Messaggio del 05-02-2004 alle ore 06:39:15
(Considerazioni sulla poesia "Nel carcere di Ginevra", di G. Pascoli)
Quel che più mi ha colpito, nelle rime composte dal Poeta in relazione all'assassinio della principessa Elisabetta, è il senso quasi "divino" di pietà che Pascoli mostra nei confronti di questa "infelice umanità" e quindi, in definitìva, anche nei confronti del Lucheni. Il poeta sembra quasi "costretto" dai vincoli, oltre che della Legge formale anche di quella della umana convivenza, a rimproverare e condannare.
"Non perché lo faccia, conosco il Male !"
Questo verso rivelatore, nonchè le ultime quartine, èlevano i sentimenti del Poeta al disopra dei comuni, umani modi di giudicare.
Anche se non con la decisione e la determinazione che avrei più apprezzato, egli ombreggia e manifesta così alcuni dubbi circa la certezza - ahimè, quasi universale - dell'esistenza del cosiddetto "libero" arbitrio. Inoltre in un paio di punti - allorquando il "parlante" (l'Ignoto) esterna il dubbio di essere lui, l'uccisore - sembra di capire che il poeta voglia stornare la responsabilità dal capo del Lucheni per ribaltarla, sia pure per interposta persona, su un Qualcuno molto, molto più in alto......
Aprire qui un discorso sull'effettiva sussistenza di un "libero" arbitrio mi sembra un'impresa, più che ardua, inutile. Come per l'esistenza di Dio o quella dell'anima, siamo nel campo di argomenti altamente opinabili e indimostrabili. Tutto sommato, potrebbe essere giusto l'atteggiamento agnostico che rinuncia a prendere posizione quando l' argomento è al disopra e al di fuori delle umane possibilità di comprensione e valutazione. Ma, tant'è, sono scorsi così tanti fiumi d'inchiostro sull'argomento, che qualche rigo in più non sarà poi così gran delitto !
E' ovvio che quanto esporrò ha carattere meramente speculativo e filosofico. "Primum vivere, deinde, philosophari !". E l'attuale "vivere", con Leggi formali che regolano e presidiano la civile e pacifica convivenza fra gli umani, non può prescindere da una personale responsabilità delle parole e delle azioni di un individuo. Anche se ciò non esclude che, in un futuro non si sa quanto lontano, i passi da gigante che stanno compiendo gli studi sul cervello umano e l'ingegneria genetica non possano pervenire a risultati tali da consentire la rettifica preventiva (o la modifica successiva) di quei gruppi di neuroni che presiedono alla formazione delle singole, personali concezioni del bene e del male. Alla "condanna" ed alla "espiazione" potrebbero così sostituirsi la "cura" e la riabilitazione "fisica" (ma, di fatto, anche morale), prima della reimmissione nel consesso umano.
La concezione della "irresponsabilità" (la parola non spaventi: è solo un'ipotesi para-filosofica) dell'essere umano è alquanto confortata dai recenti sviluppi degli studi neurologici e genetici. E' ormai opinione diffusa fra gli esperti che (anche se "il bambino non viene al mondo nè come automa geneticamente programmato, nè come una lavagna intonsa alla mercè dell'ambiente") "patrimonio genetico" e "ambiente" siano gli unici elementi all'origine di carattere, comportamento, capacità di giudizio, ecc. Tutte quelle caratteristiche, cioè, di tipo morale e non fisiche, dell'individuo. Molto grossolanamente, quindi, possono essere stabilite tre categorie, a seconda delle percentuali di accoppiamento delle due precitate caratteristiche:
a) patrimonio genetico buono e ambiente buono = ottimo
b) patrimonio genetico buono e ambiente cattivo)
) = mediocre
c) patrimonio genetico cattivo e ambiente buono )
d) patrimonio genetico cattivo e ambiente cattivo = cattivo
ovviamente, con infinite gradazioni intermedie.
E, poichè nè il patrimonio genetico nè l'ambiente dipendono da noi, scientificamente parlando il "libero" arbitrio non può esistere.
Molto più complicato il discorso, se effettuato dal punto di vista argomentativo ascientifico o, se vogliamo, strettamente filosofico.
