La Piazza

Articolo 18
Messaggio del 13-06-2002 alle ore 18:46:38
Cari internauti. Si parla tanto di articolo 18 e di garanzia del posto di lavoro. Non conoscendovi direttamente ma essendomi fatto una idea ben chiara, appartenete senz'altro a una di queste categorie:
- studenti
- lavoratori (insodisfatti)
- lavoratori (sodisfatti)

Per chi studia ancora, vi chiederei: cosa volete fare (davvero) da grandi (io a 18 anni le idee c'è le avevo ben chiare) ?

Per chi lavora già vi chiederei: è questo quello che volevate fare da grandi?

So già che qualcuno farà dell'ironia ma guardate.. finchè siete a casa di mamma e papà con la pappa pronta e i soldi in tasca ogni settimana, è troppo facile.

E adesso a voi
Messaggio del 13-06-2002 alle ore 19:46:59
Beato te cha a 18 anni avevi le idee molto chiare io nn riesco + a raccapezzarmi e nn sò proprio cosa fare!!!!!!!
Di certo sò che andrò all'Università ,fuori Abruzzo, senza gravare troppo sulle spalle dei miei, di questo sono sicuro!!!!!!
Messaggio del 13-06-2002 alle ore 22:35:41
Ormai vivo solo da 2 anni e mezzo circa,ho raggiunto un grado di indipendenza assoluto, la mattina e talvolta il pomeriggio lavoro con mio padre ma questo non e' il lavoro che aspiro a fare nel corso della mia vita,anche se devo dire remunerativo, anche xche' ho intenzione di prendere una laurea in storia contemporanea e cercare eventualmente di coniugare una attivita' in ambito universitario o giornalistico (il mio sogno e' scrivere e far parte della redazione di Limes) con una attivita' impreditoriale da gestire con un paio di fedelissimi amici del liceo.Spesso xro' le certezze ,caro prillosio, vanno a cozzare con la realta' quotidiana che per moltissimi giovani e' davvero difficile anche xche' ora e sopratutto in futuro la parola d'ordine sara' nel mondo del lavoro FLESSIBILITA' con tutte le conseguenze di instabilita' che cio' comporta per l'equilibrio anche umano e sociale di un individuo.Credo che noi possiamo ritenerci figli di un epoca di mezzo: dall'assistenzialismo postbellico socialdemocratico (che di fatto ha garantito a tutti noi un benessere diffuso) ci avviamo forse con eccessiva fretta verso un modello assolutamente liberista e privo di regolamentazione legislativa.Di fatto cio' provoca nelle persone comuni un grande senso di smarrimento e inadeguatezza nel seguire gli standard prefissati.Per il momento posso ritenermi completamente soddisfatto avrei voluto solodedicare in passato maggior tempo allo studio bruciando le tappe universitarie.pazienza. Forse e' meglio cosi ho goduto della serenita' adolescenziale per un + lungo peridodo di tempo potevo permettermelo.
Messaggio del 14-06-2002 alle ore 09:46:22
Ringrazio Dekkard per il suo illuminante e, come sempre, dettagliato intervento (continuo a ritenere che tu dia il meglio nel forum). Hai pienamente ragione quando parli di flessibilità come filo rosso che connota la nostra epoca (noi figli degli anni 70). Una riflessione però la vorrei fare. Proprio quando le certezze vengono meno e, fortunatamente, anche il posto pubblico assume sempre più connotati evanescenti, la libera iniziativa è l'unica chiave che garantisce il successo. C'è una via per ognuno di noi e sono convinto che questa società italiana (ma anche europea se uno ha voglia di sfidare le barriere culturali) possa garantirci ancora soddisfazioni. Arrendersi all'evidenza contingente è già un segno di debolezza e connota persone abituate a ragionare secondo schemi non più validi.
Messaggio del 14-06-2002 alle ore 18:50:47
Dekka' ma "s' indipendenza" ti li si guadagnate o ti l' hanne accattate????
da come mi hanno raccontato normalmente sei "nu' brave citle",ma da come ti presenti (la mia opinione) tutte se fatte,forche' abbuscarte "s'indipendenza"!!!!
ma mica pe case si "Diabbolicche"?????
saluti dal sindaco Bobberocche!!!!!!!

PS: angore ti vede a na cena.......seme troppe puvere pe te????

Messaggio del 14-06-2002 alle ore 20:15:55
EAT THE RICH AEROSMITH '93
Messaggio del 14-06-2002 alle ore 20:25:45
Vedi Bobroche mi ritengo un ragazzo fortunato,un paio di anni fa ho fatto una scelta precisa,si e' presentata l'opportunita' di vivere da solo e ho colto l'occasione,la maggior parte del mio reddito,(ma non credo che questi siano cazzi tuoi),proviene da attivita' che svolgo in maniera assolutamente indipendente rispetto a quelle della mia famiglia,quindi credo che il termine indipendenza sia da assumere con questo significato preciso ,non sempre bisogna emergere dal nulla per potersi fregiare di un titolo di meritevolezza,sono stato,torno a ribadire fortunato,ma cio' non credo che sminnuisca il valore della mia scelta anche xche' molte persone poste nella mia stessa condizione hanno scelto di rimanere legati al cordone famiglia.e' solo una questione di scelte tutte rispettabili e valide.inoltre non credo 1000 ragazzi se posti nella mia condizione rinuncerebbero a queste opportunita' animati da spirito rinunciatario o neofrancescano.Non sono diabolique,e il mio non venire alle cene e' solo dettato dal fatto che sono fatto cosi', ho i miei amici le mie passioni e non lego molto facilmente con altre persone,in pratica non sono un animale sociale e non credo che ci sia classismo nel fatto di non venire ad una cena solo xche' magari non si aveva voglia o si avevano altri impegni,magari xche' non mi sento a mio agio nel conoscere persone totalmente nuove,cmq torno a ribadire sono cazzi miei e mi dispiace di aver ricevuto da te queste accuse a parer mio infondate ,non ritengo sia una equazione corretta stabilire che un tizio,sconosciuto,per il fatto di non venire a delle cene possa essere ritenuto un altezzoso o un classificatore.

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