La Piazza
GUERRA E PACE
Messaggio del 26-09-2001 alle ore 09:45:14
"DAI UNA POSSIBILITA' ALLA PACE"
Quello che è successo indurrebbe al panico, al silenzio, alla disperazione. Il mondo è stato colpito da un ennesimo crudele massacro. Ma è necessario, anche se doloroso, parlare. Cercare di capire. La prima osservazione che ci viene alla mente è l'assurdo che esplode fuori dal televisore. Davanti a questo dramma il mondo si è arrestato attonito. Ma non tutti. Le borse del mondo non si sono fermate neppure un secondo, hanno continuato a far soldi, a cercare utili selvaggi. Anzi hanno intensificato il ritmo. La gente ancora urlava appesa ai grattacieli in fiamme, prima che crollassero, e già i grandi broker gridavano nei loro cellulari:"Compra petrolio! Vendi tutto! Compra petrolio!" e mentre i titoli azionari perdevano il 10% in pochi minuti il petrolio saliva di 10 dollari al barile e i furbi facevano utili di miliardi di dollari. E mentre i presidenti di tutti i paesi europei si apprestavano a esprimere il loro cordoglio, i loro banchieri succhiavano decimali al dollaro e finalmente l'euro segnava un bel po' di punti a suo favore. Nessuno ha pensato di chiudere le borse per decenza e rispetto ai cadaveri ancora freschi. La belva feroce del capitalismo affondava felice i suoi denti nelle carni dei morti e fortune luminose si sono costruite in poche ore. E non c'è da stupirsi. I grandi speculatori sguazzano in un'economia che uccide ogni anno decine di milioni di persone con la miseria, che volete che siano 20 mila morti a New York? Altra immagine agghiacciante: la gente per strada, nei quartieri palestinesi, dilaniati dalla guerra civile, che festeggiavano il massacro. Gente che ha un morto in ogni famiglia e che non riesce più a vedere l'assurdità della morte, di qualsiasi morte. Il sistema della violenza, dello sfruttamento, del genocidio organizzato dei poveri cristi genera insensibilità alla violenza. Genera la logica della vendetta. Quasi ogni giorno, da anni, gli aerei Usa bombardano l'Iraq, uccidendo donne e bambini, col pretesto di eliminare impianti radar. E le televisioni occidentali non si degnano neppure di riportare la notizia. Quella è gente spazzatura, muoiono a migliaia per gli effetti dei proiettili all'uranio che hanno contaminato la loro terra, muoiono perché mancano le medicine a causa dell'embargo, nel silenzio carico di disprezzo dei media occidentali. Le lacrime di oggi dei commentatori televisivi sono vergognose perché seguono al silenzio decennale sui crimini dell'occidente cristiano. E' terribile ma è così: la disperazione genera la follia della vendetta. Una vendetta che non serve a nulla, una vendetta che porterà altri massacri tra i diseredati del mondo. E attenzione: questo orrendo massacro di ieri, non è stato realizzato schiacciando un bottone su un aereo che vola sicuro ad alta quota. Qui ci sono decine di persone che sono diventate talmente pazze da suicidarsi tutte assieme pur di colpire "i diavoli bianchi". Questa misura della disperazione dovrebbe fare riflettere. Questa giornata di terrore dovrebbe avere insegnato ai cultori della forza dell'uomo bianco che non esiste sicurezza e pace per nessuno in un mondo dove il massacro e la prevaricazione sono la legge. E' ormai un fatto. Le moderne tecnologie rendono talmente potenti gli individui che nessun sofisticato sistema di sicurezza può proteggere. Non è più possibile, neppure per i nordamericani ricchi, credere di essere al sicuro. Non c'è nessun posto dove si possa stare al sicuro. Il cane feroce della follia può azzannare chiunque ovunque. I telegiornali si stupiscono (idioti) che i super controlli Usa non abbiano impedito a 4 aerei di essere dirottati per essere usati come bombe gigantesche e colpire i luoghi più protetti del mondo. Non vogliono capire che le moderne tecnologie e l'affollamento incontrollabile delle città, offrono decine di modi di fare massacri. Questi orrendi attentati hanno ridicolizzato le pretese di Bush di costruire uno scudo stellare. Oggi hanno usato aerei, ieri gas nervino in Giappone, bombole del gas a Mosca! Domani basterà urlare:"C'è una bomba!!!" in uno stadio per provocare una strage. Un paese moderno non può garantire la sicurezza senza strangolare completamente la "vita normale" dei cittadini. Non c'è modo. Nessuno può tenere milioni di persone chiuse in casa. L'unica garanzia di sicurezza per il mondo ricco è sanare le ferite sanguinanti della fame e del sopruso. Sennò si crea un humus sociale drammatico che non può che portare alla violenza più folle. Attenzione: non si può dire, in questo momento, chi abbia armato la mano dei kamikaze. Estremisti islamici? Estremisti di destra americani? Sionisti pazzi? Chi lo sa? L'attentato di Oklaoma, il più grande massacro terroristico avvenuto fino a ieri, fu imputato ai terroristi islamici e poi si scoprì essere opera di terroristi bianchi e fascisti che volevano provocare una reazione anti islamica. Si potrebbe anche scoprire che dietro al massacro di ieri ci siano tutte le fazioni terroristiche e tutti i servizi segreti, uniti nel comune intento di gettare la società civile nel caos... Una cosa è certa: al di là di chi siano gli esecutori materiali del massacro questa violenza e' figlia legittima della cultura della violenza, della fame e dello sfruttamento disumano. Questa violenza, queste morti, rendono immensamente felici coloro che hanno guadagnato milioni di dollari in poche ore speculando sul prezzo del petrolio, i mercanti di armi e i capi terroristi brindano ebbri di felicità insieme ai generali e agli ammiragli, stanchi di questa pace strisciante che minaccia ogni giorno lo stato di guerra e i profitti fatti sulle mine antiuomo. Domani i caccia bombarderanno qualche villaggio sperduto uccidendo civili inermi con la scusa di fare giustizia dei colpevoli e le lobby delle iene spingeranno per dare dignità alle spese militari. "Gli Stati Uniti devono rispondere immediatamente a questa aggressione!" Urlava un cretino della strada e le sue parole sono state rilanciate da migliaia di telegiornali in tutto il pianeta. "Rappresaglia!" Urla Bush, il boia del Texas. Colpiranno, faranno 10 morti con la pelle olivastra per ogni cadavere bianco. E qualcuno proporrà di reagire con manifestazioni di piazza e di nuovo la polizia farà dei morti. Deve essere chiaro a tutti che questo è un momento gravissimo. E' una nuova forma di guerra strisciante quella nella quale ci vogliono portare. Il partito della pace ha una sola possibilità: continuare caparbiamente a lavorare con gli strumenti della pace. Affermare con tutta la forza possibile che possiamo ed è necessario togliere il nostro appoggio economico alle multinazionali della morte. Oggi più che mai la scelta individuale di milioni di persone è l'unico strumento possibile, l'unica strategia vincente. Togliamo i nostri soldi dalle banche che finanziano la vendita delle i nostri soldi l'economia del dolore, smettiamo di comprare il carburante della Esso, i prodotti della Nestlè, smettiamo di bere Coca Cola, di mangiare Mac Donald's, convertiamo le nostre auto a olio di colza e a gas, mettiamo i nostri risparmi sui fondi di investimento etico, abbandoniamo le assicurazioni colluse col sistema della morte, non compriamo auto da chi produce mine antiuomo, non compriamo scarpe da chi tiene in schiavitù i bambini, non mangiamo i cibi della chimica, abbandoniamo i marchi della cultura del profitto a tutti i costi. In questi anni abbiamo lavorato con successo per dimostrare che è possibile consociare i nostri consumi, risparmiare, avere prodotti migliori e, contemporaneamente, boicottare il mercato della morte rifiutandoci di portare i nostri soldi al loro mulino. Oggi queste scelte non sono più solamente giuste e convenienti, sono anche urgenti e irrimandabili. Ti chiediamo di fare un gesto, subito, ora. Non c'è più tempo per pensarci sopra. La locomotiva del capitalismo selvaggio sta accellerando la sua velocità, punta con determinazione assoluta verso la guerra e la distruzione del pianeta. L'unica possibilità è tagliarle i rifornimenti di carburante. Subito. Il mondo è governato dal denaro. I soldi sono l'unico argomento al quale i potenti siano sensibili. Dai una possibilità alla pace. Subito. Inizia tu. Non aspettare che lo facciano gli altri. Ogni lira che togli ai signori del mondo è un respiro che regali all'umanità.
Voti ogni volta che fai la spesa!
(Dario Fo).
Questo è l'articolo pubblicato qualche giorno fà sul Corriere della Sera. Questo è l'articolo che da qualcuno è stato additato come eversivo e filo-terrorista Islamico.
Vi invito a riflettere, a documentarci, perchè tutte le notizie vanno in un certo senso criticate se è il caso di farlo con l'appoggio del nostro quoziente intellettivo. Lasciamo da parte eventuali schieramenti politici. Ragioniamo con la nostra coscienza, credo che solo cosi' potremo realmente dichiararci "uomini" dunque cittadini liberi.
Bizoit.
Ps: Invito tutti ad un commento.
"DAI UNA POSSIBILITA' ALLA PACE"
Quello che è successo indurrebbe al panico, al silenzio, alla disperazione. Il mondo è stato colpito da un ennesimo crudele massacro. Ma è necessario, anche se doloroso, parlare. Cercare di capire. La prima osservazione che ci viene alla mente è l'assurdo che esplode fuori dal televisore. Davanti a questo dramma il mondo si è arrestato attonito. Ma non tutti. Le borse del mondo non si sono fermate neppure un secondo, hanno continuato a far soldi, a cercare utili selvaggi. Anzi hanno intensificato il ritmo. La gente ancora urlava appesa ai grattacieli in fiamme, prima che crollassero, e già i grandi broker gridavano nei loro cellulari:"Compra petrolio! Vendi tutto! Compra petrolio!" e mentre i titoli azionari perdevano il 10% in pochi minuti il petrolio saliva di 10 dollari al barile e i furbi facevano utili di miliardi di dollari. E mentre i presidenti di tutti i paesi europei si apprestavano a esprimere il loro cordoglio, i loro banchieri succhiavano decimali al dollaro e finalmente l'euro segnava un bel po' di punti a suo favore. Nessuno ha pensato di chiudere le borse per decenza e rispetto ai cadaveri ancora freschi. La belva feroce del capitalismo affondava felice i suoi denti nelle carni dei morti e fortune luminose si sono costruite in poche ore. E non c'è da stupirsi. I grandi speculatori sguazzano in un'economia che uccide ogni anno decine di milioni di persone con la miseria, che volete che siano 20 mila morti a New York? Altra immagine agghiacciante: la gente per strada, nei quartieri palestinesi, dilaniati dalla guerra civile, che festeggiavano il massacro. Gente che ha un morto in ogni famiglia e che non riesce più a vedere l'assurdità della morte, di qualsiasi morte. Il sistema della violenza, dello sfruttamento, del genocidio organizzato dei poveri cristi genera insensibilità alla violenza. Genera la logica della vendetta. Quasi ogni giorno, da anni, gli aerei Usa bombardano l'Iraq, uccidendo donne e bambini, col pretesto di eliminare impianti radar. E le televisioni occidentali non si degnano neppure di riportare la notizia. Quella è gente spazzatura, muoiono a migliaia per gli effetti dei proiettili all'uranio che hanno contaminato la loro terra, muoiono perché mancano le medicine a causa dell'embargo, nel silenzio carico di disprezzo dei media occidentali. Le lacrime di oggi dei commentatori televisivi sono vergognose perché seguono al silenzio decennale sui crimini dell'occidente cristiano. E' terribile ma è così: la disperazione genera la follia della vendetta. Una vendetta che non serve a nulla, una vendetta che porterà altri massacri tra i diseredati del mondo. E attenzione: questo orrendo massacro di ieri, non è stato realizzato schiacciando un bottone su un aereo che vola sicuro ad alta quota. Qui ci sono decine di persone che sono diventate talmente pazze da suicidarsi tutte assieme pur di colpire "i diavoli bianchi". Questa misura della disperazione dovrebbe fare riflettere. Questa giornata di terrore dovrebbe avere insegnato ai cultori della forza dell'uomo bianco che non esiste sicurezza e pace per nessuno in un mondo dove il massacro e la prevaricazione sono la legge. E' ormai un fatto. Le moderne tecnologie rendono talmente potenti gli individui che nessun sofisticato sistema di sicurezza può proteggere. Non è più possibile, neppure per i nordamericani ricchi, credere di essere al sicuro. Non c'è nessun posto dove si possa stare al sicuro. Il cane feroce della follia può azzannare chiunque ovunque. I telegiornali si stupiscono (idioti) che i super controlli Usa non abbiano impedito a 4 aerei di essere dirottati per essere usati come bombe gigantesche e colpire i luoghi più protetti del mondo. Non vogliono capire che le moderne tecnologie e l'affollamento incontrollabile delle città, offrono decine di modi di fare massacri. Questi orrendi attentati hanno ridicolizzato le pretese di Bush di costruire uno scudo stellare. Oggi hanno usato aerei, ieri gas nervino in Giappone, bombole del gas a Mosca! Domani basterà urlare:"C'è una bomba!!!" in uno stadio per provocare una strage. Un paese moderno non può garantire la sicurezza senza strangolare completamente la "vita normale" dei cittadini. Non c'è modo. Nessuno può tenere milioni di persone chiuse in casa. L'unica garanzia di sicurezza per il mondo ricco è sanare le ferite sanguinanti della fame e del sopruso. Sennò si crea un humus sociale drammatico che non può che portare alla violenza più folle. Attenzione: non si può dire, in questo momento, chi abbia armato la mano dei kamikaze. Estremisti islamici? Estremisti di destra americani? Sionisti pazzi? Chi lo sa? L'attentato di Oklaoma, il più grande massacro terroristico avvenuto fino a ieri, fu imputato ai terroristi islamici e poi si scoprì essere opera di terroristi bianchi e fascisti che volevano provocare una reazione anti islamica. Si potrebbe anche scoprire che dietro al massacro di ieri ci siano tutte le fazioni terroristiche e tutti i servizi segreti, uniti nel comune intento di gettare la società civile nel caos... Una cosa è certa: al di là di chi siano gli esecutori materiali del massacro questa violenza e' figlia legittima della cultura della violenza, della fame e dello sfruttamento disumano. Questa violenza, queste morti, rendono immensamente felici coloro che hanno guadagnato milioni di dollari in poche ore speculando sul prezzo del petrolio, i mercanti di armi e i capi terroristi brindano ebbri di felicità insieme ai generali e agli ammiragli, stanchi di questa pace strisciante che minaccia ogni giorno lo stato di guerra e i profitti fatti sulle mine antiuomo. Domani i caccia bombarderanno qualche villaggio sperduto uccidendo civili inermi con la scusa di fare giustizia dei colpevoli e le lobby delle iene spingeranno per dare dignità alle spese militari. "Gli Stati Uniti devono rispondere immediatamente a questa aggressione!" Urlava un cretino della strada e le sue parole sono state rilanciate da migliaia di telegiornali in tutto il pianeta. "Rappresaglia!" Urla Bush, il boia del Texas. Colpiranno, faranno 10 morti con la pelle olivastra per ogni cadavere bianco. E qualcuno proporrà di reagire con manifestazioni di piazza e di nuovo la polizia farà dei morti. Deve essere chiaro a tutti che questo è un momento gravissimo. E' una nuova forma di guerra strisciante quella nella quale ci vogliono portare. Il partito della pace ha una sola possibilità: continuare caparbiamente a lavorare con gli strumenti della pace. Affermare con tutta la forza possibile che possiamo ed è necessario togliere il nostro appoggio economico alle multinazionali della morte. Oggi più che mai la scelta individuale di milioni di persone è l'unico strumento possibile, l'unica strategia vincente. Togliamo i nostri soldi dalle banche che finanziano la vendita delle i nostri soldi l'economia del dolore, smettiamo di comprare il carburante della Esso, i prodotti della Nestlè, smettiamo di bere Coca Cola, di mangiare Mac Donald's, convertiamo le nostre auto a olio di colza e a gas, mettiamo i nostri risparmi sui fondi di investimento etico, abbandoniamo le assicurazioni colluse col sistema della morte, non compriamo auto da chi produce mine antiuomo, non compriamo scarpe da chi tiene in schiavitù i bambini, non mangiamo i cibi della chimica, abbandoniamo i marchi della cultura del profitto a tutti i costi. In questi anni abbiamo lavorato con successo per dimostrare che è possibile consociare i nostri consumi, risparmiare, avere prodotti migliori e, contemporaneamente, boicottare il mercato della morte rifiutandoci di portare i nostri soldi al loro mulino. Oggi queste scelte non sono più solamente giuste e convenienti, sono anche urgenti e irrimandabili. Ti chiediamo di fare un gesto, subito, ora. Non c'è più tempo per pensarci sopra. La locomotiva del capitalismo selvaggio sta accellerando la sua velocità, punta con determinazione assoluta verso la guerra e la distruzione del pianeta. L'unica possibilità è tagliarle i rifornimenti di carburante. Subito. Il mondo è governato dal denaro. I soldi sono l'unico argomento al quale i potenti siano sensibili. Dai una possibilità alla pace. Subito. Inizia tu. Non aspettare che lo facciano gli altri. Ogni lira che togli ai signori del mondo è un respiro che regali all'umanità.
Voti ogni volta che fai la spesa!
(Dario Fo).
Questo è l'articolo pubblicato qualche giorno fà sul Corriere della Sera. Questo è l'articolo che da qualcuno è stato additato come eversivo e filo-terrorista Islamico.
Vi invito a riflettere, a documentarci, perchè tutte le notizie vanno in un certo senso criticate se è il caso di farlo con l'appoggio del nostro quoziente intellettivo. Lasciamo da parte eventuali schieramenti politici. Ragioniamo con la nostra coscienza, credo che solo cosi' potremo realmente dichiararci "uomini" dunque cittadini liberi.
Bizoit.
Ps: Invito tutti ad un commento.
Messaggio del 26-09-2001 alle ore 12:58:44
E´ una vita che lo dico!!!!
un giorno basta per far capire ai "grandi" che ci siamo rotti le palle!!un giorno dove il mondo si dovrebbe bloccare.....un giorno senza auto,un giorno senza MaC Donald´s,un giorno senza PC ect. ect. ect.!!!!!
sarebbe un sogno mondiale o no´????
e non criticatemi.....che se devo....lo cancellero´ il "windows" dal mio PC!!!!!!
sinceramente detto, se i "grandi" non si deciceranno a liberare i poveri paesi dai debiti penso che certe cose come ad esempio in New York continueranno a succedere!!!!!
ciao a tutti
E´ una vita che lo dico!!!!
un giorno basta per far capire ai "grandi" che ci siamo rotti le palle!!un giorno dove il mondo si dovrebbe bloccare.....un giorno senza auto,un giorno senza MaC Donald´s,un giorno senza PC ect. ect. ect.!!!!!
sarebbe un sogno mondiale o no´????
e non criticatemi.....che se devo....lo cancellero´ il "windows" dal mio PC!!!!!!
sinceramente detto, se i "grandi" non si deciceranno a liberare i poveri paesi dai debiti penso che certe cose come ad esempio in New York continueranno a succedere!!!!!
ciao a tutti
Messaggio del 26-09-2001 alle ore 13:03:51
Bizoit, credo che dopo i recenti fatti accaduti in America molte persone abbiano iniziato a riflettere e a capire che non esiste sicurezza e pace per nessuno. La cosa che però mi disarma è la consapevolezza che le belle parole di Dario Fo verranno dimenticate molto presto oppure additate o peggio lasceranno indifferenti milioni di persone che avranno sempre un motivo per dire "ma che cazzo me ne frega a me".
Nel mio piccolo credo che continuerò a non mangiare nei mc donald e a bere coca cola e appena ho 2 lire convertirò la mia auto a gas. Vorrei solo saper sempre scegliere meglio quando vado a fare la spesa (non so per esempio un determinato marchio a chi appartiene).
Voglio illudermi di essere stato presuntuoso nel giudicare superficiale il prossimo.
Bizoit, credo che dopo i recenti fatti accaduti in America molte persone abbiano iniziato a riflettere e a capire che non esiste sicurezza e pace per nessuno. La cosa che però mi disarma è la consapevolezza che le belle parole di Dario Fo verranno dimenticate molto presto oppure additate o peggio lasceranno indifferenti milioni di persone che avranno sempre un motivo per dire "ma che cazzo me ne frega a me".
Nel mio piccolo credo che continuerò a non mangiare nei mc donald e a bere coca cola e appena ho 2 lire convertirò la mia auto a gas. Vorrei solo saper sempre scegliere meglio quando vado a fare la spesa (non so per esempio un determinato marchio a chi appartiene).
Voglio illudermi di essere stato presuntuoso nel giudicare superficiale il prossimo.
Messaggio del 26-09-2001 alle ore 14:28:03
Possiamo solo ed esclusivamente fare discorsi del cazzo e non avranno mai voce in capitolo. Tutti sappiamo che il mondo è governato dai petrolieri, banchieri e teste di cazzo del genere. Il discorso è: noi siamo contenti di questo? Siccome conosco già la risposta allora è ora di rimandare a casa quei burattini che dovrebbero rappresentarci ed invece puliscono il culo di questa gentaglia. Ma come? Tutto qui è il problema. Facile?
Abbiamo in Italia il premio nobel Rubbia inventore e realizzatore del motore ad idrogeno attualmente montato sulla BMW 750i. Cosa si aspetta ad organizzarci? Ve lo dico io: aspettano che i petrolieri abbiano esaurito le loro fonti e si siano organizzati per la produzione e la vendita dell'idrogeno, ma intanto il mondo muore. Tra poco anche i cinesi vorranno avere almeno una macchina in famiglia e poi cosa succederà? Quando una petroliera ha rischiato di distruggere le Galapagos alla compagnia petrolifera responsabile hanno fatto una multa di alcune decine di dollari perché cosí è la legge.
Ora l'Euro è forte e il petrolio è sceso, ma la benzina non scende un cazzo. Come mai? Forse perché l'attesa della guerra distoglie il pensiero della gente da questi argomenti?
Chissà se i comunisti italiani abbiano fatto bene allora a vendere l'Europa per metá agli americani e per metá ai russi. Ora dobbiamo sottostare alle loro volontá indifferentemente dal fatto se ci va bene o no.
A questo punto non posso che essere contento per queste stragi augurandomi di assisterne a sempre piú frequenti e piú gravi tali da estinguere la razza umana dalla terra.
Siamo riusciti ad offuscare la bellezza della natura in tutti i campi.
È ora che la natura si ribelli servendosi anche di menti contorte (come la mia).
Possiamo solo ed esclusivamente fare discorsi del cazzo e non avranno mai voce in capitolo. Tutti sappiamo che il mondo è governato dai petrolieri, banchieri e teste di cazzo del genere. Il discorso è: noi siamo contenti di questo? Siccome conosco già la risposta allora è ora di rimandare a casa quei burattini che dovrebbero rappresentarci ed invece puliscono il culo di questa gentaglia. Ma come? Tutto qui è il problema. Facile?
Abbiamo in Italia il premio nobel Rubbia inventore e realizzatore del motore ad idrogeno attualmente montato sulla BMW 750i. Cosa si aspetta ad organizzarci? Ve lo dico io: aspettano che i petrolieri abbiano esaurito le loro fonti e si siano organizzati per la produzione e la vendita dell'idrogeno, ma intanto il mondo muore. Tra poco anche i cinesi vorranno avere almeno una macchina in famiglia e poi cosa succederà? Quando una petroliera ha rischiato di distruggere le Galapagos alla compagnia petrolifera responsabile hanno fatto una multa di alcune decine di dollari perché cosí è la legge.
Ora l'Euro è forte e il petrolio è sceso, ma la benzina non scende un cazzo. Come mai? Forse perché l'attesa della guerra distoglie il pensiero della gente da questi argomenti?
Chissà se i comunisti italiani abbiano fatto bene allora a vendere l'Europa per metá agli americani e per metá ai russi. Ora dobbiamo sottostare alle loro volontá indifferentemente dal fatto se ci va bene o no.
A questo punto non posso che essere contento per queste stragi augurandomi di assisterne a sempre piú frequenti e piú gravi tali da estinguere la razza umana dalla terra.
Siamo riusciti ad offuscare la bellezza della natura in tutti i campi.
È ora che la natura si ribelli servendosi anche di menti contorte (come la mia).
Messaggio del 27-09-2001 alle ore 00:46:46
La verita', anche se amara e triste, e' che noi tutti abbiamo paura. Si' proprio paura. Una paura dettata dal fatto di essere finalmente coscienti che la nostra liberta' ha un prezzo da pagare. Certo si puo' criticare il benessere che ha generato una vendetta cosi' atroce, ma vi ha fatto schifo il vivere bene? Siamo onesti!!! Personalmente io non ho nessun problema ad ammettere che ero molto contenta quando ogni due settimane prendevo la mia bella busta paga. Che vi devo dire, che mi faceva schifo potermi permettere qualsiasi capriccio? Proprio per nulla!!!! Poi non puntiamo il dito solo "determinate" marche straniere. Avete per caso idea di quanto costa una bottiglia d'olio di un "notissimo pastificio della nostra zona" negli Usa? Adesso vi erudisco un po'! 850 ml, cioe' meno di un litro, costa 20 dollari! Al cambio? 44.500 lire!!!! Un pacco della stessa pasta? 450 gr 2.5 dollari, ossia 5700 lire!!!!! Lo sapete che i piu' famosi stilisti italiani hanno le sartorie nei paesi del'est Europa. Siete mai stai nella campagna della Slovacchia o della Romania? Vi assicuro che il tempo sembra essersi fermato ad una ventina di anni or sono! E' facile puntare il dito su chi permette hai bambini di cucire i palloni da calcio in India, ma quanto paghiamo noi una sarta slovacca? Siete mai stati in un paese arabo? Dove le citta' sono dei labirinti, dove la gente non vuole parlare con te solo perche' sei una donna? Non serve neppure andare cosi' lontani, basta guardare nella nostra bella penisola, dove alcune donne muoiono di cancro al seno o all'utero e neppure lo sanno perche' non hai mai fatto un controllo!!!! E pensare che in Italia il sistema sanitario e' gratutito!!!!
Ogni persona e' fautrice del proprio destino. E' colpa nostra se siamo arrivati fino a questo punto? Forse, ma cio' non toglie che la follia omicida non ha giustificazioni, sia essa per rabbia o per religione!!!!
E noi adesso cosa facciamo? Aspettiamo! Tanto non possiamo fare altrimenti!!!
La verita', anche se amara e triste, e' che noi tutti abbiamo paura. Si' proprio paura. Una paura dettata dal fatto di essere finalmente coscienti che la nostra liberta' ha un prezzo da pagare. Certo si puo' criticare il benessere che ha generato una vendetta cosi' atroce, ma vi ha fatto schifo il vivere bene? Siamo onesti!!! Personalmente io non ho nessun problema ad ammettere che ero molto contenta quando ogni due settimane prendevo la mia bella busta paga. Che vi devo dire, che mi faceva schifo potermi permettere qualsiasi capriccio? Proprio per nulla!!!! Poi non puntiamo il dito solo "determinate" marche straniere. Avete per caso idea di quanto costa una bottiglia d'olio di un "notissimo pastificio della nostra zona" negli Usa? Adesso vi erudisco un po'! 850 ml, cioe' meno di un litro, costa 20 dollari! Al cambio? 44.500 lire!!!! Un pacco della stessa pasta? 450 gr 2.5 dollari, ossia 5700 lire!!!!! Lo sapete che i piu' famosi stilisti italiani hanno le sartorie nei paesi del'est Europa. Siete mai stai nella campagna della Slovacchia o della Romania? Vi assicuro che il tempo sembra essersi fermato ad una ventina di anni or sono! E' facile puntare il dito su chi permette hai bambini di cucire i palloni da calcio in India, ma quanto paghiamo noi una sarta slovacca? Siete mai stati in un paese arabo? Dove le citta' sono dei labirinti, dove la gente non vuole parlare con te solo perche' sei una donna? Non serve neppure andare cosi' lontani, basta guardare nella nostra bella penisola, dove alcune donne muoiono di cancro al seno o all'utero e neppure lo sanno perche' non hai mai fatto un controllo!!!! E pensare che in Italia il sistema sanitario e' gratutito!!!!
Ogni persona e' fautrice del proprio destino. E' colpa nostra se siamo arrivati fino a questo punto? Forse, ma cio' non toglie che la follia omicida non ha giustificazioni, sia essa per rabbia o per religione!!!!
E noi adesso cosa facciamo? Aspettiamo! Tanto non possiamo fare altrimenti!!!
Messaggio del 27-09-2001 alle ore 01:15:32
C'è senz'altro un problema che definirei "Il problema dei problemi" : Credo si tratti dell'Informazione. Ma non dell'informazione fine a se stessa bensì di una accezzione più vasta, di fondo, generale, oserei dire globale.
Forse l'informazione come conoscenza, come sapere.
L'era che viviamo è fondata su questo tema; mai come oggi entrare in possesso dell'informazione significa implicitamente accaparrarsi potere. In un noto film il regista O.Welles definiva quarto potere quello giornalistico, e non è un caso.
Già da allora si cominciava a capire l'importanza di questa che possiamo definire arma che non uccide, tuttavia ti offre tutti i mezzi per poterlo fare, tutti i mezzi per poter vincere una battaglia e poi la guerra.
