Cultura & Attualità

moratoria industriale
Messaggio del 11-04-2009 alle ore 12:56:24
La ricostruzione e il ritorno ad una normalità accettabile passano per un solo canale: il lavoro.
Se non si ricostruisce un tessuto produttivo, non si garantisce alla popolazione abruzzese un reddito dignitoso, difficilmente questa regione potrà risollevarsi.
Già prima del sisma avevo, insieme ad altri, molti di più di quanto si creda, manifestato forti perplessità riguardo le politiche di sviluppo intraprese nella nostra regione dai politici al governo degli enti regionali. In particolare, da tempo si sono accesi campanelli di allarme riguardo il progressivo smobilizzo di numerosi inssediamenti industriali, di eccellente qualità, da parte di multinazionali ed imprese non abruzzesi che, a causa della atuale congiuntura e, specialmente nel campo petrolifero, per una governance del settore, diciamo così, approssimativa, stanno producendo un vuoto occupazionale e di know how industriale.
Le migliaia di cassintegrati nelle zone industriali e la chiusura con progressione esponenziale di piccole imprese, sono una realtà che oggi, con il terremoto, rischia di aggravare ill difficile procesos di ricostruzione.
Io credo che sia il momento, in una situazione così grave, di proporre un patto per mantenere e se possibile garantire per almeno un paio di anni il reddito degli abruzzesi, così da consentire loro, con le loro forze, dii ricostruire un possibile futuro per la regione.
Innanzi tutto credo sia da proporre a tutte le grandi imprese che operano nella regione una moratoria di almeno due anni rispetto a qulunque intenzione di delocalizzazione di impianti ed industrie garantendo in cambio una rinegoziazione attraverso specifici accordi di programma della politica industriale della regione.
Seconda iniziativa, impegnarsi alla creazione di almeno quattromila posti di lavoro con un reddito minimo di almeno 1200 euro in busta mensili per quanti appartengono a categorie non protette e che attualmente, a causa della crisi prima hanno perso il loro lavoro (o non ne trovano) ed ora con il terremoto non avrebbero nessuna possibilità di occupazione come di accesso agli ammortizzatori sociali. In particolare penso, anche per diretta esperienza, alle persone con più di quaranta/quarantacinque anni di età, al momento assolutamente tagliate fuori da qualunque opportunità di impiego.
Proviamo a vedere se in Abruzzo riusciamo a garantire almeno due anni di lavoro, qualsiasi, in qualunque settore ed in qualunque tipologia contrattuale, anche a provvigione, a questo numero minimo di persone.
Terza iniziativa, due anni di moratoria del patto di stabilità per gli enti locali e il perché mi sembra evidente, almeno per i comuni interessati dal terremoto.
Siamo una regione piccola, gli importi potrebbero essere finanziati attraverso il fondo sociale europeo e stanziamenti una tantum (basterebbe accorpare la data delle elezioni con il referendum per recuperare immediatamente i primi 400 milioni di euro).
Piuttosto che puntare sui contributi che potrebebro essere gestiti chissà come, io credo che gli abruzzesi debbano poter tornare a fare impresa e produrre reddito. L'Abruzzo deve tornare innanzi tutto autonomo dal punto di vista del lavoro, altrimenti, rischiamo di generare una regione assistita che dipenderà dai contributi altrui per un futuro troppo lungo.

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