Anzitutto, si sarà notato che ho sempre virgolettato la parola libero, ma non la parola arbitrio. Ciò perchè non è in discussione l'arbitrio (che meglio sarebbe chiamare scelta), quanto la libertà di fare una scelta anzicchè un'altra.
Bisogna intanto sgombrare il campo da un errore in cui spesso si incorre in discussioni di questo tipo. Non è in ballo tutto quel vasto gruppo di scelte che non implichino in alcun modo una valutazione di carattere etico. Nella scelta di mangiare questo o quello, di vestire così o colì, di andare o no a cinema e di quale film vedere, e via dicendo, è chiaro che siamo liberi (o quasi...?) di scegliere. E, comunque, anche se fossimo in qualche modo condizionati, ciò non avrebbe alcuna refluenza di natura etica. E' quando si passa a trattare e considerare i comportamenti, gli atteggiamenti e - soprattutto - i giudizi, che cominciano le difficoltà.
In genere, i sostenitori della "libera" scelta dicono: "Ma SE io voglio dire o fare questo o quello, posso farlo !".
Un'ultima considerazione, pratica per non dire spicciola. Non c'è una persona che io conosca (fra le sostenitrici del libero arbitrio) che non abbia detto, e più volte, in occasione del riconoscimento di un suo errato o, peggio, contraddittorio comportamento, la fatidica frase: "Sì, è vero, hai ragione, ma che ci posso fare....IO SONO FATTO COSI' ! ", dandosi l'altrettanto fatidica zappa sui piedi.
Per cui, la mia modesta opinione conclusiva (solo nel senso di finale, perché le argomentazioni in un senso o nell'altro potrebbero essere infinite, e quindi non conclusive) è che tutta la vita e i pensieri dell'uomo sono condizionati dal suo smisurato orgoglio. Orgoglio che lo ha portato ad aver concepito un Dio onnipotente e onnisciente, solo per poter dire: "Dio creò l'uomo a Sua immagine e somiglianza"
Il nocciolo della questione sta appunto nel fatto che il disconoscimento del "libero" arbitrio inferirebbe un colpo irrimediabile a tale sconfinato orgoglio e costringerebbe l'uomo a dover riconoscere che egli non è che un misero, infimo granello corpuscolare nella imperscrutabile storia della Vita e del Creato.
Ecco perchè - fra le tante cose che, come tutti i poeti, il Pascoli dice e non dice - trovo molto valida l'esortazione all'uomo affinchè rinunci all'orgoglio del giudizio e scelga invece la PIETA'. Come ho detto all'inizio, questa visione "superumana" dell'uomo quale entità condannata alla sofferenza - anche, e forse di più, quando e se ha inferto sofferenza - mi ha favorevolmente colpito perchè abbastanza vicina e corrispondente al mio modo di pensare.
Chi, dunque, più vittima fra la sventurata Sissi e lo snaturato Lucheni ?
'Ventura' e 'natura' sono originati da Caso e Creato: è solo una coincidenza ?
Messaggio del 05-02-2004 alle ore 14:45:35
Pienamente concorde circa la definizione dell'essere umano come consistenza corpuscolare, vittima di un disegno esistenziale fatto di caducità imminente, considero comunque alla stregua di un dono divino la possibilità che esso detiene di superare tale condizione atraverso l'"esercizio" della propria stessa esistenza.
Messaggio del 06-02-2004 alle ore 22:51:51
io penso ke si possa analizzare la questione (e nn è facile) solo cambiando radicalmente i ns strumanti culturali...le concezioni cristiane nn spiegano nulla del ruolo dell'Uomo nel mondo, e del suo rapporto con l'universo
Messaggio del 07-02-2004 alle ore 15:25:39
Invece io credo che di strumenti che abbiano un potenziale esplicativo oggettivo,riguardo a qualsiasi dilemma di tipo esistenziale,non ce ne siano,quindi,tanto vale la concezione cristiana,tanto vale qualsiasi altra.