Su questo penso saremo chiamati a scontrarci negli anni a venire. Su questo già oggi si giocano obbiettivi fondamentali di scelta politica, e sempre di più se ne farà uso nel prossimo futuro.
Questo tema si rivela fondamentale per una cosa molto semplice: scegliere, decidere. Per farlo bisogna conoscere, per conoscere serve l'informazione e quando io conosco ed ho preso coscenza scelgo quindi decido. Dò un valore alla mia scelta attraverso un mio comportamento.
Pensavo a Franky che dice: vorrei sapere cosa mangio, cosa compro; vorrei sapere chi produce un dato bene per poterlo conoscere decidere così se sceglierlo oppure no. Mi viene da pensare per ultimo alle nuove normative in tema alimentare relativi al consumo di carne nel mondo dopo i fatti della mucca pazza. Solo oggi dopo che c'è stata una forte spinta a livello internazionale, consolidata dai recenti avvenimenti sanitari il consumo di carne viene accompagnato dall'etichetta che ne assicura la provenienza.
E le nostre scelte ora le potremmo definire mirate.Tra l'altro è ancora in attuazione perchè c'è bisogno di tempo per poterla attuare.
Sulle informazioni sbagliate che vengono date ai piccoli Palestinesi e piccoli Israeliani nei Kibutz si giocherà l'equilibrio della pace in mediooriente. Non sarà certo Busch con i suoi "giustizia finale o divina o pane" a risolvere i problemi. Non saremo certo noi europei a portare sulla retta via i popoli Islamici, come pretendiamo di fare, pieni di noi stessi. Possiamo portare sulla retta via solo noi medesimi quando accetteremo ed informeremo chi non lo ha ancora saputo che al mondo siamo tanti e diversi. Che abbiamo più o meno le stesse esigenze di vita solo che le vogliamo ottenere con metodi diversi, che rispecchiano la nostra cultura, il nostro pacchetto d'informazioni.
Più che gridare alle armi dovremmo porre la nostra attenzione a chi possiede maggiori informazioni degli altri ed utilizza queste per poterci sviare nelle scelte, indurci ad un comportamento che non riteniamo dannoso per nessuno, mentre al di là di un continente qualcuno muore.
Fatto questo fatto tutto. INFORMIAMOCI, non so come, ma facciamolo, i mezzi vivaDio sono tanti e più di ieri.
E poi, come diceva qualcuno, chi vuole un Dio se lo preghi.
E chi vuole maggiore libertà se la cerchi!
C'è senz'altro un problema che definirei "Il problema dei problemi" : Credo si tratti dell'Informazione. Ma non dell'informazione fine a se stessa bensì di una accezzione più vasta, di fondo, generale, oserei dire globale.
Forse l'informazione come conoscenza, come sapere.
L'era che viviamo è fondata su questo tema; mai come oggi entrare in possesso dell'informazione significa implicitamente accaparrarsi potere. In un noto film il regista O.Welles definiva quarto potere quello giornalistico, e non è un caso.
Già da allora si cominciava a capire l'importanza di questa che possiamo definire arma che non uccide, tuttavia ti offre tutti i mezzi per poterlo fare, tutti i mezzi per poter vincere una battaglia e poi la guerra.
Su questo penso saremo chiamati a scontrarci negli anni a venire. Su questo già oggi si giocano obbiettivi fondamentali di scelta politica, e sempre di più se ne farà uso nel prossimo futuro.
Questo tema si rivela fondamentale per una cosa molto semplice: scegliere, decidere. Per farlo bisogna conoscere, per conoscere serve l'informazione e quando io conosco ed ho preso coscenza scelgo quindi decido. Dò un valore alla mia scelta attraverso un mio comportamento.
Pensavo a Franky che dice: vorrei sapere cosa mangio, cosa compro; vorrei sapere chi produce un dato bene per poterlo conoscere decidere così se sceglierlo oppure no. Mi viene da pensare per ultimo alle nuove normative in tema alimentare relativi al consumo di carne nel mondo dopo i fatti della mucca pazza. Solo oggi dopo che c'è stata una forte spinta a livello internazionale, consolidata dai recenti avvenimenti sanitari il consumo di carne viene accompagnato dall'etichetta che ne assicura la provenienza.
E le nostre scelte ora le potremmo definire mirate.Tra l'altro è ancora in attuazione perchè c'è bisogno di tempo per poterla attuare.
Sulle informazioni sbagliate che vengono date ai piccoli Palestinesi e piccoli Israeliani nei Kibutz si giocherà l'equilibrio della pace in mediooriente. Non sarà certo Busch con i suoi "giustizia finale o divina o pane" a risolvere i problemi. Non saremo certo noi europei a portare sulla retta via i popoli Islamici, come pretendiamo di fare, pieni di noi stessi. Possiamo portare sulla retta via solo noi medesimi quando accetteremo ed informeremo chi non lo ha ancora saputo che al mondo siamo tanti e diversi. Che abbiamo più o meno le stesse esigenze di vita solo che le vogliamo ottenere con metodi diversi, che rispecchiano la nostra cultura, il nostro pacchetto d'informazioni.
Più che gridare alle armi dovremmo porre la nostra attenzione a chi possiede maggiori informazioni degli altri ed utilizza queste per poterci sviare nelle scelte, indurci ad un comportamento che non riteniamo dannoso per nessuno, mentre al di là di un continente qualcuno muore.
Fatto questo fatto tutto. INFORMIAMOCI, non so come, ma facciamolo, i mezzi vivaDio sono tanti e più di ieri.
E poi, come diceva qualcuno, chi vuole un Dio se lo preghi.
E chi vuole maggiore libertà se la cerchi!
Messaggio del 27-09-2001 alle ore 01:24:24
Mi sono dimenticata di raccontarvi una breve storiellina.
Prima che il reggime dei Taliban andasse al potere l'Occidente dava aiuti economici all'Afghanistan. Una parte di questi aiuti sono serviti per la realizzazione di un bellissimo ed ultramoderno stadio da calcio (nulla da dire, noi Italiani siamo malati di calcio!!! Poi forse speravano anche loro di partecipare ai Mondiali (questa e' proprio cattiveria!!! La riconosco da sola!!!)). Comunque......
Dopo che i Taliban hanno conquistato la maggioranza, come sapete, tante cose sono cambiate e tantissime sono state vietate, tra le quali "il gioco del calcio" (i 2/3 del Nostro Paese sarebbe morta di infarto!!!!). Allora cosa farci di quel bellissimo stadio? Semplice: il luogo delle pubbliche esecuzioni. Due volte al giorno vengono eseguite due tre fucilazioni con lo stadio gremito di gente che fa il tifo come ad una vera partita. Avete presente i Romani nel colosseo? La stessa identica cosa!!!! Eppure di anni ne sono passati!?!?!?
Scusate la mia vena polemica, ma certe cose faccio fatica proprio a digerirle!!!!!!
Mi sono dimenticata di raccontarvi una breve storiellina.
Prima che il reggime dei Taliban andasse al potere l'Occidente dava aiuti economici all'Afghanistan. Una parte di questi aiuti sono serviti per la realizzazione di un bellissimo ed ultramoderno stadio da calcio (nulla da dire, noi Italiani siamo malati di calcio!!! Poi forse speravano anche loro di partecipare ai Mondiali (questa e' proprio cattiveria!!! La riconosco da sola!!!)). Comunque......
Dopo che i Taliban hanno conquistato la maggioranza, come sapete, tante cose sono cambiate e tantissime sono state vietate, tra le quali "il gioco del calcio" (i 2/3 del Nostro Paese sarebbe morta di infarto!!!!). Allora cosa farci di quel bellissimo stadio? Semplice: il luogo delle pubbliche esecuzioni. Due volte al giorno vengono eseguite due tre fucilazioni con lo stadio gremito di gente che fa il tifo come ad una vera partita. Avete presente i Romani nel colosseo? La stessa identica cosa!!!! Eppure di anni ne sono passati!?!?!?
Scusate la mia vena polemica, ma certe cose faccio fatica proprio a digerirle!!!!!!
Messaggio del 27-09-2001 alle ore 01:31:49
Con questo cosa vorresti dire? Mettiamoli tutti lì dentro lo stadio così il nostro caro amico Busch arriverà sul suo Air One e farà giustizia divina.
Già, dimenticavo, lui non è un fanatico pazzo che si suicida disperato perchè crede sino in fondo ai suoi ideali.
Meglio utilizzare i missili Cruise!
Ciao da Bizoit
Con questo cosa vorresti dire? Mettiamoli tutti lì dentro lo stadio così il nostro caro amico Busch arriverà sul suo Air One e farà giustizia divina.
Già, dimenticavo, lui non è un fanatico pazzo che si suicida disperato perchè crede sino in fondo ai suoi ideali.
Meglio utilizzare i missili Cruise!
Ciao da Bizoit
Messaggio del 27-09-2001 alle ore 02:01:45
Per pura informazione:
Riguardo a quanto detto da Panna: "Avete per caso idea di quanto costa una bottiglia d'olio di un "notissimo pastificio della nostra zona" negli Usa? 850 ml, cioe' meno di un litro, costa 20 dollari! Al cambio? 44.500 lire!!!! Un pacco della stessa pasta? 450 gr 2.5 dollari, ossia 5700 lire!!!!!"
Sai perchè tutto questo Panna? Non perchè il famoso pastificio si arricchisce, ma perchè lo stato americano impone questo!!! Dal 70 all 80% di quel prezzo, finisce nelle casse dello stato americano!!!! E sai perchè?? Perchè così gli americani sono costretti ad acquistare prodotti della propria terra che costano un decimo.... A meno che non siamo proprio dei fanatici dei prodotti italiani; La loro politica è per l'esportazione e non l'importazione; perchè in Italia non fanno un discorso del genere i nostri politici? A me sembra che qui siamo spinti dall'alto ad acquistare all'estero, quadno invece le cose migliori della nostra terra vengono fatte marcire (vedi il latte, la frutta, gli agrumi che vengono distrutti invece di far mangiare i morti di fame del terzo mondo)....
Per pura informazione:
Riguardo a quanto detto da Panna: "Avete per caso idea di quanto costa una bottiglia d'olio di un "notissimo pastificio della nostra zona" negli Usa? 850 ml, cioe' meno di un litro, costa 20 dollari! Al cambio? 44.500 lire!!!! Un pacco della stessa pasta? 450 gr 2.5 dollari, ossia 5700 lire!!!!!"
Sai perchè tutto questo Panna? Non perchè il famoso pastificio si arricchisce, ma perchè lo stato americano impone questo!!! Dal 70 all 80% di quel prezzo, finisce nelle casse dello stato americano!!!! E sai perchè?? Perchè così gli americani sono costretti ad acquistare prodotti della propria terra che costano un decimo.... A meno che non siamo proprio dei fanatici dei prodotti italiani; La loro politica è per l'esportazione e non l'importazione; perchè in Italia non fanno un discorso del genere i nostri politici? A me sembra che qui siamo spinti dall'alto ad acquistare all'estero, quadno invece le cose migliori della nostra terra vengono fatte marcire (vedi il latte, la frutta, gli agrumi che vengono distrutti invece di far mangiare i morti di fame del terzo mondo)....
Messaggio del 27-09-2001 alle ore 08:00:15
Ognune a la casa se!!!
buongiorno popolo!!!!
Sampe´ che possiamo fare....qui se non si trova un´altro pianeta le cose non si risolvono!!! sa dá ricumenza´ d´accapo!!! il progresso porta la regresso!!!!
popolo fra 5000 anni la cosa rimarra´lo stesso!!!
poi mettono la colpa a gli animali.....ma i veri animali...siamo noi se volete o no´accetarla la verita´,ma quesse jie´!!!!!
Vuleme lu film americano,vuleme lu telefonino prodotto a Taiwan,vuleme lu compiuterino fatto a la Cina ect. ect. ect.!!quesse jie´ lu risultate!!!in un modo o l´altro siamo
tutti coinvolti......ma pecché lu café che la mattina beviamo pensate che viene raccolto da una persona che guadagna 2 milione al mese???? nghe lu cazze!!!!!!!
ciao a tutti e alla prossima!!!
Ognune a la casa se!!!
buongiorno popolo!!!!
Sampe´ che possiamo fare....qui se non si trova un´altro pianeta le cose non si risolvono!!! sa dá ricumenza´ d´accapo!!! il progresso porta la regresso!!!!
popolo fra 5000 anni la cosa rimarra´lo stesso!!!
poi mettono la colpa a gli animali.....ma i veri animali...siamo noi se volete o no´accetarla la verita´,ma quesse jie´!!!!!
Vuleme lu film americano,vuleme lu telefonino prodotto a Taiwan,vuleme lu compiuterino fatto a la Cina ect. ect. ect.!!quesse jie´ lu risultate!!!in un modo o l´altro siamo
tutti coinvolti......ma pecché lu café che la mattina beviamo pensate che viene raccolto da una persona che guadagna 2 milione al mese???? nghe lu cazze!!!!!!!
ciao a tutti e alla prossima!!!
Messaggio del 27-09-2001 alle ore 09:27:19
Cari Panna, Sampei e Bob di porcherie il mondo è colmo, siamo noi ad averlo reso così. E il protezionismo economico americano, e il consumismo sfrenato a cui ci siamo abbamdonati, e la brama di arrivare fino a chissàddove!
Caro Bob credo che sarai daccordo con me se cominciassimo a credere e a fare una nuova politica basata non su "QUELLE CA VOjje ACCATTà" bensì "A COSA SONO DISPOSTO IO A RINUNCIARE PER CEDERE UN POCO DEL MIO BENESSERE AD UN ALTRO"
Non è semplice, ma per la tipica legge delle contrapposizioni lo squilibrio è dovuto soprattutto a questo.
Buongiorno a voi tutti.
Cari Panna, Sampei e Bob di porcherie il mondo è colmo, siamo noi ad averlo reso così. E il protezionismo economico americano, e il consumismo sfrenato a cui ci siamo abbamdonati, e la brama di arrivare fino a chissàddove!
Caro Bob credo che sarai daccordo con me se cominciassimo a credere e a fare una nuova politica basata non su "QUELLE CA VOjje ACCATTà" bensì "A COSA SONO DISPOSTO IO A RINUNCIARE PER CEDERE UN POCO DEL MIO BENESSERE AD UN ALTRO"
Non è semplice, ma per la tipica legge delle contrapposizioni lo squilibrio è dovuto soprattutto a questo.
Buongiorno a voi tutti.
Messaggio del 27-09-2001 alle ore 10:01:13
Ciao Bizo!!!.....
ma l´esempio chi c´é l´ho deve dare per fare questo????
i nostri capoccioni in tutto il mondo!!!
come ho giá scritto....sono loro i primi che devono cancellare i debiti a i paesi poveri.....sono loro che devono cominciare a rinunciare a qualcosa e poi verro´io!!!!!
Io da solo o noi....non risolviamo niente!!!
ciao
Ciao Bizo!!!.....
ma l´esempio chi c´é l´ho deve dare per fare questo????
i nostri capoccioni in tutto il mondo!!!
come ho giá scritto....sono loro i primi che devono cancellare i debiti a i paesi poveri.....sono loro che devono cominciare a rinunciare a qualcosa e poi verro´io!!!!!
Io da solo o noi....non risolviamo niente!!!
ciao
Messaggio del 27-09-2001 alle ore 14:58:13
Biongiorno a tutti.
Caro Bob, tu intanto inizia... e cosí tu sarai uno in più con noi....

Vedete io tutti i giorni mi espongo mandando E-Mail ad altissime cariche sia italiane che europee. Tra nu par di jurn mi venghen a'rrisctá!!! E devo dire che nessuno risponde, ma non per mancanza di tempo in quanto per grattarsi le palle a loro basta poco, bensí perché non hanno risposte e non sono li per rappresentare il popolo, ma le 400 persone ultramiliardarie che vivono guarda caso in America.
Sono sempre dell'avviso che la Germania non avrebbe dovuto perdere la II guerra mondiale. Allora si che avremmo avuto una VERA EUROPA.
Ciao
Biongiorno a tutti.
Caro Bob, tu intanto inizia... e cosí tu sarai uno in più con noi....

Vedete io tutti i giorni mi espongo mandando E-Mail ad altissime cariche sia italiane che europee. Tra nu par di jurn mi venghen a'rrisctá!!! E devo dire che nessuno risponde, ma non per mancanza di tempo in quanto per grattarsi le palle a loro basta poco, bensí perché non hanno risposte e non sono li per rappresentare il popolo, ma le 400 persone ultramiliardarie che vivono guarda caso in America.
Sono sempre dell'avviso che la Germania non avrebbe dovuto perdere la II guerra mondiale. Allora si che avremmo avuto una VERA EUROPA.
Ciao
Messaggio del 27-09-2001 alle ore 17:34:14
ma va a fanc..........Nzine!!
ma se pure l´italiane sanne messe nghe l´americhe...allora!!! quindi n´attaccheme se discurse mo!!
e con questo ho chiuso il discorso di Nzine!!!
cumba´so lu sindeche e ti pozze taja´li cosse!!!
Popolo rintracciatemi...telefonino o E-mail indirizzo o telefono ...jie´uguale,ma basta che mi fate sapere notizie su Alfonso Lazzaria ca te na tipografia!!!
forse conoscete Umberto il fratello o Claudio!!!
jama´notizie a tutto spiano!!!
ma va a fanc..........Nzine!!
ma se pure l´italiane sanne messe nghe l´americhe...allora!!! quindi n´attaccheme se discurse mo!!
e con questo ho chiuso il discorso di Nzine!!!
cumba´so lu sindeche e ti pozze taja´li cosse!!!
Popolo rintracciatemi...telefonino o E-mail indirizzo o telefono ...jie´uguale,ma basta che mi fate sapere notizie su Alfonso Lazzaria ca te na tipografia!!!
forse conoscete Umberto il fratello o Claudio!!!
jama´notizie a tutto spiano!!!
Messaggio del 27-09-2001 alle ore 18:14:28
Perché cosa è successo ad Alfonso?
Perché cosa è successo ad Alfonso?
Messaggio del 27-09-2001 alle ore 19:32:50
Per pura informazione:
Caro Sampei,
mi dispiace molto, ma quello che tu affermi e'
completamente sbagliato!!! Infatti, io lavoro proprio in
questo campo e ti posso assicurare che le cose viaggiano
su un altro binario!!!! Mi occupo dell'export dei prodotti
italiani (centro e sud) negli Stati Uniti, dunque conosco
tutti i prezzi del mercato. Devi sapere, poi, che gli
americani sono malati per l'Italia. Vogliono sempre piu'
prodotti e di ottima qualita'! Ti posso assicurare che
la pasta e l'olio sopra citati vengono esportati ad un
prezzo allucinante dalla stessa azienda!!!!!!!
Puoi credermi, garantisco io personalmente.
Ci sono, infatti, altre aziende che esportano i loro
prodotti ad un prezzo solo di poco superiore. Guarda potrei
farti un elenco lungo due giorni su tante aziende che in
Italia non producono, ma fanno solo export con dei prezzi
da capogiro.
Saluti,
Panna
Per pura informazione:
Caro Sampei,
mi dispiace molto, ma quello che tu affermi e'
completamente sbagliato!!! Infatti, io lavoro proprio in
questo campo e ti posso assicurare che le cose viaggiano
su un altro binario!!!! Mi occupo dell'export dei prodotti
italiani (centro e sud) negli Stati Uniti, dunque conosco
tutti i prezzi del mercato. Devi sapere, poi, che gli
americani sono malati per l'Italia. Vogliono sempre piu'
prodotti e di ottima qualita'! Ti posso assicurare che
la pasta e l'olio sopra citati vengono esportati ad un
prezzo allucinante dalla stessa azienda!!!!!!!
Puoi credermi, garantisco io personalmente.
Ci sono, infatti, altre aziende che esportano i loro
prodotti ad un prezzo solo di poco superiore. Guarda potrei
farti un elenco lungo due giorni su tante aziende che in
Italia non producono, ma fanno solo export con dei prezzi
da capogiro.
Saluti,
Panna
Messaggio del 27-09-2001 alle ore 19:51:12
Se lo dici tu Panna, ci credo!!!

Se lo dici tu Panna, ci credo!!!


Messaggio del 27-09-2001 alle ore 20:58:03
Troppo facile, miei cari drughi, autocommiserarci col fatto che abbiamo creato una società che di sociale ha ben poco. Ma credete ancora alla favola della fava e la rava? Anche questa volta, il dio dollaro ha vinto.....
Crediamo forse che l'intelligence americana, europea ecc. non sapessero niente di quanto stesse accadendo? Beh, bisogna sempre contare l'effetto sorpresa, dirà qualcuno! Certo, non ci sarebbe alcun dubbio se la "sorpresa" fosse stata confezionata solo qualche ora prima!!!
Anzi, l'effetto sorpresa è arrivato proprio dagli americani: come facevano a sapere, dopo solo qualche ora , chi fosse il mandante? Pare che di rivendicazioni non ce ne siano state! Con tutta la confusione che c'era devo proprio dedurre che i servizi segreti americani abbiano lavorato alacremente e con un'efficienza a dir poco strabiliante! peccato che la stessa efficienza non l'abbiano avuta qualche ora prima...forse....
Ricapitoliamo.
Bush è stato eletto con i finanziamenti dei più grossi colossi del petrolio e dell'industria bellica che, lingi al dovere di onorare la nazione americana con un grande presidente, hanno sentito il bisogno di "regalargli" qualche soldo...ma sempre in buona fede, intendiamoci! In effetti, se io ti presto x dollari, perdo y dollari di interesse sul mio capitale che, ovviamente dovrà essere ben presto ravvivato con 2x dollari....onesto, non c'è che dire!
Che tempismo! tutto accade dopo l'era Clinton che, birichinamente,durante un'intervista asserisce che a lui, gli stessi fondi stanziati per Bush, non sono stati concessi. Ed io mi pongo un quesito: ma i soldi li danno solo ai Bush ? Credo proprio di si! Dunque, durante il governo di Bush padre c'è stato il famosissimo "Desert Storm"; durante l'era Clinton la Jugoslavia; durante l'era Bush Jr la fantasmagorica "Giustizia Infinita"! I motivi per cui Clinton è intervenuto in Jugoslavia sono palesi: l'Europa deve credere di aver sempre bisogno degli USA, anche nelle situazioni prettamente europee, perchè l'Europa non sa risolvere i suoi problemi! E se l'Europa ha bisogno degli USA significa che contrae un debito, perlomeno morale, nei confronti dei suoi salvatori! Ma le guerre per il petrolio ed il commercio di armi sono prerogativa dei Bush!
Altro fattore importante: la recessione! E come si combatte la recessione? Con una massiccia dose di denaro, investimenti, mobilitazione di capitali ecc.
Perl Harbour, dice uno storico, è stata una validissima giustificazione, verso il popolino, ad un massiccio dispiego di forze militari. E, guarda un pò, gli USA erano in una fase di recessione dal lontano 1929........
Un unico dubbio: come mai hanno sostituito i moderni incrociatori, le moderne fregate ed i favolosi arei di quei tempi con delle vecchie carrette poco prima dell'attacco giapponese?
Certo, sostituire due torri con altre più vecchie sarebbe stato difficile! E allora, perchè non farlo alle 9 di mattina....in fondo ci sono solo seimila delle cinquantamila persone che ci lavorano abitualmente e poi, certamente non crolleranno!
Quale più valida giustificazione? Credo che seimila morti siano più che sufficienti, agli occhi del mondo, a far sì che il mondo stesso si stringa attorno agli USA piangendone i morti ed offrendo solidarietà..
E poi, saranno sufficienti tutte quelle armi a combattere una guerra contro qualche milione di afgani che non ha nemmeno la carta per pulirsi il culo? Due portaerei, una portaelicotteri, fregate e navi di appoggio, 450 aerei di ultima generazione, una decina di B-52 capaci di portare, se non erro, 16 missili cruise a loro volta in grado di esplodere, se ben pilotati, nella narice destra dello sceicco pazzo!! Troppo poche, qui ci vuole una bella bomba H o forse due!
E quale sarà l'uomo americo-afgano che assumerà la guida di un paese dotato delle più vaste risorse di gas ed oro nero al mondo, di un paese così vicono alla Cina, alla Russia, all'Iran ecc ecc?
Cosa significa stare così vicini alla Cina?
Beh, proviamo a pensare al fatto che se in un futuro abbastanza prossimo si riuscisse ad ottenere una ricchezza distribuita anche in un paese dove vive circa 1/3 della popolazione mondiale, sai che affarone!
Ma questa è solo fantapolitica!
Troppo facile, miei cari drughi, autocommiserarci col fatto che abbiamo creato una società che di sociale ha ben poco. Ma credete ancora alla favola della fava e la rava? Anche questa volta, il dio dollaro ha vinto.....
Crediamo forse che l'intelligence americana, europea ecc. non sapessero niente di quanto stesse accadendo? Beh, bisogna sempre contare l'effetto sorpresa, dirà qualcuno! Certo, non ci sarebbe alcun dubbio se la "sorpresa" fosse stata confezionata solo qualche ora prima!!!
Anzi, l'effetto sorpresa è arrivato proprio dagli americani: come facevano a sapere, dopo solo qualche ora , chi fosse il mandante? Pare che di rivendicazioni non ce ne siano state! Con tutta la confusione che c'era devo proprio dedurre che i servizi segreti americani abbiano lavorato alacremente e con un'efficienza a dir poco strabiliante! peccato che la stessa efficienza non l'abbiano avuta qualche ora prima...forse....
Ricapitoliamo.
Bush è stato eletto con i finanziamenti dei più grossi colossi del petrolio e dell'industria bellica che, lingi al dovere di onorare la nazione americana con un grande presidente, hanno sentito il bisogno di "regalargli" qualche soldo...ma sempre in buona fede, intendiamoci! In effetti, se io ti presto x dollari, perdo y dollari di interesse sul mio capitale che, ovviamente dovrà essere ben presto ravvivato con 2x dollari....onesto, non c'è che dire!
Che tempismo! tutto accade dopo l'era Clinton che, birichinamente,durante un'intervista asserisce che a lui, gli stessi fondi stanziati per Bush, non sono stati concessi. Ed io mi pongo un quesito: ma i soldi li danno solo ai Bush ? Credo proprio di si! Dunque, durante il governo di Bush padre c'è stato il famosissimo "Desert Storm"; durante l'era Clinton la Jugoslavia; durante l'era Bush Jr la fantasmagorica "Giustizia Infinita"! I motivi per cui Clinton è intervenuto in Jugoslavia sono palesi: l'Europa deve credere di aver sempre bisogno degli USA, anche nelle situazioni prettamente europee, perchè l'Europa non sa risolvere i suoi problemi! E se l'Europa ha bisogno degli USA significa che contrae un debito, perlomeno morale, nei confronti dei suoi salvatori! Ma le guerre per il petrolio ed il commercio di armi sono prerogativa dei Bush!
Altro fattore importante: la recessione! E come si combatte la recessione? Con una massiccia dose di denaro, investimenti, mobilitazione di capitali ecc.
Perl Harbour, dice uno storico, è stata una validissima giustificazione, verso il popolino, ad un massiccio dispiego di forze militari. E, guarda un pò, gli USA erano in una fase di recessione dal lontano 1929........
Un unico dubbio: come mai hanno sostituito i moderni incrociatori, le moderne fregate ed i favolosi arei di quei tempi con delle vecchie carrette poco prima dell'attacco giapponese?
Certo, sostituire due torri con altre più vecchie sarebbe stato difficile! E allora, perchè non farlo alle 9 di mattina....in fondo ci sono solo seimila delle cinquantamila persone che ci lavorano abitualmente e poi, certamente non crolleranno!
Quale più valida giustificazione? Credo che seimila morti siano più che sufficienti, agli occhi del mondo, a far sì che il mondo stesso si stringa attorno agli USA piangendone i morti ed offrendo solidarietà..
E poi, saranno sufficienti tutte quelle armi a combattere una guerra contro qualche milione di afgani che non ha nemmeno la carta per pulirsi il culo? Due portaerei, una portaelicotteri, fregate e navi di appoggio, 450 aerei di ultima generazione, una decina di B-52 capaci di portare, se non erro, 16 missili cruise a loro volta in grado di esplodere, se ben pilotati, nella narice destra dello sceicco pazzo!! Troppo poche, qui ci vuole una bella bomba H o forse due!
E quale sarà l'uomo americo-afgano che assumerà la guida di un paese dotato delle più vaste risorse di gas ed oro nero al mondo, di un paese così vicono alla Cina, alla Russia, all'Iran ecc ecc?
Cosa significa stare così vicini alla Cina?
Beh, proviamo a pensare al fatto che se in un futuro abbastanza prossimo si riuscisse ad ottenere una ricchezza distribuita anche in un paese dove vive circa 1/3 della popolazione mondiale, sai che affarone!
Ma questa è solo fantapolitica!
Messaggio del 27-09-2001 alle ore 22:56:27
Non c'è che dire Mr Home: te la sei cantata e suonata. Tutto sommato la tua analisi non fa una grinza: Dio è una banconota verde con sopra disegnata la faccia di Lincoln (spero che i Cattolici praticanti del forum mi perdoneranno questo passaggio).
In qeste pagine abbiamo già parlato del benessere e di quanto esso sia importante perchè con sé non porta soltanto squilibri sociali, falsi ideali o morte, questo non dobbiamo dimenticarlo oppure ci piace condannarlo solo quando ci fa comodo, in fondo siamo tutti figli di questo benessere.
