Cultura & Attualità
Posso fare io da testimone a dodò e bak?

Al suo posto si spera che vada un pubblico ministero meno interessato a guadagnare fama ed un futuro in politica e che pensi di più a svolgere il proprio lavoro con serietà e rigore.
tanto di socialisti ce ne saranno sempre

Manc po o cazz


I love u 2 dear dean
but unfortunately we cannot get married in italy...would u like to move to spain with me?

dipietrismo, malattia senile del berluskazzismo
Bak ti amo

Una cosa positiva la candidatura di De Magistris alle europee col partito dei Manettari l'ha portata: ha lasciato per sempre la magistratura, almeno a quanto dichiarato dal diretto interessato. Al suo posto si spera che vada un pubblico ministero meno interessato a guadagnare fama ed un futuro in politica e che pensi di più a svolgere il proprio lavoro con serietà e rigore.
dipietrismo, malattia senile del berluskazzismo
voglio dire che il disastro sociale dell'italia si esprime anche così, non con le Idee ( I maiuscola) ma con una guerra tra bande organizzate nello stesso modo, ovvero signorie assolute che reclutano le rispettive milizie di ventura, le quali si metteno al soldo di chi conviene ( tranne pochi ingenui che vengono subito messi al loro posto)
Phar lap io non so scrivere, ma francamente penso di saper riconoscere chi lo sa fare
c'è poco da ridere, perchè è così.
Capisco che, come si può vedere sopra, tu abbia talmente tante difficoltà nell'usare la lingua nella quale a malapena sai esprimerti, che le faccine siano un'ottima integrazione alla tua madornale ignoranza, ma almeno due frasi di senso logico le potevi scrivere...ma forse chiedo troppo.

se si parla di Del Turco e Mastella come avanzi di galera, si farebbe meglio a stare zitti
Piuttosto certa gente farebbe bene a preoccuparsi delle candidature imminenti di Del Turco e Mastella, nonchè di tutti gli altri avanzi di galera(passati, presenti e futuri) che trovano rifiugio sempre nello stesso partito.
ma questo non lo si farà mai jena, ed è bene ammetterlo.
questo forum rappresenta bene l'elettorato e la politica italiana dove non si riesce mai ad ammettere il passo falso, l'errore o l'inopportunità di determinate candidature o altro, ma si punterà invece sempre il dito verso l'avversario che, meglio o peggio, qualche bidone lo tira sempre fuori.
è una guerra, mica una discussione.
Piuttosto certa gente farebbe bene a preoccuparsi delle candidature imminenti di Del Turco e Mastella, nonchè di tutti gli altri avanzi di galera(passati, presenti e futuri) che trovano rifiugio sempre nello stesso partito.
------------
Editato da Jena Plissken il 20/03/2009 alle 11:49:13
Dean,su come scrive io non metto parola,così come nin l'avissa mette tu,e manco Micolao


------------
Editato da Phar Lap il 20/03/2009 alle 11:30:02
Micolà su quello che scrive magari si può discutere, alcune cose le condivido altre meno, ma su come le scrive non c'è niente da dire
Micolao,tu devi essere un pò meno paraocchiato


