Cultura & Attualità
Nanga Parbat
Messaggio del 21-05-2003 alle ore 00:55:21
vedendo un documentario stasera mi é venuto in mente di aprire un post sul "settimo cielo"!!
Il massiccio del Nanga Parbat, il cui nome originale è Diamir, il re delle montagne, rappresenta la colonna d’angolo occidentale dell’Himalaya, una serie isolata di picchi che sembrano generarsi dal nulla, circondato dai fiumi Indus e Astore, esposto alle bufere e ai venti che provengono dal Nord.
Il Nanga Parbat, il cui picco principale è alto 8126 metri, ha tre facce ampie e fra queste il versante Rupal rappresenta la più alta parete di ghiaccio e roccia al mondo.
Scoperto nel diciannovesimo secolo, il picco del Nanga è stato sempre considerato come uno dei cosiddetti “ottomila difficili” , dove alti sono stati i tributi umani degli alpinisti che qui si sono mossi alla ricerca dell’avventura e dell’emozione e senza troppa enfasi si può affermare che la sua storia alpinistica è senza dubbio una delle più epiche. Grandi spedizioni ed alcuni dei nomi più noti dell’alpinismo eroico si sono cimentati su questa grande montagna, magnifica e impegnativa al tempo stesso, con vie lunghe e tecniche sia sul versante Diamir, su cui sale la via normale, che sul versante Rupal.
A raggiungere per prima la sua vetta fu Herman Buhl, il 3 luglio 1953, con una straordinaria scalata solitaria di 17 ore, iniziata dal campo V, posto a 6900 metri. Sono associati al Nanga nomi storici come quelli di Mummery, Merkl, Kinshofer, Harre e Weissner, ma anche quello dei fratelli Gunther e Reinhold Messner, protagonisti di una tragica traversata “involontaria”, in cui Gunther perse la vita durante la discesa dalla parete Diamir, travolto da una valanga.
vedendo un documentario stasera mi é venuto in mente di aprire un post sul "settimo cielo"!!
Il massiccio del Nanga Parbat, il cui nome originale è Diamir, il re delle montagne, rappresenta la colonna d’angolo occidentale dell’Himalaya, una serie isolata di picchi che sembrano generarsi dal nulla, circondato dai fiumi Indus e Astore, esposto alle bufere e ai venti che provengono dal Nord.
Il Nanga Parbat, il cui picco principale è alto 8126 metri, ha tre facce ampie e fra queste il versante Rupal rappresenta la più alta parete di ghiaccio e roccia al mondo.
Scoperto nel diciannovesimo secolo, il picco del Nanga è stato sempre considerato come uno dei cosiddetti “ottomila difficili” , dove alti sono stati i tributi umani degli alpinisti che qui si sono mossi alla ricerca dell’avventura e dell’emozione e senza troppa enfasi si può affermare che la sua storia alpinistica è senza dubbio una delle più epiche. Grandi spedizioni ed alcuni dei nomi più noti dell’alpinismo eroico si sono cimentati su questa grande montagna, magnifica e impegnativa al tempo stesso, con vie lunghe e tecniche sia sul versante Diamir, su cui sale la via normale, che sul versante Rupal.
A raggiungere per prima la sua vetta fu Herman Buhl, il 3 luglio 1953, con una straordinaria scalata solitaria di 17 ore, iniziata dal campo V, posto a 6900 metri. Sono associati al Nanga nomi storici come quelli di Mummery, Merkl, Kinshofer, Harre e Weissner, ma anche quello dei fratelli Gunther e Reinhold Messner, protagonisti di una tragica traversata “involontaria”, in cui Gunther perse la vita durante la discesa dalla parete Diamir, travolto da una valanga.
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