Non sarà certo la Signora Klein col suo "No logo" ad insegnarmi solo da oggi che il mio maglione "Lacoste" è prodotto con le lane del Chashmire, trasformati in tessuti lavorati da mani di poveri bambini Thailandesi, che per guadagnarsi quel posto di lavoro sottopagato e sfruttato hanno dovuto rinunciare ad un rene da poter vendere al furbo medico Brasiliano, e che quel rene venduto servirà a sfamare i suoi piccoli fratelli privati del padre troppo presto(se l'hanno mai conosciuto)che nel frattempo lavorava nelle piantagioni d'oppio da cui, chissà perchè, non è più tornato.
Ora non starò a filosofare su cosa è bello od opportuno fare nella vita per potersela godere perchè non lo so nemmeno io. Credo che viverla sia già tanto impegnativo e nello stesso tempo appagante che cercare di prenderne i frutti migliori sia alquanto illusivo e deprimente.
Credo però che il benessere sia un incidente di percorso nel senso che non è l'obbiettivo del progresso, della scienza. Quando qualcuno inventa la radio c'è qualcun altro dietro che lo sovvenziona perchè in essa ha trovato un motivo di svolta economico. E questa persona è di certo meno romantica rispetto a chi insegue per tutta la vita un sogno: mettere in comunicazione due individui senza tenerli uno di fronte l'altra. Il signor Sony non è diventato tale facendo beneficienza, però di quel benessere si è fatto venditore e per la "legge del mercato" (che brutta frase!) oggi, di quel benessere, godiamo pure noi.
Purtroppo la tua fantapolitica è già realtà, e lo sai anche tu che lo scrivi con tono sarcastico. Penso che arrovellarsi la mente per cercare verità nascoste sia un esercizio abbastanza sbagliato. Non porta a nulla. Soprattutto quando la tragedia è già avvenuta, l'immane è già stato compiuto e pian piano la voglia di sognare è sempre più ridotta ad un lumicino.
Sì la nostra società non ha quasi nulla di sociale, ma l'autocommiserazione non trova posto quì, il sentimento che mi sprizza dai pori è pietà per gli assassini, anzi per loro provo la stessa pietà dei poveri morti. C'è più forza, maggiore consapevolezza nelle cose incomprensibili del nostro mondo.
Abbiamo una responsabilità maggiore adesso: vivere la vita, vivere la nostra vita anche per quelli che non possono più farlo. Magari con maggiore dignità di ieri.
NO WAR! Saluti da Bizoit.
Non c'è che dire Mr Home: te la sei cantata e suonata. Tutto sommato la tua analisi non fa una grinza: Dio è una banconota verde con sopra disegnata la faccia di Lincoln (spero che i Cattolici praticanti del forum mi perdoneranno questo passaggio).
In qeste pagine abbiamo già parlato del benessere e di quanto esso sia importante perchè con sé non porta soltanto squilibri sociali, falsi ideali o morte, questo non dobbiamo dimenticarlo oppure ci piace condannarlo solo quando ci fa comodo, in fondo siamo tutti figli di questo benessere.
Non sarà certo la Signora Klein col suo "No logo" ad insegnarmi solo da oggi che il mio maglione "Lacoste" è prodotto con le lane del Chashmire, trasformati in tessuti lavorati da mani di poveri bambini Thailandesi, che per guadagnarsi quel posto di lavoro sottopagato e sfruttato hanno dovuto rinunciare ad un rene da poter vendere al furbo medico Brasiliano, e che quel rene venduto servirà a sfamare i suoi piccoli fratelli privati del padre troppo presto(se l'hanno mai conosciuto)che nel frattempo lavorava nelle piantagioni d'oppio da cui, chissà perchè, non è più tornato.
Ora non starò a filosofare su cosa è bello od opportuno fare nella vita per potersela godere perchè non lo so nemmeno io. Credo che viverla sia già tanto impegnativo e nello stesso tempo appagante che cercare di prenderne i frutti migliori sia alquanto illusivo e deprimente.
Credo però che il benessere sia un incidente di percorso nel senso che non è l'obbiettivo del progresso, della scienza. Quando qualcuno inventa la radio c'è qualcun altro dietro che lo sovvenziona perchè in essa ha trovato un motivo di svolta economico. E questa persona è di certo meno romantica rispetto a chi insegue per tutta la vita un sogno: mettere in comunicazione due individui senza tenerli uno di fronte l'altra. Il signor Sony non è diventato tale facendo beneficienza, però di quel benessere si è fatto venditore e per la "legge del mercato" (che brutta frase!) oggi, di quel benessere, godiamo pure noi.
Purtroppo la tua fantapolitica è già realtà, e lo sai anche tu che lo scrivi con tono sarcastico. Penso che arrovellarsi la mente per cercare verità nascoste sia un esercizio abbastanza sbagliato. Non porta a nulla. Soprattutto quando la tragedia è già avvenuta, l'immane è già stato compiuto e pian piano la voglia di sognare è sempre più ridotta ad un lumicino.
Sì la nostra società non ha quasi nulla di sociale, ma l'autocommiserazione non trova posto quì, il sentimento che mi sprizza dai pori è pietà per gli assassini, anzi per loro provo la stessa pietà dei poveri morti. C'è più forza, maggiore consapevolezza nelle cose incomprensibili del nostro mondo.
Abbiamo una responsabilità maggiore adesso: vivere la vita, vivere la nostra vita anche per quelli che non possono più farlo. Magari con maggiore dignità di ieri.
NO WAR! Saluti da Bizoit.
Messaggio del 27-09-2001 alle ore 23:20:35
Per Panna e Sampei:
Sul protezionismo americano la dottrina Roosvelt c'insegna. A tutt'oggi è ancora in vigore signori!
Solo che non vale per tutti i prodotti e i ricarichi sono fatti sulle esportazioni americane: credo per il petrolio, il grano (con cui facciamo la pasta) le cd materie prime, ferro acciaio ecc... che a causa e successivamente al piano Marshall noi Europei siamo "costretti" ad acquistare.
Ho il sospetto che abbiate ragione tutti e due.
Saluti da Bizoit.
Per Panna e Sampei:
Sul protezionismo americano la dottrina Roosvelt c'insegna. A tutt'oggi è ancora in vigore signori!
Solo che non vale per tutti i prodotti e i ricarichi sono fatti sulle esportazioni americane: credo per il petrolio, il grano (con cui facciamo la pasta) le cd materie prime, ferro acciaio ecc... che a causa e successivamente al piano Marshall noi Europei siamo "costretti" ad acquistare.
Ho il sospetto che abbiate ragione tutti e due.
Saluti da Bizoit.
Messaggio del 29-09-2001 alle ore 01:34:09
Quelle immagini che ritraggono Simon Peres e Yasser Arafat seduti, scomodamente sommessi l'uno affianco dell'altro mi hanno colpito molto. Mai immagini televisive hanno potuto documentare con tanta chiarezza la tensione di quella stretta di mano voluta e imposta dagli americani nei giorni scorsi. Palese il fatto che anche la grande potenza con le sue imposizioni ritardatarie dovrà rifarne tanta di strada prima di riconquistare la sua parte di mediatrice del conflitto Arabo Israeliano. Una parte che era diventata saldamente presente durante la presidenza Clinton, che aveva portato i suoi benefici con gli accordi stipulati con Rabin prima che venisse ucciso.
Mi basta pensare a questo per convincermi che il dialogo lascia sempre una speranza. Le armi no. Mai.
Dalla "innocente" passeggiata di Sharon sulla spianata delle moschee alla dichiarazione di Busch sui Trattati di Kyoto redatti qualche anno fa relativi alla salvaguardia dell'ambiente che ancora una volta gli USA si rifiutano di firmare a causa dell'impossibilità di bloccare la crescita industriale dell'occidente, non è stato compiuto nessun passo avanti, anzi 4 indietro.
Questo periodo di crisi passerà forse è solo questa la consolazione. Magari ci troveremo di fronte ad un'escalation del conflitto Arabo-Israeliano, e nel bel mezzo di una Guerra Santa tra Occidente e Islam, ma vedrete passerà.
C'è una canzone tedesca che dice: Tutto ha una fine tranne la salsiccia che ne ha due!
Passerà!
Buonanotte.
Quelle immagini che ritraggono Simon Peres e Yasser Arafat seduti, scomodamente sommessi l'uno affianco dell'altro mi hanno colpito molto. Mai immagini televisive hanno potuto documentare con tanta chiarezza la tensione di quella stretta di mano voluta e imposta dagli americani nei giorni scorsi. Palese il fatto che anche la grande potenza con le sue imposizioni ritardatarie dovrà rifarne tanta di strada prima di riconquistare la sua parte di mediatrice del conflitto Arabo Israeliano. Una parte che era diventata saldamente presente durante la presidenza Clinton, che aveva portato i suoi benefici con gli accordi stipulati con Rabin prima che venisse ucciso.
Mi basta pensare a questo per convincermi che il dialogo lascia sempre una speranza. Le armi no. Mai.
Dalla "innocente" passeggiata di Sharon sulla spianata delle moschee alla dichiarazione di Busch sui Trattati di Kyoto redatti qualche anno fa relativi alla salvaguardia dell'ambiente che ancora una volta gli USA si rifiutano di firmare a causa dell'impossibilità di bloccare la crescita industriale dell'occidente, non è stato compiuto nessun passo avanti, anzi 4 indietro.
Questo periodo di crisi passerà forse è solo questa la consolazione. Magari ci troveremo di fronte ad un'escalation del conflitto Arabo-Israeliano, e nel bel mezzo di una Guerra Santa tra Occidente e Islam, ma vedrete passerà.
C'è una canzone tedesca che dice: Tutto ha una fine tranne la salsiccia che ne ha due!
Passerà!

Buonanotte.
Messaggio del 29-09-2001 alle ore 03:43:40
Ogni volta ch leggo le tue parola bizo (non l'ho potuto fare a fondo purtroppo), rimango 30 minuti impalato davanti al monitor e mi faccio 8000 domande... Questo mi succedeva solo solo sui messaggi di Mr.home, tante volte avrei voluto dire la mia dopo un suo intervento, ma non ci sono mai riuscito... passerà, passerà...
Ogni volta ch leggo le tue parola bizo (non l'ho potuto fare a fondo purtroppo), rimango 30 minuti impalato davanti al monitor e mi faccio 8000 domande... Questo mi succedeva solo solo sui messaggi di Mr.home, tante volte avrei voluto dire la mia dopo un suo intervento, ma non ci sono mai riuscito... passerà, passerà...
Messaggio del 29-09-2001 alle ore 05:26:28
La notte ha sempre qualcosa di magico.
Morfeo e' capace di donarci un mondo meraviglioso: il sogno!
Buona notte forum e.....
sogni d'oro.
Panna
La notte ha sempre qualcosa di magico.
Morfeo e' capace di donarci un mondo meraviglioso: il sogno!
Buona notte forum e.....
sogni d'oro.
Panna
Messaggio del 29-09-2001 alle ore 20:28:23
Lunedi' scorso a Wall Street dopo la sceneggiata dell'apertura affidata ai nuovi eroi americani (Hollywood avra' materiale per i prossimi 1000 anni dio c'e' ne scampi...)2 titoli attiravano la mia attenzione in una prevedibile marea di segni negativi spiccavano le mirabolanti prestazionial rialzo di Rayton Co.e Lockeed Martin+General Dynamics 2 delle piu' grandi corporation militari del mondo produttrici dei piu' sofisticati sistemi d'arma oggi disponibili sul mercato( ben altro rispetto alle patetiche mine antiuomo che gia' citate in un precedente post)Mi e' tornata alla mente la frase che il confidente della Cia rivolse al procuratore Garrison che indagava sull'omicidio Kennedy sui 27.000 elicotteri ordinati alla Bell in occasione della guerra in Vietnam o circa i 5760 phantom ordinati alla McDonnels Douglas...il capitalismo USA trae la sua linfa vitale dalla guerra il 2°conflitto e' stato la conseguenza della grande crisi del '29 Pearl Harbour una astuta mossa per movimentare le coscienze isolazionistiche del WASP medio che magari faceva il tifo per Hitler, l'on Fassino l'altro ieri ricordava il sacrificio di migliaia di americani Omaha beach sacrificio dettato da una nobile vena altruistica o da una piu' terrena esigenza di proiettare la forza USA accalappiando il vecchio continente nella morsa a stelle strisce?Come se gli Usa facciano qualcosa animati solo da istinti di giustizia e umanita'. Vorrei evitare facili dietrologie ma credo che dietro il recente attacco ci sia lo zampino della CIA alla ricerca del nemico del nuovo millenio che possa giustificare le enormi spese per il riarmo dei FY della presidenza Bush jr che non dimentichiamoci e' il figlio di Bush Senior capo della Cia negli anni dell'affare Iran/Contras e del finanziamento della guerriglia islamica antisovietica in Afganistan (li' e' nato il legame l'"amico" Bin)Potra' sembrare la trama di un B-movie ma credo che gli elementi per dubitare della veridicita' delle asserzioni ufficiali ci sono tutti,I repubblicani legati all'NRO e alla lobby dell'indutria pesante/energia ha troppo da guadagnare dalla guerra e dalla crisi globale che ne' nata, la stessa guerra del Golfo e' stata a mio avviso una sofisticata macchinazione per porre tutti gli Stati del Golfo sotto il giogo USA e con essi il loro petrolio,ricordo un'analisi fatta da Luttwak all'indomani dell'invasione del Kuwait, tutti gli analisti si attendevano un massiccio attacco all'Arabia SAudita e ai suoi porti fondamentali al succesivo Desert Storm, attacco che non c'e' stato xche'?Motivi logistici si e' detto diemnticando che tutto l'equipaggiamento sovietico a disposizione di Saddam era perfettamente compatibile con gli standard NATO utilizzati dall'esercito Saudita, xche' la Guardia Repubblicana nell' Agosto '90 non ha occupato i vitali pozzi basi aeree e desalinizzatori sauditi, perche' maestra di guerra difensiva (lo dimostrano le fallite offensive iraniane Kerbala da 1a 5 ) hanno permesso all'esercito USA di elinarle con quella rapidita',Jane's aveva previsto per Desert Storm 10/20 mila morti per l'alleanza.La presidenza democratica Clinton era stata avara di finanziamenti ( i democratici hanno altre Lobby)ora si sentiva il bisogno di giustificare il bugdet di CIA,DIA,NRO e di tutta al comunita' dei servizi,una corsa al riarmo senza precenti giustificata per la caccia (da loro stessi definita infinita) ai terribili terroristi guidati dall'astuto Bin Laden che fino all'altro ieri era il loro figlio prediletto Bin e' un prodotto made in USA, strana coincidenza il suo attacco alle ambasciate in Kenia e Tanzania in piena crsi Lewisky (origini ebraiche , sperma conservato perfettamente dopo mesi, Clinton troppo liberal e "filopalestinese"...)Bin Laden e' un Noriega alla potenza una pedina in mano agli americani che avevano bisogno di un afganistan de-iranianizzato per i loro traffici energetici con le repubbliche ex sovietiche i talebani addestrati da esperti della SAS e Delta per combattere le milizie filoiraniane con armamento cinese di derivazione pachistana.l'attuale crisi e' una manna per tutto il potere repubblicano negli USA non voglio affermare che sia stato tutto organizzato dai servizi piu' o meno deviati ma credo che non si sia fatto nulla per evitare che tutto cio' accadesse,pensare che si e' superata cosi' anche la fissazione di fare le guerre a costo "zero"ora si accettano anche morti americani quelli degli altri sono sempre stati ben accetti,la mia nalisi dietrologica si conclude qui devo uscire ma mi faro' presto risentire e bello sapere che esistono persone senzienti enon ancora lobotomizzte dalla marea di cazzate che ogni giorno bombardano le nostre povere teste
Lunedi' scorso a Wall Street dopo la sceneggiata dell'apertura affidata ai nuovi eroi americani (Hollywood avra' materiale per i prossimi 1000 anni dio c'e' ne scampi...)2 titoli attiravano la mia attenzione in una prevedibile marea di segni negativi spiccavano le mirabolanti prestazionial rialzo di Rayton Co.e Lockeed Martin+General Dynamics 2 delle piu' grandi corporation militari del mondo produttrici dei piu' sofisticati sistemi d'arma oggi disponibili sul mercato( ben altro rispetto alle patetiche mine antiuomo che gia' citate in un precedente post)Mi e' tornata alla mente la frase che il confidente della Cia rivolse al procuratore Garrison che indagava sull'omicidio Kennedy sui 27.000 elicotteri ordinati alla Bell in occasione della guerra in Vietnam o circa i 5760 phantom ordinati alla McDonnels Douglas...il capitalismo USA trae la sua linfa vitale dalla guerra il 2°conflitto e' stato la conseguenza della grande crisi del '29 Pearl Harbour una astuta mossa per movimentare le coscienze isolazionistiche del WASP medio che magari faceva il tifo per Hitler, l'on Fassino l'altro ieri ricordava il sacrificio di migliaia di americani Omaha beach sacrificio dettato da una nobile vena altruistica o da una piu' terrena esigenza di proiettare la forza USA accalappiando il vecchio continente nella morsa a stelle strisce?Come se gli Usa facciano qualcosa animati solo da istinti di giustizia e umanita'. Vorrei evitare facili dietrologie ma credo che dietro il recente attacco ci sia lo zampino della CIA alla ricerca del nemico del nuovo millenio che possa giustificare le enormi spese per il riarmo dei FY della presidenza Bush jr che non dimentichiamoci e' il figlio di Bush Senior capo della Cia negli anni dell'affare Iran/Contras e del finanziamento della guerriglia islamica antisovietica in Afganistan (li' e' nato il legame l'"amico" Bin)Potra' sembrare la trama di un B-movie ma credo che gli elementi per dubitare della veridicita' delle asserzioni ufficiali ci sono tutti,I repubblicani legati all'NRO e alla lobby dell'indutria pesante/energia ha troppo da guadagnare dalla guerra e dalla crisi globale che ne' nata, la stessa guerra del Golfo e' stata a mio avviso una sofisticata macchinazione per porre tutti gli Stati del Golfo sotto il giogo USA e con essi il loro petrolio,ricordo un'analisi fatta da Luttwak all'indomani dell'invasione del Kuwait, tutti gli analisti si attendevano un massiccio attacco all'Arabia SAudita e ai suoi porti fondamentali al succesivo Desert Storm, attacco che non c'e' stato xche'?Motivi logistici si e' detto diemnticando che tutto l'equipaggiamento sovietico a disposizione di Saddam era perfettamente compatibile con gli standard NATO utilizzati dall'esercito Saudita, xche' la Guardia Repubblicana nell' Agosto '90 non ha occupato i vitali pozzi basi aeree e desalinizzatori sauditi, perche' maestra di guerra difensiva (lo dimostrano le fallite offensive iraniane Kerbala da 1a 5 ) hanno permesso all'esercito USA di elinarle con quella rapidita',Jane's aveva previsto per Desert Storm 10/20 mila morti per l'alleanza.La presidenza democratica Clinton era stata avara di finanziamenti ( i democratici hanno altre Lobby)ora si sentiva il bisogno di giustificare il bugdet di CIA,DIA,NRO e di tutta al comunita' dei servizi,una corsa al riarmo senza precenti giustificata per la caccia (da loro stessi definita infinita) ai terribili terroristi guidati dall'astuto Bin Laden che fino all'altro ieri era il loro figlio prediletto Bin e' un prodotto made in USA, strana coincidenza il suo attacco alle ambasciate in Kenia e Tanzania in piena crsi Lewisky (origini ebraiche , sperma conservato perfettamente dopo mesi, Clinton troppo liberal e "filopalestinese"...)Bin Laden e' un Noriega alla potenza una pedina in mano agli americani che avevano bisogno di un afganistan de-iranianizzato per i loro traffici energetici con le repubbliche ex sovietiche i talebani addestrati da esperti della SAS e Delta per combattere le milizie filoiraniane con armamento cinese di derivazione pachistana.l'attuale crisi e' una manna per tutto il potere repubblicano negli USA non voglio affermare che sia stato tutto organizzato dai servizi piu' o meno deviati ma credo che non si sia fatto nulla per evitare che tutto cio' accadesse,pensare che si e' superata cosi' anche la fissazione di fare le guerre a costo "zero"ora si accettano anche morti americani quelli degli altri sono sempre stati ben accetti,la mia nalisi dietrologica si conclude qui devo uscire ma mi faro' presto risentire e bello sapere che esistono persone senzienti enon ancora lobotomizzte dalla marea di cazzate che ogni giorno bombardano le nostre povere teste
Messaggio del 08-10-2001 alle ore 14:46:48
E' guerra!
Con l'attacco sferrato nel tardo pomeriggio di ieri dagli Stati Uniti all'Afghanistan direi, senza voler apparire catastrofico, che ci troviamo come qualche anno fa di nuovo ad un punto di non ritorno. Ricordate con l'Iraq di Saddam Hussein? E con la Serbia di Milosevic? Uguale. Forse questa volta, checchè se ne dica ci troviamo di fronte ad una risposta all'offesa ricevuta. L'affronto daltronde ha generato in un sol colpo la morte di migliaia, troppi individui innocenti. Tutto sommato, nonostante i pareri e i discorsi trovati a iosa su tutti i giornali e televisioni, le giustificazioni ed i tormenti da affibiare a questo intervento bellico, come la lettera di Oriana Fallaci sul Corriere, oppure l'intervento di Sorgi sulla Stampa del "siamo tutti Americani", le risposte di Eco e via dicendo..., mi ritrovo comunque e sempre immerso in una immane tristezza, solitudine, angoscia. Le domande che mi rinnovo sono sempre le stesse: sangue chiama sangue, i profughi, i bambini, l'eccidio, le stragi, lo sconforto del popolo di turno. Un popolo che come al solito è sempre uno tra i più poveri del pianeta.
Qualcuno li ha definiti tra i più retrogradi, incivili rispetto a noi ed io mi domando da che cosa misuriamo e continuiamo a misurare questo grado di inciviltà, di arretratezza.
Non cerco e consacro vincitori e vinti, le mie sono semplici considerazioni.
Chi siamo ora, come ci porremo nel futuro prossimo davanti alle nostre coscienze di uomini e donne "civili", a quali scelte globali e soprattuto a quali rinunce daremo il nostro consenso per i giorni che vedremo a venire?
E' guerra!
Con l'attacco sferrato nel tardo pomeriggio di ieri dagli Stati Uniti all'Afghanistan direi, senza voler apparire catastrofico, che ci troviamo come qualche anno fa di nuovo ad un punto di non ritorno. Ricordate con l'Iraq di Saddam Hussein? E con la Serbia di Milosevic? Uguale. Forse questa volta, checchè se ne dica ci troviamo di fronte ad una risposta all'offesa ricevuta. L'affronto daltronde ha generato in un sol colpo la morte di migliaia, troppi individui innocenti. Tutto sommato, nonostante i pareri e i discorsi trovati a iosa su tutti i giornali e televisioni, le giustificazioni ed i tormenti da affibiare a questo intervento bellico, come la lettera di Oriana Fallaci sul Corriere, oppure l'intervento di Sorgi sulla Stampa del "siamo tutti Americani", le risposte di Eco e via dicendo..., mi ritrovo comunque e sempre immerso in una immane tristezza, solitudine, angoscia. Le domande che mi rinnovo sono sempre le stesse: sangue chiama sangue, i profughi, i bambini, l'eccidio, le stragi, lo sconforto del popolo di turno. Un popolo che come al solito è sempre uno tra i più poveri del pianeta.
Qualcuno li ha definiti tra i più retrogradi, incivili rispetto a noi ed io mi domando da che cosa misuriamo e continuiamo a misurare questo grado di inciviltà, di arretratezza.
Non cerco e consacro vincitori e vinti, le mie sono semplici considerazioni.
Chi siamo ora, come ci porremo nel futuro prossimo davanti alle nostre coscienze di uomini e donne "civili", a quali scelte globali e soprattuto a quali rinunce daremo il nostro consenso per i giorni che vedremo a venire?
Messaggio del 10-10-2001 alle ore 22:59:54
..certo ,c'è chi si permette di dire retrogradi o incivili e ancora peggio è qndo ci si rende conto che la gente afferma certe cose e nessuno fa nulla.basti pensare all'uscita che fece berlusconi giorni fa sulla "limitatezza"e l'"inferiorità"dei paesi orientali..nn di certo ci si può permettere di dire determinate cose.nn devono gli altri figuriamoci lui!
..certo ,c'è chi si permette di dire retrogradi o incivili e ancora peggio è qndo ci si rende conto che la gente afferma certe cose e nessuno fa nulla.basti pensare all'uscita che fece berlusconi giorni fa sulla "limitatezza"e l'"inferiorità"dei paesi orientali..nn di certo ci si può permettere di dire determinate cose.nn devono gli altri figuriamoci lui!
Messaggio del 12-10-2001 alle ore 01:46:35
LETTERA DI ORIANA FALLACI-PARTE PRIMA-
Lo so che è molto lungo, tuttavia perdere una mezz’oretta davanti ad un documento autentico come questo credo ne valga la pena. E’ l’articolo di Oriana Fallaci che sta facendo discutere mezza Italia da Sabato 29 settembre: data della sua pubblicazione sul Corriere della Sera. Più che un’articolo è una lettera inviata al direttore del giornale Ferruccio de Bortoli. E’ una specie di colloquio il cui destinatario di riferimento è lui ma siamo tutti noi lì a riconoscerci.
Non desidero esporre giudizi, mi piacerebbe dedicare questo post ad una eventuale discussione da parte del nostro forum, di tutto il nostro forum.
Sono sicuro che molti di Noi conoscano questa giornalista ma per completezza di esposizione e per le tante volte in cui mi sono trovato a difendere l’importanza e la responsabilità dell’essere informati, di conoscere per poter meglio comprendere il mondo ed avere maggior rispetto di tutti noi, ho deciso, pubblicandola di condividerla. Così come si fa tra compagni di sbornia nel forum dei Figli dell’Uva. Così come si fa tra amici che si ritrovano a passeggiare pe “lu Corse de Langiane” o per i Viali delle Rose. Così come fino ad ora abbiamo sempre fatto qui su questo meraviglioso mezzo che è Internet e la pagina di Lanciano.it.
Colgo l’occasione per aggiungere qualche riferimento bibliografico e di vita di questa scrittrice:
ORIANA FALLACI nasce a Firenze nel 1930, ha vissuto e raccontato il secondo conflitto mondiale, la guerra del Vietnam come inviata di guerra, tra l’altro è una delle prime donne giornaliste a fare l’inviato stampa in guerra. Ha realmente vissuto gli avvenimenti storici degli ultimi cinquant’anni accanto ai grandi protagonisti del nostro tempo. Ne cito solo alcuni:Kissinger, Pasolini, generale Giap,Ghandhi,Arafat,Nenni,Van Thieu,Re Hussein,Mubarak. E’ stata compagna (lei non crede nel matrimonio perché atea) di Alekos Panagulis fautore della storia recente della Grecia indipendente, morto dopo mille torture a cui è stato sottoposto dal regime.E’ forse la maggior esperta di Islamismo e politica internazionale del primo giornalismo italiano. Quello del dopoguerra.
Ha intervistato personaggi irraggiungibili per altri giornalisti di fama internazionale. Parlo di Komeini, Gheddafi, William Colby. Queste interviste sono state fatte sempre durante periodi “caldi” quando la tensione della guerra fredda era palpabile come è palpabile la tensione che stiamo vivendo in questi ultimi giorni. Io , di lei,ho letto solo “Intervista con la Storia” edito da Rizzoli forse il suo testo più conosciuto, ma ci sono libri come: “Penelope alla guerra”, “Gli antipatici”, “Lettera ad un bambino mai nato” “Insciallah” non meno prestigiosi e noti. Vive da molto negli States e precisamente in quella Manhattan di quella New York che non sarà (ahimè) mai più la stessa. Non interviene pubblicamente da diversi anni. Anche per questo il documento è eccezionale. E’ malata, ma come tante persone malate lotta da sempre per la vita,e per le cose in cui crede e ama e penso che da persone così c’è soltanto da rimanere zitti e stare ad ascoltare mentre loro raccontano, ti informano di cose che non leggi.
Buona lettura, Vi saluto, Bizoit .
========================================================================================================================
-New York 29 settembre 2001 –
Mi chiedi di parlare, stavolta. Mi chiedi di rompere almeno
stavolta il silenzio che ho scelto, che da anni mi impongo per
non mischiarmi alle cicale. E lo faccio. Perché ho saputo che
anche in Italia alcuni gioiscono come l'altra sera alla Tv
gioivano i palestinesi di Gaza. «Vittoria! Vittoria!». Uomini,
donne, bambini. Ammesso che chi fa una cosa simile possa
essere definito uomo, donna, bambino. Ho saputo che alcune
cicale di lusso, politici o cosiddetti politici, intellettuali
o cosiddetti intellettuali, nonché altri individui che non
meritano la qualifica di cittadini, si comportano
sostanzialmente nello stesso modo. Dicono: «Bene. Agli
americani gli sta bene». E sono molto molto, molto arrabbiata.
Arrabbiata d'una rabbia fredda, lucida, razionale. Una rabbia
che elimina ogni distacco, ogni indulgenza. Che mi ordina di
rispondergli e anzitutto di sputargli addosso. Io gli sputo
addosso. Arrabbiata come me, la poetessa afro-americana Maya
Angelou ieri ha ruggito: «Be angry. It's good to be angry,
it's healthy. Siate arrabbiati. Fa bene essere arrabbiati. È
sano». E se a me fa bene io non lo so. Però so che non farà
bene a loro, intendo dire a chi ammira gli Usama Bin Laden, a
chi gli esprime comprensione o simpatia o solidarietà. Hai
acceso un detonatore che da troppo tempo ha voglia di
scoppiare, con la tua richiesta. Vedrai. Mi chiedi anche di
raccontare come l'ho vissuta io, quest'Apocalisse. Di fornire
insomma la mia testimonianza. Incomincerò dunque da quella.