La scelta, in questo caso, è sconvolgente, e non solo perché conferma che in Italia il cursus honorum dei pubblici ministeri ha uno sbocco naturale - in realtà palesemente distorto - nel Parlamento nei partiti della sinistra (al momento sono una decina, tra i quali Di Pietro, D'Ambrosio, Tenaglia, Casson e Ferranti), ma perché questa candidatura è - come si direbbe a Oxford - un calcio nei denti al Pd di Franceschini, tuttora e inspiegabilmente alleato dell'Italia dei Valori. De Magistris, con la sua inchiesta "Why not?" va ricordato, non ha solo provocato una guerra tra le procure di Catanzaro e Salerno che è sfociata in incredibili perquisizioni notturne incrociate nelle case dei magistrati delle due procure, obbligando il Csm a duri interventi.
De Magistris ha fatto meglio e di più: ha dato un contributo non secondario nella caduta del governo Prodi. L'ipotesi accusatoria della sua inchiesta, infatti lo ha portato a indagare su Romano Prodi, il suo Guardasigilli Clemente Mastella, il deputato del Pd - stretto collaboratore di Prodi - Sandro Gozi, Agazio Loiero, presidente della Calabria del Pd, oltre a Lorenzo Cesa, segretario dell'Udc.
Inutile dire che nelle pagine della sua inchiesta si trovano molta fantasia, moltissimi teoremi, infiniti aggettivi e poco altro. Il fatto è che la destabilizzazione di Prodi e il percorso che portò Mastella a rifiutargli la fiducia in Parlamento, iniziò proprio quando il Guardasigilli dovette esercitare i suoi legittimi diritti di difesa da un inchiesta irrispettosa di tutto, anche della forma. Veltroni, però, col pieno assenso di Franceschini ha poi scelto Di Pietro come unico e solo alleato in Parlamento e ora - con la candidatura di De Magistris nell'Idv - si ritrova ripagato con un ennesimo sberleffo. Candidare De Magistris definisce infatti un sillogismo implacabile: la sua inchiesta su Prodi, Gozi, Loiero, era più che legittima ed è stata impedita con l'artificio. Il corto circuito interno all'opposizione diventa così incandescente e non tarderà a provocare ulteriori faville.
Detto questo, non si può non notare che questo cursus honorum dei Pm che sbocca in candidature della sinistra, abbia aspetti inquietanti. Di Pietro, è noto, indagò e eliminò dalla scena politica gli avversari del segretario dei Ds Achille Occhetto. D'Ambrosio era la mente-giuridico politica di Mani Pulite (e un suo intervento salvò Botteghe Oscure nel caso Greganti-mazzette al Pci). Casson indagò su Andreotti e Cossiga. Un panorama a dir poco stravagante a cui si può aggiungere una ciliegina: oggi, sindaco di Bari per il Pd è Michele Emiliano. Per pura assoluta, incredibile, coincidenza, proprio il Pm che indagò sullo scandalo dell'operazione Arcobaleno, gestita - malamente - dal governo D'Alema in Albania. Che strano...
su *chi* ha cercato *chi*, ho dei dubbi che sia andata come dici...
ma se l'ha cercato lui!
se è coerente con quello che predica dovrebbe annullare la candidatura.
vedremo.
fatti na risata va...
meglio un cervello di ridotte dimensioni ma pieno di contenuti che una grossa testa di cazzo piena di ASSOLUTAMENTE NULLA come la tua....
QUESTO è un dato di fatto.
Veri giornalisti tipo Travaglio e Barbacetto?

Cmq resta il fatto che Facci scriva come un Dio

mamma mia...
generazioni di veri giornalisti si stanno rivoltando nella tomba...
Dean , ripigliati, in terza media scrivevo meglio di come è scritto quell'articolo.
Micolao, un dato di fatto è che hai il cervello di ridotte dimensioni, il resto è noia.
Casperì di Pietro è esattamente come tutti gli altri, altrimenti non avrebbe candidato De MAgistris e magari sputato veleno (non lo so se lo ha fatto, ma sarebbe nel suo stile) su Lino Jannuzzi, perchè condannato
sul livello scarsissimo di questo essere, è piena la rete di interviste e dichiarazioni "creative" ,
su di pietro non mi pronuncio nemmeno, considerando che ho più rispetto per un tossico che scippa una vecchietta che per qualsiasi "politico" dei nostri.
Cmq, personalmente, di pietro rimane quello un gradino più sopra rispetto al 99% di ssa gente e dire tutte le motivazioni di questo mio pensiero, sinceramente, nin me na te e non ho tempo

