Cultura & Attualità
Ecco un bell'articolo de l'Espresso su cui riflettere:
Lo sviluppo non si compra al mercato globale
La mancanza di una ideologia spinge i governi a soluzioni miracolistiche che poi si rivelano tragicamente inutili Uno dei più sorprendenti paradossi del nostro tempo è, da un lato, l'evidente constatazione che i problemi di sottosviluppo sono sordi a soluzioni rapide e improvvisate, dall'altro, l'assoluta normalità con la quale i politici promettono invece soluzioni rapide e improvvisate al solo fine di essere eletti.
Buon senso e anni di sperimentazione dimostrano che le soluzioni celeri non risolvono i problemi sociali, specialmente nei paesi poveri. Non c'è mai un fattore dominante che spieghi perché nelle zone povere del mondo gli ospedali siano sempre a corto di medicine, perché ciò che ha luogo nelle scuole o nei tribunali rassomigli sempre meno all'istruzione e alla giustizia o ancora perché le agenzie governative siano incapaci di assolvere le funzioni per le quali sono state fondate.
Ci sfugge anche il motivo in base al quale alcuni Paesi hanno più successo di altri. Perché ad esempio la Malesia è riuscita a fare molto di più delle Filippine o perché il Cile è stato migliore del Perù? Perché l'Italia settentrionale è più prospera di quella meridionale? Nessuno lo sa veramente. Non lo sanno gli economisti vincitori di premi Nobel, non lo sanno i sociologi migliori del mondo, e certo non lo sanno i politici. La corruzione, la cultura, la mancanza di denaro, l'ingerenza straniera, la storia, gli interessi costituiti, troppo mercato, troppo governo, troppi conflitti sociali, leggi sbagliate o semplicemente la politica, sono alcune delle indolenti spiegazioni che vengono offerte come argomentazioni.
A rotazione, uno o più di uno fra questi fattori vengono scelti come imputati e per un certo periodo di tempo vengono additati come il vero ostacolo al progresso, come punto su cui convergono tutti gli sforzi che mirano a sradicare il problema. Questo fino a che, ovviamente, un diverso gruppo politico non decida di privilegiare una nuova e più efficace spiegazione, spesso al solo scopo di destituire il partito politico in quel momento al potere.
Si tratta di un modello universale e assai diffuso, nonostante il fatto che la povertà, l'ineguaglianza, la carenza di istruzione e sanità, e i mali del sottosviluppo si siano dimostrati sordi a soluzioni concepite per produrre rapidi risultati. La verità è che le soluzioni precipitose spesso tendono ad aggravare i problemi piuttosto che a risolverli.
Negli ultimi anni è diventato di moda considerare l'istruzione come causa fondamentale della povertà e ovunque nel mondo premier e capi di Stato si autodefiniscono 'presidente dell'istruzione'. Ora sappiamo che spendere denaro in scuole e ospedali può essere utile per dare una spinta a breve termine, tuttavia è ampiamente provato che qualunque miglioramento sistematico all'istruzione non può essere semplicemente comprato. Nonostante tutto, la domanda di soluzioni rapide e immediate sta crescendo un po' ovunque. E quindi è del tutto naturale che anche l'offerta sia in aumento: politici, esperti, legislatori, autori e guru di ogni tipo sono pronti a fornire soluzioni immediate a problemi che non possono essere risolti in modo immediato.
Da questo punto di vista appare evidente che la risorsa di cui la maggior parte dei Paesi scarseggia è la pazienza. Gli elettori non sono disposti ad aspettare il tempo necessario a formulare soluzioni vere e durature, come riformare l'istruzione ad esempio. Le ragioni di una simile impazienza sono molteplici. L'impatto delle nuove tecnologie di informazione come Internet, il comprovato calo di fiducia nelle istituzioni da parte dell'opinione pubblica (che siano queste il governo, il mondo degli affari, i media, la Chiesa, o l'intensificarsi dell'instabilità globale) possono aver contribuito al diffondersi di una riduzione dell'orizzonte temporale sul quale le singole famiglie, le grandi multinazionali e i governi confidano quando si trovano a prendere le loro decisioni. Ci si aspetta o si ha bisogno di risultati rapidi ed immediati.
L'elemento più importante è che, in questa compressione dell'orizzonte temporale, l'ideologia acquisisce un'influenza sempre minore nella politica elettorale. L'ideologia è come la religione: se si crede si è disposti ad aspettare. Ovunque i mass media hanno strombazzato che l'ideologia rappresenta il principale strumento per reclutare sostenitori e guadagnare potere. Quindi i politici oggi hanno più sostenitori che credenti. Giacché i sostenitori non hanno un'ideologia che nutre la loro pazienza, i politici non possono permettersi il lusso di perseguire politiche che impiegano troppo tempo a produrre risultati. Da qui la caccia globale a soluzioni miracolose: fulgide e allettanti, ma alla fin fine tragicamente inutili.
dai ragazzi, nessuno di voi ha niente da dire?! Neanche una parolaccia o una faccina tipo bluerghhh...dai non ci posso credere...
un riassuntino???
e dai su fate un piccolo sforzo...dopotutto è davvero interessante è vero cucciolo...è interessante....
il consumismo ha infestato tutto...
per il resto nulla di nuovo...
ottimo spunto...
forse è il "quote" che rende poco attraente la lettura...
però in fatto di contenuti l'articolo offre una giusta analisi delle contraddizioni del mondo...
poi oggi uno spunto su chi ha in mano l'operato di taluni paesi...i politici
il politico è stato sindaco, deputato, sottosegretario, ministro, presidente di enti. Ogni volta sapeva che il suo mandato sarebbe durato poco tempo, che, un giorno, uno dell'opposizione avrebbe disfatto quanto aveva costruito. Mi sono domandato dove trovasse la forza per ricominciare ogni volta con energia. Poi ho capito che non si è mai identificato con un compito, non ha mai pensato che il suo futuro dipendesse dallo svolgerlo bene. La carica gli serviva per inserirsi sempre più profondamente, organicamente, in una rete di poteri. Dove ha collocato i suoi uomini, ha creato una rete di scambi, di complicità, di clientele, di alleanze in cui continuerà ad occupare una posizione chiave, di cui tutti dovranno sempre tener conto. E' come il ragno al centro della sua tela.
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