Ero a casa, la mia casa è nel centro di Manhattan, e alle nove
in punto ho avuto la sensazione d'un pericolo che forse non mi
avrebbe toccato ma che certo mi riguardava. La sensazione che
si prova alla guerra, anzi in combattimento, quando con ogni
poro della tua pelle senti la pallottola o il razzo che
arriva, e rizzi gli orecchi e gridi a chi ti sta accanto:
«Down! Get down! Giù! Buttati giù». L'ho respinta. Non ero
mica in Vietnam, non ero mica in una delle tante e
fottutissime guerre che sin dalla Seconda Guerra Mondiale
hanno seviziato la mia vita! Ero a New York, perbacco, in un
meraviglioso mattino di settembre, anno 2001. Ma la sensazione
ha continuato a possedermi, inspiegabile, e allora ho fatto
ciò che al mattino non faccio mai. Ho acceso la Tv. Bè,
l'audio non funzionava. Lo schermo, sì. E su ogni canale, qui
di canali ve ne sono quasi cento, vedevi una torre del World
Trade Center che bruciava come un gigantesco fiammifero. Un
corto circuito? Un piccolo aereo sbadato? Oppure un atto di
terrorismo mirato? Quasi paralizzata son rimasta a fissarla e
mentre la fissavo, mentre mi ponevo quelle tre domande, sullo
schermo è apparso un aereo. Bianco, grosso. Un aereo di linea.
Volava bassissimo. Volando bassissimo si dirigeva verso la
seconda torre come un bombardiere che punta sull'obiettivo, si
getta sull'obiettivo. Sicché ho capito. Ho capito anche perché
nello stesso momento l'audio è tornato e ha trasmesso un coro
di urla selvagge. Ripetute, selvagge. «God! Oh, God! Oh, God,
God, God! Gooooooood! Dio! Oddio! Oddio! Dio, Dio,
Dioooooooo!» E l'aereo s'è infilato nella seconda torre come
un coltello che si infila dentro un panetto di burro.
Erano le 9 e un quarto, ora. E non chiedermi che cosa ho
provato durante quei quindici minuti. Non lo so, non lo
ricordo. Ero un pezzo di ghiaccio. Anche il mio cervello era
ghiaccio. Non ricordo nemmeno se certe cose le ho viste sulla
prima torre o sulla seconda. La gente che per non morire
bruciata viva si buttava dalle finestre degli ottantesimi o
novantesimi piani, ad esempio. Rompevano i vetri delle
finestre, le scavalcavano, si buttavano giù come ci si butta
da un aereo avendo addosso il paracadute, e venivano giù così
lentamente. Agitando le gambe e le braccia, nuotando
nell'aria. Sì, sembravano nuotare nell'aria. E non arrivavano
mai. Verso i trentesimi piani, però, acceleravano. Si
mettevano a gesticolar disperati, suppongo pentiti, quasi
gridassero help-aiuto-help. E magari lo gridavano davvero.
Infine cadevano a sasso e paf! Sai, io credevo d'aver visto
tutto alle guerre. Dalle guerre mi ritenevo vaccinata, e in
sostanza lo sono. Niente mi sorprende più. Neanche quando mi
arrabbio, neanche quando mi sdegno. Però alle guerre io ho
sempre visto la gente che muore ammazzata. Non l'ho mai vista
la gente che muore ammazzandosi cioè buttandosi senza
paracadute dalle finestre d'un ottantesimo o novantesimo o
centesimo piano. Alle guerre, inoltre, ho sempre visto roba
che scoppia. Che esplode a ventaglio. E ho sempre udito un
gran fracasso. Quelle due torri, invece, non sono esplose. La
prima è implosa, ha inghiottito se stessa. La seconda s'è
fusa, s'è sciolta. Per il calore s'è sciolta proprio come un
panetto di burro messo sul fuoco. E tutto è avvenuto, o m'è
parso, in un silenzio di tomba. Possibile? C'era davvero, quel
silenzio, o era dentro di me?
Devo anche dirti che alle guerre io ho sempre visto un numero
limitato di morti. Ogni combattimento, duecento o trecento
morti. Al massimo, quattrocento. Come a Dak To, in Vietnam. E
quando il combattimento è finito, gli americani si son messi a
raccattarli, contarli, non credevo ai miei occhi. Nella strage
di Mexico City, quella dove anch'io mi beccai un bel po' di
pallottole, di morti ne raccolsero almeno ottocento. E quando
credendomi morta mi scaraventarono nell'obitorio, i cadaveri
che presto mi ritrovai intorno e addosso mi sembrarono un
diluvio. Bè, nelle due torri lavoravano quasi cinquantamila
persone. E ben pochi hanno fatto in tempo ad evacuare. Gli
ascensori non funzionavano più, ovvio, e per scendere a piedi
dagli ultimi piani ci voleva un'eternità. Fiamme permettendo.
Non lo conosceremo mai, il numero dei morti. (Quarantamila,
quarantacinquemila...?). Gli americani non lo diranno mai. Per
non sottolineare l'intensità di questa Apocalisse. Per non dar
soddisfazione a Usama Bin Laden e incoraggiare altre
Apocalissi. E poi le due voragini che hanno assorbito le
decine di migliaia di creature son troppo profonde. Al massimo
gli operai dissottèrrano pezzettini di membra sparse. Un naso
qui, un dito là. Oppure una specie di melma che sembra caffè
macinato e invece è materia organica. Il residuo dei corpi che
in un lampo si polverizzarono. Ieri il sindaco Giuliani ha
mandato altri diecimila sacchi. Ma sono rimasti inutilizzati.
***
LETTERA DI ORIANA FALLACI-PARTE PRIMA-
Lo so che è molto lungo, tuttavia perdere una mezz’oretta davanti ad un documento autentico come questo credo ne valga la pena. E’ l’articolo di Oriana Fallaci che sta facendo discutere mezza Italia da Sabato 29 settembre: data della sua pubblicazione sul Corriere della Sera. Più che un’articolo è una lettera inviata al direttore del giornale Ferruccio de Bortoli. E’ una specie di colloquio il cui destinatario di riferimento è lui ma siamo tutti noi lì a riconoscerci.
Non desidero esporre giudizi, mi piacerebbe dedicare questo post ad una eventuale discussione da parte del nostro forum, di tutto il nostro forum.
Sono sicuro che molti di Noi conoscano questa giornalista ma per completezza di esposizione e per le tante volte in cui mi sono trovato a difendere l’importanza e la responsabilità dell’essere informati, di conoscere per poter meglio comprendere il mondo ed avere maggior rispetto di tutti noi, ho deciso, pubblicandola di condividerla. Così come si fa tra compagni di sbornia nel forum dei Figli dell’Uva. Così come si fa tra amici che si ritrovano a passeggiare pe “lu Corse de Langiane” o per i Viali delle Rose. Così come fino ad ora abbiamo sempre fatto qui su questo meraviglioso mezzo che è Internet e la pagina di Lanciano.it.
Colgo l’occasione per aggiungere qualche riferimento bibliografico e di vita di questa scrittrice:
ORIANA FALLACI nasce a Firenze nel 1930, ha vissuto e raccontato il secondo conflitto mondiale, la guerra del Vietnam come inviata di guerra, tra l’altro è una delle prime donne giornaliste a fare l’inviato stampa in guerra. Ha realmente vissuto gli avvenimenti storici degli ultimi cinquant’anni accanto ai grandi protagonisti del nostro tempo. Ne cito solo alcuni:Kissinger, Pasolini, generale Giap,Ghandhi,Arafat,Nenni,Van Thieu,Re Hussein,Mubarak. E’ stata compagna (lei non crede nel matrimonio perché atea) di Alekos Panagulis fautore della storia recente della Grecia indipendente, morto dopo mille torture a cui è stato sottoposto dal regime.E’ forse la maggior esperta di Islamismo e politica internazionale del primo giornalismo italiano. Quello del dopoguerra.
Ha intervistato personaggi irraggiungibili per altri giornalisti di fama internazionale. Parlo di Komeini, Gheddafi, William Colby. Queste interviste sono state fatte sempre durante periodi “caldi” quando la tensione della guerra fredda era palpabile come è palpabile la tensione che stiamo vivendo in questi ultimi giorni. Io , di lei,ho letto solo “Intervista con la Storia” edito da Rizzoli forse il suo testo più conosciuto, ma ci sono libri come: “Penelope alla guerra”, “Gli antipatici”, “Lettera ad un bambino mai nato” “Insciallah” non meno prestigiosi e noti. Vive da molto negli States e precisamente in quella Manhattan di quella New York che non sarà (ahimè) mai più la stessa. Non interviene pubblicamente da diversi anni. Anche per questo il documento è eccezionale. E’ malata, ma come tante persone malate lotta da sempre per la vita,e per le cose in cui crede e ama e penso che da persone così c’è soltanto da rimanere zitti e stare ad ascoltare mentre loro raccontano, ti informano di cose che non leggi.
Buona lettura, Vi saluto, Bizoit .
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-New York 29 settembre 2001 –
Mi chiedi di parlare, stavolta. Mi chiedi di rompere almeno
stavolta il silenzio che ho scelto, che da anni mi impongo per
non mischiarmi alle cicale. E lo faccio. Perché ho saputo che
anche in Italia alcuni gioiscono come l'altra sera alla Tv
gioivano i palestinesi di Gaza. «Vittoria! Vittoria!». Uomini,
donne, bambini. Ammesso che chi fa una cosa simile possa
essere definito uomo, donna, bambino. Ho saputo che alcune
cicale di lusso, politici o cosiddetti politici, intellettuali
o cosiddetti intellettuali, nonché altri individui che non
meritano la qualifica di cittadini, si comportano
sostanzialmente nello stesso modo. Dicono: «Bene. Agli
americani gli sta bene». E sono molto molto, molto arrabbiata.
Arrabbiata d'una rabbia fredda, lucida, razionale. Una rabbia
che elimina ogni distacco, ogni indulgenza. Che mi ordina di
rispondergli e anzitutto di sputargli addosso. Io gli sputo
addosso. Arrabbiata come me, la poetessa afro-americana Maya
Angelou ieri ha ruggito: «Be angry. It's good to be angry,
it's healthy. Siate arrabbiati. Fa bene essere arrabbiati. È
sano». E se a me fa bene io non lo so. Però so che non farà
bene a loro, intendo dire a chi ammira gli Usama Bin Laden, a
chi gli esprime comprensione o simpatia o solidarietà. Hai
acceso un detonatore che da troppo tempo ha voglia di
scoppiare, con la tua richiesta. Vedrai. Mi chiedi anche di
raccontare come l'ho vissuta io, quest'Apocalisse. Di fornire
insomma la mia testimonianza. Incomincerò dunque da quella.
Ero a casa, la mia casa è nel centro di Manhattan, e alle nove
in punto ho avuto la sensazione d'un pericolo che forse non mi
avrebbe toccato ma che certo mi riguardava. La sensazione che
si prova alla guerra, anzi in combattimento, quando con ogni
poro della tua pelle senti la pallottola o il razzo che
arriva, e rizzi gli orecchi e gridi a chi ti sta accanto:
«Down! Get down! Giù! Buttati giù». L'ho respinta. Non ero
mica in Vietnam, non ero mica in una delle tante e
fottutissime guerre che sin dalla Seconda Guerra Mondiale
hanno seviziato la mia vita! Ero a New York, perbacco, in un
meraviglioso mattino di settembre, anno 2001. Ma la sensazione
ha continuato a possedermi, inspiegabile, e allora ho fatto
ciò che al mattino non faccio mai. Ho acceso la Tv. Bè,
l'audio non funzionava. Lo schermo, sì. E su ogni canale, qui
di canali ve ne sono quasi cento, vedevi una torre del World
Trade Center che bruciava come un gigantesco fiammifero. Un
corto circuito? Un piccolo aereo sbadato? Oppure un atto di
terrorismo mirato? Quasi paralizzata son rimasta a fissarla e
mentre la fissavo, mentre mi ponevo quelle tre domande, sullo
schermo è apparso un aereo. Bianco, grosso. Un aereo di linea.
Volava bassissimo. Volando bassissimo si dirigeva verso la
seconda torre come un bombardiere che punta sull'obiettivo, si
getta sull'obiettivo. Sicché ho capito. Ho capito anche perché
nello stesso momento l'audio è tornato e ha trasmesso un coro
di urla selvagge. Ripetute, selvagge. «God! Oh, God! Oh, God,
God, God! Gooooooood! Dio! Oddio! Oddio! Dio, Dio,
Dioooooooo!» E l'aereo s'è infilato nella seconda torre come
un coltello che si infila dentro un panetto di burro.
Erano le 9 e un quarto, ora. E non chiedermi che cosa ho
provato durante quei quindici minuti. Non lo so, non lo
ricordo. Ero un pezzo di ghiaccio. Anche il mio cervello era
ghiaccio. Non ricordo nemmeno se certe cose le ho viste sulla
prima torre o sulla seconda. La gente che per non morire
bruciata viva si buttava dalle finestre degli ottantesimi o
novantesimi piani, ad esempio. Rompevano i vetri delle
finestre, le scavalcavano, si buttavano giù come ci si butta
da un aereo avendo addosso il paracadute, e venivano giù così
lentamente. Agitando le gambe e le braccia, nuotando
nell'aria. Sì, sembravano nuotare nell'aria. E non arrivavano
mai. Verso i trentesimi piani, però, acceleravano. Si
mettevano a gesticolar disperati, suppongo pentiti, quasi
gridassero help-aiuto-help. E magari lo gridavano davvero.
Infine cadevano a sasso e paf! Sai, io credevo d'aver visto
tutto alle guerre. Dalle guerre mi ritenevo vaccinata, e in
sostanza lo sono. Niente mi sorprende più. Neanche quando mi
arrabbio, neanche quando mi sdegno. Però alle guerre io ho
sempre visto la gente che muore ammazzata. Non l'ho mai vista
la gente che muore ammazzandosi cioè buttandosi senza
paracadute dalle finestre d'un ottantesimo o novantesimo o
centesimo piano. Alle guerre, inoltre, ho sempre visto roba
che scoppia. Che esplode a ventaglio. E ho sempre udito un
gran fracasso. Quelle due torri, invece, non sono esplose. La
prima è implosa, ha inghiottito se stessa. La seconda s'è
fusa, s'è sciolta. Per il calore s'è sciolta proprio come un
panetto di burro messo sul fuoco. E tutto è avvenuto, o m'è
parso, in un silenzio di tomba. Possibile? C'era davvero, quel
silenzio, o era dentro di me?
Devo anche dirti che alle guerre io ho sempre visto un numero
limitato di morti. Ogni combattimento, duecento o trecento
morti. Al massimo, quattrocento. Come a Dak To, in Vietnam. E
quando il combattimento è finito, gli americani si son messi a
raccattarli, contarli, non credevo ai miei occhi. Nella strage
di Mexico City, quella dove anch'io mi beccai un bel po' di
pallottole, di morti ne raccolsero almeno ottocento. E quando
credendomi morta mi scaraventarono nell'obitorio, i cadaveri
che presto mi ritrovai intorno e addosso mi sembrarono un
diluvio. Bè, nelle due torri lavoravano quasi cinquantamila
persone. E ben pochi hanno fatto in tempo ad evacuare. Gli
ascensori non funzionavano più, ovvio, e per scendere a piedi
dagli ultimi piani ci voleva un'eternità. Fiamme permettendo.
Non lo conosceremo mai, il numero dei morti. (Quarantamila,
quarantacinquemila...?). Gli americani non lo diranno mai. Per
non sottolineare l'intensità di questa Apocalisse. Per non dar
soddisfazione a Usama Bin Laden e incoraggiare altre
Apocalissi. E poi le due voragini che hanno assorbito le
decine di migliaia di creature son troppo profonde. Al massimo
gli operai dissottèrrano pezzettini di membra sparse. Un naso
qui, un dito là. Oppure una specie di melma che sembra caffè
macinato e invece è materia organica. Il residuo dei corpi che
in un lampo si polverizzarono. Ieri il sindaco Giuliani ha
mandato altri diecimila sacchi. Ma sono rimasti inutilizzati.
***
Messaggio del 12-10-2001 alle ore 15:12:43
ORIANA FALLACI - PARTE SECONDA-========================================================================================================================
Che cosa sento per i kamikaze che sono morti con loro? Nessun
rispetto. Nessuna pietà. No, neanche pietà. Io che in ogni
caso finisco sempre col cedere alla pietà. A me i kamikaze
cioè i tipi che si suicidano per ammazzare gli altri sono
sempre stati antipatici, incominciando da quelli giapponesi
della Seconda Guerra Mondiale. Non li ho mai considerati
Pietri Micca che per bloccar l'arrivo delle truppe nemiche
danno fuoco alle polveri e saltano in aria con la cittadella,
a Torino. Non li ho mai considerati soldati. E tantomeno li
considero martiri o eroi, come berciando e sputando saliva il
signor Arafat me li definì nel 1972. (Ossia quando lo
intervistai ad Amman, luogo dove i suoi marescialli
addestravano anche i terroristi della Baader-Meinhof). Li
considero vanesi e basta. Vanesi che invece di cercar la
gloria attraverso il cinema o la politica o lo sport la
cercano nella morte propria e altrui. Una morte che invece del
Premio Oscar o della poltrona ministeriale o dello scudetto
gli procurerà (credono) ammirazione. E, nel caso di quelli che
pregano Allah, un posto nel Paradiso di cui parla il Corano:
il Paradiso dove gli eroi si scopano le Urì. Scommetto che
sono vanesi anche fisicamente. Ho sotto gli occhi la
fotografia dei due kamikaze di cui parlo nel mio «Insciallah»:
il romanzo che incomincia con la distruzione della base
americana (oltre quattrocento morti) e della base francese
(oltre trecentocinquanta morti) a Beirut. Se l'erano fatta
scattare prima d'andar a morire, quella fotografia, e prima
d'andar a morire erano stati dal barbiere. Guarda che bel
taglio di capelli. Che baffi impomatati, che barbetta leccata,
che basette civettuole...
Eh! Chissà come friggerebbe il signor Arafat ad ascoltarmi.
Sai, tra me e lui non corre buon sangue. Non mi ha mai
perdonato né le roventi differenze di opinione che avemmo
durante quell'incontro né il giudizio che su di lui espressi
nel mio libro «Intervista con la storia». Quanto a me, non gli
ho mai perdonato nulla. Incluso il fatto che un giornalista
italiano imprudentemente presentatosi a lui come «mio amico»,
si sia ritrovato con una rivoltella puntata contro il cuore.
Ergo, non ci frequentiamo più. Peccato. Perché se lo
incontrassi di nuovo, o meglio se gli concedessi udienza,
glielo urlerei sul muso chi sono i martiri e gli eroi. Gli
urlerei: illustre Signor Arafat, i martiri sono i passeggeri
dei quattro aerei dirottati e trasformati in bombe umane. Tra
di loro la bambina di quattro anni che si è disintegrata
dentro la seconda torre. Illustre Signor Arafat, i martiri
sono gli impiegati che lavoravano nelle due torri e al
Pentagono. Illustre Signor Arafat, i martiri sono i pompieri
morti per tentar di salvarli. E lo sa chi sono gli eroi? Sono
i passeggeri del volo che doveva buttarsi sulla Casa Bianca e
che invece si è schiantato in un bosco della Pennsylvania
perché loro si son ribellati! Per loro sì che ci vorrebbe il
Paradiso, illustre Signor Arafat. Il guaio è che ora fa Lei il
capo di Stato ad perpetuum. Fa il monarca. Rende visita al
Papa, afferma che il terrorismo non le piace, manda le
condoglianze a Bush. E nella sua camaleontica abilità di
smentirsi, sarebbe capace di rispondermi che ho ragione. Ma
cambiamo discorso. Io sono molto ammalata, si sa, e a parlare
con gli Arafat mi viene la febbre.
***
P referisco parlare dell'invulnerabilità che tanti, in Europa,
attribuivano all'America. Invulnerabilità? Ma come
invulnerabilità?!? Più una società è democratica e aperta, più
è esposta al terrorismo. Più un paese è libero, non governato
da un regime poliziesco, più subisce o rischia i dirottamenti
o i massacri che sono avvenuti per tanti anni in Italia in
Germania e in altre regioni d'Europa. E che ora avvengono,
ingigantiti, in America. Non per nulla i paesi non
democratici, governati da un regime poliziesco, hanno sempre
ospitato e finanziato e aiutano i terroristi. L'Unione
Sovietica, i paesi satelliti dell'Unione Sovietica e la Cina
Popolare, ad esempio. La Libia di Gheddafi, l'Iraq, l'Iran, la
Siria, il Libano arafattiano, lo stesso Egitto, la stessa
Arabia Saudita di cui Usama Bin Laden è suddito, lo stesso
Pakistan, ovviamente l'Afghanistan, e tutte le regioni
musulmane dell'Africa. Negli aeroporti e sugli aerei di quei
paesi io mi sono sempre sentita sicura. Serena come un neonato
che dorme. L'unica cosa che temevo era essere arrestata perché
scrivevo male dei terroristi. Negli aeroporti e sugli aerei
europei, invece, mi sono sempre sentita nervosetta. Negli
aeroporti e sugli aerei americani, addirittura nervosa. E a
New York, due volte nervosa. (A Washington, no. Devo
ammetterlo. L'aereo sul Pentagono non me lo aspettavo
davvero). A mio giudizio, insomma, non è mai stato un problema
di «se»: è sempre stato un problema di «quando». Perché credi
che martedì mattina il mio subconscio abbia avvertito quella
inquietudine, quella sensazione di pericolo? Perché credi che
contrariamente alle mie abitudini abbia acceso il televisore?
Perché credi che fra le tre domande che mi ponevo mentre la
prima torre bruciava e l'audio non funzionava, ci fosse quella
sull'attentato? E perché credi che appena apparso il secondo
aereo abbia capito? Poiché l'America è il Paese più forte del
mondo, il più ricco, il più potente, il più moderno, ci sono
cascati quasi tutti in quel tranello. Gli americani stessi, a
volte. Ma la vulnerabilità dell'America nasce proprio dalla
sua forza, dalla sua ricchezza, dalla sua potenza, dalla sua
modernità. La solita storia del cane che si mangia la coda.
Nasce anche dalla sua essenza multi-etnica, dalla sua
liberalità, dal suo rispetto per i cittadini e per gli ospiti.
Esempio: circa ventiquattro milioni di americani sono
arabi-musulmani. E quando un Mustafà o un Muhammed viene
diciamo dall'Afghanistan per visitare lo zio, nessuno gli
proibisce di frequentare una scuola di pilotaggio per imparare
a guidare un 757. Nessuno gli proibisce d'iscriversi a
un'Università (cosa che spero cambi) per studiare chimica e
biologia: le due scienze necessarie a scatenare una guerra
batteriologica. Nessuno. Neppure se il governo teme che quel
figlio di Allah dirotti il 757 oppure butti una fiala di
batteri nel deposito dell'acqua e scateni una strage. (Dico
«se» perché stavolta il governo non ne sapeva un bel niente e
la figuraccia fatta dalla Cia e dall'Fbi va al di là d'ogni
limite. Se fossi il presidente degli Stati Uniti io li
caccerei tutti a pedate nei posteriori per cretineria). E
detto ciò torniamo al ragionamento iniziale. Quali sono i
simboli della forza, della ricchezza, della potenza, della
modernità americane? Non certo il jazz e il rock and roll, il
chewing-gum e l'hamburger, Broadway ed Hollywood. Sono i suoi
grattacieli. Il suo Pentagono. La sua scienza. La sua
tecnologia. Quei grattacieli impressionanti, così alti, così
belli che ad alzar gli occhi quasi dimentichi le piramidi e i
divini palazzi del nostro passato. Quegli aerei giganteschi,
esagerati, che ormai usano come un tempo usavano i velieri e i
camion perché tutto qui si muove con gli aerei. Tutto. La
posta, il pesce fresco, noi stessi (E non dimenticare che la
guerra aerea l'hanno inventata loro. O almeno sviluppata fino
all'isteria). Quel Pentagono terrificante, quella fortezza che
fa paura solo a guardarla. Quella scienza onnipresente,
onnipossente. Quella tecnologia raggelante che in pochissimi
anni ha stravolto la nostra esistenza quotidiana, la nostra
millenaria maniera di comunicare, mangiare, vivere. E dove li
ha colpiti, il reverendo Usama Bin Laden? Sui grattacieli, sul
Pentagono. Come? Con gli aerei, con la scienza, con la
tecnologia. By the way: sai cosa mi impressiona di più in
questo tristo ultramiliardario, questo mancato play-boy che
anziché corteggiare le principesse bionde e folleggiare nei
night-club (come faceva a Beirut quando aveva vent’anni) si
diverte ad ammazzar la gente in nome di Maometto e di Allah?
Il fatto che il suo sterminato patrimonio derivi anche dai
guadagni d'una Corporation specializzata nel demolire, e che
egli stesso sia un esperto demolitore. La demolizione è una
specialità americana.
***
Q uando ci siamo incontrati t'ho visto quasi stupefatto
dall'eroica efficienza e dall'ammirevole unità con cui gli
americani hanno affrontato quest'Apocalisse. Eh, sì.
Nonostante i difetti che le vengono continuamente rinfacciati,
che io stessa le rinfaccio, (ma quelli dell’Europa e in
particolare dell’Italia sono ancora più gravi), l'America è un
paese che ha grosse cose da insegnarci. E a proposito
dell'eroica efficienza lasciami cantare un peana per il
sindaco di New York. Quel Rudolph Giuliani che noi italiani
dovremmo ringraziare in ginocchio. Perché ha un cognome
italiano, è un oriundo italiano, e ci fa fare bella figura
dinanzi al mondo intero. E’ un grande anzi grandissimo
sindaco, Rudolph Giuliani. Te lo dice una che non è mai
contenta di nulla e di nessuno incominciando da se stessa. E'
un sindaco degno d'un altro grandissimo sindaco col cognome
italiano, Fiorello La Guardia, e tanti dei nostri sindaci
dovrebbero andare a scuola da lui. Presentarsi a capo chino,
anzi con la cenere sul capo, e chiedergli: «Sor Giuliani, per
cortesia ci dice come si fa?». Lui non delega i suoi doveri al
prossimo, no. Non perde tempo nelle bischerate e nelle
avidità. Non si divide tra l'incarico di sindaco e quello di
ministro o deputato. (C'è nessuno che mi ascolta nelle tre
città di Stendhal, insomma a Napoli e a Firenze e a Roma?).
Essendo corso subito, e subito entrato nel secondo
grattacielo, ha rischiato di trasformarsi in cenere con gli
altri. S'è salvato per un pelo e per caso. E nel giro di
quattro giorni ha rimesso in piedi la città. Una città che ha
nove milioni e mezzo di abitanti, bada bene, e quasi due nella
sola Manhattan. Come abbia fatto, non lo so. E' malato come
me, pover'uomo. Il cancro che torna e ritorna ha beccato anche
lui. E, come me, fa finta d’essere sano: lavora lo stesso. Ma
io lavoro a tavolino, perbacco, stando seduta! Lui, invece...
Sembrava un generale che partecipa di persona alla battaglia.
Un soldato che si lancia all'attacco con la baionetta. «Forza,
gente, forzaaa! Tiriamoci su le maniche, sveltiii!» Ma poteva
farlo perché quella gente era, è, come lui. Gente senza boria
e senza pigrizia, avrebbe detto mio padre, e con le palle.
Quanto all'ammirevole capacità di unirsi, alla compattezza
quasi marziale con cui gli americani rispondono alle disgrazie
e al nemico, bè: devo ammettere che lì per lì ha stupito anche
me. Sapevo, sì, che era esplosa al tempo di Pearl Harbor, cioè
quando il popolo s'era stretto intorno a Roosevelt e Roosevelt
era entrato in guerra contro la Germania di Hitler e l'Italia
di Mussolini e il Giappone di Hirohito. L'avevo annusata, sì,
dopo l'assassinio di Kennedy. Ma a questo era seguita la
guerra in Vietnam, la lacerante divisione causata dalla guerra
in Vietnam, e in un certo senso ciò mi aveva ricordato la loro
Guerra Civile d'un secolo e mezzo fa. Così, quando ho visto
bianchi e neri piangere abbracciati, dico abbracciati, quando
ho visto democratici e repubblicani cantare abbracciati «God
save America, Dio salvi l'America», quando gli ho visto
cancellare tutte le divergenze, sono rimasta di stucco. Lo
stesso, quando ho udito Bill Clinton (persona verso la quale
non ho mai nutrito tenerezze) dichiarare «Stringiamoci intorno
a Bush, abbiate fiducia nel nostro presidente». Lo stesso,
quando le medesime parole sono state ripetute con forza da sua
moglie Hillary ora senatore per lo Stato di New York. Lo
stesso, quando sono state reiterate da Lieberman, l'ex
candidato democratico alla vice-presidenza. (Soltanto lo
sconfitto Al Gore è rimasto squallidamente zitto). E lo stesso
quando il Congresso ha votato all'unanimità d'accettare la
guerra, punire i responsabili. Ah, se l'Italia imparasse
questa lezione! È un Paese così diviso, l'Italia. Così
fazioso, così avvelenato dalle sue meschinerie tribali! Si
odiano anche all'interno dei partiti, in Italia. Non riescono
a stare insieme nemmeno quando hanno lo stesso emblema, lo
stesso distintivo, perdio! Gelosi, biliosi, vanitosi, piccini,
non pensano che ai propri interessi personali. Alla propria
carrieruccia, alla propria gloriuccia, alla propria popolarità
di periferia. Pei propri interessi personali si fanno i
dispetti, si tradiscono, si accusano, si sputtanano... Io sono
assolutamente convinta che, se Usama Bin Laden facesse saltare
in aria la Torre di Giotto o la Torre di Pisa, l'opposizione
darebbe la colpa al governo. E il governo darebbe la colpa
all'opposizione. I capoccia del governo e i capoccia
dell'opposizione, ai propri compagni e ai propri camerati. E
detto ciò lasciami spiegare da che cosa nasce la capacità di
unirsi che caratterizza gli americani.