Messaggio del 08-02-2004 alle ore 13:08:54
caro drago 1 , non mi sono fatto comprendere..il concetto di libero arbitrio x me nn esiste proprio...l'uomo è capace in teoria di esprimere tutte le sue potenzialità interiori, perkè qs nn dipendono da condizionamenti sociali o economici...d'altronde nn si può negare ke l'ambiente possa influire negativamente sulle ns aspirazioni...per cui nn ha senso parlare di arbitrio libero oppure no...in ogni caso sarebbe una mezza verità...l'unica è cercare di influire su ciò ke posso controllare, e accettare ciò ke nn si può...
Messaggio del 08-02-2004 alle ore 13:12:43
qs storia zen esemplifica ciò ke voglio dire
Un grande guerriero giapponese che si chiamava Nobunaga decise di attaccare il nemico sebbene il suo esercito fosse numericamente soltanto un decimo di quello avversario. Lui sapeva che avrebbe vinto, ma i suoi soldati erano dubbiosi.
Durante la marcia si fermò a fin tempio shintoista e disse ai suoi uomini: " Dopo aver visitato il tempio butterò una moneta. Se viene testa vinceremo, se viene croce perderemo. Siamo nelle mani del destino".
Nobunaga entrò nel tempio e pregò in silenzio. Uscì e gettò una moneta. Venne testa. I suoi soldati erano così impazienti di battersi che vinsero la battaglia senza difficoltà.
" Nessuno può cambiare il destino" disse a Nobunaga il suo aiutante dopo la battaglia.
" No davvero " disse Nobunaga, mostrandogli una moneta che aveva testa su tutt'e due le facce.
Messaggio del 08-02-2004 alle ore 13:28:43
bartam, la tua domanda nn può essere soddisfatta in poche righe (come quella su FN ke nn stò evadendo, ma semplicemente ha tanti aspetti da valutare)
la risposta si lega al perenne dibattito sull'esistenza di una verità assoluta conoscibile (aletheia in greco, cioè quella verità "non nascosta" percepibile, x fede, x razionalità? nn importa) oppure sull'esistenza di una verità non conoscibile se nn x intuizione, portando la propria mente a un livello ulteriore (estasi mistica? illuminazione? sogno? danza dei dervisci rotanti? anke qui nn importa) mentre tutte le verità del sistema - mondo sono semplici opinioni (dòxai)
le tue "fazioni" sono legate anke a una diversa gnoseologia: i primi ritengono ke il mondo possa essere conosciuto come veramente è, i secondi ritengono ke la mente percepisce la realtà come frammentata, me in effetti il mondo è uno, pertanto nn possiamo conoscerlo con la mente ke lo parcellizza.
ora se sono riuscito a spiegarmi, capirai come nel secondo modo di intendere, c'è una verità relativa razionale, nella quale vale il tuo ragionamento, ma bisogna sapere ke a un livello ulteriore nn razionale, indimostrabile e del tutto personale, questa ignoranza viene dissolta
Messaggio del 10-02-2004 alle ore 02:40:32
Da ciò che ho capito, bakunin, stai postulando l'esistenza di due dimensioni cognitive diverse, che comunque sia, in ultima analisi, vista sia la natura eterea dell'una (dimenione assoluta),sia la natura ipoteticamente pragmatica dell'altra(dimensione del sistema-mondo, universo delle doxai), vedrebbero ugualmente discutibile (in positivo o in negativo)il ruolo di entrambe le mie "fazioni". Correggimi nel caso abbia mal interpretato.
le concezioni cristiane nn spiegano nulla del ruolo dell'Uomo nel mondo, e del suo rapporto con l'universo
Bak hai mangiato pesante?
Ma se il cristianesimo non tratta altro!!!
L'uomo è intrinsecamente libertà, c'è stato uno scisma su questo punto.
Il reale problema è "cos'è libertà"?
Libertà è appartenere
Perchè "Ho si appartiene ad Uno o si è schiavi di tutto" (qua la mano Cicciolone )
Hai ragione Bak, l'uomo non è capace di essere non condizionato dalla realtà, ma perchè dovrebbe?
L'uomo non è estraneo a questa realtà, ne è una parte e come tale non può ridisegnarla.
L'errore dell'uomo è proprio il volersi far signore di una realta a cui lui appartiene.
