La Piazza
2 giugno festa nazionale!
Messaggio del 02-06-2003 alle ore 02:47:28
e adesso lo sai
se vuoi te lo ribadisco!
e adesso lo sai
se vuoi te lo ribadisco!
Messaggio del 02-06-2003 alle ore 02:42:29
aggiungo: me compreso, visto che oggi mi hanno detto che sono di sinistra. Eppure io non lo sapevo
aggiungo: me compreso, visto che oggi mi hanno detto che sono di sinistra. Eppure io non lo sapevo
Messaggio del 02-06-2003 alle ore 02:41:19
E meno male che ancora si può, Baku... che se qualcuno va a ripigliare certi post mezzo Forum si collegherebbe da carceredistanazzo.it
E meno male che ancora si può, Baku... che se qualcuno va a ripigliare certi post mezzo Forum si collegherebbe da carceredistanazzo.it
Messaggio del 02-06-2003 alle ore 02:37:01
la mancanza di sentimento patriottico ci imnpedisce di fare le puttanate ke fanno in USA..almeno qui si può criticare l'Italia senza essere boicottati o sbattuti in galera x attività antitaliane ( almeno x ora)
pensa ke gli Indiani riconoscevano + importanza ai legami d'elezione ( amicizie) ke alla parentela di sangue...niente di strano ke ti piace l'irlanda, quindi, anke + dell'italia
la mancanza di sentimento patriottico ci imnpedisce di fare le puttanate ke fanno in USA..almeno qui si può criticare l'Italia senza essere boicottati o sbattuti in galera x attività antitaliane ( almeno x ora)
pensa ke gli Indiani riconoscevano + importanza ai legami d'elezione ( amicizie) ke alla parentela di sangue...niente di strano ke ti piace l'irlanda, quindi, anke + dell'italia
Messaggio del 02-06-2003 alle ore 02:27:27
Penso che il sentimento patriottico sia una delle + grandi carenze che abbiamo, volevo dire questo: forse mi sono espresso male.
Per caso sono nato in Italia, ma per caso sono nato pure a Torino eppure mi reputo Langianese. Ho sentimenti di fierezza e ammirazione per l'Irlanda anche non essendovi nato. Se il caso diventa causa di qualcosa (scusate il gioco di parole), perché no?
Penso che il sentimento patriottico sia una delle + grandi carenze che abbiamo, volevo dire questo: forse mi sono espresso male.
Per caso sono nato in Italia, ma per caso sono nato pure a Torino eppure mi reputo Langianese. Ho sentimenti di fierezza e ammirazione per l'Irlanda anche non essendovi nato. Se il caso diventa causa di qualcosa (scusate il gioco di parole), perché no?
Messaggio del 02-06-2003 alle ore 02:21:21
essere fieri di essere italiani equivale +o meno a essere fieri di avere i capelli biondi o essere alti 1,80..è stato un caso, ecco tutto...si può andare fieri di una casualità?
essere fieri di essere italiani equivale +o meno a essere fieri di avere i capelli biondi o essere alti 1,80..è stato un caso, ecco tutto...si può andare fieri di una casualità?
Messaggio del 02-06-2003 alle ore 02:16:57
Scusate i vari copia-incolla, ma la mia fierezza dell'essere italiano non va a pari passo con una cultura sull'argomento. Poi me li leggo pure io
Scusate i vari copia-incolla, ma la mia fierezza dell'essere italiano non va a pari passo con una cultura sull'argomento. Poi me li leggo pure io
Messaggio del 02-06-2003 alle ore 02:15:33
Il sentimento antimonarchico e le aspirazioni alla repubblica che avevano accompagnato con alterne fortune la storia del Paese già nella fase risorgimentale, riemersero con rinnovato vigore durante la Resistenza come conseguenza delle gravi compromissioni e responsabilità dei Savoia con la dittatura fascista e per il catastrofico coinvolgimento nel secondo conflitto mondiale.
Dopo la liberazione di Roma e la costituzione del primo governo Bonomi la cosiddetta pregiudiziale antimonarchica, sostenuta in particolare dalle sinistre, trovò soluzione legislativa nel decreto luogotenenziale del 25 giugno 1944 con il quale la scelta della forma istituzionale dello Stato (repubblica o monarchia) veniva demandata alle deliberazioni dell'Assemblea nazionale costituente, i cui rappresentanti sarebbero stati eletti a suffragio universale a guerra finita.