Nasce dal loro patriottismo. Io non so se in Italia avete
visto e capito quel che è successo a New York quando Bush è
andato a ringraziar gli operai (e le operaie) che scavando
nelle macerie delle due torri cercano di salvare qualche
superstite ma non tiran fuori che qualche naso o qualche dito.
Senza cedere, tuttavia. Senza rassegnarsi, sicché se gli
domandi come fanno ti rispondono: «I can allow myself to be
exhausted not to be defeated. Posso permettermi d'essere
esausto, non d'essere sconfitto». Tutti. Giovani,
giovanissimi, vecchi, di mezz'età. Bianchi, neri, gialli,
marroni, viola... L'avete visti o no? Mentre Bush li
ringraziava non facevano che sventolare le bandierine
americane, alzare il pugno chiuso, ruggire: «Iuessè! Iuessè!
Iuessè! Usa! Usa! Usa!». In un paese totalitario avrei
pensato: «Ma guarda come l'ha organizzata bene il Potere!». In
America, no. In America queste cose non le organizzi. Non le
gestisci, non le comandi. Specialmente in una metropoli
disincantata come New York, e con operai come gli operai di
New York. Sono tipacci, gli operai di New York. Più liberi del
vento. Quelli non obbediscono neanche ai loro sindacati. Ma se
gli tocchi la bandiera, se gli tocchi la Patria... In inglese
la parola Patria non c'è. Per dire Patria bisogna accoppiare
due parole. Father Land, Terra dei Padri. Mother Land, Terra
Madre. Native Land, Terra Nativa. O dire semplicemente My
Country, il Mio Paese. Però il sostantivo Patriotism c'è.
L'aggettivo Patriotic c'è. E a parte la Francia, forse non so
immaginare un Paese più patriottico dell'America. Ah! Io mi
son tanto commossa a vedere quegli operai che stringendo il
pugno e sventolando la bandiera ruggivano
Iuessè-Iuessè-Iuessè, senza che nessuno glielo ordinasse. E ho
provato una specie di umiliazione. Perché gli operai italiani
che sventolano il tricolore e ruggiscono Italia-Italia io non
li so immaginare. Nei cortei e nei comizi gli ho visto
sventolare tante bandiere rosse. Fiumi, laghi, di bandiere
rosse. Ma di bandiere tricolori gliene ho sempre viste
sventolar pochine. Anzi nessuna. Mal guidati o tiranneggiati
da una sinistra arrogante e devota all'Unione Sovietica, le
bandiere tricolori le hanno sempre lasciate agli avversari. E
non è che gli avversari ne abbiano fatto buon uso, direi. Non
ne hanno fatto nemmeno spreco, graziaddio. E quelli che vanno
alla Messa, idem. Quanto al becero con la camicia verde e la
cravatta verde, non sa nemmeno quali siano i colori del
tricolore. Mi-sun-lumbard, mi-sun-lumbard. Quello vorrebbe
riportarci alle guerre tra Firenze e Siena. Risultato, oggi la
bandiera italiana la vedi soltanto alle Olimpiadi se per caso
vinci una medaglia. Peggio: la vedi soltanto negli stadi,
quando c'è una partita internazionale di calcio. Unica
occasione, peraltro, in cui riesci a udire il grido
Italia-Italia.
Eh! C'è una bella differenza tra un paese nel quale la
bandiera della Patria viene sventolata dai teppisti negli
stadi e basta, e un paese nel quale viene sventolata dal
popolo intero. Ad esempio, dagli irreggimentabili operai che
scavano nelle rovine per tirar fuori qualche orecchio o
qualche naso delle creature massacrate dai figli di Allah.
Oppure per raccogliere quel caffè macinato.
ORIANA FALLACI - PARTE SECONDA-========================================================================================================================
Che cosa sento per i kamikaze che sono morti con loro? Nessun
rispetto. Nessuna pietà. No, neanche pietà. Io che in ogni
caso finisco sempre col cedere alla pietà. A me i kamikaze
cioè i tipi che si suicidano per ammazzare gli altri sono
sempre stati antipatici, incominciando da quelli giapponesi
della Seconda Guerra Mondiale. Non li ho mai considerati
Pietri Micca che per bloccar l'arrivo delle truppe nemiche
danno fuoco alle polveri e saltano in aria con la cittadella,
a Torino. Non li ho mai considerati soldati. E tantomeno li
considero martiri o eroi, come berciando e sputando saliva il
signor Arafat me li definì nel 1972. (Ossia quando lo
intervistai ad Amman, luogo dove i suoi marescialli
addestravano anche i terroristi della Baader-Meinhof). Li
considero vanesi e basta. Vanesi che invece di cercar la
gloria attraverso il cinema o la politica o lo sport la
cercano nella morte propria e altrui. Una morte che invece del
Premio Oscar o della poltrona ministeriale o dello scudetto
gli procurerà (credono) ammirazione. E, nel caso di quelli che
pregano Allah, un posto nel Paradiso di cui parla il Corano:
il Paradiso dove gli eroi si scopano le Urì. Scommetto che
sono vanesi anche fisicamente. Ho sotto gli occhi la
fotografia dei due kamikaze di cui parlo nel mio «Insciallah»:
il romanzo che incomincia con la distruzione della base
americana (oltre quattrocento morti) e della base francese
(oltre trecentocinquanta morti) a Beirut. Se l'erano fatta
scattare prima d'andar a morire, quella fotografia, e prima
d'andar a morire erano stati dal barbiere. Guarda che bel
taglio di capelli. Che baffi impomatati, che barbetta leccata,
che basette civettuole...
Eh! Chissà come friggerebbe il signor Arafat ad ascoltarmi.
Sai, tra me e lui non corre buon sangue. Non mi ha mai
perdonato né le roventi differenze di opinione che avemmo
durante quell'incontro né il giudizio che su di lui espressi
nel mio libro «Intervista con la storia». Quanto a me, non gli
ho mai perdonato nulla. Incluso il fatto che un giornalista
italiano imprudentemente presentatosi a lui come «mio amico»,
si sia ritrovato con una rivoltella puntata contro il cuore.
Ergo, non ci frequentiamo più. Peccato. Perché se lo
incontrassi di nuovo, o meglio se gli concedessi udienza,
glielo urlerei sul muso chi sono i martiri e gli eroi. Gli
urlerei: illustre Signor Arafat, i martiri sono i passeggeri
dei quattro aerei dirottati e trasformati in bombe umane. Tra
di loro la bambina di quattro anni che si è disintegrata
dentro la seconda torre. Illustre Signor Arafat, i martiri
sono gli impiegati che lavoravano nelle due torri e al
Pentagono. Illustre Signor Arafat, i martiri sono i pompieri
morti per tentar di salvarli. E lo sa chi sono gli eroi? Sono
i passeggeri del volo che doveva buttarsi sulla Casa Bianca e
che invece si è schiantato in un bosco della Pennsylvania
perché loro si son ribellati! Per loro sì che ci vorrebbe il
Paradiso, illustre Signor Arafat. Il guaio è che ora fa Lei il
capo di Stato ad perpetuum. Fa il monarca. Rende visita al
Papa, afferma che il terrorismo non le piace, manda le
condoglianze a Bush. E nella sua camaleontica abilità di
smentirsi, sarebbe capace di rispondermi che ho ragione. Ma
cambiamo discorso. Io sono molto ammalata, si sa, e a parlare
con gli Arafat mi viene la febbre.
***
P referisco parlare dell'invulnerabilità che tanti, in Europa,
attribuivano all'America. Invulnerabilità? Ma come
invulnerabilità?!? Più una società è democratica e aperta, più
è esposta al terrorismo. Più un paese è libero, non governato
da un regime poliziesco, più subisce o rischia i dirottamenti
o i massacri che sono avvenuti per tanti anni in Italia in
Germania e in altre regioni d'Europa. E che ora avvengono,
ingigantiti, in America. Non per nulla i paesi non
democratici, governati da un regime poliziesco, hanno sempre
ospitato e finanziato e aiutano i terroristi. L'Unione
Sovietica, i paesi satelliti dell'Unione Sovietica e la Cina
Popolare, ad esempio. La Libia di Gheddafi, l'Iraq, l'Iran, la
Siria, il Libano arafattiano, lo stesso Egitto, la stessa
Arabia Saudita di cui Usama Bin Laden è suddito, lo stesso
Pakistan, ovviamente l'Afghanistan, e tutte le regioni
musulmane dell'Africa. Negli aeroporti e sugli aerei di quei
paesi io mi sono sempre sentita sicura. Serena come un neonato
che dorme. L'unica cosa che temevo era essere arrestata perché
scrivevo male dei terroristi. Negli aeroporti e sugli aerei
europei, invece, mi sono sempre sentita nervosetta. Negli
aeroporti e sugli aerei americani, addirittura nervosa. E a
New York, due volte nervosa. (A Washington, no. Devo
ammetterlo. L'aereo sul Pentagono non me lo aspettavo
davvero). A mio giudizio, insomma, non è mai stato un problema
di «se»: è sempre stato un problema di «quando». Perché credi
che martedì mattina il mio subconscio abbia avvertito quella
inquietudine, quella sensazione di pericolo? Perché credi che
contrariamente alle mie abitudini abbia acceso il televisore?
Perché credi che fra le tre domande che mi ponevo mentre la
prima torre bruciava e l'audio non funzionava, ci fosse quella
sull'attentato? E perché credi che appena apparso il secondo
aereo abbia capito? Poiché l'America è il Paese più forte del
mondo, il più ricco, il più potente, il più moderno, ci sono
cascati quasi tutti in quel tranello. Gli americani stessi, a
volte. Ma la vulnerabilità dell'America nasce proprio dalla
sua forza, dalla sua ricchezza, dalla sua potenza, dalla sua
modernità. La solita storia del cane che si mangia la coda.
Nasce anche dalla sua essenza multi-etnica, dalla sua
liberalità, dal suo rispetto per i cittadini e per gli ospiti.
Esempio: circa ventiquattro milioni di americani sono
arabi-musulmani. E quando un Mustafà o un Muhammed viene
diciamo dall'Afghanistan per visitare lo zio, nessuno gli
proibisce di frequentare una scuola di pilotaggio per imparare
a guidare un 757. Nessuno gli proibisce d'iscriversi a
un'Università (cosa che spero cambi) per studiare chimica e
biologia: le due scienze necessarie a scatenare una guerra
batteriologica. Nessuno. Neppure se il governo teme che quel
figlio di Allah dirotti il 757 oppure butti una fiala di
batteri nel deposito dell'acqua e scateni una strage. (Dico
«se» perché stavolta il governo non ne sapeva un bel niente e
la figuraccia fatta dalla Cia e dall'Fbi va al di là d'ogni
limite. Se fossi il presidente degli Stati Uniti io li
caccerei tutti a pedate nei posteriori per cretineria). E
detto ciò torniamo al ragionamento iniziale. Quali sono i
simboli della forza, della ricchezza, della potenza, della
modernità americane? Non certo il jazz e il rock and roll, il
chewing-gum e l'hamburger, Broadway ed Hollywood. Sono i suoi
grattacieli. Il suo Pentagono. La sua scienza. La sua
tecnologia. Quei grattacieli impressionanti, così alti, così
belli che ad alzar gli occhi quasi dimentichi le piramidi e i
divini palazzi del nostro passato. Quegli aerei giganteschi,
esagerati, che ormai usano come un tempo usavano i velieri e i
camion perché tutto qui si muove con gli aerei. Tutto. La
posta, il pesce fresco, noi stessi (E non dimenticare che la
guerra aerea l'hanno inventata loro. O almeno sviluppata fino
all'isteria). Quel Pentagono terrificante, quella fortezza che
fa paura solo a guardarla. Quella scienza onnipresente,
onnipossente. Quella tecnologia raggelante che in pochissimi
anni ha stravolto la nostra esistenza quotidiana, la nostra
millenaria maniera di comunicare, mangiare, vivere. E dove li
ha colpiti, il reverendo Usama Bin Laden? Sui grattacieli, sul
Pentagono. Come? Con gli aerei, con la scienza, con la
tecnologia. By the way: sai cosa mi impressiona di più in
questo tristo ultramiliardario, questo mancato play-boy che
anziché corteggiare le principesse bionde e folleggiare nei
night-club (come faceva a Beirut quando aveva vent’anni) si
diverte ad ammazzar la gente in nome di Maometto e di Allah?
Il fatto che il suo sterminato patrimonio derivi anche dai
guadagni d'una Corporation specializzata nel demolire, e che
egli stesso sia un esperto demolitore. La demolizione è una
specialità americana.
***
Q uando ci siamo incontrati t'ho visto quasi stupefatto
dall'eroica efficienza e dall'ammirevole unità con cui gli
americani hanno affrontato quest'Apocalisse. Eh, sì.
Nonostante i difetti che le vengono continuamente rinfacciati,
che io stessa le rinfaccio, (ma quelli dell’Europa e in
particolare dell’Italia sono ancora più gravi), l'America è un
paese che ha grosse cose da insegnarci. E a proposito
dell'eroica efficienza lasciami cantare un peana per il
sindaco di New York. Quel Rudolph Giuliani che noi italiani
dovremmo ringraziare in ginocchio. Perché ha un cognome
italiano, è un oriundo italiano, e ci fa fare bella figura
dinanzi al mondo intero. E’ un grande anzi grandissimo
sindaco, Rudolph Giuliani. Te lo dice una che non è mai
contenta di nulla e di nessuno incominciando da se stessa. E'
un sindaco degno d'un altro grandissimo sindaco col cognome
italiano, Fiorello La Guardia, e tanti dei nostri sindaci
dovrebbero andare a scuola da lui. Presentarsi a capo chino,
anzi con la cenere sul capo, e chiedergli: «Sor Giuliani, per
cortesia ci dice come si fa?». Lui non delega i suoi doveri al
prossimo, no. Non perde tempo nelle bischerate e nelle
avidità. Non si divide tra l'incarico di sindaco e quello di
ministro o deputato. (C'è nessuno che mi ascolta nelle tre
città di Stendhal, insomma a Napoli e a Firenze e a Roma?).
Essendo corso subito, e subito entrato nel secondo
grattacielo, ha rischiato di trasformarsi in cenere con gli
altri. S'è salvato per un pelo e per caso. E nel giro di
quattro giorni ha rimesso in piedi la città. Una città che ha
nove milioni e mezzo di abitanti, bada bene, e quasi due nella
sola Manhattan. Come abbia fatto, non lo so. E' malato come
me, pover'uomo. Il cancro che torna e ritorna ha beccato anche
lui. E, come me, fa finta d’essere sano: lavora lo stesso. Ma
io lavoro a tavolino, perbacco, stando seduta! Lui, invece...
Sembrava un generale che partecipa di persona alla battaglia.
Un soldato che si lancia all'attacco con la baionetta. «Forza,
gente, forzaaa! Tiriamoci su le maniche, sveltiii!» Ma poteva
farlo perché quella gente era, è, come lui. Gente senza boria
e senza pigrizia, avrebbe detto mio padre, e con le palle.
Quanto all'ammirevole capacità di unirsi, alla compattezza
quasi marziale con cui gli americani rispondono alle disgrazie
e al nemico, bè: devo ammettere che lì per lì ha stupito anche
me. Sapevo, sì, che era esplosa al tempo di Pearl Harbor, cioè
quando il popolo s'era stretto intorno a Roosevelt e Roosevelt
era entrato in guerra contro la Germania di Hitler e l'Italia
di Mussolini e il Giappone di Hirohito. L'avevo annusata, sì,
dopo l'assassinio di Kennedy. Ma a questo era seguita la
guerra in Vietnam, la lacerante divisione causata dalla guerra
in Vietnam, e in un certo senso ciò mi aveva ricordato la loro
Guerra Civile d'un secolo e mezzo fa. Così, quando ho visto
bianchi e neri piangere abbracciati, dico abbracciati, quando
ho visto democratici e repubblicani cantare abbracciati «God
save America, Dio salvi l'America», quando gli ho visto
cancellare tutte le divergenze, sono rimasta di stucco. Lo
stesso, quando ho udito Bill Clinton (persona verso la quale
non ho mai nutrito tenerezze) dichiarare «Stringiamoci intorno
a Bush, abbiate fiducia nel nostro presidente». Lo stesso,
quando le medesime parole sono state ripetute con forza da sua
moglie Hillary ora senatore per lo Stato di New York. Lo
stesso, quando sono state reiterate da Lieberman, l'ex
candidato democratico alla vice-presidenza. (Soltanto lo
sconfitto Al Gore è rimasto squallidamente zitto). E lo stesso
quando il Congresso ha votato all'unanimità d'accettare la
guerra, punire i responsabili. Ah, se l'Italia imparasse
questa lezione! È un Paese così diviso, l'Italia. Così
fazioso, così avvelenato dalle sue meschinerie tribali! Si
odiano anche all'interno dei partiti, in Italia. Non riescono
a stare insieme nemmeno quando hanno lo stesso emblema, lo
stesso distintivo, perdio! Gelosi, biliosi, vanitosi, piccini,
non pensano che ai propri interessi personali. Alla propria
carrieruccia, alla propria gloriuccia, alla propria popolarità
di periferia. Pei propri interessi personali si fanno i
dispetti, si tradiscono, si accusano, si sputtanano... Io sono
assolutamente convinta che, se Usama Bin Laden facesse saltare
in aria la Torre di Giotto o la Torre di Pisa, l'opposizione
darebbe la colpa al governo. E il governo darebbe la colpa
all'opposizione. I capoccia del governo e i capoccia
dell'opposizione, ai propri compagni e ai propri camerati. E
detto ciò lasciami spiegare da che cosa nasce la capacità di
unirsi che caratterizza gli americani.
Nasce dal loro patriottismo. Io non so se in Italia avete
visto e capito quel che è successo a New York quando Bush è
andato a ringraziar gli operai (e le operaie) che scavando
nelle macerie delle due torri cercano di salvare qualche
superstite ma non tiran fuori che qualche naso o qualche dito.
Senza cedere, tuttavia. Senza rassegnarsi, sicché se gli
domandi come fanno ti rispondono: «I can allow myself to be
exhausted not to be defeated. Posso permettermi d'essere
esausto, non d'essere sconfitto». Tutti. Giovani,
giovanissimi, vecchi, di mezz'età. Bianchi, neri, gialli,
marroni, viola... L'avete visti o no? Mentre Bush li
ringraziava non facevano che sventolare le bandierine
americane, alzare il pugno chiuso, ruggire: «Iuessè! Iuessè!
Iuessè! Usa! Usa! Usa!». In un paese totalitario avrei
pensato: «Ma guarda come l'ha organizzata bene il Potere!». In
America, no. In America queste cose non le organizzi. Non le
gestisci, non le comandi. Specialmente in una metropoli
disincantata come New York, e con operai come gli operai di
New York. Sono tipacci, gli operai di New York. Più liberi del
vento. Quelli non obbediscono neanche ai loro sindacati. Ma se
gli tocchi la bandiera, se gli tocchi la Patria... In inglese
la parola Patria non c'è. Per dire Patria bisogna accoppiare
due parole. Father Land, Terra dei Padri. Mother Land, Terra
Madre. Native Land, Terra Nativa. O dire semplicemente My
Country, il Mio Paese. Però il sostantivo Patriotism c'è.
L'aggettivo Patriotic c'è. E a parte la Francia, forse non so
immaginare un Paese più patriottico dell'America. Ah! Io mi
son tanto commossa a vedere quegli operai che stringendo il
pugno e sventolando la bandiera ruggivano
Iuessè-Iuessè-Iuessè, senza che nessuno glielo ordinasse. E ho
provato una specie di umiliazione. Perché gli operai italiani
che sventolano il tricolore e ruggiscono Italia-Italia io non
li so immaginare. Nei cortei e nei comizi gli ho visto
sventolare tante bandiere rosse. Fiumi, laghi, di bandiere
rosse. Ma di bandiere tricolori gliene ho sempre viste
sventolar pochine. Anzi nessuna. Mal guidati o tiranneggiati
da una sinistra arrogante e devota all'Unione Sovietica, le
bandiere tricolori le hanno sempre lasciate agli avversari. E
non è che gli avversari ne abbiano fatto buon uso, direi. Non
ne hanno fatto nemmeno spreco, graziaddio. E quelli che vanno
alla Messa, idem. Quanto al becero con la camicia verde e la
cravatta verde, non sa nemmeno quali siano i colori del
tricolore. Mi-sun-lumbard, mi-sun-lumbard. Quello vorrebbe
riportarci alle guerre tra Firenze e Siena. Risultato, oggi la
bandiera italiana la vedi soltanto alle Olimpiadi se per caso
vinci una medaglia. Peggio: la vedi soltanto negli stadi,
quando c'è una partita internazionale di calcio. Unica
occasione, peraltro, in cui riesci a udire il grido
Italia-Italia.
Eh! C'è una bella differenza tra un paese nel quale la
bandiera della Patria viene sventolata dai teppisti negli
stadi e basta, e un paese nel quale viene sventolata dal
popolo intero. Ad esempio, dagli irreggimentabili operai che
scavano nelle rovine per tirar fuori qualche orecchio o
qualche naso delle creature massacrate dai figli di Allah.
Oppure per raccogliere quel caffè macinato.
Messaggio del 12-10-2001 alle ore 15:14:54
ORIANA FALLACI - PARTE TERZA-
I l fatto è che l'America è un paese speciale, caro mio. Un
paese da invidiare, di cui esser gelosi, per cose che non
hanno nulla a che fare con la ricchezza eccetera. Lo è perché
è nato da un bisogno dell'anima, il bisogno d'avere una
patria, e dall'idea più sublime che l'Uomo abbia mai
concepito: l'idea della Libertà, anzi della libertà sposata
all'idea di uguaglianza. Lo è anche perché a quel tempo l'idea
di libertà non era di moda. L'idea di uguaglianza, nemmeno.
Non ne parlavano che certi filosofi detti Illuministi, di
queste cose. Non li trovavi che in un costosissimo librone a
puntate detto l'Encyclopedie, questi concetti. E a parte gli
scrittori o gli altri intellettuali, a parte i principi e i
signori che avevano i soldi per comprare il librone o i libri
che avevano ispirato il librone, chi ne sapeva nulla
dell'Illuminismo? Non era mica roba da mangiare,
l'Illuminismo! Non ne parlavan neppure i rivoluzionari della
Rivoluzione Francese, visto che la Rivoluzione Francese
sarebbe incominciata nel 1789 ossia tredici anni dopo la
Rivoluzione Americana che scoppiò nel 1776. (Altro particolare
che gli antiamericani del bene-agli-americani-gli-sta-bene
ignorano o fingono di dimenticare. Razza di ipocriti).
È un paese speciale, un paese da invidiare, inoltre, perché
quell'idea venne capita da contadini spesso analfabeti o
comunque ineducati. I contadini delle colonie americane. E
perché venne materializzata da un piccolo gruppo di leader
straordinari: da uomini di grande cultura, di gran qualità.
The Founding Fathers, i Padri Fondatori. Ma hai idea di chi
fossero i Padri Fondatori, i Benjamin Franklin e i Thomas
Jefferson e i Thomas Paine e i John Adams e i George
Washington eccetera? Altro che gli avvocaticchi (come
giustamente li chiamava Vittorio Alfieri) della Rivoluzione
Francese! Altro che i cupi e isterici boia del Terrore, i
Marat e i Danton e i Saint Just e i Robespierre! Erano tipi, i
Padri Fondatori, che il greco e il latino lo conoscevano come
gli insegnanti italiani di greco e di latino (ammesso che ne
esistano ancora) non lo conosceranno mai. Tipi che in greco
s'eran letti Aristotele e Platone, che in latino s'eran letti
Seneca e Cicerone, e che i principii della democrazia greca se
l'eran studiati come nemmeno i marxisti del mio tempo
studiavano la teoria del plusvalore. (Ammesso che la
studiassero davvero). Jefferson conosceva anche l'italiano.
(Lui diceva «toscano»). In italiano parlava e leggeva con gran
speditezza. Infatti con le duemila piantine di vite e le mille
piantine di olivo e la carta da musica che in Virginia
scarseggiava, nel 1774 il fiorentino Filippo Mazzei gli aveva
portato varie copie d'un libro scritto da un certo Cesare
Beccaria e intitolato «Dei Delitti e delle Pene». Quanto
all'autodidatta Franklin, era un genio. Scienziato,
stampatore, editore, scrittore, giornalista, politico,
inventore. Nel 1752 aveva scoperto la natura elettrica del
fulmine e aveva inventato il parafulmine. Scusa se è poco. E
fu con questi leader straordinari, questi uomini di gran
qualità, che nel 1776 i contadini spesso analfabeti e comunque
ineducati si ribellarono all'Inghilterra. Fecero la guerra
d'indipendenza, la Rivoluzione Americana.
Bè... Nonostante i fucili e la polvere da sparo, nonostante i
morti che ogni guerra costa, non la fecero coi fiumi di sangue
della futura Rivoluzione Francese. Non la fecero con la
ghigliottina e coi massacri della Vandea. La fecero con un
foglio che insieme al bisogno dell'anima, il bisogno d'avere
una patria, concretizzava la sublime idea della libertà anzi
della libertà sposata all'uguaglianza. La Dichiarazione
d'Indipendenza. «We hold these Truths to be self-evident...
Noi riteniamo evidenti queste verità. Che tutti gli Uomini
sono creati uguali. Che sono dotati dal Creatore di certi
inalienabili Diritti. Che tra questi Diritti v'è il diritto
alla Vita, alla Libertà, alla Ricerca della Felicità. Che per
assicurare questi Diritti gli Uomini devono istituire i
governi...». E quel foglio che dalla Rivoluzione Francese in
poi tutti gli abbiamo bene o male copiato, o al quale ci siamo
ispirati, costituisce ancora la spina dorsale dell'America. La
linfa vitale di questa nazione. Sai perché? Perché trasforma i
sudditi in cittadini. Perché trasforma la plebe in Popolo.
Perché la invita anzi le ordina di governarsi, d'esprimere le
proprie individualità, di cercare la propria felicità. Tutto
il contrario di ciò che il comunismo faceva proibendo alla
gente di ribellarsi, governarsi, esprimersi, arricchirsi, e
mettendo Sua Maestà lo Stato al posto dei soliti re. «Il
comunismo è un regime monarchico, una monarchia di vecchio
stampo. In quanto tale taglia le palle agli uomini. E quando a
un uomo gli tagli le palle non è più un uomo» diceva mio
padre. Diceva anche che invece di riscattare la plebe il
comunismo trasformava tutti in plebe. Rendeva tutti morti di
fame.
Bè, secondo me l'America riscatta la plebe. Sono tutti plebei,
in America. Bianchi, neri, gialli, marroni, viola, stupidi,
intelligenti, poveri, ricchi. Anzi i più plebei sono proprio i
ricchi. Nella maggioranza dei casi, certi piercoli! Rozzi,
maleducati. Lo vedi subito che non hanno mai letto Monsignor
della Casa, che non hanno mai avuto nulla a che fare con la
raffinatezza e il buon gusto e la sophistication. Nonostante i
soldi che sprecano nel vestirsi, ad esempio, son così
ineleganti che in paragone la regina d'Inghilterra sembra
chic. Però sono riscattati, perdio. E a questo mondo non c'è
nulla di più forte, di più potente, della plebe riscattata. Ti
rompi sempre le corna con la Plebe Riscattata. E con l'America
le corna se le sono sempre rotte tutti. Inglesi, tedeschi,
messicani, russi, nazisti, fascisti, comunisti. Da ultimo se
le son rotte perfino i vietnamiti che dopo la vittoria son
dovuti scendere a patti con loro sicché quando un ex
presidente degli Stati Uniti va a fargli una visitina toccano
il cielo con un dito. «Bienvenu, Monsieur le President,
bienvenu!». Il guaio è che i vietnamiti non pregano Allah. E
con i figli di Allah la faccenda sarà dura. Molto lunga e
molto dura. Ammenoché il resto dell'Occidente non smetta di
farsela addosso. E ragioni un po' e gli dia una mano.
***
N on sto parlando, ovvio, alle iene che se la godono a veder
le immagini delle macerie e ridacchiano
bene-agli-americani-gli-sta-bene. Sto parlando alle persone
che pur non essendo stupide o cattive, si cullano ancora nella
prudenza e nel dubbio. E a loro dico: sveglia, gente, sveglia!
Intimiditi come siete dalla paura d'andar contro corrente cioè
d'apparire razzisti (parola oltretutto impropria perché il
discorso non è su una razza, è su una religione), non capite o
non volete capire che qui è in atto una Crociata alla
rovescia. Abituati come siete al doppio gioco, accecati come
siete dalla miopia, non capite o non volete capire che qui è
in atto una guerra di religione. Voluta e dichiarata da una
frangia di quella religione, forse, comunque una guerra di
religione. Una guerra che essi chiamano Jihad. Guerra Santa.