Cmq resta il fatto che Facci scriva come un Dio
ho cambiato la firma con quella di uno che è sicuramente più autorevole di Facci.
Luigi De Magistris è quello che è: ma Di Pietro? Il problema è sempre lui, chi la candidatura l'ha proposta: un omone che ha sullo stomaco il pelo di King Kong ed è pronto a cavalcare qualsiasi piagnonismo che possa nascere da una disperazione vera o presunta. L'altro ieri l'omone era nelle Marche già in campagna elettorale (lo è sempre) e si accompagnava a quel pover uomo di un Salvatore Borsellino, secondo il quale a De Magistris «hanno fatto peggio che a mio fratello» mentre la Seconda Repubblica «è nata sulle stragi del '93 e su accordi occulti». Alle scorse politiche, per dire, incassato un primo no attendista di Luigi De Magistris, Di Pietro aveva ripiegato su una delle madri di Rignano Flaminio, un’arroventata accusatrice stagliatasi in quel tripudio forcaiolo di linciaggi, facilonerie investigative, intercettazioni, fiaccolate, comitati e psicologi da talk show: e chi se ne frega se financo la Cassazione aveva spiegato che contro le maestre non c’erano neppure indizi: quelli, appunto, non c'erano neppure per le indagini di De Magistris. Poi ci sarebbe da interrogarsi anche su altri candidati, dalla visionaria Sonia Alfano al collega Carlo Vulpio, l'unico giornalista della storia italiana ad aver lamentato censure e vessazioni padronali senza esser stato però mai difeso dal cdr del Corriere, che nel caso difenderebbe anche Josef Fritzl.
Detto questo, e posto che il partito di Antonio Di Pietro dice fondarsi su valori e moralità, vediamo che cosa ne è rimasto.
1) Di Pietro diceva che non avrebbe mai candidato inquisiti pur modulandosi secondo circostanza: no agli inquisiti, anzi, no ai rinviati a giudizio, anzi, solo ai condannati, ma no, anche gli inquisiti, eccetera. Luigi De Magistris è inquisito, punto: Di Pietro lo sapeva benissimo e ha annunciato con anticipo la sua candidatura per far paventare come una conseguenza ciò che pure era dovuto e inevitabile. Che Di Pietro potesse non sapere è impensabile: si parla dell'uomo che a partire dal 29 luglio 2007 risultava già informato che il provveditore Mario Mautone, uomo suo, sarebbe finito nei guai un anno dopo a Napoli. Va detto che di inquisiti, ormai, nell'Italia dei Valori ce n'è più d'uno: a cominciare dal figliolo, Cristiano, che pure continua a prendere uno stipendio per niente morale, più gli altri.
2) Di Pietro diceva, per bene che andasse, che i condannati anche in primo grado dovevano lasciare il Parlamento, figurarsi quella passati in giudicato: in qualsiasi caso non ci avrebbe mai avuto a che fare. Ecco perché deve ancora spiegarci come mai, per il senatore della Margherita Enzo Carra, condannato oltretutto grazie a lui, abbia fatto eccezione. Di passaggio, ora che per le amministrative si è alleato con le liste di Grillo, potrà anche spiegare se le condanne inflitte al comico (diffamazione e omicidio colposo plurimo) siano compatibili col suo slancio etico.
3) Di Pietro diceva che un politico non deve candidarsi per più di due mandati: lo si legge al punto 7 del suo programma, seconda riga: «Limitazione dell’elezione a parlamentare per massimo due legislature». Perfetto: Di Pietro ne ha già accumulati personalmente cinque, di mandati. A meno che per mandati intendesse legislature intere di cinque 5 anni: ma non cambia niente, perché lui in politica dal 1997, e fanno fanno 12 anni. A proposito, e Leoluca Orlando? E il raffinato intellettuale Pino Pisicchio?
4) Di Pietro diceva e ha detto, in ogni circostanza, che occorre rispettare sempre e comunque le decisioni della Magistratura: epperò è stata proprio la magistratura in tutti i gradi possibili ad aver disconosciuto tecnicamente oltreché deontologicamente l'operato del suo candidato De Magistris: Csm, Cassazione, gip, gup, procuratori aggiunti, procuratori capi, giudici, Associazione magistrati, anche un certo Capo dello Stato. Questo a ogni livello. Senza contare che l'inchiesta più pompata di tutte, la demenziale Why not, quella dei contatti dell'imprenditore Saladino, annovera tra i famigerati contatti anche quelli con un certo Di Pietro più altri due esponenti dell'Italia dei Valori. I due si videro e frequantarono. Che ha da dire De Magistris?
5) Di Pietro dice cose terribili contro la casta e i suoi i privilegi, ma vediamo lui: ha cooptato la famiglia in politica, ha il figlio indagato, la moglie in tesoreria e il cognato in Parlamento. Ricordiamo che il Partito appartiene a lui per statuto (anche i finanziamenti pubblici) laddove si prevede che lui, Presidente, non possa decadere mai come neppure Chavez in Venezuela. Poi: lui, ex poliziotto e dipendente comunale e ministeriale, è andato in pensione dopo 13 anni scarsi da magistrato e ora denota un carnet previdenziale che lo farà titolare della somma o dell'incrocio di tre pensioni. Tanti che continuano a macerarsi sul perché Di Pietro decise di dimettersi proprio nel dicembre 1994 (in realtà, formalmente, maggio 1995) seguitano a ignorare che il 14 ottobre precedente, dopo averla celermente chiesta, aveva ottenuto la nomina a magistrato d’Appello che gli permise di elevare la soglia di pensione minima. Poi c'è stata la pensione da europarlamentare, giacché si fece eleggere una seconda volta, e ora attende la terza, così che l’europensione non languisse. In definitiva: a partire dai finanziamenti pubblici, definiti «porcata» e tuttavia incassati personalmente anche nel 2001 quando pure non fu eletto, resta da conoscere anche solo un privilegio a cui Di Pietro abbia rinunciato.
Ciccio di Nonna Papera
ma quale provocazione!
Ho scritto dei dati di fatto.
scarsina come provocazione
Facci


