Cultura & Attualità

L'omicidio di Cogne
Messaggio del 09-04-2002 alle ore 14:54:28
si è fatto di tutto sin dall'inizio per coprire il fratello di samuele, perchè in caso contrario sarebbe esploso uno scandalo terribile e l'italia intera sarebbe rimasta a bocca aperta davanti agli schermi. la realtà a volte e dura da accettare...
Messaggio del 03-04-2002 alle ore 15:45:42
un'istinto animale,un momento in cui il buio e l'incoscienza sovrastano e appenano la ragione....nn si sa..
Messaggio del 03-04-2002 alle ore 00:29:15
SI MA QUELL'ATTIMO A COSA è DOVUTO?
Messaggio del 02-04-2002 alle ore 13:09:54
e intanto qll'attimo ti cambia la vita
Messaggio del 31-03-2002 alle ore 16:35:11
Tutto può essere Franky, tutto può accadere in un attimo. Credo che l'attimo sia troppo gande per noi, e in un attimo di tanto in tanto potremmo semplicemente non essere più noi stessi. Mentre nell'attimo successivo potremmo annullarci o distruggerci per un rimorso senza pena.
Ciao.
Messaggio del 30-03-2002 alle ore 17:11:53
Mi è capitato di vedere madri al limite del collasso nervoso con 3 figli di cui uno piccolissimo e un'altro di 6-7 anni vivacissimo e quando dico vivacissimo vuol dire che non ti da mai un solo attimo di tregua. La madre con il piccolo in braccio totalmente stremata psicologicamente non aveva più un briciolo di buonsenso e solo la forza interiore la tratteneva dal tritare letteralmente il figlio più grande. Io credo che il discorso sia più semplice. Può succedere che si arrivi al punto di perdere la testa anche per un solo attimo, quanto basta per distruggere un'intera famiglia. Quello che ho detto non so se sia poi tanto diverso da quello che hai detto tu bizoit, magari è soltanto una spiegazione più pratica dei comportamenti umani.
Messaggio del 25-03-2002 alle ore 09:01:06
...ma questa pagina, carissimi, non nasce per giudicare Pacciani o la mamma di Samuele, giudicare caro Home non è il nostro mestiere anche se poi nel nostro interiore tutto ciò è inevitabile che accada, ma una cosa è l'idea che facciamo nostra, altra cosa è la divulgazione dell'idea, perchè una volta uscita dalla nostra sfera d'interesse è già diventata inesorabilmente sentenza.
Infatti quello di cui volevo parlaste è la totale assenza di certezza, certezza nel niente assoluto, neanche in seno al rapporto madre e figlio. Perchè per una Anna Maria Franzoni innocente, quest'anno abbiamo solo in Italia ben 26 donne madri reeconfesse di aver gettato o abbandonato a morte sicura i propri bambini appena nati.
Messaggio del 22-03-2002 alle ore 19:52:22
Penso anche che il caso Pacciani sia ben diverso da quello di cui stiamo parlando, molto piu' complicato da risolvere, anche questa volta ti specifico caro Home che questa e' la mia opinione.
Forse Pacciani non sara' il vero mostro di Firenze, ma se ben ricordi, con le figlie e la moglie non si e' comportato certo da SANTO, oppure anche questa volta vuoi dirmi che ho puntato il dito ingiustamente?????
Messaggio del 22-03-2002 alle ore 19:48:42
Ho espresso il mio parere, specificando che molti non la pensano come me, ma come tutti penso di poter dire quello che penso, e rimango della mia opinione, sicuramente non sara' giusta, ma io ho quesa idea.
Messaggio del 22-03-2002 alle ore 18:11:47
Additare la mamma come l'esecutrice dell'omicidio prima ancora che sia stata fatta chiarezza su quanto è avvenuto non mi sembra corretto.
Fino a prova contraria, in Italia, vige la presunzione di innocenza per la quale una persona è "innocente" fino a quando non ne si dimostri la colpevolezza in modo certo.
Troppi "mostri" sono stati additati come tali; magari persone innocenti che hanno visto la propria vita distrutta dai mass media e dall'opinione pubblica che, con troppa faciloneria, si sente in diritto di farlo!
Ma ne siete sicuri che Pacciani, il mostro che fa tanta paura, sia stato il mostro di Firenze? E' mai stato provato con certezza che fosse lui? E se non fosse stato lui?
E se qualcuno dicesse che sei tu il mostro, tu che non ai fatto niente, come ti sentiresti? Come ti sentiresti con le telecamenre e le dita puntate contro?
Io non so se Pacciani sia stato il colpevole di quegli efferati delitti, e nemmeno so se sia stata la mamma di Cogne ad uccidere il piccolo, ma sicuramente so che fino a quando non avrò prove certe a riguardo non me la sentirò di condannare qualcuno!
Che poi si possa dubitare di come venga assicurata la "certezza" dei fatti dal sistema giudiziario italiano...beh...è un'altra cosa!
Messaggio del 22-03-2002 alle ore 16:33:53
Si anche delle persone a noi piu' care non possiamo fidarci, e forse la cosa ci fa' soffrire più di azioni svolte di persone sconosciute.
Per me questo omicidio è già risolto, ci sono troppe coincidenze, almeno da quello che ho letto e sentito fino ad oggi questo e' il mio parere, la mamma si considera innocente, ma credo sia difficile nella sua situazione affermare il contrario......Molti la penseranno diversamente, ma non ci sono ne i motivi ne il tempo necessario perche' qualcuno potesse entrare e commettere un'azione così orrenda. Non credo neppure al fatto che lei abbia dimenticato, non mi sembra possibile, davvero, troppo facile come spiegazione, cavolo piu' ci penso e piu' questa situazione mi fa' star male, come si puo' uccidere un così piccolo bambino, ma non solo in questo caso, in tantissimi altri che succedono in continuazione.
Messaggio del 24-02-2002 alle ore 14:11:40
cose e situazioni di qsto genere lasciano sconvolti e atterriti..possibile che nn ci si possa fidare di noi stessi e dell'ambiente dove viviamo e cresciamo??'che perfino dell' amore dei nostri cari dobbiamo preoccuparci??
Messaggio del 22-02-2002 alle ore 18:14:05
Quello che riporto in parte è l'articolo di un noto settimanale italiano. Dopo averlo letto, non si è più quelli di prima...
"Quell'estremo orrore che uccide le certezze".
(Stefania Rossini)

