La Piazza

A proposito di destra e sinistra
Messaggio del 29-03-2003 alle ore 06:19:14
Popoli "sviluppati" schiavi del consumo, popoli "sottosviluppati" schiavi della fame.Le destre e le sinistre si sono da poco estinte, o meglio, si sono inglobate all'unico grande potere che è l'economia.Combattendo ancora per questi principi ideologici si alimenta solo l'estensione mediatica di tutti i burattinai che ci governano e ci governeranno.Il bene per tutta l'umanità non è difficile ottenerlo,occorrono solo uomini giusti e che non abbiano nessun legame politico .Attualmente, la prima cosa a cui pensa un qualsiasi uomo di potere è di rimanere al proprio posto, il secondo pensireo è quello di crearsi la giusta schiera di personaggi che nel migliore dei modi lo sostengano lo difendano e lo sponsorizzino,l'ultima cosa se va bene,è quella di pensare al benessere di tutti noi.
Messaggio del 28-03-2003 alle ore 22:56:34
bella analisi...ma riusciremo ad ottenere un miglioramento della società?

un po perplesso sul fatto che la classe "rivoluzionaria" diventerebbe col tempo la classe da rivoluzionare..

..Solo quelli che sono così folli da pensare di cambiare il mondo, lo cambiano davvero - Albert Einstein..
Messaggio del 28-03-2003 alle ore 16:15:22
lu pesant sarebbe stato + breve...
Messaggio del 28-03-2003 alle ore 15:21:07
Il Menestrello c'ha dato un'occhiata ma deve scappare. È troppo lungo (come dicone tutte le donne al famoso Rocco), ripasso più tardi! ciaooo
Messaggio del 28-03-2003 alle ore 15:18:38
quoque tu!!
Messaggio del 28-03-2003 alle ore 15:17:14
l'ho letto ma non commento.........
Messaggio del 28-03-2003 alle ore 15:14:55
mi sa che ho esagerato: forse lo leggerà solo Menestrello (forse).
Messaggio del 28-03-2003 alle ore 14:57:53
Facciamo prima di tutto una distinzione lessicale virtuosa fra i termini "destra" e "sinistra", attribuendo al primo il significato di parte politica che tende alla conservazione del sistema sociale in essere, cercandone modifiche migliorative sulla base dell'esperienza e della tradizione ed al secondo il significato di parte politica che tende alla instaurazione di un diverso sistema sociale sulla base di proiezioni filosofiche che ne prospettano un miglioramento.

E' sicuramente da sinistra che nascono le proiezioni verso il futuro come rilevazione di una realtà che è conoscibile nei suoi termini più estremi e quindi più proiettivi solo alle masse, di cui la sinistra è in effetti l'espressione culturale e politica: i problemi veri si rilevano non nella villa sul Lago Maggiore, in mezzo a camerieri in livrea, ma nei suburbi diseredati e nelle occupazioni più massacranti. In questa ottica è logico che la maggior parte degli intellettuali - quelli veri, non quelli ottusamente legati a pedisseque posizioni partitiche - colgano nella loro sensibilità la valenza preponderante dei temi che di volta in volta vengono portati alla ribalta dalla sinistra; anzi, da tutte le sinistre che compongono quella sinistra globale che tanto più è valida ed affascinante in quanto più estesa e differenziata è la sua gamma di denuncia dei fenomeni oppositivi ad uno sviluppo umano della società. E' quindi da questa sinistra che sono nate tutte le rivoluzioni che in pochi secoli hanno reso l'Umanità più libera e felice, dandole una propria intrinseca valenza e fornendole (anche se spesso ciò è manifestamente illusorio ... ) un ruolo di protagonista nello scenario sociale. Quello che non deve essere dimenticato è tuttavia il fatto che qualsiasi rivoluzione crea a sua volta una nuova classe dirigente che - immediatamente, all'atto della sua stessa affermazione vittoriosa - diventa automaticamente la nuova destra del nuovo sistema che si è venuto ad edificare; una destra contingente e limitata, però, una falsa destra che si attesta sui soli valori di tradizione e di cultura da cui la rivoluzione è nata.