Liberato il Paese dall'occupazione nazista e dalla dittatura fascista, il nuovo contesto politico postbellico, i timori di alcune forze politiche di inimicarsi l'elettorato monarchico e la necessità di non incrinare l'unità di governo nella difficile ora della ricostruzione economica, civile e politica del Paese, concorsero a mutare la soluzione precedentemente adottata determinando così il trasferimento della scelta istituzionale dalla Assemblea Costituente all'intero corpo elettorale.
Il decreto luogotenenziale n. 99 del 16 marzo 1946 stabilì per domenica 2 giugno 1946 la convocazione dei comizi elettorali per decidere, attraverso l'adozione del nuovo istituto referendario, la forma istituzionale dello Stato e per eleggere i deputati all'Assemblea nazionale costituente, incaricata di preparare la nuova Carta costituzionale.
Nonostante l'estremo tentativo di Vittorio Emanuele II di salvare la continuità monarchica abdicando a favore del figlio Umberto II, i risultati del referendum, ufficializzati il 10 giugno dalla Corte di Cassazione, assegnarono 12.717.903 voti alla Repubblica contro 10.709.284 alla monarchia. L'Italia diveniva una Repubblica e Umberto II di Savoia, passato alla storia come "il re di maggio", dopo avere ripetutamente contestato gli esiti della volontà della nazione, abbandonava la penisola il 13 giugno 1946.
Suggello del cammino intrapreso all'8 settembre 1943 per il riscatto morale, civile e politico del Paese, e simbolo della nascita della Repubblica e della sua Carta costituzionale, il 2 giugno rappresenta il giorno in cui, con la duplice votazione costituzionale e referendaria, e attraverso il conquistato esercizio del suffragio universale esteso anche alle donne, il popolo italiano poté finalmente e per la prima volta nella propria storia esprimere e affermare la sovranità della propria volontà e delle proprie scelte.
Il sentimento antimonarchico e le aspirazioni alla repubblica che avevano accompagnato con alterne fortune la storia del Paese già nella fase risorgimentale, riemersero con rinnovato vigore durante la Resistenza come conseguenza delle gravi compromissioni e responsabilità dei Savoia con la dittatura fascista e per il catastrofico coinvolgimento nel secondo conflitto mondiale.
Dopo la liberazione di Roma e la costituzione del primo governo Bonomi la cosiddetta pregiudiziale antimonarchica, sostenuta in particolare dalle sinistre, trovò soluzione legislativa nel decreto luogotenenziale del 25 giugno 1944 con il quale la scelta della forma istituzionale dello Stato (repubblica o monarchia) veniva demandata alle deliberazioni dell'Assemblea nazionale costituente, i cui rappresentanti sarebbero stati eletti a suffragio universale a guerra finita.
Liberato il Paese dall'occupazione nazista e dalla dittatura fascista, il nuovo contesto politico postbellico, i timori di alcune forze politiche di inimicarsi l'elettorato monarchico e la necessità di non incrinare l'unità di governo nella difficile ora della ricostruzione economica, civile e politica del Paese, concorsero a mutare la soluzione precedentemente adottata determinando così il trasferimento della scelta istituzionale dalla Assemblea Costituente all'intero corpo elettorale.
Il decreto luogotenenziale n. 99 del 16 marzo 1946 stabilì per domenica 2 giugno 1946 la convocazione dei comizi elettorali per decidere, attraverso l'adozione del nuovo istituto referendario, la forma istituzionale dello Stato e per eleggere i deputati all'Assemblea nazionale costituente, incaricata di preparare la nuova Carta costituzionale.
Nonostante l'estremo tentativo di Vittorio Emanuele II di salvare la continuità monarchica abdicando a favore del figlio Umberto II, i risultati del referendum, ufficializzati il 10 giugno dalla Corte di Cassazione, assegnarono 12.717.903 voti alla Repubblica contro 10.709.284 alla monarchia. L'Italia diveniva una Repubblica e Umberto II di Savoia, passato alla storia come "il re di maggio", dopo avere ripetutamente contestato gli esiti della volontà della nazione, abbandonava la penisola il 13 giugno 1946.
Suggello del cammino intrapreso all'8 settembre 1943 per il riscatto morale, civile e politico del Paese, e simbolo della nascita della Repubblica e della sua Carta costituzionale, il 2 giugno rappresenta il giorno in cui, con la duplice votazione costituzionale e referendaria, e attraverso il conquistato esercizio del suffragio universale esteso anche alle donne, il popolo italiano poté finalmente e per la prima volta nella propria storia esprimere e affermare la sovranità della propria volontà e delle proprie scelte.
Messaggio del 02-06-2003 alle ore 02:11:09
Fratelli d'Italia,
l'Italia s'è desta,
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa.
Dov'è la vittoria?
Le porga la chioma,
che schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò, sì!