mi ci gioco che la palle che appena va in pensione Fede lo vedremo al tg4...
un buffone lo si pò sostituire solo con un altro buffone...e solo un altro buffone può citare Facci

giusto titolo per la citazione di un articolo di facci

per restare in tema, comunque: purtroppo me l'aspettavo, e non mi piace come scelta. zero.
chi firma l'articolo sicuramente lo è.
poveretto.
adoro Facci ...x il resto fanno


Luigi De Magistris è quello che è: ma Di Pietro? Il problema è sempre lui, chi la candidatura l'ha proposta: un omone che ha sullo stomaco il pelo di King Kong ed è pronto a cavalcare qualsiasi piagnonismo che possa nascere da una disperazione vera o presunta. L'altro ieri l'omone era nelle Marche già in campagna elettorale (lo è sempre) e si accompagnava a quel pover uomo di un Salvatore Borsellino, secondo il quale a De Magistris «hanno fatto peggio che a mio fratello» mentre la Seconda Repubblica «è nata sulle stragi del '93 e su accordi occulti». Alle scorse politiche, per dire, incassato un primo no attendista di Luigi De Magistris, Di Pietro aveva ripiegato su una delle madri di Rignano Flaminio, un’arroventata accusatrice stagliatasi in quel tripudio forcaiolo di linciaggi, facilonerie investigative, intercettazioni, fiaccolate, comitati e psicologi da talk show: e chi se ne frega se financo la Cassazione aveva spiegato che contro le maestre non c’erano neppure indizi: quelli, appunto, non c'erano neppure per le indagini di De Magistris. Poi ci sarebbe da interrogarsi anche su altri candidati, dalla visionaria Sonia Alfano al collega Carlo Vulpio, l'unico giornalista della storia italiana ad aver lamentato censure e vessazioni padronali senza esser stato però mai difeso dal cdr del Corriere, che nel caso difenderebbe anche Josef Fritzl.
Detto questo, e posto che il partito di Antonio Di Pietro dice fondarsi su valori e moralità, vediamo che cosa ne è rimasto.
1) Di Pietro diceva che non avrebbe mai candidato inquisiti pur modulandosi secondo circostanza: no agli inquisiti, anzi, no ai rinviati a giudizio, anzi, solo ai condannati, ma no, anche gli inquisiti, eccetera. Luigi De Magistris è inquisito, punto: Di Pietro lo sapeva benissimo e ha annunciato con anticipo la sua candidatura per far paventare come una conseguenza ciò che pure era dovuto e inevitabile. Che Di Pietro potesse non sapere è impensabile: si parla dell'uomo che a partire dal 29 luglio 2007 risultava già informato che il provveditore Mario Mautone, uomo suo, sarebbe finito nei guai un anno dopo a Napoli. Va detto che di inquisiti, ormai, nell'Italia dei Valori ce n'è più d'uno: a cominciare dal figliolo, Cristiano, che pure continua a prendere uno stipendio per niente morale, più gli altri.
2) Di Pietro diceva, per bene che andasse, che i condannati anche in primo grado dovevano lasciare il Parlamento, figurarsi quella passati in giudicato: in qualsiasi caso non ci avrebbe mai avuto a che fare. Ecco perché deve ancora spiegarci come mai, per il senatore della Margherita Enzo Carra, condannato oltretutto grazie a lui, abbia fatto eccezione. Di passaggio, ora che per le amministrative si è alleato con le liste di Grillo, potrà anche spiegare se le condanne inflitte al comico (diffamazione e omicidio colposo plurimo) siano compatibili col suo slancio etico.
