Cultura & Attualità

L'INFERMO vi segnala L'INFERMO
Messaggio del 24-03-2009 alle ore 23:17:38
Venerdì 27 marzo ore 21 presso il Teatro Studio di Lanciano andrà in scena L'INFERMO di e con Stefano Angelucci Marino tratto dal romanzo "Trionfo della Morte" di G. D'Annunzio. L'INFERMO (che ha debuttato a Caserta il 25 gennaio 2009) è un monologo su D'Annunzio fuori dai soliti schemi; Angelucci Marino interpreta infatti Giorgio Aurispa in una maniera "nuova", nel senso che normalmente le operazioni su D'Annunzio puntano tutto o quasi tutto sull'aulico, sugli estetismi, sul vivere inimitabile del Vate e via dicendo. Angelucci invece, fedele al suo percorso, ha messo in piedi un lavoro dove il protagonista per esempio, Giorgio Aurispa, è sì delicato, intellettuale e sensibile, ma anche un essere timoroso, insicuro, terreno, con l'accento della terra d'origine, che ne fa un certo modello d'intellettuale meridionale a Roma di fine '800, un essere capace di stupirsi e di stupire. Non più quindi l'oleografia dell'Aurispa delicato e determinato, meditativo e sicuro che certi ammiratori indefessi dell'opera del Vate vendono e rivendono, confondendo l'opera di D'Annunzio con l'immagine e la vita di D'Annunzio stesso.
In scena troviamo Giorgio Aurispa seduto su un divano d’epoca, siamo nel 1894. Giorgio Aurispa è un intellettuale capace di sottilissime analisi, ma debole e irresoluto nei frangenti più decisivi, segnato da una intrinseca, originaria incapacità a vivere.

Tutto quello che doveva accadere è già accaduto. Giorgio racconta- rivive la sua storia per gli spettatori, ed è un racconto malato, ossessivo, per frammenti. In questa narrazione tutta giocata tra realismo e visionarietà, si arriva ad assistere sul palcoscenico alla materializzazione di ambienti,sogni,persone,suoni e voci che rimandano a parte dei contenuti del vissuto e dell’immaginario di Giorgio.

Un attento ed originale disegno drammaturgico riportato in un complesso lavoro di scrittura scenica. Sotto il segno di un’apparente linearità narrativa, si strutturano una serie infinita di piani diversi. Le geometrie di un rapporto famigliare malato delineano un universo di difficoltà, di cadute, di impossibilità, di limitazioni. La nitidezza espressiva di tutto il progetto e la forte intensità dell’interpretazione rendono appieno la fitta dinamica delle relazioni.

Ossessioni tragiche, oscure neurosi, selvagge nefandezze e fantasie oniriche, bagni di sangue e cupidigie irriducibili, voglie di vendette e languori splenetici attraversano la produzione letteraria e teatrale dannunziana mettendole i coturni, innalzandola cioè verso aure sublimi o sprofondandola in notturni deliri: d’Annunzio pretende infatti un teatro,una rappresentazione inverosimile, innaturale, mitica,per sfuggire ai condizionamenti della scena quotidiana. Mito, dunque, in quanto condensazione / spostamento del reale, il che implica un’ulteriore manifestazione del travestimento.

La tensione allo scacco, di questo si vuole raccontare, di questa particolare tensione vogliamo rendere testimonianza con questo spettacolo. La tensione allo scacco è il punto di fondo delle opere narrative e teatrali di Gabriele d’Annunzio, proprio in contrasto con il progetto di rivincita e di conquista che appartiene al superuomo.

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