Noi fummo da secoli
calpesti, derisi,
perché non siam popoli,
perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l'ora suonò.
Uniamoci, uniamoci,
l'unione e l'amore
rivelano ai popoli
le vie del Signore.
Giuriamo far libero
il suolo natio:
uniti, per Dio,
chi vincer ci può?
Fratelli d'Italia,
l'Italia s'è desta,
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa.
Dov'è la vittoria?
Le porga la chioma,
che schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò, sì!
Noi fummo da secoli
calpesti, derisi,
perché non siam popoli,
perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l'ora suonò.
Uniamoci, uniamoci,
l'unione e l'amore
rivelano ai popoli
le vie del Signore.
Giuriamo far libero
il suolo natio:
uniti, per Dio,
chi vincer ci può?
Messaggio del 02-06-2003 alle ore 02:10:21
Il Tricolore Italiano, dai colori bianco, rosso e verde, fu consacrato quale simbolo della patria il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia, dal Congresso dei rappresentanti di Bologna, Ferrara, Reggio Emilia e Modena, lo stesso Congresso che pochi mesi prima aveva proclamato la nascita della Repubblica Cispadana. Autore della proposta fu il patriota e letterato Giuseppe Compagnoni (Lugo 1754 - Milano 1833), rappresentante della città di Lugo.
Il Tricolore aveva però già fatto la sua apparizione sul suolo italiano nel settembre 1796. Sarà lo stesso Napoleone Bonaparte a darne l'annuncio al Direttorio in una lettera nella quale è scritto che la Legione Lombarda, appena costituita, aveva scelto come propria bandiera "nazionale" il Tricolore bianco, rosso e verde. Adottato come simbolo nazionale anche dalla Repubblica Italica e successivamente dal Regno d'Italia, il Tricolore seguì le fortune napoleoniche e con la Restaurazione scomparve dall'Italia. I vecchi regimi ripresero le loro tradizionali bandiere, mentre la Carboneria adottò come proprio simbolo un drappo dai colori rosso, blu e nero: gli stessi della Repubblica Partenopea.
La bandiera bianca, rossa e verde apparirà di nuovo in Italia nel 1831, con la costituzione della Giovine Italia. Il suo fondatore, Giuseppe Mazzini, farà di essa il simbolo della libertà e della volontà di rinnovamento e di unità nazionale del popolo italiano. Il Tricolore della Giovine Italia recava, da una parte, la scritta: "Libertà, Uguaglianza, Umanità"; e dall'altra: "Unità, Indipendenza".
Da questo momento l'idea dell'unità e dell'indipendenza nazionale e il Tricolore vengono strettamente associati nella mente degli italiani. Dalla spedizione di Savoia del 1834, non c'è moto o sollevazione popolare che non avvenga all'insegna del Tricolore. Nel marzo 1848 i milanesi insorgono contro gli austriaci agitando il Tricolore e cantando l'Inno di Mameli. Ciò, probabilmente, spinse Carlo Alberto ad assicurare al Governo provvisorio lombardo che le sue truppe avrebbero varcato il Ticino sotto le insegne del Tricolore (con lo scudo sabaudo al centro), nonostante lo Statuto concesso pochi giorni prima avesse solennemente proclamato, all'art. 77, che "Lo Stato conserva la sua Bandiera [croce bianca in campo rosso, n.d.r.]: e la coccarda azzurra è la sola nazionale".
Il Tricolore, adottato perfino dalle milizie borboniche e papali in un primo tempo inviate in soccorso dei Lombardi, sarà anche la Bandiera di Venezia e dal Governo insurrezionale della Sicilia e sventolerà in tutti i vecchi Stati italiani. Uno dei primi decreti della Repubblica Romana dichiarerà, il 12 febbraio 1849, il Tricolore Bandiera nazionale.
Pur mancando un'esplicita sanzione normativa, il Tricolore è ormai diventata la bandiera nazionale italiana: la materia riguardante la bandiera verrà, infatti, organicamente disciplinata dopo la Grande Guerra con il regio decreto-legge 24 settembre 1923, n. 2072, convertito nella legge 24 dicembre 1923, n. 2264. E nel 1947 il Tricolore, ovviamente privo del simbolo della dinastia sabauda, viene introdotto nella Costituzione repubblicana, che all'art. 12 così recita: "La Bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni".
Il Tricolore Italiano, dai colori bianco, rosso e verde, fu consacrato quale simbolo della patria il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia, dal Congresso dei rappresentanti di Bologna, Ferrara, Reggio Emilia e Modena, lo stesso Congresso che pochi mesi prima aveva proclamato la nascita della Repubblica Cispadana. Autore della proposta fu il patriota e letterato Giuseppe Compagnoni (Lugo 1754 - Milano 1833), rappresentante della città di Lugo.