Una guerra che non mira alla conquista del nostro territorio,
forse, ma che certamente mira alla conquista delle nostre
anime. Alla scomparsa della nostra libertà e della nostra
civiltà. All'annientamento del nostro modo di vivere e di
morire, del nostro modo di pregare o non pregare, del nostro
modo di mangiare e bere e vestirci e divertirci e informarci…
Non capite o non volete capire che se non ci si oppone, se non
ci si difende, se non si combatte, la Jihad vincerà. E
distruggerà il mondo che bene o male siamo riusciti a
costruire, a cambiare, a migliorare, a rendere un po' più
intelligente cioè meno bigotto o addirittura non bigotto. E
con quello distruggerà la nostra cultura, la nostra arte, la
nostra scienza, la nostra morale, i nostri valori, i nostri
piaceri... Cristo! Non vi rendete conto che gli Usama Bin
Laden si ritengono autorizzati a uccidere voi e i vostri
bambini perché bevete il vino o la birra, perché non portate
la barba lunga o il chador, perché andate al teatro e al
cinema, perché ascoltate la musica e cantate le canzonette,
perché ballate nelle discoteche o a casa vostra, perché
guardate la televisione, perché portate la minigonna o i
calzoncini corti, perché al mare o in piscina state ignudi o
quasi ignudi, perché scopate quando vi pare e dove vi pare e
con chi vi pare? Non v'importa neanche di questo, scemi? Io
sono atea, graziaddio. E non ho alcuna intenzione di lasciarmi
ammazzare perché lo sono.
Da vent'anni lo dico, da vent'anni. Con una certa mitezza, non
con questa passione, vent'anni fa su questa roba scrissi un
articolo di fondo per il «Corriere». Era l'articolo di una
persona abituata a stare con tutte le razze e tutti i credi,
d'una cittadina abituata a combattere tutti i fascismi e tutte
le intolleranze, d'una laica senza tabù. Ma era anche
l'articolo di una persona indignata con chi non sentiva il
puzzo di una Guerra Santa a venire, e ai figli di Allah gliene
perdonava un po' troppe. Feci un ragionamento che suonava
press'appoco così, vent'anni fa. «Che senso ha rispettare chi
non rispetta noi? Che senso ha difendere la loro cultura o
presunta cultura quando loro disprezzano la nostra? Io voglio
difendere la nostra, e v'informo che Dante Alighieri mi piace
più di Omar Khayan». Apriti cielo. Mi crocifissero. «Razzista,
razzista!». Eh, furono gli stessi progressisti (a quel tempo
si chiamavano comunisti) a crocifiggermi. Del resto
quell'insulto me lo presi anche quando i sovietici invasero
l'Afghanistan. Li ricordi quei barbuti con la sottana e il
turbante che prima di sparare il mortaio, anzi a ciascun colpo
di mortaio, berciavano le lodi del Signore? «Allah akbar!
Allah akbar!». Io li ricordo bene. E a veder accoppiare la
parola Dio al colpo di mortaio, mi venivano i brividi. Mi
pareva d'essere nel Medioevo, e dicevo: «I sovietici sono
quello che sono. Però bisogna ammettere che a far quella
guerra proteggono anche noi. E li ringrazio». Riapriti cielo.
«Razzista, razzista!». Nella loro cecàggine non volevan
neanche sentirmi parlare delle mostruosità che i figli di
Allah commettevano sui militari fatti prigionieri. (Gli
segavano le braccia e le gambe, rammenti? Un vizietto a cui
s'erano già abbandonati in Libano coi prigionieri cristiani ed
ebrei). Non volevano che lo dicessi, no. E pur di fare i
progressisti applaudivano gli americani che rincretiniti dalla
paura dell’Unione Sovietica riempivan di armi
l'eroico-popolo-afghano. Addestravano i barbuti, e coi barbuti
un barbutissimo Usama Bin Laden.
Via-i-russi-dall'Afghanistaaaan! I-russi-
devono-andarsene-dall'Afghanistaaaan! Bè, i russi se ne sono
andati dall'Afghanistan: contenti? E dall'Afghanistan i
barbuti del barbutissimo Usama Bin Laden sono arrivati a New
York con gli sbarbati siriani egiziani iracheni libanesi
palestinesi sauditi che componevano la banda dei diciannove
kamikaze identificati: contenti? Peggio: ora qui si discute
sul prossimo attacco che ci colpirà con le armi chimiche,
biologiche, radioattive, nucleari. Si dice che la nuova strage
è inevitabile perché l’Iraq gli fornisce il materiale. Si
parla di vaccinazioni, di maschere a gas, di peste. Ci si
chiede quando avverrà... Contenti?
Alcuni non sono né contenti né scontenti. Se ne fregano e
basta. Tanto l'America è lontana, tra l'Europa e l'America c'è
un oceano... Eh, no, cari miei. No. C'è un filo d'acqua.
Perché quando è in ballo il destino dell'Occidente, la
sopravvivenza della nostra civiltà, New York siamo noi.
L'America siamo noi. Noi italiani, noi francesi, noi inglesi,
noi tedeschi, noi austriaci, noi ungheresi, noi slovacchi, noi
polacchi, noi scandinavi, noi belgi, noi spagnoli, noi greci,
noi portoghesi. Se crolla l'America, crolla l'Europa. Crolla
l'Occidente, crolliamo noi. E non solo in senso finanziario
cioè nel senso che, mi pare, vi preoccupa di più. (Una volta,
ero giovane e ingenua, dissi ad Arthur Miller: «Gli americani
misurano tutto coi soldi, non pensano che ai soldi». E Arthur
Miller mi rispose: «Voi no?»). In tutti i sensi crolliamo,
caro mio. E al posto delle campane ci ritroviamo i muezzin, al
posto delle minigonne ci ritroviamo il chador, al posto del
cognacchino il latte di cammella. Neanche questo capite,
neanche questo volete capire?!? Blair lo ha capito. È venuto
qui e ha portato anzi rinnovato a Bush la solidarietà degli
inglesi. Non una solidarietà espressa con le chiacchiere e i
piagnistei: una solidarietà basata sulla caccia ai terroristi
e sull’alleanza militare. Chirac, no. Come sai la scorsa
settimana era qui in visita ufficiale.
Una visita prevista da tempo, non una visita ad hoc. Ha visto
le macerie delle due torri, ha saputo che i morti sono un
numero incalcolabile anzi inconfessabile, ma non s'è
sbilanciato. Durante l'intervista alla Cnn ben quattro volte
la ma amica Cristiana Amanpour gli ha chiesto in qual modo e
in qual misura intendesse schierarsi contro questa Jihad, e
per quattro volte Chirac ha evitato una risposta. È sgusciato
via come un'anguilla. Veniva voglia di gridargli: «Monsieur le
President! Ricorda lo sbarco in Normandia? Lo sa quanti
americani sono crepati in Normandia per cacciare i nazisti
anche dalla Francia?». Escluso Blair, del resto, neanche fra
gli altri europei vedo Riccardi Cuor di Leone. E tantomeno ne
vedo in Italia dove il governo non ha individuato quindi
arrestato alcun complice o sospetto complice di Usama Bin
Laden. Perdio, signor cavaliere, perdio! Malgrado la paura
della guerra, in ogni paese d'Europa è stato individuato e
arrestato qualche complice di Usama Bin Laden. In Francia, in
Germania, in Inghilterra, in Spagna... Ma in Italia dove le
moschee di Milano e di Torino e di Roma traboccano di
mascalzoni che inneggiano a Usama Bin Laden, di terroristi in
attesa di far saltare in aria la Cupola di San Pietro,
nessuno. Zero. Nulla. Nessuno. Mi spieghi, signor cavaliere:
son così incapaci i Suoi poliziotti e carabinieri? Son così
coglioni i Suoi servizi segreti? Son così scemi i Suoi
funzionari? E son tutti stinchi di santo, tutti estranei a ciò
che è successo e succede, i figli di Allah che ospitiamo?
Oppure a fare le indagini giuste, a individuare e arrestare
chi finoggi non avete individuato e arrestato, Lei teme di
subire il solito ricatto razzista-razzista? Io, vede, no.
Cristo! Io non nego a nessuno il diritto di avere paura. Chi
non ha paura della guerra è un cretino. E chi vuol far credere
di non avere paura alla guerra, l’ho scritto mille volte, è
insieme un cretino e un bugiardo. Ma nella Vita e nella Storia
vi sono casi in cui non è lecito aver paura. Casi in cui aver
paura è immorale e incivile. E quelli che, per debolezza o
mancanza di coraggio o abitudine a tenere il piede in due
staffe si sottraggono a questa tragedia, a me sembrano
masochisti.
***
M asochisti, sì, masochisti. Perché vogliamo farlo questo
discorso su ciò che tu chiami Contrasto-fra-le-Due-Culture?
Bè, se vuoi proprio saperlo, a me dà fastidio perfino parlare
di due culture: metterle sullo stesso piano come se fossero
due realtà parallele, di uguale peso e di uguale misura.
Perché dietro la nostra civiltà c'è Omero, c'è Socrate, c'è
Platone, c'è Aristotele, c'è Fidia, perdio. C'è l'antica
Grecia col suo Partenone e la sua scoperta della Democrazia.
C'è l'antica Roma con la sua grandezza, le sue leggi, il suo
concetto della Legge. Le sue sculture, la sua letteratura, la
sua architettura. I suoi palazzi e i suoi anfiteatri, i suoi
acquedotti, i suoi ponti, le sue strade. C'è un
rivoluzionario, quel Cristo morto in croce, che ci ha
insegnato (e pazienza se non lo abbiamo imparato) il concetto
dell'amore e della giustizia. C'è anche una Chiesa che mi ha
dato l'Inquisizione, d'accordo. Che mi ha torturato e bruciato
mille volte sul rogo, d'accordo. Che mi ha oppresso per
secoli, che per secoli mi ha costretto a scolpire e dipingere
solo Cristi e Madonne, che mi ha quasi ammazzato Galileo
Galilei. Me lo ha umiliato, me lo ha zittito. Però ha dato
anche un gran contributo alla Storia del Pensiero: sì o no? E
poi dietro la nostra civiltà c'è il Rinascimento. C'è Leonardo
da Vinci, c'è Michelangelo, c'è Raffaello, c’è la musica di
Bach e di Mozart e di Beethoven. Su su fino a Rossini e
Donizetti e Verdi and Company. Quella musica senza la quale
noi non sappiamo vivere e che nella loro cultura o supposta
cultura è proibita. Guai se fischi una canzonetta o mugoli il
coro del Nabucco. E infine c'è la Scienza, perdio. Una scienza
che ha capito parecchie malattie e le cura. Io sono ancora
viva, per ora, grazie alla nostra scienza: non quella di
Maometto. Una scienza che ha inventato macchine meravigliose.
Il treno, l'automobile, l'aereo, le astronavi con cui siamo
andati sulla Luna e su Marte e presto andremo chissàddove. Una
scienza che ha cambiato la faccia di questo pianeta con
l'elettricità, la radio, il telefono, la televisione, e a
proposito: è vero che i santoni della sinistra non vogliono
dire ciò che ho appena detto?!? Dio, che bischeri! Non
cambieranno mai. Ed ora ecco la fatale domanda: dietro
all’altra cultura che c’è?
Boh! Cerca cerca, io non ci trovo che Maometto col suo Corano
e Averroè coi suoi meriti di studioso. (I Commentari su
Aristotele eccetera), Arafat ci trova anche i numeri e la
matematica. Di nuovo berciandomi addosso, di nuovo coprendomi
di saliva, nel 1972 mi disse che la sua cultura era superiore
alla mia, molto superiore alla mia, perché i suoi nonni
avevano inventato i numeri e la matematica. Ma Arafat ha la
memoria corta. Per questo cambia idea e si smentisce ogni
cinque minuti. I suoi nonni non hanno inventato i numeri e la
matematica. Hanno inventato la grafia dei numeri che anche noi
infedeli adopriamo, e la matematica è stata concepita quasi
contemporaneamente da tutte le antiche civiltà. In
Mesopotamia, in Grecia, in India, in Cina, in Egitto, tra i
Maya... I suoi nonni, Illustre Signor Arafat, non ci hanno
lasciato che qualche bella moschea e un libro col quale da
millequattrocento anni mi rompono le scatole più di quanto i
cristiani me le rompano con la Bibbia e gli ebrei con la
Torah. E ora vediamo quali sono i pregi che distinguono questo
Corano. Davvero pregi? Dacché i figli di Allah hanno
semidistrutto New York, gli esperti dell'Islam non fanno che
cantarmi le lodi di Maometto: spiegarmi che il Corano predica
la pace e la fratellanza e la giustizia. (Del resto lo dice
anche Bush, povero Bush. E va da sé che Bush deve tenersi
buoni i ventiquattro milioni di americani-musulmani,
convincerli a spifferare quel che sanno sugli eventuali
parenti o amici o conoscenti devoti a Usama Bin Laden). Ma
allora come la mettiamo con la storia
dell'Occhio-per-Occhio-Dente-per-Dente? Come la mettiamo con
la faccenda del chador anzi del velo che copre il volto delle
musulmane, sicché per dare una sbirciata al prossimo quelle
infelici devon guardare attraverso una fitta rete posta
all'altezza degli occhi? Come la mettiamo con la poligamia e
col principio che le donne debbano contare meno dei cammelli,
che non debbano andare a scuola, non debbano andare dal
dottore, non debbano farsi fotografare eccetera? Come la
mettiamo col veto degli alcolici e la pena di morte per chi li
beve? Anche questo sta nel Corano. E non mi sembra mica tanto
giusto, tanto fraterno, tanto pacifico.
Ecco dunque la mia risposta alla tua domanda sul
Contrasto-delle-Due-Culture. Al mondo c'è posto per tutti,
dico io. A casa propria tutti fanno quel che gli pare. E se in
alcuni paesi le donne sono così stupide da accettare il chador
anzi il velo da cui si guarda attraverso una fitta rete posta
all'altezza degli occhi, peggio per loro. Se son così
scimunite da accettar di non andare a scuola, non andar dal
dottore, non farsi fotografare eccetera, peggio per loro. Se
son così minchione da sposare uno stronzo che vuole quattro
mogli, peggio per loro. Se i loro uomini sono così grulli da
non bere la birra e il vino, idem. Non sarò io a
impedirglielo. Ci mancherebbe altro. Sono stata educata nel
concetto di libertà, io, e la mia mamma diceva: «Il mondo è
bello perché è vario». Ma se pretendono d'imporre le stesse
cose a me, a casa mia... Lo pretendono. Usama Bin Laden
afferma che l'intero pianeta Terra deve diventar musulmano,
che dobbiamo convertirci all'Islam, che con le buone o con le
cattive lui ci convertirà, che a tal scopo ci massacra e
continuerà a massacrarci. E questo non può piacerci, no. Deve
metterci addosso una gran voglia di rovesciar le carte,
ammazzare lui. Però la cosa non si risolve, non si esaurisce,
con la morte di Usama Bin Laden. Perché gli Usama Bin Laden
sono decine di migliaia, ormai, e non stanno soltanto in
Afghanistan o negli altri paesi arabi. Stanno dappertutto, e i
più agguerriti stanno proprio in Occidente. Nelle nostre
città, nelle nostre strade, nelle nostre università, nei
gangli della tecnologia. Quella tecnologia che qualsiasi
ottuso può maneggiare. La Crociata è in atto da tempo. E
funziona come un orologio svizzero, sostenuta da una fede e da
una perfidia paragonabile soltanto alla fede e alla perfidia
di Torquemada quando gestiva l'Inquisizione. Infatti trattare
con loro è impossibile. Ragionarci, impensabile. Trattarli con
indulgenza o tolleranza o speranza, un suicidio. E chi crede
il contrario è un illuso.
T e lo dice una che quel tipo di fanatismo lo ha conosciuto
abbastanza bene in Iran, in Pakistan, in Bangladesh, in Arabia
Saudita, in Kuwait, in Libia, in Giordania, in Libano, e a
casa sua. Cioè in Italia. Lo ha conosciuto, ed anche
attraverso episodi triviali, anzi grotteschi, ne ha avuto
raggelanti conferme. Io non dimentico mai quel che mi accadde
all'ambasciata iraniana di Roma quando chiesi il visto per
recarmi a Teheran, per intervistare Khomeini, e mi presentai
con le unghie smaltate di rosso. Per loro, segno di
immoralità. Mi trattarono come una prostituta da bruciare sul
rogo. Mi ingiunsero di levarlo immediatamente quel rosso. E se
non gli avessi detto anzi urlato che cosa gradivo levare, anzi
tagliare a loro... Non dimentico nemmeno quel che mi accadde a
Qom, la città santa di Khomeini, dove in quanto donna venni
respinta da tutti gli alberghi. Per intervistare Khomeini
dovevo mettermi il chador, per mettermi il chador dovevo
togliermi i blue jeans, per togliermi i blue jeans dovevo
appartarmi, e naturalmente avrei potuto effettuare
l'operazione nell'automobile con la quale ero giunta da
Teheran. Ma l'interprete me lo impedì. Lei-è-pazza,
lei-è-pazza, a-fare-una-cosa-simile-a-Qom-si-finisce-fucilati.
Preferì portarmi all'ex Palazzo Reale dove un custode pietoso
ci ospitò, ci prestò l'ex Sala del Trono. Infatti io mi
sentivo come la Madonna che per dare alla luce il Bambin Gesù
si rifugia insieme a Giuseppe nella stalla scaldata dall'asino
e dal bue. Ma a un uomo e a una donna non sposati fra loro il
Corano vieta di appartarsi dietro una porta chiusa, ahimé, e
d'un tratto la porta si aprì. Il mullah addetto al Controllo
della Moralità irruppe strillando vergogna-vergogna,
peccato-peccato, e v'era solo un modo per non finire fucilati:
sposarsi. Firmare l'atto di matrimonio a scadenza (quattro
mesi) che il mullah ci sventolava sulla faccia. Il guaio è che
l'interprete aveva una moglie spagnola, una certa Consuelo per
nulla disposta ad accettare la poligamia, e io non volevo
sposare nessuno. Tantomeno un iraniano con la moglie spagnola
e nient'affatto disposta ad accettare la poligamia. Nel
medesimo tempo non volevo finir fucilata ossia perdere
l'intervista con Khomeini. In tal dilemma mi dibattevo e...
Ridi, ne son certa. Ti sembrano barzellette. Bè, allora il
seguito di questo episodio non te lo racconto. Per farti
piangere ti racconto quello dei dodici giovanotti impuri che
finita la guerra del Bangladesh vidi giustiziare a Dacca. Li
giustiziarono sul campo dello stadio di Dacca, a colpi di
baionetta nel torace o nel ventre, e alla presenza di
ventimila fedeli che dalle tribune applaudivano in nome di
Dio. Tuonavano «Allah akbar, Allah akbar». Lo so, lo so: nel
Colosseo gli antichi romani, quegli antichi romani di cui la
mia cultura va fiera, si divertivano a veder morire i
cristiani dati in pasto ai leoni. Lo so, lo so: in tutti i
paesi d'Europa i cristiani, quei cristiani ai quali malgrado
il mio ateismo riconosco il contributo che hanno dato alla
Storia del Pensiero, si divertivano a veder bruciare gli
eretici. Però è trascorso parecchio tempo, siamo diventati un
pochino più civili, e anche i figli di Allah dovrebbero aver
compreso che certe cose non si fanno. Dopo i dodici giovanotti
impuri ammazzarono un bambino che per salvare il fratello
condannato a morte s'era buttato sui giustizieri. A lui
schiacciarono la testa con gli scarponi da militare. E se non
ci credi, bè: rileggi la mia cronaca o la cronaca dei
giornalisti francesi e tedeschi che inorriditi quanto me erano
lì con me. Meglio: guardati le fotografie che uno di essi
scattò. Comunque il punto che mi preme sottolineare non è
questo. È che, concluso lo scempio, i ventimila fedeli (molte
donne) lasciarono le tribune e scesero nel campo. Non in
maniera scomposta, cialtrona, no. In maniera ordinata,
solenne. Lentamente composero un corteo e, sempre in nome di
Dio, passarono sopra i cadaveri. Sempre tuonando Allah-akbar,
Allah-akbar. Li distrussero come le due Torri di New York. Li
ridussero a un tappeto sanguinolento di ossa spiaccicate.
Oh, potrei continuare all'infinito. Dirti cose mai dette, cose
da farti rizzare i capelli in testa. Su quel rimbambito di
Khomeini, ad esempio, che dopo l'intervista tenne un comizio a
Qom per dichiarare che io lo accusavo di tagliare i seni alle
donne. Da tale comizio ricavò un video che per mesi venne
trasmesso alla televisione di Teheran sicché, quando l'anno
successivo tornai a Teheran, venni arrestata appena scesa
dall'aereo. E la vidi brutta, sai, proprio brutta. Era il
periodo degli ostaggi americani... potrei parlarti di quel
Mujib Rahman che, sempre a Dacca, aveva ordinato ai suoi
guerriglieri di eliminarmi in quanto europea pericolosa, e
meno male che a rischio della propria vita un colonnello
inglese mi salvò. O di quel palestinese di nome Habash che per
venti minuti mi fece tenere un mitragliatore puntato alla
testa. Dio, che gente! I soli coi quali abbia avuto un
rapporto civile restano il povero Alì Bhutto cioè il primo
ministro del Pakistan, morto impiccato perché troppo amico
dell’Occidente, e il bravissimo re di Giordania: re Hussein.
Ma quei due erano musulmani quanto io son cattolica. Comunque
voglio darti la conclusione del mio ragionamento. Una
conclusione che non piacerà a molti, visto che difendere la
propria cultura, in Italia, sta diventando peccato mortale. E
visto che intimiditi dall’impropria parola «razzista», tutti
tacciono come conigli.
ORIANA FALLACI - PARTE TERZA-
I l fatto è che l'America è un paese speciale, caro mio. Un
paese da invidiare, di cui esser gelosi, per cose che non
hanno nulla a che fare con la ricchezza eccetera. Lo è perché
è nato da un bisogno dell'anima, il bisogno d'avere una
patria, e dall'idea più sublime che l'Uomo abbia mai
concepito: l'idea della Libertà, anzi della libertà sposata
all'idea di uguaglianza. Lo è anche perché a quel tempo l'idea
di libertà non era di moda. L'idea di uguaglianza, nemmeno.
Non ne parlavano che certi filosofi detti Illuministi, di
queste cose. Non li trovavi che in un costosissimo librone a
puntate detto l'Encyclopedie, questi concetti. E a parte gli
scrittori o gli altri intellettuali, a parte i principi e i
signori che avevano i soldi per comprare il librone o i libri
che avevano ispirato il librone, chi ne sapeva nulla
dell'Illuminismo? Non era mica roba da mangiare,
l'Illuminismo! Non ne parlavan neppure i rivoluzionari della
Rivoluzione Francese, visto che la Rivoluzione Francese
sarebbe incominciata nel 1789 ossia tredici anni dopo la
Rivoluzione Americana che scoppiò nel 1776. (Altro particolare
che gli antiamericani del bene-agli-americani-gli-sta-bene
ignorano o fingono di dimenticare. Razza di ipocriti).
È un paese speciale, un paese da invidiare, inoltre, perché
quell'idea venne capita da contadini spesso analfabeti o
comunque ineducati. I contadini delle colonie americane. E
perché venne materializzata da un piccolo gruppo di leader
straordinari: da uomini di grande cultura, di gran qualità.
The Founding Fathers, i Padri Fondatori. Ma hai idea di chi
fossero i Padri Fondatori, i Benjamin Franklin e i Thomas
Jefferson e i Thomas Paine e i John Adams e i George
Washington eccetera? Altro che gli avvocaticchi (come
giustamente li chiamava Vittorio Alfieri) della Rivoluzione
Francese! Altro che i cupi e isterici boia del Terrore, i
Marat e i Danton e i Saint Just e i Robespierre! Erano tipi, i
Padri Fondatori, che il greco e il latino lo conoscevano come
gli insegnanti italiani di greco e di latino (ammesso che ne
esistano ancora) non lo conosceranno mai. Tipi che in greco
s'eran letti Aristotele e Platone, che in latino s'eran letti
Seneca e Cicerone, e che i principii della democrazia greca se
l'eran studiati come nemmeno i marxisti del mio tempo
studiavano la teoria del plusvalore. (Ammesso che la
studiassero davvero). Jefferson conosceva anche l'italiano.
(Lui diceva «toscano»). In italiano parlava e leggeva con gran
speditezza. Infatti con le duemila piantine di vite e le mille
piantine di olivo e la carta da musica che in Virginia
scarseggiava, nel 1774 il fiorentino Filippo Mazzei gli aveva
portato varie copie d'un libro scritto da un certo Cesare
Beccaria e intitolato «Dei Delitti e delle Pene». Quanto
all'autodidatta Franklin, era un genio. Scienziato,
stampatore, editore, scrittore, giornalista, politico,
inventore. Nel 1752 aveva scoperto la natura elettrica del
fulmine e aveva inventato il parafulmine. Scusa se è poco. E
fu con questi leader straordinari, questi uomini di gran
qualità, che nel 1776 i contadini spesso analfabeti e comunque
ineducati si ribellarono all'Inghilterra. Fecero la guerra
d'indipendenza, la Rivoluzione Americana.
Bè... Nonostante i fucili e la polvere da sparo, nonostante i
morti che ogni guerra costa, non la fecero coi fiumi di sangue
della futura Rivoluzione Francese. Non la fecero con la
ghigliottina e coi massacri della Vandea. La fecero con un
foglio che insieme al bisogno dell'anima, il bisogno d'avere
una patria, concretizzava la sublime idea della libertà anzi
della libertà sposata all'uguaglianza. La Dichiarazione
d'Indipendenza. «We hold these Truths to be self-evident...
Noi riteniamo evidenti queste verità. Che tutti gli Uomini
sono creati uguali. Che sono dotati dal Creatore di certi
inalienabili Diritti. Che tra questi Diritti v'è il diritto
alla Vita, alla Libertà, alla Ricerca della Felicità. Che per
assicurare questi Diritti gli Uomini devono istituire i
governi...». E quel foglio che dalla Rivoluzione Francese in
poi tutti gli abbiamo bene o male copiato, o al quale ci siamo
ispirati, costituisce ancora la spina dorsale dell'America. La
linfa vitale di questa nazione. Sai perché? Perché trasforma i
sudditi in cittadini. Perché trasforma la plebe in Popolo.
Perché la invita anzi le ordina di governarsi, d'esprimere le
proprie individualità, di cercare la propria felicità. Tutto
il contrario di ciò che il comunismo faceva proibendo alla
gente di ribellarsi, governarsi, esprimersi, arricchirsi, e
mettendo Sua Maestà lo Stato al posto dei soliti re. «Il
comunismo è un regime monarchico, una monarchia di vecchio
stampo. In quanto tale taglia le palle agli uomini. E quando a
un uomo gli tagli le palle non è più un uomo» diceva mio
padre. Diceva anche che invece di riscattare la plebe il
comunismo trasformava tutti in plebe. Rendeva tutti morti di
fame.
Bè, secondo me l'America riscatta la plebe. Sono tutti plebei,
in America. Bianchi, neri, gialli, marroni, viola, stupidi,
intelligenti, poveri, ricchi. Anzi i più plebei sono proprio i
ricchi. Nella maggioranza dei casi, certi piercoli! Rozzi,
maleducati. Lo vedi subito che non hanno mai letto Monsignor
della Casa, che non hanno mai avuto nulla a che fare con la
raffinatezza e il buon gusto e la sophistication. Nonostante i
soldi che sprecano nel vestirsi, ad esempio, son così
ineleganti che in paragone la regina d'Inghilterra sembra
chic. Però sono riscattati, perdio. E a questo mondo non c'è
nulla di più forte, di più potente, della plebe riscattata. Ti
rompi sempre le corna con la Plebe Riscattata. E con l'America
le corna se le sono sempre rotte tutti. Inglesi, tedeschi,
messicani, russi, nazisti, fascisti, comunisti. Da ultimo se
le son rotte perfino i vietnamiti che dopo la vittoria son
dovuti scendere a patti con loro sicché quando un ex
presidente degli Stati Uniti va a fargli una visitina toccano
il cielo con un dito. «Bienvenu, Monsieur le President,
bienvenu!». Il guaio è che i vietnamiti non pregano Allah. E
con i figli di Allah la faccenda sarà dura. Molto lunga e
molto dura. Ammenoché il resto dell'Occidente non smetta di
farsela addosso. E ragioni un po' e gli dia una mano.
***
N on sto parlando, ovvio, alle iene che se la godono a veder
le immagini delle macerie e ridacchiano
bene-agli-americani-gli-sta-bene. Sto parlando alle persone
che pur non essendo stupide o cattive, si cullano ancora nella
prudenza e nel dubbio. E a loro dico: sveglia, gente, sveglia!
Intimiditi come siete dalla paura d'andar contro corrente cioè
d'apparire razzisti (parola oltretutto impropria perché il
discorso non è su una razza, è su una religione), non capite o
non volete capire che qui è in atto una Crociata alla
rovescia. Abituati come siete al doppio gioco, accecati come
siete dalla miopia, non capite o non volete capire che qui è
in atto una guerra di religione. Voluta e dichiarata da una
frangia di quella religione, forse, comunque una guerra di
religione. Una guerra che essi chiamano Jihad. Guerra Santa.