3) Di Pietro diceva che un politico non deve candidarsi per più di due mandati: lo si legge al punto 7 del suo programma, seconda riga: «Limitazione dell’elezione a parlamentare per massimo due legislature». Perfetto: Di Pietro ne ha già accumulati personalmente cinque, di mandati. A meno che per mandati intendesse legislature intere di cinque 5 anni: ma non cambia niente, perché lui in politica dal 1997, e fanno fanno 12 anni. A proposito, e Leoluca Orlando? E il raffinato intellettuale Pino Pisicchio?
4) Di Pietro diceva e ha detto, in ogni circostanza, che occorre rispettare sempre e comunque le decisioni della Magistratura: epperò è stata proprio la magistratura in tutti i gradi possibili ad aver disconosciuto tecnicamente oltreché deontologicamente l'operato del suo candidato De Magistris: Csm, Cassazione, gip, gup, procuratori aggiunti, procuratori capi, giudici, Associazione magistrati, anche un certo Capo dello Stato. Questo a ogni livello. Senza contare che l'inchiesta più pompata di tutte, la demenziale Why not, quella dei contatti dell'imprenditore Saladino, annovera tra i famigerati contatti anche quelli con un certo Di Pietro più altri due esponenti dell'Italia dei Valori. I due si videro e frequantarono. Che ha da dire De Magistris?
5) Di Pietro dice cose terribili contro la casta e i suoi i privilegi, ma vediamo lui: ha cooptato la famiglia in politica, ha il figlio indagato, la moglie in tesoreria e il cognato in Parlamento. Ricordiamo che il Partito appartiene a lui per statuto (anche i finanziamenti pubblici) laddove si prevede che lui, Presidente, non possa decadere mai come neppure Chavez in Venezuela. Poi: lui, ex poliziotto e dipendente comunale e ministeriale, è andato in pensione dopo 13 anni scarsi da magistrato e ora denota un carnet previdenziale che lo farà titolare della somma o dell'incrocio di tre pensioni. Tanti che continuano a macerarsi sul perché Di Pietro decise di dimettersi proprio nel dicembre 1994 (in realtà, formalmente, maggio 1995) seguitano a ignorare che il 14 ottobre precedente, dopo averla celermente chiesta, aveva ottenuto la nomina a magistrato d’Appello che gli permise di elevare la soglia di pensione minima. Poi c'è stata la pensione da europarlamentare, giacché si fece eleggere una seconda volta, e ora attende la terza, così che l’europensione non languisse. In definitiva: a partire dai finanziamenti pubblici, definiti «porcata» e tuttavia incassati personalmente anche nel 2001 quando pure non fu eletto, resta da conoscere anche solo un privilegio a cui Di Pietro abbia rinunciato.
Filippo Facci
Nuova reply all'argomento:
Un buffone
Registrati
Mi so scurdate la password
Hai problemi ad effettuare il login?
segui le istruzioni qui