Il pensiero razionalista, che tanti meriti ha a avuto nel assecondare la naturale tendenza dll'uomo nell'approfondire la conoscenza della realtà, dal microcosmo a l macrocosmo, dai quark, al Big Bang; ma ha tradito l'essenza stessa del rapporto uomo-realtà e della funzione dell'umana ragione, che non è quello di ridisegnare tale rapporto, ma di coglierne il senso
Messaggio del 10-02-2004 alle ore 11:28:44
bartam, in un certo senso hai capito, ma è vero solo per ki nn si evolve nel sistema "Ulteriore" (cioè quasi tutti noi) ..oltre ogni distinzione perde significato
facendomi forte del fatto ke nn siamo in uno stato teocratico come forse pensa anxa ( e d'altronde la mia educazione è stata cattolica, quindi nn credo di parlare senza conoscere...invece tu certamente non sai quello ke penso io, quindi al limite il presuntuose sei tu)
secondo me il cattolicesimo nn soddisfa nello spiegare il senso nel mondo...se a voi lo spiega sono felice per voi, d'altronde siamo nel mondo delle opinioni e la mia vale quanto la vostra ...
Messaggio del 10-02-2004 alle ore 11:32:31
e cmq libertà x me è poter effettuare una scelta libero da pregiudizi e passioni...
e io nn ho mai conosciuto persone + prive di libertà dei cattolici, schiacciati da precetti e ammonizioni
Messaggio del 10-02-2004 alle ore 11:40:39
E invece no bak!
Intendiamoci non dico che ci sia, forse la stragrande maggioranza, che vive i precetti come imposizione.
Ma sono cazzi loro!!
Tali precetti, come del resto tutta la struttura, compresi i sacramenti, sono semplicemente strumenti per esplicitare la propria libertà, naturalmente libertà intesa come ho detto prima
Messaggio del 10-02-2004 alle ore 13:35:21
Bak non è necessario essere in uno stato teocratico, nè tantomeno vorrei viverci, per capire qualcosa di teologia cristiana.
Bisogna solo volerlo capire, non per arrivare a credere, ma per conoscere un qualcosa che fa parte della realtà che vivi come qualsiasi altra.
Non è presunzione aver scelto liberamente di sostenere 4 esami universitari di teologia in una facoltà di giurisprudenza (come si fa in Germania che non è uno stato teocratico mi pare), è voglia di sapere e di non lasciarsi opprimere dal relativismo.
Messaggio del 10-02-2004 alle ore 14:23:20
sono contento per te anxa..ciò nn toglie ke per me la teologia stà alla spiegazione del ruolo dell'uomo nell'universo come la carta dei vini di un famoso ristorante a una sana ciorva a base di brunello ... a meno ke tu nn sia convinto ke i pensieri su dio siano dio, e ke soprattutto dio sia davvero come noi lo pensiamo, in qs caso nn so davvero ke dirti...
a dean dico ke le religioni sono essenzialmente espressioni culturali, con un perkè strutturalmente posizionato in un dato spazio e tempo...questo nn lo dico nemmeno io, ma parlandosi di teologia lo diceva albert schweitzer il quale sosteneva ke nn è necessario teorizzare l'esistenza di dio per essere cristiani (sic!), e prima ancora un cattolico come meister eckhart, il quale riteneva ke ci fosse differenza tra il "concetto di dio" e dio, e in qs senso, diceva sempre lui, solo nn cercandolo lo si trova realmente...un maestro zen diceva invece: se incontri il budda, uccidilo!
questa è l'interpretazione + alta della spiritualità, molto diversa dal fatto di riportare certe idee apparentemente agnostiche al razionalismo, ke invece è ugualmente falso come i precetti religiosi (è necessario aggiungere: secondo me? )perkè ciò ke viene partorito dalla mente nn può aver valore assoluto
Messaggio del 10-02-2004 alle ore 20:48:09
E questo valore assoluto donde proverrebbe allora? Il fatto di ipotizzarlo non ti suggersice che potrebbe comunque trattarsi di un parto della mente?
