Cultura & Attualità

QS COMUNISTI DEL FINANCIAL TIMES...
Messaggio del 30-12-2003 alle ore 22:53:07
A questo punto aggiungiamo anche i famosi giornali comunisti:
Le Monde e Sueddeutsche Zeitung, bilancio politico del Paese
"Per il premier solo gaffes, calo dei consensi, leggi ad personam"
"2003, anno-flop per Berlusconi"
La stampa estera boccia l'Italia
"Treni come cent'anni fa, città in tilt per un po' di neve
gli italiani meriterebbero qualcosa di meglio"

ROMA - Il governo Berlusconi? Una catastrofe. Figuracce internazionali, crollo dei consensi, leggi ad personam. In un Paese che va in tilt per un po' di neve, e dove i treni viaggiano come cent'anni fa. Ecco l'Italia e Berlusconi visti dalla stampa estera. In particolare dal francese Le Monde e dal tedesco Sueddeutsche Zeitung che tracciano un consuntivo dell'annata politica italiana 2003, e dell'operato del governo, lucido e dettagliato. Per giungere ad una sconsolata conclusione: gli italiani meriterebbero altro. Gli italiani, si precisa, non Berlusconi. Il quale, stando agli articoli dei due quotidiani, chiude l'anno in bellezza, con un bilancio economico più che positivo per quel che riguarda le sue società.

"Anno politico in rosso - scrive Le Monde - ma anno sempre ricco per Silvio Berlusconi". Il quotidiano francese spiega come il capo del governo abbia visto "erodersi il proprio consenso elettorale nelle elezioni regionali e amministrative svoltesi la scorsa primavera. L'anno - si legge - è stato inoltre contrassegnato da una presidenza di turno dell'Unione europea caratterizzata dalle sue gaffe, per non parlare del fallimento dei negoziati sulla costituzione".

Però, Le Monde osserva come il 2003 sia stato contrassegnato dal buonumore della Fininvest per i profitti accumulati: "il gruppo - è scritto nell'articolo - ha infatti guadagnato 1,7 miliardi di euro in borsa, con un progresso di dimensioni colossali pari al 28 per cento in confronto al 2002. Tutte le società controllate (Mediaset, Mediolanum e Mondadori) - conclude il quotidiano - aumentano di valore passando dai 5,96 miliardi di euro del 2002 ai 7,7 miliardi del 2003".


Ancora meno lusinghiera l'analisi del quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung. Che rispolvera l'antico principio dell'arte di arrangiarsi. "La resistenza di quella capacità, in Italia, è indiscutibile. Questo aspetto ha sempre salvato la società italiana dai momenti peggiori e dalle degenerazioni della politica".

Una capacità, quella di arrangiarsi, che secondo il giornale tedesco è "sempre più necessaria nell'Italia di oggi. Berlusconi ha ritenuto infatti più importante il varo del decreto per Retequattro, la depenalizzazione del falso in bilancio ed altre leggi ad personam che ben conosciamo, rispetto alle urgenze di un Paese che sta conoscendo un nuovo momento di crisi esemplificato dal caso Parmalat".

"Ma non è finita qui", incalza il Sueddeutsche: "il premier italiano, infatti, pensa già alle elezioni europee e per quella data ha intenzione di non rinunciare ad una sola cartuccia. A cominciare dalla modifica della legge sulla par condicio. Questo, quando l'altroieri il presidente della Commissione Europea, Romano Prodi, ha subìto un attentato per mezzo di un pacco bomba, rimanendo miracolosamente illeso.
Perché - si domanda il quotidiano - la posta del presidente della Commissione non viene controllata a dovere?".

Ecco l'Italia, in una sintesi impietosa: un Paese "che possiede treni che in alcuni tratti non superano i 100 chilometri orari come cento anni fa, che per 10 centimetri di neve va in tilt, e che per la caduta di un albero in Svizzera rimane senza energia. Gli italiani meritano altro".

La Repubblica
(30 dicembre 2003)


Messaggio del 30-12-2003 alle ore 22:49:50
...quante altre società stanno per saltare in aria come Cirio e Parmalat??? io direi quasi di premiare il falso in bilancio
Messaggio del 30-12-2003 alle ore 22:37:36