Il Tricolore aveva però già fatto la sua apparizione sul suolo italiano nel settembre 1796. Sarà lo stesso Napoleone Bonaparte a darne l'annuncio al Direttorio in una lettera nella quale è scritto che la Legione Lombarda, appena costituita, aveva scelto come propria bandiera "nazionale" il Tricolore bianco, rosso e verde. Adottato come simbolo nazionale anche dalla Repubblica Italica e successivamente dal Regno d'Italia, il Tricolore seguì le fortune napoleoniche e con la Restaurazione scomparve dall'Italia. I vecchi regimi ripresero le loro tradizionali bandiere, mentre la Carboneria adottò come proprio simbolo un drappo dai colori rosso, blu e nero: gli stessi della Repubblica Partenopea.
La bandiera bianca, rossa e verde apparirà di nuovo in Italia nel 1831, con la costituzione della Giovine Italia. Il suo fondatore, Giuseppe Mazzini, farà di essa il simbolo della libertà e della volontà di rinnovamento e di unità nazionale del popolo italiano. Il Tricolore della Giovine Italia recava, da una parte, la scritta: "Libertà, Uguaglianza, Umanità"; e dall'altra: "Unità, Indipendenza".
Da questo momento l'idea dell'unità e dell'indipendenza nazionale e il Tricolore vengono strettamente associati nella mente degli italiani. Dalla spedizione di Savoia del 1834, non c'è moto o sollevazione popolare che non avvenga all'insegna del Tricolore. Nel marzo 1848 i milanesi insorgono contro gli austriaci agitando il Tricolore e cantando l'Inno di Mameli. Ciò, probabilmente, spinse Carlo Alberto ad assicurare al Governo provvisorio lombardo che le sue truppe avrebbero varcato il Ticino sotto le insegne del Tricolore (con lo scudo sabaudo al centro), nonostante lo Statuto concesso pochi giorni prima avesse solennemente proclamato, all'art. 77, che "Lo Stato conserva la sua Bandiera [croce bianca in campo rosso, n.d.r.]: e la coccarda azzurra è la sola nazionale".
Il Tricolore, adottato perfino dalle milizie borboniche e papali in un primo tempo inviate in soccorso dei Lombardi, sarà anche la Bandiera di Venezia e dal Governo insurrezionale della Sicilia e sventolerà in tutti i vecchi Stati italiani. Uno dei primi decreti della Repubblica Romana dichiarerà, il 12 febbraio 1849, il Tricolore Bandiera nazionale.
Pur mancando un'esplicita sanzione normativa, il Tricolore è ormai diventata la bandiera nazionale italiana: la materia riguardante la bandiera verrà, infatti, organicamente disciplinata dopo la Grande Guerra con il regio decreto-legge 24 settembre 1923, n. 2072, convertito nella legge 24 dicembre 1923, n. 2264. E nel 1947 il Tricolore, ovviamente privo del simbolo della dinastia sabauda, viene introdotto nella Costituzione repubblicana, che all'art. 12 così recita: "La Bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni".
Messaggio del 02-06-2003 alle ore 02:10:16
Io la festa della vostra Repubblica la festeggierò il giorno 5
in un concerto che organizzano il Consolato e l'Instituto Italiano di Cultura..
Ma vorrei proprio sapere pk nn lo fanno il giorno 2 ed aspettano al 5 ?
A me hanno fatto sbagliare e pensare che la festa era proprio il 5...Managgia !!! 
Io la festa della vostra Repubblica la festeggierò il giorno 5
in un concerto che organizzano il Consolato e l'Instituto Italiano di Cultura..
Ma vorrei proprio sapere pk nn lo fanno il giorno 2 ed aspettano al 5 ?
A me hanno fatto sbagliare e pensare che la festa era proprio il 5...Managgia !!! 
Messaggio del 02-06-2003 alle ore 02:09:53
ki purkarije...la prima la seconda e' da orgasmo!!
ki purkarije...la prima la seconda e' da orgasmo!!
Messaggio del 02-06-2003 alle ore 02:06:58
Messaggio del 02-06-2003 alle ore 01:37:19








Messaggio del 02-06-2003 alle ore 01:32:16
ecchele Baku´!!
ecchele Baku´!!
Messaggio del 02-06-2003 alle ore 01:23:51
e il sindaco sceglie la bandiera ke ci rappresenta in qs giorno di celebrazione!vai Bob!
e il sindaco sceglie la bandiera ke ci rappresenta in qs giorno di celebrazione!vai Bob!
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