Messaggio del 10-02-2004 alle ore 22:59:44
qs ke tu kiami valore assoluto (io dico: ulteriore) nn proviene...è eterno innominabile incomunicabile, ma se ne può fare esperienza, e noi lo conosciamo indirettamente così, attraverso i racconti di ki ha speriomantato
la seconda domanda è interessante: infatti i sostenitori di qs concezione dicono che proprio nulla esiste perkè è il parto della mente...ma nn bisogna intenderlo in senso letterale...nulla esiste solo perkè nn siamo certi ke quello ke vediamo sia la realtà come davvero è...è un paradosso, indubbiamente, ma la realtà è paradossale x definizione
Messaggio del 10-02-2004 alle ore 23:25:36
siamo quindi giunti all'affermazione vera fino a prova contraria: la realtà è paradossale per definizione...
Messaggio del 10-02-2004 alle ore 23:35:19
nn è un'affermazione apodittica, bartam...basta ke leggi qualke resoconto degli studi subatomici, ke dai uno sguardo al principio di indeterminazione di heisemberg, oppure al teorema di Godel, e ti rendi conto ke lo schema soggetto - oggetto nn funziona + da qualke decennio
Messaggio del 11-02-2004 alle ore 00:16:19
si ma teorizzare l'opinabilità di qualsiasi certezza, attraverso l'utilizzo di teoremi, non significa comunque sia stabilire un'ulteriore assioma per poi appigliarvisi?
Messaggio del 11-02-2004 alle ore 00:37:07
un teorema regge se dimostrato...cmq nn sei affatto obbligato a credere a ql ke dico...in fondo anke le mie sono falsità
Messaggio del 11-02-2004 alle ore 00:44:40
tra l'altro un teorema è qualcosa appunto di dimostrabile..l'assioma se ben ricordo è una premesssa indimostrata, ma evidentemente vera
Messaggio del 11-02-2004 alle ore 00:50:16
... è per questo che credo in Dio, bakunin; sono aperto a qualsiasi dissertazione in tema, ma, alle conclusioni, preferisco non cadere nel nihilismo.
Messaggio del 11-02-2004 alle ore 00:55:09
l'assioma è una premessa che non necessita dimostrazione poichè ritenuta aprioristicamente vera. praticamente Dio stesso potrebbe essere ritenuto verità assiomatica. Sottolineo potrebbe. ------------------------------------------------- Editato il 00:56:20 11/02/2004 da bartam
Messaggio del 11-02-2004 alle ore 01:01:38
il nichilismo consiste nel credere ke la verità nn esista a nessun livello...nn è qs il caso bartam..io dico solo ke a qs livello è indimostrabile, tuttavia c'è...
tanto è vero ke qs modo di pensare nn è nichilista, ke è stato teorizzato da una scuola filosofica buddista...
Messaggio del 11-02-2004 alle ore 09:12:30
Bak per essere cristiani non serve Dio basta Cristo, ma avendo lui parlato del Padre, un cristiano non può far altro che accettarlo per fede, essendosi voluto indimostrabile.
Chi non accetta questo sarà qualcos'altro, ma non è Cristiano.