Una guerra che non mira alla conquista del nostro territorio,
forse, ma che certamente mira alla conquista delle nostre
anime. Alla scomparsa della nostra libertà e della nostra
civiltà. All'annientamento del nostro modo di vivere e di
morire, del nostro modo di pregare o non pregare, del nostro
modo di mangiare e bere e vestirci e divertirci e informarci…
Non capite o non volete capire che se non ci si oppone, se non
ci si difende, se non si combatte, la Jihad vincerà. E
distruggerà il mondo che bene o male siamo riusciti a
costruire, a cambiare, a migliorare, a rendere un po' più
intelligente cioè meno bigotto o addirittura non bigotto. E
con quello distruggerà la nostra cultura, la nostra arte, la
nostra scienza, la nostra morale, i nostri valori, i nostri
piaceri... Cristo! Non vi rendete conto che gli Usama Bin
Laden si ritengono autorizzati a uccidere voi e i vostri
bambini perché bevete il vino o la birra, perché non portate
la barba lunga o il chador, perché andate al teatro e al
cinema, perché ascoltate la musica e cantate le canzonette,
perché ballate nelle discoteche o a casa vostra, perché
guardate la televisione, perché portate la minigonna o i
calzoncini corti, perché al mare o in piscina state ignudi o
quasi ignudi, perché scopate quando vi pare e dove vi pare e
con chi vi pare? Non v'importa neanche di questo, scemi? Io
sono atea, graziaddio. E non ho alcuna intenzione di lasciarmi
ammazzare perché lo sono.
Da vent'anni lo dico, da vent'anni. Con una certa mitezza, non
con questa passione, vent'anni fa su questa roba scrissi un
articolo di fondo per il «Corriere». Era l'articolo di una
persona abituata a stare con tutte le razze e tutti i credi,
d'una cittadina abituata a combattere tutti i fascismi e tutte
le intolleranze, d'una laica senza tabù. Ma era anche
l'articolo di una persona indignata con chi non sentiva il
puzzo di una Guerra Santa a venire, e ai figli di Allah gliene
perdonava un po' troppe. Feci un ragionamento che suonava
press'appoco così, vent'anni fa. «Che senso ha rispettare chi
non rispetta noi? Che senso ha difendere la loro cultura o
presunta cultura quando loro disprezzano la nostra? Io voglio
difendere la nostra, e v'informo che Dante Alighieri mi piace
più di Omar Khayan». Apriti cielo. Mi crocifissero. «Razzista,
razzista!». Eh, furono gli stessi progressisti (a quel tempo
si chiamavano comunisti) a crocifiggermi. Del resto
quell'insulto me lo presi anche quando i sovietici invasero
l'Afghanistan. Li ricordi quei barbuti con la sottana e il
turbante che prima di sparare il mortaio, anzi a ciascun colpo
di mortaio, berciavano le lodi del Signore? «Allah akbar!
Allah akbar!». Io li ricordo bene. E a veder accoppiare la
parola Dio al colpo di mortaio, mi venivano i brividi. Mi
pareva d'essere nel Medioevo, e dicevo: «I sovietici sono
quello che sono. Però bisogna ammettere che a far quella
guerra proteggono anche noi. E li ringrazio». Riapriti cielo.
«Razzista, razzista!». Nella loro cecàggine non volevan
neanche sentirmi parlare delle mostruosità che i figli di
Allah commettevano sui militari fatti prigionieri. (Gli
segavano le braccia e le gambe, rammenti? Un vizietto a cui
s'erano già abbandonati in Libano coi prigionieri cristiani ed
ebrei). Non volevano che lo dicessi, no. E pur di fare i
progressisti applaudivano gli americani che rincretiniti dalla
paura dell’Unione Sovietica riempivan di armi
l'eroico-popolo-afghano. Addestravano i barbuti, e coi barbuti
un barbutissimo Usama Bin Laden.
Via-i-russi-dall'Afghanistaaaan! I-russi-
devono-andarsene-dall'Afghanistaaaan! Bè, i russi se ne sono
andati dall'Afghanistan: contenti? E dall'Afghanistan i
barbuti del barbutissimo Usama Bin Laden sono arrivati a New
York con gli sbarbati siriani egiziani iracheni libanesi
palestinesi sauditi che componevano la banda dei diciannove
kamikaze identificati: contenti? Peggio: ora qui si discute
sul prossimo attacco che ci colpirà con le armi chimiche,
biologiche, radioattive, nucleari. Si dice che la nuova strage
è inevitabile perché l’Iraq gli fornisce il materiale. Si
parla di vaccinazioni, di maschere a gas, di peste. Ci si
chiede quando avverrà... Contenti?
Alcuni non sono né contenti né scontenti. Se ne fregano e
basta. Tanto l'America è lontana, tra l'Europa e l'America c'è
un oceano... Eh, no, cari miei. No. C'è un filo d'acqua.
Perché quando è in ballo il destino dell'Occidente, la
sopravvivenza della nostra civiltà, New York siamo noi.
L'America siamo noi. Noi italiani, noi francesi, noi inglesi,
noi tedeschi, noi austriaci, noi ungheresi, noi slovacchi, noi
polacchi, noi scandinavi, noi belgi, noi spagnoli, noi greci,
noi portoghesi. Se crolla l'America, crolla l'Europa. Crolla
l'Occidente, crolliamo noi. E non solo in senso finanziario
cioè nel senso che, mi pare, vi preoccupa di più. (Una volta,
ero giovane e ingenua, dissi ad Arthur Miller: «Gli americani
misurano tutto coi soldi, non pensano che ai soldi». E Arthur
Miller mi rispose: «Voi no?»). In tutti i sensi crolliamo,
caro mio. E al posto delle campane ci ritroviamo i muezzin, al
posto delle minigonne ci ritroviamo il chador, al posto del
cognacchino il latte di cammella. Neanche questo capite,
neanche questo volete capire?!? Blair lo ha capito. È venuto
qui e ha portato anzi rinnovato a Bush la solidarietà degli
inglesi. Non una solidarietà espressa con le chiacchiere e i
piagnistei: una solidarietà basata sulla caccia ai terroristi
e sull’alleanza militare. Chirac, no. Come sai la scorsa
settimana era qui in visita ufficiale.
Una visita prevista da tempo, non una visita ad hoc. Ha visto
le macerie delle due torri, ha saputo che i morti sono un
numero incalcolabile anzi inconfessabile, ma non s'è
sbilanciato. Durante l'intervista alla Cnn ben quattro volte
la ma amica Cristiana Amanpour gli ha chiesto in qual modo e
in qual misura intendesse schierarsi contro questa Jihad, e
per quattro volte Chirac ha evitato una risposta. È sgusciato
via come un'anguilla. Veniva voglia di gridargli: «Monsieur le
President! Ricorda lo sbarco in Normandia? Lo sa quanti
americani sono crepati in Normandia per cacciare i nazisti
anche dalla Francia?». Escluso Blair, del resto, neanche fra
gli altri europei vedo Riccardi Cuor di Leone. E tantomeno ne
vedo in Italia dove il governo non ha individuato quindi
arrestato alcun complice o sospetto complice di Usama Bin
Laden. Perdio, signor cavaliere, perdio! Malgrado la paura
della guerra, in ogni paese d'Europa è stato individuato e
arrestato qualche complice di Usama Bin Laden. In Francia, in
Germania, in Inghilterra, in Spagna... Ma in Italia dove le
moschee di Milano e di Torino e di Roma traboccano di
mascalzoni che inneggiano a Usama Bin Laden, di terroristi in
attesa di far saltare in aria la Cupola di San Pietro,
nessuno. Zero. Nulla. Nessuno. Mi spieghi, signor cavaliere:
son così incapaci i Suoi poliziotti e carabinieri? Son così
coglioni i Suoi servizi segreti? Son così scemi i Suoi
funzionari? E son tutti stinchi di santo, tutti estranei a ciò
che è successo e succede, i figli di Allah che ospitiamo?
Oppure a fare le indagini giuste, a individuare e arrestare
chi finoggi non avete individuato e arrestato, Lei teme di
subire il solito ricatto razzista-razzista? Io, vede, no.
Cristo! Io non nego a nessuno il diritto di avere paura. Chi
non ha paura della guerra è un cretino. E chi vuol far credere
di non avere paura alla guerra, l’ho scritto mille volte, è
insieme un cretino e un bugiardo. Ma nella Vita e nella Storia
vi sono casi in cui non è lecito aver paura. Casi in cui aver
paura è immorale e incivile. E quelli che, per debolezza o
mancanza di coraggio o abitudine a tenere il piede in due
staffe si sottraggono a questa tragedia, a me sembrano
masochisti.
***
M asochisti, sì, masochisti. Perché vogliamo farlo questo
discorso su ciò che tu chiami Contrasto-fra-le-Due-Culture?
Bè, se vuoi proprio saperlo, a me dà fastidio perfino parlare
di due culture: metterle sullo stesso piano come se fossero
due realtà parallele, di uguale peso e di uguale misura.
Perché dietro la nostra civiltà c'è Omero, c'è Socrate, c'è
Platone, c'è Aristotele, c'è Fidia, perdio. C'è l'antica
Grecia col suo Partenone e la sua scoperta della Democrazia.
C'è l'antica Roma con la sua grandezza, le sue leggi, il suo
concetto della Legge. Le sue sculture, la sua letteratura, la
sua architettura. I suoi palazzi e i suoi anfiteatri, i suoi
acquedotti, i suoi ponti, le sue strade. C'è un
rivoluzionario, quel Cristo morto in croce, che ci ha
insegnato (e pazienza se non lo abbiamo imparato) il concetto
dell'amore e della giustizia. C'è anche una Chiesa che mi ha
dato l'Inquisizione, d'accordo. Che mi ha torturato e bruciato
mille volte sul rogo, d'accordo. Che mi ha oppresso per
secoli, che per secoli mi ha costretto a scolpire e dipingere
solo Cristi e Madonne, che mi ha quasi ammazzato Galileo
Galilei. Me lo ha umiliato, me lo ha zittito. Però ha dato
anche un gran contributo alla Storia del Pensiero: sì o no? E
poi dietro la nostra civiltà c'è il Rinascimento. C'è Leonardo
da Vinci, c'è Michelangelo, c'è Raffaello, c’è la musica di
Bach e di Mozart e di Beethoven. Su su fino a Rossini e
Donizetti e Verdi and Company. Quella musica senza la quale
noi non sappiamo vivere e che nella loro cultura o supposta
cultura è proibita. Guai se fischi una canzonetta o mugoli il
coro del Nabucco. E infine c'è la Scienza, perdio. Una scienza
che ha capito parecchie malattie e le cura. Io sono ancora
viva, per ora, grazie alla nostra scienza: non quella di
Maometto. Una scienza che ha inventato macchine meravigliose.
Il treno, l'automobile, l'aereo, le astronavi con cui siamo
andati sulla Luna e su Marte e presto andremo chissàddove. Una
scienza che ha cambiato la faccia di questo pianeta con
l'elettricità, la radio, il telefono, la televisione, e a
proposito: è vero che i santoni della sinistra non vogliono
dire ciò che ho appena detto?!? Dio, che bischeri! Non
cambieranno mai. Ed ora ecco la fatale domanda: dietro
all’altra cultura che c’è?
Boh! Cerca cerca, io non ci trovo che Maometto col suo Corano
e Averroè coi suoi meriti di studioso. (I Commentari su
Aristotele eccetera), Arafat ci trova anche i numeri e la
matematica. Di nuovo berciandomi addosso, di nuovo coprendomi
di saliva, nel 1972 mi disse che la sua cultura era superiore
alla mia, molto superiore alla mia, perché i suoi nonni
avevano inventato i numeri e la matematica. Ma Arafat ha la
memoria corta. Per questo cambia idea e si smentisce ogni
cinque minuti. I suoi nonni non hanno inventato i numeri e la
matematica. Hanno inventato la grafia dei numeri che anche noi
infedeli adopriamo, e la matematica è stata concepita quasi
contemporaneamente da tutte le antiche civiltà. In
Mesopotamia, in Grecia, in India, in Cina, in Egitto, tra i
Maya... I suoi nonni, Illustre Signor Arafat, non ci hanno
lasciato che qualche bella moschea e un libro col quale da
millequattrocento anni mi rompono le scatole più di quanto i
cristiani me le rompano con la Bibbia e gli ebrei con la
Torah. E ora vediamo quali sono i pregi che distinguono questo
Corano. Davvero pregi? Dacché i figli di Allah hanno
semidistrutto New York, gli esperti dell'Islam non fanno che
cantarmi le lodi di Maometto: spiegarmi che il Corano predica
la pace e la fratellanza e la giustizia. (Del resto lo dice
anche Bush, povero Bush. E va da sé che Bush deve tenersi
buoni i ventiquattro milioni di americani-musulmani,
convincerli a spifferare quel che sanno sugli eventuali
parenti o amici o conoscenti devoti a Usama Bin Laden). Ma
allora come la mettiamo con la storia
dell'Occhio-per-Occhio-Dente-per-Dente? Come la mettiamo con
la faccenda del chador anzi del velo che copre il volto delle
musulmane, sicché per dare una sbirciata al prossimo quelle
infelici devon guardare attraverso una fitta rete posta
all'altezza degli occhi? Come la mettiamo con la poligamia e
col principio che le donne debbano contare meno dei cammelli,
che non debbano andare a scuola, non debbano andare dal
dottore, non debbano farsi fotografare eccetera? Come la
mettiamo col veto degli alcolici e la pena di morte per chi li
beve? Anche questo sta nel Corano. E non mi sembra mica tanto
giusto, tanto fraterno, tanto pacifico.
Ecco dunque la mia risposta alla tua domanda sul
Contrasto-delle-Due-Culture. Al mondo c'è posto per tutti,
dico io. A casa propria tutti fanno quel che gli pare. E se in
alcuni paesi le donne sono così stupide da accettare il chador
anzi il velo da cui si guarda attraverso una fitta rete posta
all'altezza degli occhi, peggio per loro. Se son così
scimunite da accettar di non andare a scuola, non andar dal
dottore, non farsi fotografare eccetera, peggio per loro. Se
son così minchione da sposare uno stronzo che vuole quattro
mogli, peggio per loro. Se i loro uomini sono così grulli da
non bere la birra e il vino, idem. Non sarò io a
impedirglielo. Ci mancherebbe altro. Sono stata educata nel
concetto di libertà, io, e la mia mamma diceva: «Il mondo è
bello perché è vario». Ma se pretendono d'imporre le stesse
cose a me, a casa mia... Lo pretendono. Usama Bin Laden
afferma che l'intero pianeta Terra deve diventar musulmano,
che dobbiamo convertirci all'Islam, che con le buone o con le
cattive lui ci convertirà, che a tal scopo ci massacra e
continuerà a massacrarci. E questo non può piacerci, no. Deve
metterci addosso una gran voglia di rovesciar le carte,
ammazzare lui. Però la cosa non si risolve, non si esaurisce,
con la morte di Usama Bin Laden. Perché gli Usama Bin Laden
sono decine di migliaia, ormai, e non stanno soltanto in
Afghanistan o negli altri paesi arabi. Stanno dappertutto, e i
più agguerriti stanno proprio in Occidente. Nelle nostre
città, nelle nostre strade, nelle nostre università, nei
gangli della tecnologia. Quella tecnologia che qualsiasi
ottuso può maneggiare. La Crociata è in atto da tempo. E
funziona come un orologio svizzero, sostenuta da una fede e da
una perfidia paragonabile soltanto alla fede e alla perfidia
di Torquemada quando gestiva l'Inquisizione. Infatti trattare
con loro è impossibile. Ragionarci, impensabile. Trattarli con
indulgenza o tolleranza o speranza, un suicidio. E chi crede
il contrario è un illuso.
T e lo dice una che quel tipo di fanatismo lo ha conosciuto
abbastanza bene in Iran, in Pakistan, in Bangladesh, in Arabia
Saudita, in Kuwait, in Libia, in Giordania, in Libano, e a
casa sua. Cioè in Italia. Lo ha conosciuto, ed anche
attraverso episodi triviali, anzi grotteschi, ne ha avuto
raggelanti conferme. Io non dimentico mai quel che mi accadde
all'ambasciata iraniana di Roma quando chiesi il visto per
recarmi a Teheran, per intervistare Khomeini, e mi presentai
con le unghie smaltate di rosso. Per loro, segno di
immoralità. Mi trattarono come una prostituta da bruciare sul
rogo. Mi ingiunsero di levarlo immediatamente quel rosso. E se
non gli avessi detto anzi urlato che cosa gradivo levare, anzi
tagliare a loro... Non dimentico nemmeno quel che mi accadde a
Qom, la città santa di Khomeini, dove in quanto donna venni
respinta da tutti gli alberghi. Per intervistare Khomeini
dovevo mettermi il chador, per mettermi il chador dovevo
togliermi i blue jeans, per togliermi i blue jeans dovevo
appartarmi, e naturalmente avrei potuto effettuare
l'operazione nell'automobile con la quale ero giunta da
Teheran. Ma l'interprete me lo impedì. Lei-è-pazza,
lei-è-pazza, a-fare-una-cosa-simile-a-Qom-si-finisce-fucilati.
Preferì portarmi all'ex Palazzo Reale dove un custode pietoso
ci ospitò, ci prestò l'ex Sala del Trono. Infatti io mi
sentivo come la Madonna che per dare alla luce il Bambin Gesù
si rifugia insieme a Giuseppe nella stalla scaldata dall'asino
e dal bue. Ma a un uomo e a una donna non sposati fra loro il
Corano vieta di appartarsi dietro una porta chiusa, ahimé, e
d'un tratto la porta si aprì. Il mullah addetto al Controllo
della Moralità irruppe strillando vergogna-vergogna,
peccato-peccato, e v'era solo un modo per non finire fucilati:
sposarsi. Firmare l'atto di matrimonio a scadenza (quattro
mesi) che il mullah ci sventolava sulla faccia. Il guaio è che
l'interprete aveva una moglie spagnola, una certa Consuelo per
nulla disposta ad accettare la poligamia, e io non volevo
sposare nessuno. Tantomeno un iraniano con la moglie spagnola
e nient'affatto disposta ad accettare la poligamia. Nel
medesimo tempo non volevo finir fucilata ossia perdere
l'intervista con Khomeini. In tal dilemma mi dibattevo e...
Ridi, ne son certa. Ti sembrano barzellette. Bè, allora il
seguito di questo episodio non te lo racconto. Per farti
piangere ti racconto quello dei dodici giovanotti impuri che
finita la guerra del Bangladesh vidi giustiziare a Dacca. Li
giustiziarono sul campo dello stadio di Dacca, a colpi di
baionetta nel torace o nel ventre, e alla presenza di
ventimila fedeli che dalle tribune applaudivano in nome di
Dio. Tuonavano «Allah akbar, Allah akbar». Lo so, lo so: nel
Colosseo gli antichi romani, quegli antichi romani di cui la
mia cultura va fiera, si divertivano a veder morire i
cristiani dati in pasto ai leoni. Lo so, lo so: in tutti i
paesi d'Europa i cristiani, quei cristiani ai quali malgrado
il mio ateismo riconosco il contributo che hanno dato alla
Storia del Pensiero, si divertivano a veder bruciare gli
eretici. Però è trascorso parecchio tempo, siamo diventati un
pochino più civili, e anche i figli di Allah dovrebbero aver
compreso che certe cose non si fanno. Dopo i dodici giovanotti
impuri ammazzarono un bambino che per salvare il fratello
condannato a morte s'era buttato sui giustizieri. A lui
schiacciarono la testa con gli scarponi da militare. E se non
ci credi, bè: rileggi la mia cronaca o la cronaca dei
giornalisti francesi e tedeschi che inorriditi quanto me erano
lì con me. Meglio: guardati le fotografie che uno di essi
scattò. Comunque il punto che mi preme sottolineare non è
questo. È che, concluso lo scempio, i ventimila fedeli (molte
donne) lasciarono le tribune e scesero nel campo. Non in
maniera scomposta, cialtrona, no. In maniera ordinata,
solenne. Lentamente composero un corteo e, sempre in nome di
Dio, passarono sopra i cadaveri. Sempre tuonando Allah-akbar,
Allah-akbar. Li distrussero come le due Torri di New York. Li
ridussero a un tappeto sanguinolento di ossa spiaccicate.
Oh, potrei continuare all'infinito. Dirti cose mai dette, cose
da farti rizzare i capelli in testa. Su quel rimbambito di
Khomeini, ad esempio, che dopo l'intervista tenne un comizio a
Qom per dichiarare che io lo accusavo di tagliare i seni alle
donne. Da tale comizio ricavò un video che per mesi venne
trasmesso alla televisione di Teheran sicché, quando l'anno
successivo tornai a Teheran, venni arrestata appena scesa
dall'aereo. E la vidi brutta, sai, proprio brutta. Era il
periodo degli ostaggi americani... potrei parlarti di quel
Mujib Rahman che, sempre a Dacca, aveva ordinato ai suoi
guerriglieri di eliminarmi in quanto europea pericolosa, e
meno male che a rischio della propria vita un colonnello
inglese mi salvò. O di quel palestinese di nome Habash che per
venti minuti mi fece tenere un mitragliatore puntato alla
testa. Dio, che gente! I soli coi quali abbia avuto un
rapporto civile restano il povero Alì Bhutto cioè il primo
ministro del Pakistan, morto impiccato perché troppo amico
dell’Occidente, e il bravissimo re di Giordania: re Hussein.
Ma quei due erano musulmani quanto io son cattolica. Comunque
voglio darti la conclusione del mio ragionamento. Una
conclusione che non piacerà a molti, visto che difendere la
propria cultura, in Italia, sta diventando peccato mortale. E
visto che intimiditi dall’impropria parola «razzista», tutti
tacciono come conigli.
Messaggio del 13-10-2001 alle ore 08:04:06
ORIANA FALLACI - PARTE QUARTA -
I o non vado a rizzare tende alla Mecca. Io non vado a cantar
Paternostri e Avemarie dinanzi alla tomba di Maometto. Io non
vado a fare pipì sui marmi delle loro moschee, non vado a fare
la cacca ai piedi dei loro minareti. Quando mi trovo nei loro
paesi (cosa dalla quale non traggo mai diletto) non dimentico
mai d'essere un'ospite e una straniera. Sto attenta a non
offenderli con abiti o gesti o comportamenti che per noi sono
normali e per loro inammissibili. Li tratto con doveroso
rispetto, doverosa cortesia, mi scuso se per sbadatezza o
ignoranza infrango qualche loro regola o superstizione. E
questo urlo di dolore e di sdegno io te l'ho scritto avendo
dinanzi agli occhi immagini che non sempre mi davano le
apocalittiche scene con le quali ho incominciato il discorso.
A volte invece di quelle vedevo l'immagine per me simbolica
(quindi infuriante) della gran tenda con cui un'estate fa i
mussulmani somali sfregiarono e smerdarono e oltraggiarono per
tre mesi piazza del Duomo a Firenze. La mia città.
Una tenda rizzata per biasimare condannare insultare il
governo italiano che li ospitava ma non gli concedeva le carte
necessarie a scorrazzare per l’Europa e non gli lasciava
portare in Italia le orde dei loro parenti. Mamme, babbi,
fratelli, sorelle, zii, zie, cugini, cognate incinte, e magari
i parenti dei parenti. Una tenda situata accanto al bel
palazzo dell'Arcivescovado sul cui marciapiede tenevano le
scarpe o le ciabatte che nei loro paesi allineano fuori dalle
moschee. E insieme alle scarpe o le ciabatte, le bottiglie
vuote dell'acqua con cui si lavavano i piedi prima della
preghiera. Una tenda posta di fronte alla cattedrale con la
cupola del Brunelleschi, e a lato del Battistero con le porte
d'oro del Ghiberti. Una tenda, infine, arredata come un rozzo
appartamentino: sedie, tavolini, chaise-longues, materassi per
dormire e per scopare, fornelli per cuocere il cibo e
appestare la piazza col fumo e col puzzo. E, grazie alla
consueta incoscienza dell'Enel che alle nostre opere d'arte
tiene quanto tiene al nostro paesaggio, fornita di luce
elettrica. Grazie a un radio-registratore, arricchita dalla
vociaccia sguaiata d'un muezzin che puntualmente esortava i
fedeli, assordava gli infedeli, e soffocava il suono delle
campane. Insieme a tutto ciò, le gialle strisciate di urina
che profanavano i marmi del Battistero. (Perbacco! Hanno la
gettata lunga, questi figli di Allah! Ma come facevano a
colpire l'obiettivo separato dalla ringhiera di protezione e
quindi distante quasi due metri dal loro apparato urinario?)
Con le gialle strisciate di urina, il fetore dello sterco che
bloccava il portone di San Salvatore al Vescovo: la squisita
chiesa romanica (anno Mille) che sta alle spalle di piazza del
Duomo e che i figli di Allah avevano trasformato in cacatoio.
Lo sai bene.
Lo sai bene perché fui io a chiamarti, pregarti di parlarne
sul «Corriere», ricordi? Chiamai anche il sindaco che, glielo
concedo, venne gentilmente a casa mia. Mi ascoltò, mi dette
ragione. «Ha ragione, ha proprio ragione...». Ma la tenda non
la tolse. Se ne dimenticò o non gli riuscì. Chiamai anche il
ministro degli Esteri che era un fiorentino, anzi uno di quei
fiorentini che parlano con l'accento molto fiorentino, nonché
coinvolto nella faccenda. E pure lui, glielo concedo, mi
ascoltò. Mi dette ragione: «Eh, sì. Ha ragione, sì». Ma per
toglier la tenda non mosse un dito e, quanto ai figli di Allah
che urinavano sul Battistero e smerdavano San Salvatore al
Vescovo, presto li accontentò. (Mi risulta che i babbi e le
mamme e i fratelli e le sorelle e gli zii e le zie e i cugini
e le cognate incinte ora stiano dove volevano stare). Cioè a
Firenze e in altre città d’Europa. Allora cambiai sistema.
Chiamai un simpatico poliziotto che dirige l'ufficio-sicurezza
e gli dissi: «Caro poliziotto, io non sono un politico. Quando
dico di fare una cosa, la faccio. Inoltre conosco la guerra e
di certe cose me ne intendo. Se entro domani non levate la
fottuta tenda, io la brucio. Giuro sul mio onore che la
brucio, che neanche un reggimento di carabinieri riuscirebbe a
impedirmelo, e per questo voglio essere arrestata. Portata in
galera con le manette. Così finisco su tutti i giornali». Bè,
essendo più intelligente degli altri, nel giro di poche ore
lui la levò. Al posto della tenda rimase soltanto un'immensa e
disgustosa macchia di sudiciume. Però fu una vittoria di
Pirro. Lo fu in quanto non influì per niente sugli altri
scempi che da anni feriscono e umiliano quella che era la
capitale dell'arte e della cultura e della bellezza, non
scoraggiò per niente gli altri arrogantissimi ospiti della
città: gli albanesi, i sudanesi, i bengalesi, i tunisini, gli
algerini, i pakistani, i nigeriani che con tanto fervore
contribuiscono al commercio della droga e della prostituzione
a quanto pare non proibito dal Corano. Eh, sì: sono tutti
dov'erano prima che il mio poliziotto togliesse la tenda.
Dentro il piazzale degli Uffizi, ai piedi della Torre di
Giotto. Dinanzi alla Loggia dell'Orcagna, intorno alle Logge
del Porcellino. Di faccia alla Biblioteca Nazionale,
all'entrata dei musei. Sul Ponte Vecchio dove ogni tanto si
pigliano a coltellate o a revolverate. Sui Lungarni dove hanno
preteso e ottenuto che il Municipio li finanziasse
(Sissignori, li finanziasse). Sul sagrato della Chiesa di San
Lorenzo dove si ubriacano col vino e la birra e i liquori,
razza di ipocriti, e dove dicono oscenità alle donne. (La
scorsa estate, su quel sagrato, le dissero perfino a me che
ormai sono un'antica signora. E va da sé che mal gliene
incolse. Oooh, se mal gliene incolse! Uno sta ancora lì a
mugulare sui suoi genitali). Nelle storiche strade dove
bivaccano col pretesto di vender-la-merce. Per merce intendi
borse e valige copiate dai modelli protetti da brevetto,
quindi illegali, gigantografie, matite, statuette africane che
i turisti ignoranti credono sculture del Bernini,
roba-da-annusare. («Je connais mes droits, conosco i miei
diritti» mi sibilò, sul Ponte Vecchio, uno a cui avevo visto
vendere la roba-da-annusare). E guai se il cittadino protesta,
guai se gli risponde
quei-diritti-vai-ad-esercitarli-a-casa-tua. «Razzista,
razzista!». Guai se camminando tra la merce che blocca il
passaggio un pedone gli sfiora la presunta scultura del
Bernini. «Razzista, razzista!». Guai se un Vigile Urbano gli
si avvicina, azzarda: «Signor figlio di Allah, Eccellenza, le
dispiacerebbe spostarsi un capellino e lasciar passare la
gente?». Se lo mangiano vivo. Lo aggrediscono col coltello.
Come minimo, gli insultano la mamma e la progenie. «Razzista,
razzista!». E la gente sopporta, rassegnata. Non reagisce
nemmeno se gli gridi ciò che il mio babbo urlava durante il
fascismo: «Ma non ve ne importa nulla della dignità? Non ce
l'avete un po' d'orgoglio, pecoroni?».
Succede anche nelle altre città, lo so. A Torino, per esempio.