E' solo col passare del tempo che questa falsa destra si trasforma in destra reale: nel ripristinarsi di consuetudini di governo, di dirigenza, di rappresentanza, le nuove generazioni rappresentate dai figli dei nuovi rappresentanti del potere si formano secondo modelli più aperti e ricchi, giungendo a contatto con verità storiche, tradizioni, esperienze e conoscenze che fino ad allora erano state disattese, sottovalutate o ignorate al cospetto di necessità politiche contingenti ma assolutamente importanti. Questo processo non è tuttavia costante ed è legato alla struttura stessa del nuovo sistema nato dalla rivoluzione: quando la libertà non viene collocata al primo posto nella scala dei valori, sostituita dall'ideologia motivante e ad essa assoggettata, il nuovo sistema diventa automaticamente una destra di sinistra cui si viene ad opporre una sinistra di destra che tenderà ad una nuova rivoluzione che in effetti sarà invece una restaurazione.

E' al primo tipo di evoluzione dei sistemi sociali che sono legate le maggiori esperienze rivoluzionarie occidentali (in primo luogo Stati Uniti e Francia) mentre al secondo possiamo assimilare quanto è successo in Russia con la caduta dell'URSS: l'attuale società russa è assai più vicina al peggior zarismo che non ad una trasformazione saggia ed equilibrata del comunismo. Torna quindi ad affacciarsi un suggestivo simbolo massonico, quello della piramide. Sostenere che tutti gli uomini hanno uguali diritti è una cosa, sostenere che tutti gli uomini hanno uguali capacità è tutt'altra: la prima è un'affermazione eticamente convincente mentre la seconda è un'affermazione utopica, smentita dall'osservazione personale di chiunque non voglia legarsi ad utopie affascinanti ma ingannevoli e pericolose. In qualsiasi società il singolo prevale in base alle proprie capacità: con stretta aderenza alla struttura etica che la società si è data, prevale il più saggio, il più intelligente, il più capace, il più forte, il più violento. La piramide sociale che si viene così ad edificare è perfetta solo quando queste condizioni siano rispettate, altrimenti è solo la rappresentazione di una società nella quale i ruoli vengono assegnati a prescindere dalla qualità, è una piramide destinata a crollare. Se consideriamo le società che attualmente presentano caratteristiche di ingiustizia, povertà, oppressione e violenza, possiamo agevolmente constatare che in queste manca del tutto il confronto dialettico: non c'è destra e non c'è sinistra, c'è solo un potere prevalente e prevaricante che disattende sistematicamente la dignità intrinseca dell'uomo per il quale, peraltro, sostiene di star costruendo la migliore delle civiltà.

Probabilmente la nostra epoca, con la comunicazione che annulla le distanze e che permette di vedere al di là dei propri limitati orizzonti, ci pone solo adesso al cospetto di entità così diverse, spaventosamente distanti, riportandoci ad un apprezzamento per la cosiddetta civiltà occidentale che negli ultimi anni, dopo il rilassamento seguito alla fine della guerra fredda, si era andato spengendo in termini di consapevolezza e di orgoglio. A differenza di quanto possiamo constatare oggi in gran parte dei Paesi dell'Asia e dell'Africa, anche a noi vicini per distanze e consuetudine di rapporto, nel nostro sistema nasce in ogni momento una nuova sinistra e questa - assumiamolo pure come enunciato - sogna nuovi orizzonti.

Ma nessuno deve dimenticare che i sogni sono solo tali e che quando si realizzano finiscono sempre per trovarsi di fronte sempre alla realtà: il processo è continuo ed infinito e, purché avvenga nell'ambito di una dialettica corretta, riesce a far muovere la società verso traguardi più ambiti e verso un effettivo progresso. Dimenticare che la sinistra fa muovere col sogno e che la destra assesta con l'esperienza è negare il processo più esclusivo ed unico della democrazia, intesa non tanto come rappresentatività del volere popolare tramite il voto - assurda panzana, perché se così fosse l'umanità andrebbe sempre verso la strada più facile, con risultati disastrosi - ma bensì come espressione di un processo dialettico di grande rilevanza che deve essere adeguatamente compreso.
Ecco quindi ripresentarsi il momento iniziale della riflessione da cui siamo partiti: destra e sinistra non sono entità che possano esistere l'una senza l'altra, l'una senza il rispetto del ruolo e dei contenuti dell'altra; la dialettica che viene indotta dal loro manifestarsi politicamente è l'unico strumento che possa adeguatamente contribuire alla crescita di una società sempre migliore

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