investite da noi perchè c'abbiamo le segretarie gnokke


ahhh, questa è la frase è la frase più bella del berlusca
Messaggio del 30-12-2003 alle ore 09:14:13
esattamente pouch..."investite da noi perchè c'abbiamo le segretarie gnokke !!!!"
altro che solidità e strumenti d'investimento moderni e all'avanguardia, altro che leggi severe ma giuste, insomma altro che politica mirata allo sviluppo...
cosce & barzellette: questa è la ricetta e poi mentre siamo impegnati a sbavare dietro i culi delle veline, quello lì ci fà un mazzo tanto!
Messaggio del 29-12-2003 alle ore 16:36:33
Sporco comunista di wolfgang munchau!!!!! ma in italia nn vi preoccupate,nn ce li abbiamo! ma abbiamo sempre le segretarie + belle!!!!na na na na na na
Messaggio del 29-12-2003 alle ore 14:51:18
su questo non ci piove proprio...
Messaggio del 29-12-2003 alle ore 14:31:05
e se cragnotti e tanzi fossero solo i primi ad avere i tesori nascosti sotto le sabbie delle Isole Cayman?
Messaggio del 29-12-2003 alle ore 14:29:03
certo che è interessante
e soprattutto è vero
e secondo voi chi paga???

mo ci declassano pure i bond dello stato, mi sembra giusto!

nn possiamo essere considerati alla pari di Olanda e Finlandia,loro i debiti nn sanno neanche cosa sono
perfetto!

finalmente si sono accorti che facciamo schifo proprio come sembra dai conti (debito,pensioni,pil,inflazione etcetc)


altro che rischio 0, i bond del governo dovrebbero pagare il 20% di interessi

...speriamo bene
Messaggio del 29-12-2003 alle ore 13:28:49
molto interessante...
Messaggio del 29-12-2003 alle ore 13:24:16
continua...

There is a price to be paid for bad government and for bad governance, and the Italian taxpayer and the global investment community will be paying it. Just as Mr Berlusconi's inept management of Italy's presidency of the European Union contributed to a crisis of confidence when EU leaders failed to agree on a new constitutional treaty, so he has helped introduce a climate in which corporate scandal is made more, rather than less, likely in Italy.

International investors should have taken notice some time ago. But instead of accepting their own gullibility, many prefer to lash out at the credit rating agencies. There is only some truth in their complaints.

Rating agencies rely on the validity of published accounts. On that basis, it was at least technically correct to award Parmalat bonds the lowest investment grade status. Standard & Poor's could not have spotted whether documents that showed assets in a bank account were false. Still, rating agencies carry some blame because they do not take a sufficiently conservative view of companies that provide anomalous information. When something does not make sense, when there is too much complexity, a paucity of information, or doubts about the integrity of management - in such circumstances, an agency should simply refuse to award a rating.

The bigger failing may have been that international investors were lulled into believing that Mr Berlusconi would be good for business simply because he himself is a businessman. It seldom happens. To assess the risk of investing in Mr Berlusconi's Italy, consult the league table of Transparency International, the non-profit organisation that produces an annual corruption perceptions index. In the 2003 survey, Italy had the second-worst ranking of the 15 states in the EU. Only Greece ranked lower. "Corruption" is broadly defined, to include poor regulation and corporate governance - both factors that matter to investors. The indicator is not perfect by any means, but it does suggest that a case such as Parmalat is more likely in Italy than in Finland.

Investors may also want to re-examine the absence of a risk premium for Italian government bonds. Italy has debts amounting to more than 100 per cent of GDP, one of the highest levels in the EU. With its low birth rate, it has one of the world's worst demographic structures and a high level of unfunded pension liabilities. The only explanation as to why Italian bonds should carry the same price as bonds from Finland or the Netherlands is the highly optimistic assumption that the eurozone will bail out its defaulters.

The lesson of the Parmalat affair is that investors should take note of the uncertainty over Italy's regulatory environment, its standards of corporate governance and its propensity for corruption. If the country's prime minister is happy to relax the penalties for precisely the sort of corporate wrongdoing that is now attracting such attention, it must be the prudent thing to do. [email protected]
Messaggio del 29-12-2003 alle ore 13:22:31
COMMENT: Parmalat affair has plenty of blame to go round
By Martin Mulligan and Wolfgang Munchau
Financial Times; Dec 29, 2003



The case of Parmalat, the Italian food group under investigation for what may be the biggest accounting fraud in European memory, raises a host of questions about corporate governance and accounting standards in Italy. One of the most important is whether the policies and laws initiated by Silvio Berlusconi, the prime minister, in some way contributed to the calamity. If they did, Italian securities of all kinds would require a substantial risk premium.

Consider the evidence. Mr Berlusconi's own companies have in the past faced allegations of accounting fraud; in government Mr Berlusconi set out to protect business from overzealous prosecutors, as he might put it. Last year the law dealing with false accounting was relaxed substantially. The maximum prison sentence was cut to three years. The number of exemptions was increased.

Given the gravity of the Parmalat scandal, that legislation seems ill-timed. An estimated €10bn (£7bn) is thought to be missing from the company's accounts. This is about 0.8 per cent of Italy's gross domestic product. In terms of relative GDP, the Enron case in the US is peanuts by comparison.

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