Ma questo non toglie, anzi, che il cristianesimo dia una via "Io sono la Via, la Verità e la Vita", all'interpreatzione del reale, non per tutti naturalmente
Messaggio del 14-02-2004 alle ore 16:05:07
A mio parere il problema del libero arbitrio può essere risolto soltanto se si procede ad una rifondazione degli assunti di base da cui si parte. Mi spiego: il libero arbitrio non è altro che una necessità logica, necessaria e voluta dai padri fondatori del cristianesimo, per garantire una coerenza (?) filosofica a tutto l'apparato del credo cristiano. Senza queste "scappatoie logiche" (dogmi), la filosofia cristiana presenterebbe delle notevoli incongrunze e problematiche di natura logica e razionale. In un sistema che prevede l'esistenza di un dio assoluto, perfetto, scevro da qualsiasi difetto, infinito ed universale, pertanto completamente separato dalla sua creatura mortale/perfettibile si rendono effettivamente necessari degli aggiustamenti logici del tipo del libero arbitrio se non altro per poter fornire delle risposte ai facili dubbi di natura razionale che un tale sistema impone. Nelle tradizioni orientali (taoismo in particolare), invece questo problema non sussiste in quanto l'universo è interpretato come un sistema dinamico oscillante continuamente tra due "poli" opposti ma interdipendenti e necessari l'uno all'altro. E' l'immagine del pendolo, che trova il suo equilibrio proprio nel movimento di oscillazione. Nulla è in stasi, la Vita è movimento e, di conseguenza, mutamento. Il "male" consite nell'assenza di questo movimento e non nell'esitenza di un polo negativo (che in quest'ottica non ha niente di etico). Ecco perchè i due opposti vengono chiamati Yin e Yang ovvero maschile e femminile (in senso assoluto), ovvero nature diverse (maschio/femmina, attivo/passivo, bianco/nero) ma un unica natura che diventa quindi divina. Ecco perchè nel famosissimo canto del guerriero (bagavad gita) della tradizione bramanica, il dio incita il guerriero arjuna ad intraprendere comunque la battaglia anche se ciò implica apparentemente una scelta eticamente non corretta (l'uccisione dei propri congiunti schierati nell'esercito avversario). Ovviamente tutto ciò in chiave cristiana è inaccettabile, in quanto la salvazione è prevista come ricompensa finale ad una vita eticamente virtuosa. Questo ovviamente comporta la necessità di giustificare "logicamente" la presenza del "male" (se esite un "bene" perfetto a cui tendere, vuol dire che esite dall'altro lato il "male" da evitare), e della apparente possibilità di scelta che viene concessa agli uomini.
Scegliendo il bene a tutti i costi non si fa altro che richiamare (per la legge dell'equilibrio) il male a tutti i costi. Ovviamente questo in termini assoluti, ovviamente apparentemente in contrasto con i termini umani. Ma anche qui bisogna adottare lo stesso approccio "filosofico". In un sistema dove l'uomo è il centro dell'universo (cristianesimo) ovviamente non è possibile accettare una scelta apparentemente non etica (Arjuna che partecipa alla battaglia uccidendo i suoi famigliari), ma in un sistema dove l'uomo è solo uno dei componenti della vita, necessario all'equilibrio dell'universo ma non insostituibile, allora diventa possibile se non addirittura auspicabile, un superamento dell'ottica di tesi/antitesi a favore di una di natura sintetica.
Messaggio del 14-02-2004 alle ore 16:07:40
ma a questo punto chi mi fa il riassunto delle puntate precedenti senza ch'io perda un pomeriggio per rileggermi tutto il 3D?
Messaggio del 16-02-2004 alle ore 04:11:48
...Anima Mundi, nulla, nel cristianesimo, allude, se non secondo un'ottica puramente allegorica, alla centralità dell'uomo nell'universo. La stessa imminente eventualità del libero arbitrio assale la figura dell'uomo rendendolo "lottatore solitario" destinato alla speranza e alla comunione come via di salvezza, ma mai, efettivamente, essere prediletto, unico cardine dell'universo.
Tutte le religioni alla fin fine intepretano l'esistenza attraverso metafore simili a quella che citi.
Ma è l'Evento Cristico che dona al cristianesimo la sua nota di unicità...
Messaggio del 16-02-2004 alle ore 07:47:16
Ora non ricordo esattamente i passi, ma ci sono diversi punti nelle sacre scritture nelle quali si legge che è l'uomo la figura centrale, il perno attorno al quale ruota l'universo. A cominciare da quando dio padre lo pone nel giardino dell'eden e gli dice di dare un nome a tutti gli animali e a tutte le piante. E cmq è soltanto dopo le "aperture" dei due concilii vaticani che si è avuta una svolta nell'interpretazione delle scritture nel senso della non assoluta centralità e supremazia dell'uomo rispetto a tutto il resto del creato. Per molto tempo non è stato affatto così. Basta pensare al fatto che addirittura nei primissimi anni alcuni cristiani giunsero perfino a negare alla donna un'anima! E cmq ancora oggi gli animali ad esempio, vengono considerati quasi una sorta di creature di serie B.