Qual è la straordinarietà della drammatica vicenda di Cogne? Che cosa ci ha avvinto e annichilito di fronte alla possibilità (ventilata, sussurrata, ma tutta da provare) che il piccolo Samuele sia stato ucciso dalla mamma? Perché questa volta non si spegne l'interesse della stampa e non si quietano le nostre emozioni? Fatti simili sono accaduti altre volte. Tante. Prima e anche dopo Cogne. Già la settimana successiva alla morte di Samuele, una partoriente di Pistoia soffocava il suo piccolo e lo nascondeva in un armadio. Solo nell'ultimo anno, c'è la madre milanese che strozza con un collant la sua piccola Rachele di sei anni, la madre di Monterotondo che uccide a coltellate i due figli di sei e quattro anni, la madre di Belluno che getta il suo bimbo di cinque mesi in un laghetto, la madre torinese che pugnala a morte Noemi di quattro anni, la madre di Taranto che preme un cuscino sul piccolo Ciro di quattro mesi finché non smette di piangere. Ogni volta poche righe sui giornali, spesso in cronaca locale. E poca emozione nel leggere la sgradevole routine della follia.

Infatti in tutti questi casi, e in quasi tutti gli altri degli anni passati, c'è sempre la rassicurante evidenza di una mente sconvolta. Le madri figlicide, se non tentano subito il suicidio, si fanno trovare ancora inebetite, spesso insanguinate, mentre balbettano le ragioni di un gesto che non ha ragioni. Altre sembrano sollevate, come per la fine di un incubo, e confessano placide l'omicidio. Non è andata così questa volta. Qui c'è una madre che dichiara la sua innocenza e grida pubblicamente il suo strazio per la perdita del figlio. Ma c'è anche il sospetto e, quale che sia la verità che verrà accertata, è dentro quel sospetto che intanto si agitano le nostre risposte e le nostre fantasie. Senza volerlo, la mamma di Samuele, nel suo dolore reale e nella tragica possibilità che abbia ucciso il suo bambino, ci mette di fronte al paradigma estremo della nostra ambivalenza affettiva.

Ci ricorda che non c'è negli uomini, come piacerebbe ai cuori semplici, da una parte l'odio e dall'altra l'amore. Tutto è intrecciato e confuso, specie il cosiddetto amore materno, che è impastato di aggressività, di gelosia e di rifiuto. Non c'è madre che non abbia esperienza di questo intreccio. Lo sanno quelle che, senza arrivare alla negligenza o alle percosse, conoscono i momenti rabbiosi in cui potrebbero far del male al figlio. E, in qualche misura, lo sanno anche quelle che nascondono la distruttività con comportamenti troppo premurosi: non mettono il neonato nel lettone per paura di schiacciarlo, non si avvicinano a lui con forbici o coltelli per paura di ferirlo, lo assillano di cautele per paura che si ammali. Il tutto quasi sempre nella normale difficoltà di un amore che sa costruirsi valide barriere all'odio.

Immaginare che, in una famigliola qualunque, quelle barriere abbiano improvvisamente ceduto, ci rende inermi e dubbiosi. Come un anno fa per Erika, che uccise madre e fratellino, traducendo in un orribile realtà le fantasie ostili di ogni normale adolescenza, il sospetto sulla premurosa mamma di Samuele ci spalanca gli occhi sulla fragilità dei nostri equilibri. E scuote la più radicata delle nostre illusioni: quella di essere padroni di noi stessi.
(E' abbastanza inquietante apprendere della morte di una creatura di pochi anni, quando ciò avviene per mano di una madre è ancor più inquietante. Eppure c'è l'oblio, un angolo di noi stessi che nemmeno noi conosciamo, un angolo buio, tetro, chiuso nella botola dello scantinato immaginale, dove guardare ci fa paura, dove pensare non abita lì. La paura ci sovrasta se pensiamo di non essere padroni di noi stessi).






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