veterani. Una madre che scrive in favore di suo figlio (il cui nome abbiamo nascosto) ha scritto:
“Mio figlio ha detto che il peggio è stato dalla ‘fine’ della guerra. Ha detto che ai soldati sono state date nuove regole di ingaggio, e che devono ‘portar via’ qualsiasi persona che aggredisca gli americani, anche se avessero esito in danni ‘collaterali’. Sfortunatamente, ha dovuto uccidere qualcuno per autodifesa e gli è stato detto dal suo ufficiale in comando ‘Bel colpo’.
Lettere che i soldati mi hanno mandato…
di Michael Moore - traduzione a cura di Valerio
Con l’avvicinarsi delle festività, ho pensato un po’ ai nostri ragazzi che sono sotto le armi, in servizio in Iraq. Ho ricevuto centinaia di lettere dai nostri soldati – e mi raccontano qualcosa di molto differente da ciò che vediamo nei notiziari pomeridiani.
Ciò che mi dicono, spesso in maniera eloquente e con parole da spezzare il cuore, è che gli si è mentito – e questa guerra non ha nulla a che fare con la sicurezza degli Stati Uniti d’America.
Ho risposto e parlato al telefono con parecchi di loro ed ho chiesto ad alcuni se sarebbero stati d’accordo se avessi pubblicato le loro lettere sul mio sito, ed hanno acconsentito. Lo fanno a grosso rischio personale (potrebbero incorrere in misure disciplinari per l’esercizio del loro diritto di parlare liberamente). Li ringrazio per il loro coraggio.
Gorge Batton, caporalmaggiore del corpo dei Marine degli Stati Uniti, ritornato dall’Iraq in settembre (dopo aver servito nella Polizia Militare, compagnia Alfa), scrive ciò che segue:
“Sareste sorpresi a saper quanti ragazzi con cui ho parlato nella mia compagnia ed altre credessero che la paura delle armi di distruzione di massa di Saddam sia un mucchio di stronzate e che il vero motivo di questa guerra sia il denaro. C’era anche un bel po’ d’azzardo nel fatto che molte compagnie, non solo quelle dei marine, dovessero passare senza sufficiente equipaggiamento per compiere le loro missioni, quando hanno attraversato la frontiera. È stato un miracolo che la nostra compagnia abbia fatto ciò che ha fatto nei due mesi che siamo rimasti in Iraq durante la guerra… Ci era stato promesso il ritorno a casa per l’8 di giugno, ed abbiamo scoperto che era una bugia e siamo rimasti incollati a far missioni per altri tre mesi. Anche alcuni dei conservatori più estremisti nella nostra compagnia compreso il nostro compagno sergente artigliere hanno un sapore davvero amaro in bocca riguardo il corpo dei Marine, e forse anche al presidente Bush.”
Ecco cosa m’ha scritto lo specialista Mike Prysner dell’esercito degli Stati Uniti:
“Caro Mike, -- Sto scrivendo questa lettera senza sapere se mai arriverà… La sto scrivendo dalle trincee di una guerra (che prosegue ancora) senza sapere perché sono qui perché sono qui o quando me ne andrò. Ho fatto cadere statue e vandalizzato ritratti , portando una bandiera americana sulle maniche, e lottando per imparare come capire… Mi sono arruolato nell’esercito appena adatto alla leva, dopo aver rifiutato l’iscrizione ad una facoltà umanistica in un’università statale, ansioso di servire il mio paese, pronto a morire per quegli ideali di cui mi sono innamorato. Due anni dopo mi sono ritrovato momenti lontano da un atterraggio su una pista nera pece, pronto all’assalto dentro un paese cui non credevo di appartenere, con le tue parole (agli Oscar) che si ripetevano nella mia mente. Il tempo passato in Iraq è sempre stato trascorso nel trovare argomenti che convincessero me stesso che posso esser orgoglioso delle mie azioni; che sono parte di qualcosa di giusto. Ma non importava con quale argomento a favore della guerra salissi, mi immaginavo il mio sorridente comandante in capo, pensando che stava truffando una nazione…”
Un soldato semplice dell’esercito, ancora in Iraq e che vuole rimanere anonimo, scrive:
“Mi piacerebbe raccontarti quanto sia difficile prestare servizio sotto un uomo che non è mai stato eletto. Poiché è il presidente ed il mio capo, devo stare molto attento a chi e a cosa dico di lui. Per quanto concerne me una gran quantità… limitare la voce dei militari è limitare esattamente ciò per cui l’America sta in piedi… e la più grande percentuale di noi si sente completamente impotente. Continuamente mette i miei amici, la mia famiglia, e diversi altri in un tipo di pericolo che mi spaventa oltre il credibile. Conosco diversi altri soldati che provano lo stesso e discutono la situazione con me regolarmente.”
Jerry Oliver dell’esercito degli Stati Uniti , appena tornato da Baghdad, scrive:
“Sono appena tornato a casa dall’Operazione ‘Iraqi Freedom’. Ho passato 5 mesi a Baghdad, ed un totale di tre anni nell’esercito degli Stati Uniti. Sono stato recentemente congedato con valore onorabile e sono ritornato negli Stati Uniti solo per essere terrorizzato da ciò che ho visto capitare al mio paese. Ora ho 22 anni e ho scoperto che l’America è un posto così complicato per viverci, e di più, gli americani sono quasi dimentichi di cosa sta accadendo al loro paese. L’America sta diventando ‘1984’. La Sicurezza interna ci sta insegnando a spiarci l’un l’altro e a costringerci a divenire antisociali. Gli americani stanno volontariamente sacrificandole nostre libertà nel nome della sicurezza, la stessa Libertà in linea con la quale volevo porre la mia vita. La costituzione è a rischio. Come ha detto il generale Tommy Franks (demolito, ovviamente) Un altro attacco terroristico e la costituzione non avrà più significato.”
E uno specialista nell’esercito degli Stati Uniti mi ha scritto questa settimana riguardo la cattura di Saddam Hussein:
“Uauh, 130.000 militari sul campo, circa 500 morti e più di un miliardo di dollari algiorno, ma hanno preso un tizio in una tana. Sono forse abbagliato?”
Ci sono molte di queste lettere, dritto dai soldati che sono stati di fronte alle linee ed hanno visto di prima mano cos’è veramente questa guerra.
L’ho anche udito dai loro amici e parenti, e da altri veterani. Una madre che scrive in favore di suo figlio (il cui nome abbiamo nascosto) ha scritto:
“Mio figlio ha detto che il peggio è stato dalla ‘fine’ della guerra. Ha detto che ai soldati sono state date nuove regole di ingaggio, e che devono ‘portar via’ qualsiasi persona che aggredisca gli americani, anche se avessero esito in danni ‘collaterali’. Sfortunatamente, ha dovuto uccidere qualcuno per autodifesa e gli è stato detto dal suo ufficiale in comando ‘Bel colpo’.
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