Per quanto riguarda l'originalità dell'evento cristico (l'alfa e l'omega universale), secondo me può essere interpretata nel modo seguente. Un uomo divinizzato che non solo riscatta l'anima, ma anche il corpo dalla corruzione ultima alla fine dei giorni (ed questa la novità ed il motivo del successo del cristianesimo). Prima di allora mai era stata promessa la risurrezione della carne oltre a quella dello spirito. L'ortodossia inoltre ci mostra un uomo a immagine e somiglianza di dio, un essere inteso come una assoluta perfezione ma sempre in termini e secondo parametri chiaramente umani: ovvero immortale, onnipotente, buono tanto è vero che è lo stesso Gesù ad avere queste caratteristiche in quanto figlio di dio. In oriente questo non è mai accaduto bartam. Nelle tradizioni orientali non si parla mai di divinizzare l'uomo, bensì di un uomo cosmico, ovvero di un essere umano che, avendo compreso l'effettiva ed essenziale unità con l'universo e le sue leggi, non teme di perdere il corpo al momento della morte, poichè egli sa che la vita non è fissità, bensì mutamento. Inoltre nelle tradizioni orientali l'alternanza degli opposti non è solo una matafora interpretativa dell'esistenza come dici tu bartam, bensì è l'esistenza stessa. Non c'è bisogno di inventare scappatoie razionali per giustificare il male (o quello che gli uomini percepiscono come tale). In effetti volendo assolutizzare, si può quasi dire che il male, l'eterno avversario contro cui lottare non esiste affatto. In oriente i saggi lottano contro la non-comprensione, contro la non-conoscenza poichè sono queste ultime che impediscono all'uomo di raggiungere la tanto agognata unità divina. Nel cristinesimo (l'uomo divinizzato) bisogna lottare contro un non meglio precisato "male" (aspetto eticamente negativo dell'universo) cercando di superarlo in ogni momento. Nelle tradizioni orientali (uomo cosmico) l'aspetto negativo (che non assume mai un senso etico) è solo un aspetto della legge divina.
Messaggio del 16-02-2004 alle ore 10:12:50
condivido perfettamente animamundi
si potrebbe sintetizzare tutto dicendo ke x i cristiani il male e il bene sono elementi oggettivi (radice dell'intolleranza, o anke della nn meno perniciosa tolleranza, perkè alla fine vuol dire cmq sopportare chi nn la pensa come te)...mentre il saggio sa ke i concetti di bene e male esistono solo nella testa di chi li formula, ma nn nella realtà che è mutevole e nn conoscibile con gli strumenti della razionalità...
Messaggio del 16-02-2004 alle ore 11:43:47
Bak il BENE E' oggettivo, va al di là delle intenzioni dell'uomo, che può solo tendervi e dalla dialettica con questo Bene Assoluto che esplica la dinamica del Libero arbitrio che consente all'uomo di accettare e perseguire tale BENE, la dialettica non l'ha mica inventata Marx.
Per quanto riguarda il Male esso è la semplice negazione del Bene, quindi sempre frutto del Libero Arbitrio (e pure la negazione di Dio ebraica dopo la Shoah è sistemata)
Messaggio del 16-02-2004 alle ore 13:56:02
questa è una semplice idea, Dean...se invece di ripetere concetti teologici ti dedichi a osservare la realtà ti accorgi ke bene e male sono 2 concetti con la quale la coloriamo arbitrariamente in base alle nostre personali convinzioni...
gli esempi sono clamorosi, vedi la shoah ke per noi è un male assoluto, e per tanta gente al contrario, una buona cosa sfortunatamente nn completata...il fatto è lo stesso, la valutazione diversa...semplice, no?
Messaggio del 19-02-2004 alle ore 02:23:46
Anima Mundi, in riferimento all'eden ti parlavo appunto di una visione dell'uomo/cardine attuata in chiave allegorica.
Messaggio del 19-02-2004 alle ore 09:45:59
Bartam, appunto è un allegoria della superiorità dell'uomo sul resto del creato, cosìccome nella stessa maniera dio è superiore all'uomo. Ma è esattamente da ciò che nasce l'esigenza di di soluzioni logiche tipo libero arbitrio etc etc.