Quella Torino che fece l'Italia e che ormai non sembra nemmeno
una città italiana. Sembra Algeri, Dacca, Nairobi, Damasco,
Beirut. A Venezia. Quella Venezia dove i piccioni di piazza
San Marco sono stati sostituiti dai tappetini con la «merce» e
perfino Otello si sentirebbe a disagio. A Genova. Quella
Genova dove i meravigliosi palazzi che Rubens ammirava tanto
sono stati sequestrati da loro e deperiscono come belle donne
stuprate. A Roma. Quella Roma dove il cinismo della politica
d'ogni menzogna e d'ogni colore li corteggia nella speranza
d'ottenerne il futuro voto, e dove a proteggerli c'è lo stesso
Papa. (Santità, perché in nome del Dio Unico non se li prende
in Vaticano? A condizione che non smerdino anche la Cappella
Sistina e le statue di Michelangelo e i dipinti di Raffaello:
sia chiaro). Mah! Ora son io che non capisco. Anziché
figli-di-Allah in Italia li chiamano «lavoratori stranieri».
Oppure «mano-d'opera-di-cui-v'è-bisogno». E sul fatto che
alcuni di loro lavorino, non ho alcun dubbio. Gli italiani son
diventati talmente signorini. Vanno in vacanza alle
Seychelles, vengon a New York per comprare i lenzuoli da
Bloomingdale's. Si vergognano a fare gli operai e i contadini,
e non puoi più associarli col proletariato. Ma quelli di cui
parlo, che lavoratori sono? Che lavoro fanno? In che modo
suppliscono al bisogno della mano d'opera che l'ex
proletariato italiano non fornisce più? Bivaccando nella città
col pretesto della merce-da-vendere? Bighellonando e
deturpando i nostri monumenti? Pregando cinque volte al
giorno? E poi c'è un'altra cosa che non capisco. Se davvero
son tanto poveri, chi glieli dà i soldi per il viaggio sulla
nave o sul gommone che li porta in Italia? Chi glieli dà i
dieci milioni a testa (come minimo dieci milioni) necessari a
comprarsi il biglietto? Non glieli darà mica Usama Bin Laden
allo scopo d’avviare una conquista che non è solo una
conquista di anime, è anche una conquista di territorio?
Bè, anche se non glieli dà, questa faccenda non mi convince.
Anche se i nostri ospiti sono assolutamente innocenti, anche
se fra loro non c'è nessuno che vuole distruggermi la Torre di
Pisa o la Torre di Giotto, nessuno che vuol mettermi il
chador, nessuno che vuol bruciarmi sul rogo di una nuova
Inquisizione, la loro presenza mi allarma. Mi incute disagio.
E sbaglia chi questa faccenda la prende alla leggera o con
ottimismo. Sbaglia, soprattutto, chi paragona l'ondata
migratoria che s'è abbattuta sull'Italia e sull'Europa con
l'ondata migratoria che si rovesciò sull'America nella seconda
metà dell'Ottocento anzi verso la fine dell'Ottocento e
all'inizio del Novecento. Ora ti dico perché.
N on molto tempo fa mi capitò di captare una frase pronunciata
da uno dei mille presidenti del Consiglio di cui l'Italia s'è
onorata in pochi decenni. «Eh, anche mio zio era un emigrante!
Io lo ricordo mio zio che con la valigetta di fibra partiva
per l'America!». O qualcosa del genere. Eh, no, caro mio. No.
Non è affatto la stessa cosa. E non lo è per due motivi
abbastanza semplici.
Il primo è che nella seconda metà dell'Ottocento l'ondata
migratoria in America non avvenne in maniera clandestina e per
prepotenza di chi la effettuava. Furono gli americani stessi a
volerla, sollecitarla. E per un preciso atto del Congresso.
«Venite, venite, ché abbiamo bisogno di voi. Se venite, vi si
regala un bel pezzo di terra». Ci hanno fatto anche un film,
gli americani. Quello con Tom Cruise e Nicole Kidman, e del
quale m'ha colpito il finale. La scena dei disgraziati che
corrono per piantare la bandierina bianca sul terreno che
diventerà loro, sicché solo i più giovani e i più forti ce la
fanno. Gli altri restano con un palmo di naso e alcuni nella
corsa muoiono. Ch’io sappia, in Italia non c'è mai stato un
atto del Parlamento che invitasse anzi sollecitasse i nostri
ospiti a lasciare i loro paesi.
ORIANA FALLACI - PARTE QUARTA -
I o non vado a rizzare tende alla Mecca. Io non vado a cantar
Paternostri e Avemarie dinanzi alla tomba di Maometto. Io non
vado a fare pipì sui marmi delle loro moschee, non vado a fare
la cacca ai piedi dei loro minareti. Quando mi trovo nei loro
paesi (cosa dalla quale non traggo mai diletto) non dimentico
mai d'essere un'ospite e una straniera. Sto attenta a non
offenderli con abiti o gesti o comportamenti che per noi sono
normali e per loro inammissibili. Li tratto con doveroso
rispetto, doverosa cortesia, mi scuso se per sbadatezza o
ignoranza infrango qualche loro regola o superstizione. E
questo urlo di dolore e di sdegno io te l'ho scritto avendo
dinanzi agli occhi immagini che non sempre mi davano le
apocalittiche scene con le quali ho incominciato il discorso.
A volte invece di quelle vedevo l'immagine per me simbolica
(quindi infuriante) della gran tenda con cui un'estate fa i
mussulmani somali sfregiarono e smerdarono e oltraggiarono per
tre mesi piazza del Duomo a Firenze. La mia città.
Una tenda rizzata per biasimare condannare insultare il
governo italiano che li ospitava ma non gli concedeva le carte
necessarie a scorrazzare per l’Europa e non gli lasciava
portare in Italia le orde dei loro parenti. Mamme, babbi,
fratelli, sorelle, zii, zie, cugini, cognate incinte, e magari
i parenti dei parenti. Una tenda situata accanto al bel
palazzo dell'Arcivescovado sul cui marciapiede tenevano le
scarpe o le ciabatte che nei loro paesi allineano fuori dalle
moschee. E insieme alle scarpe o le ciabatte, le bottiglie
vuote dell'acqua con cui si lavavano i piedi prima della
preghiera. Una tenda posta di fronte alla cattedrale con la
cupola del Brunelleschi, e a lato del Battistero con le porte
d'oro del Ghiberti. Una tenda, infine, arredata come un rozzo
appartamentino: sedie, tavolini, chaise-longues, materassi per
dormire e per scopare, fornelli per cuocere il cibo e
appestare la piazza col fumo e col puzzo. E, grazie alla
consueta incoscienza dell'Enel che alle nostre opere d'arte
tiene quanto tiene al nostro paesaggio, fornita di luce
elettrica. Grazie a un radio-registratore, arricchita dalla
vociaccia sguaiata d'un muezzin che puntualmente esortava i
fedeli, assordava gli infedeli, e soffocava il suono delle
campane. Insieme a tutto ciò, le gialle strisciate di urina
che profanavano i marmi del Battistero. (Perbacco! Hanno la
gettata lunga, questi figli di Allah! Ma come facevano a
colpire l'obiettivo separato dalla ringhiera di protezione e
quindi distante quasi due metri dal loro apparato urinario?)
Con le gialle strisciate di urina, il fetore dello sterco che
bloccava il portone di San Salvatore al Vescovo: la squisita
chiesa romanica (anno Mille) che sta alle spalle di piazza del
Duomo e che i figli di Allah avevano trasformato in cacatoio.
Lo sai bene.
Lo sai bene perché fui io a chiamarti, pregarti di parlarne
sul «Corriere», ricordi? Chiamai anche il sindaco che, glielo
concedo, venne gentilmente a casa mia. Mi ascoltò, mi dette
ragione. «Ha ragione, ha proprio ragione...». Ma la tenda non
la tolse. Se ne dimenticò o non gli riuscì. Chiamai anche il
ministro degli Esteri che era un fiorentino, anzi uno di quei
fiorentini che parlano con l'accento molto fiorentino, nonché
coinvolto nella faccenda. E pure lui, glielo concedo, mi
ascoltò. Mi dette ragione: «Eh, sì. Ha ragione, sì». Ma per
toglier la tenda non mosse un dito e, quanto ai figli di Allah
che urinavano sul Battistero e smerdavano San Salvatore al
Vescovo, presto li accontentò. (Mi risulta che i babbi e le
mamme e i fratelli e le sorelle e gli zii e le zie e i cugini
e le cognate incinte ora stiano dove volevano stare). Cioè a
Firenze e in altre città d’Europa. Allora cambiai sistema.
Chiamai un simpatico poliziotto che dirige l'ufficio-sicurezza
e gli dissi: «Caro poliziotto, io non sono un politico. Quando
dico di fare una cosa, la faccio. Inoltre conosco la guerra e
di certe cose me ne intendo. Se entro domani non levate la
fottuta tenda, io la brucio. Giuro sul mio onore che la
brucio, che neanche un reggimento di carabinieri riuscirebbe a
impedirmelo, e per questo voglio essere arrestata. Portata in
galera con le manette. Così finisco su tutti i giornali». Bè,
essendo più intelligente degli altri, nel giro di poche ore
lui la levò. Al posto della tenda rimase soltanto un'immensa e
disgustosa macchia di sudiciume. Però fu una vittoria di
Pirro. Lo fu in quanto non influì per niente sugli altri
scempi che da anni feriscono e umiliano quella che era la
capitale dell'arte e della cultura e della bellezza, non
scoraggiò per niente gli altri arrogantissimi ospiti della
città: gli albanesi, i sudanesi, i bengalesi, i tunisini, gli
algerini, i pakistani, i nigeriani che con tanto fervore
contribuiscono al commercio della droga e della prostituzione
a quanto pare non proibito dal Corano. Eh, sì: sono tutti
dov'erano prima che il mio poliziotto togliesse la tenda.
Dentro il piazzale degli Uffizi, ai piedi della Torre di
Giotto. Dinanzi alla Loggia dell'Orcagna, intorno alle Logge
del Porcellino. Di faccia alla Biblioteca Nazionale,
all'entrata dei musei. Sul Ponte Vecchio dove ogni tanto si
pigliano a coltellate o a revolverate. Sui Lungarni dove hanno
preteso e ottenuto che il Municipio li finanziasse
(Sissignori, li finanziasse). Sul sagrato della Chiesa di San
Lorenzo dove si ubriacano col vino e la birra e i liquori,
razza di ipocriti, e dove dicono oscenità alle donne. (La
scorsa estate, su quel sagrato, le dissero perfino a me che
ormai sono un'antica signora. E va da sé che mal gliene
incolse. Oooh, se mal gliene incolse! Uno sta ancora lì a
mugulare sui suoi genitali). Nelle storiche strade dove
bivaccano col pretesto di vender-la-merce. Per merce intendi
borse e valige copiate dai modelli protetti da brevetto,
quindi illegali, gigantografie, matite, statuette africane che
i turisti ignoranti credono sculture del Bernini,
roba-da-annusare. («Je connais mes droits, conosco i miei
diritti» mi sibilò, sul Ponte Vecchio, uno a cui avevo visto
vendere la roba-da-annusare). E guai se il cittadino protesta,
guai se gli risponde
quei-diritti-vai-ad-esercitarli-a-casa-tua. «Razzista,
razzista!». Guai se camminando tra la merce che blocca il
passaggio un pedone gli sfiora la presunta scultura del
Bernini. «Razzista, razzista!». Guai se un Vigile Urbano gli
si avvicina, azzarda: «Signor figlio di Allah, Eccellenza, le
dispiacerebbe spostarsi un capellino e lasciar passare la
gente?». Se lo mangiano vivo. Lo aggrediscono col coltello.
Come minimo, gli insultano la mamma e la progenie. «Razzista,
razzista!». E la gente sopporta, rassegnata. Non reagisce
nemmeno se gli gridi ciò che il mio babbo urlava durante il
fascismo: «Ma non ve ne importa nulla della dignità? Non ce
l'avete un po' d'orgoglio, pecoroni?».
Succede anche nelle altre città, lo so. A Torino, per esempio.
Quella Torino che fece l'Italia e che ormai non sembra nemmeno
una città italiana. Sembra Algeri, Dacca, Nairobi, Damasco,
Beirut. A Venezia. Quella Venezia dove i piccioni di piazza
San Marco sono stati sostituiti dai tappetini con la «merce» e
perfino Otello si sentirebbe a disagio. A Genova. Quella
Genova dove i meravigliosi palazzi che Rubens ammirava tanto
sono stati sequestrati da loro e deperiscono come belle donne
stuprate. A Roma. Quella Roma dove il cinismo della politica
d'ogni menzogna e d'ogni colore li corteggia nella speranza
d'ottenerne il futuro voto, e dove a proteggerli c'è lo stesso
Papa. (Santità, perché in nome del Dio Unico non se li prende
in Vaticano? A condizione che non smerdino anche la Cappella
Sistina e le statue di Michelangelo e i dipinti di Raffaello:
sia chiaro). Mah! Ora son io che non capisco. Anziché
figli-di-Allah in Italia li chiamano «lavoratori stranieri».
Oppure «mano-d'opera-di-cui-v'è-bisogno». E sul fatto che
alcuni di loro lavorino, non ho alcun dubbio. Gli italiani son
diventati talmente signorini. Vanno in vacanza alle
Seychelles, vengon a New York per comprare i lenzuoli da
Bloomingdale's. Si vergognano a fare gli operai e i contadini,
e non puoi più associarli col proletariato. Ma quelli di cui
parlo, che lavoratori sono? Che lavoro fanno? In che modo
suppliscono al bisogno della mano d'opera che l'ex
proletariato italiano non fornisce più? Bivaccando nella città
col pretesto della merce-da-vendere? Bighellonando e
deturpando i nostri monumenti? Pregando cinque volte al
giorno? E poi c'è un'altra cosa che non capisco. Se davvero
son tanto poveri, chi glieli dà i soldi per il viaggio sulla
nave o sul gommone che li porta in Italia? Chi glieli dà i
dieci milioni a testa (come minimo dieci milioni) necessari a
comprarsi il biglietto? Non glieli darà mica Usama Bin Laden
allo scopo d’avviare una conquista che non è solo una
conquista di anime, è anche una conquista di territorio?
Bè, anche se non glieli dà, questa faccenda non mi convince.
Anche se i nostri ospiti sono assolutamente innocenti, anche
se fra loro non c'è nessuno che vuole distruggermi la Torre di
Pisa o la Torre di Giotto, nessuno che vuol mettermi il
chador, nessuno che vuol bruciarmi sul rogo di una nuova
Inquisizione, la loro presenza mi allarma. Mi incute disagio.
E sbaglia chi questa faccenda la prende alla leggera o con
ottimismo. Sbaglia, soprattutto, chi paragona l'ondata
migratoria che s'è abbattuta sull'Italia e sull'Europa con
l'ondata migratoria che si rovesciò sull'America nella seconda
metà dell'Ottocento anzi verso la fine dell'Ottocento e
all'inizio del Novecento. Ora ti dico perché.
N on molto tempo fa mi capitò di captare una frase pronunciata
da uno dei mille presidenti del Consiglio di cui l'Italia s'è
onorata in pochi decenni. «Eh, anche mio zio era un emigrante!
Io lo ricordo mio zio che con la valigetta di fibra partiva
per l'America!». O qualcosa del genere. Eh, no, caro mio. No.
Non è affatto la stessa cosa. E non lo è per due motivi
abbastanza semplici.
Il primo è che nella seconda metà dell'Ottocento l'ondata
migratoria in America non avvenne in maniera clandestina e per
prepotenza di chi la effettuava. Furono gli americani stessi a
volerla, sollecitarla. E per un preciso atto del Congresso.
«Venite, venite, ché abbiamo bisogno di voi. Se venite, vi si
regala un bel pezzo di terra». Ci hanno fatto anche un film,
gli americani. Quello con Tom Cruise e Nicole Kidman, e del
quale m'ha colpito il finale. La scena dei disgraziati che
corrono per piantare la bandierina bianca sul terreno che
diventerà loro, sicché solo i più giovani e i più forti ce la
fanno. Gli altri restano con un palmo di naso e alcuni nella
corsa muoiono. Ch’io sappia, in Italia non c'è mai stato un
atto del Parlamento che invitasse anzi sollecitasse i nostri
ospiti a lasciare i loro paesi.
Messaggio del 13-10-2001 alle ore 08:06:37
ORIANA FALLACI -QUINTA ED ULTIMA PARTE -
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Venite-venite-ché-abbiamo-tanto-bisogno-di-voi,
se-venite-vi-regaliamo-il-poderino-nel-Chianti. Da noi ci sono
venuti di propria iniziativa, coi maledetti gommoni e in barba
ai finanzieri che cercavano di rimandarli indietro. Più che
d’una emigrazione s’è trattato dunque d’una invasione condotta
all’insegna della clandestinità. Una clandestinità che
disturba perché non è mite e dolorosa. È arrogante e protetta
dal cinismo dei politici che chiudono un occhio e magari tutti
e due. Io non dimenticherò mai i comizi con cui l’anno scorso
i clandestini riempiron le piazze d’Italia per ottenere i
permessi di soggiorno. Quei volti distorti, cattivi. Quei
pugni alzati, minacciosi. Quelle voci irose che mi riportavano
alla Teheran di Khomeini. Non li dimenticherò mai perché mi
sentivo offesa dalla loro prepotenza in casa mia, e perché mi
sentivo beffata dai ministri che ci dicevano: «Vorremmo
rimpatriarli ma non sappiamo dove si nascondono». Stronzi! In
quelle piazze ve n’erano migliaia, e non si nascondevano
affatto. Per rimpatriarli sarebbe bastato metterli in fila,
prego-gentile-signore-s’accomodi, e accompagnarli ad un porto
od aeroporto.
Il secondo motivo, caro nipote dello zio con la valigetta di
fibra, lo capirebbe anche uno scolaro delle elementari. Per
esporlo bastano un paio di elementi. Uno: l’America è un
continente. E nella seconda metà dell’Ottocento cioè quando il
Congresso Americano dette il via all’immigrazione, questo
continente era quasi spopolato. Il grosso della popolazione si
condensava negli stati dell’Est ossia gli stati dalla parte
dell’Atlantico, e nel Mid-West c’era ancora meno gente. La
California era quasi vuota. Beh, l’Italia non è un continente.
È un paese molto piccolo e tutt’altro che spopolato. Due:
l’America è un paese assai giovane. Se pensi che la Guerra
d’Indipendenza si svolse alla fine del 1700, ne deduci che ha
appena duecento anni e capisci perché la sua identità
culturale non è ancora ben definita. L’Italia, al contrario, è
un paese molto vecchio. La sua storia dura da almeno tremila
anni. La sua identità culturale è quindi molto precisa e bando
alle chiacchiere: non prescinde da una religione che si chiama
religione cristiana e da una chiesa che si chiama Chiesa
Cattolica. La gente come me ha un bel dire:
io-con-la-chiesa-cattolica-non-c'entro. C'entro, ahimé
c'entro. Che mi piaccia o no, c'entro. E come farei a non
entrarci? Sono nata in un paesaggio di chiese, conventi,
Cristi, Madonne, Santi. La prima musica che ho udito venendo
al mondo è stata la musica della campane. Le campane di Santa
Maria del Fiore che all'Epoca della Tenda la vociaccia
sguaiata del muezzin soffocava. È in quella musica, in quel
paesaggio, che sono cresciuta. È attraverso quella musica e
quel paesaggio che ho imparato cos'è l'architettura, cos'è la
scultura, cos'è la pittura, cos'è l'arte. È attraverso quella
chiesa (poi rifiutata) che ho incominciato a chiedermi cos'è
il Bene, cos'è il Male, e perdio...
Ecco: vedi? Ho scritto un'altra volta «perdio». Con tutto il
mio laicismo, tutto il mio ateismo, son così intrisa di
cultura cattolica che essa fa addirittura parte del mio modo
d'esprimermi. Oddio, mioddio, graziaddio, perdio, Gesù mio,
Dio mio, Madonna mia, Cristo qui, Cristo là. Mi vengon così
spontanee, queste parole, che non m'accorgo nemmeno di
pronunciarle o di scriverle. E vuoi che te la dica tutta?
Sebbene al cattolicesimo non abbia mai perdonato le infamie
che m'ha imposto per secoli incominciando dall'Inquisizione
che m'ha pure bruciato la nonna, povera nonna, sebbene coi
preti io non ci vada proprio d'accordo e delle loro preghiere
non sappia proprio che farne, la musica delle campane mi piace
tanto. Mi accarezza il cuore. Mi piacciono pure quei Cristi e
quelle Madonne e quei Santi dipinti o scolpiti. Infatti ho la
mania delle icone. Mi piacciono pure i monasteri e i conventi.
Mi danno un senso di pace, a volte invidio chi ci sta. E poi
ammettiamolo: le nostre cattedrali son più belle delle moschee
e delle sinagoghe. Si o no? Sono più belle anche delle chiese
protestanti. Guarda, il cimitero della mia famiglia è un
cimitero protestante. Accoglie i morti di tutte le religioni
ma è protestante. E una mia bisnonna era valdese. Una mia
prozia, evangelica. La bisnonna valdese non l'ho conosciuta.
La prozia evangelica, invece, sì. Quand'ero bambina mi portava
sempre alle funzioni della sua chiesa in via de' Benci a
Firenze, e... Dio, quanto m'annoiavo! Mi sentivo talmente sola
con quei fedeli che cantavano i salmi e basta, quel prete che
non era un prete e leggeva la Bibbia e basta, quella chiesa
che non mi sembrava una chiesa e che a parte un piccolo
pulpito aveva un gran crocifisso e basta. Niente angeli,
niente Madonne, niente incenso... Mi mancava perfino il puzzo
dell'incenso, e avrei voluto trovarmi nella vicina basilica di
Santa Croce dove queste cose c'erano. Le cose cui ero
abituata. E aggiungo: nella mia casa di campagna, in Toscana,
v'è una minuscola cappella. Sta sempre chiusa. Dacché la mamma
è morta non ci va nessuno. Però a volte ci vado, a spolverare,
a controllare che i topi non ci abbiano fatto il nido, e
nonostante la mia educazione laica mi ci trovo a mio agio.
Nonostante il mio mangiapretismo, mi ci muovo con
disinvoltura. E credo che la stragrande maggioranza degli
italiani ti confesserebbe la medesima cosa. (A me la confessò
Berlinguer).
Santiddio! (Ci risiamo). Sto dicendoti che noi italiani non
siamo nelle condizioni degli americani: mosaico di gruppi
etnici e religiosi, guazzabuglio di mille culture, nel
medesimo tempo aperti ad ogni invasione e capaci di
respingerla. Sto dicendoti che, proprio perché è definita da
molti secoli e molto precisa, la nostra identità culturale non
può sopportare un' ondata migratoria composta da persone che
in un modo o nell'altro vogliono cambiare il nostro sistema di
vita. I nostri valori. Sto dicendoti che da noi non c'è posto
per i muezzin, per i minareti, per i falsi astemi, per il loro
fottuto Medioevo, per il loro fottuto chador. E se ci fosse,
non glielo darei. Perché equivarrebbe a buttar via Dante
Alighieri, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, il
Rinascimento, il Risorgimento, la libertà che ci siamo bene o
male conquistati, la nostra Patria. Significherebbe regalargli
l'Italia. E io l'Italia non gliela regalo.
***
I o sono italiana. Sbagliano gli sciocchi che mi credono ormai
americana. Io la cittadinanza americana non l'ho mai chiesta.
Anni fa un ambasciatore americano me la offrì sul Celebrity
Status, e dopo averlo ringraziato gli risposi: «Sir, io
all'America sono assai legata. Ci litigo sempre, la rimprovero
sempre, eppure le sono profondamente legata. L'America è per
me un amante anzi un marito al quale resterò sempre fedele.
Ammesso che non mi faccia le corna. Voglio bene a questo
marito. E non dimentico mai che se non si fosse scomodato a
fare la guerra a Hitler e Mussolini, oggi parlerei tedesco.
Non dimentico mai che se non avesse tenuto testa all' Unione
Sovietica, oggi parlerei russo. Gli voglio bene e m'è
simpatico. Mi piace ad esempio il fatto che quando arrivo a
New York e porgo il passaporto col Certificato di Residenza,
il doganiere mi dica con un gran sorriso: Welcome home.
Benvenuta a casa. Mi sembra un gesto così generoso, così
affettuoso. Inoltre mi ricorda che l'America è sempre stata il
Refugium Peccatorum della gente senza patria. Ma io la patria
ce l'ho già, Sir. La mia Patria è l'Italia, e l'Italia è la
mia mamma. Sir, io amo l'Italia. E mi sembrerebbe di rinnegare
la mia mamma a prendere la cittadinanza americana». Gli
risposi anche che la mia lingua è l'italiano, che in italiano
scrivo, che in inglese mi traduco e basta. Nello stesso
spirito in cui mi traduco in francese, cioè sentendolo una
lingua straniera. E poi gli risposi che quando ascolto l'Inno
di Mameli mi commuovo. Che a udire quel Fratelli-d'Italia,
l'Italia-s'è-desta, parapà-parapà-parapà, mi viene il nodo
alla gola. Non mi accorgo nemmeno che come inno è bruttino.
Penso solo: è l'inno della mia Patria. Del resto il nodo alla
gola mi vien pure a guardare la bandiera bianca rossa e verde
che sventola. Teppisti degli stadi a parte, s'intende. Io ho
una bandiera bianca rossa e verde dell'Ottocento. Tutta piena
di macchie, macchie di sangue, tutta rosa dai topi. E sebbene
al centro vi sia lo stemma sabaudo (ma senza Cavour e senza
Vittorio Emanuele II e senza Garibaldi che a quello stemma si
inchinò noi l'Unità d'Italia non l'avremmo fatta), me la tengo
come l'oro. La custodisco come un gioiello. Siamo morti per
quel tricolore, Cristo! Impiccati, fucilati, decapitati.
Ammazzati dagli austriaci, dal Papa, dal Duca di Modena, dai
Borboni. Ci abbiamo fatto il Risorgimento, col quel tricolore.
E l'Unità d'Italia, e la guerra sul Carso, e la Resistenza.
Per quel tricolore il mio trisnonno materno Giobatta combatté
a Curtatone e Montanara, rimase orrendamente sfregiato da un
razzo austriaco. Per quel tricolore i miei zii paterni
sopportarono ogni pena dentro le trincee del Carso. Per quel
tricolore mio padre venne arrestato e torturato a Villa Triste
dai nazi-fascisti. Per quel tricolore la mia intera famiglia
fece la Resistenza e l'ho fatta anch'io. Nelle file di
Giustizia e Libertà, col nome di battaglia Emilia. Avevo
quattordici anni. Quando l'anno dopo mi congedarono
dall'Esercito Italiano-Corpo Volontari della Libertà, mi
sentii così fiera. Gesummaria, ero stata un soldato italiano!
E quando venni informata che col congedo mi spettavano 14.540
lire, non sapevo se accettarle o no. Mi pareva ingiusto
accettarle per aver fatto il mio dovere verso la Patria. Poi
le accettai. In casa eravamo tutti senza scarpe. E con quei
soldi ci comprai le scarpe per me e per le mie sorelline.
Naturalmente la mia patria, la mia Italia, non è l'Italia
d'oggi. L'Italia godereccia, furbetta, volgare degli italiani
che pensano solo ad andare in pensione prima dei cinquant'anni
e che si appassionano solo per le vacanze all'estero o le
partite di calcio. L'Italia cattiva, stupida, vigliacca, delle
piccole iene che pur di stringere la mano a un divo o una diva
di Hollywood venderebbero la figlia a un bordello di Beirut ma
se i kamikaze di Usama Bin Laden riducono migliaia di
newyorchesi a una montagna di cenere che sembra caffè macinato
sghignazzan contenti bene-agli-americani-gli-sta-bene.
L'Italia squallida, imbelle, senz'anima, dei partiti
presuntuosi e incapaci che non sanno né vincere né perdere
però sanno come incollare i grassi posteriori dei loro
rappresentanti alla poltroncina di deputato o di ministro o di
sindaco. L'Italia ancora mussolinesca dei fascisti neri e
rossi che ti inducono a ricordare la terribile battuta di
Ennio Flaiano: «In Italia i fascisti si dividono in due
categorie: i fascisti e gli antifascisti». Non è nemmeno
l'Italia dei magistrati e dei politici che ignorando la
consecutio-temporum pontificano dagli schermi televisivi con
mostruosi errori di sintassi. (Non si dice «Credo che è»:
animali! Si dice «Credo che sia»). Non è nemmeno l'Italia dei
giovani che avendo simili maestri affogano nell'ignoranza più
scandalosa, nella superficialità più straziante, nel vuoto.
Sicché agli errori di sintassi loro aggiungono gli errori di
ortografia e se gli domandi chi erano i Carbonari, chi erano i
liberali, chi era Silvio Pellico, chi era Mazzini, chi era
Massimo D'Azeglio, chi era Cavour, chi era Vittorio Emanuele
II, ti guardano con la pupilla spenta e la lingua pendula. Non
sanno nulla al massimo sanno recitare la comoda parte degli
aspiranti terroristi in tempo di pace e di democrazia,
sventolare le bandiere nere, nasconder la faccia dietro i
passamontagna, i piccoli sciocchi. Gli inetti. E tantomeno è
l’Italia delle cicale che dopo aver letto questi appunti mi
odieranno per aver scritto la verità. Tra una spaghettata e
l’altra mi malediranno, mi augureranno d’essere uccisa dai
loro protetti cioè da Usama Bin Laden. No, no: la mia Italia è
un'Italia ideale. È l'Italia che sognavo da ragazzina, quando
fui congedata dall'Esercito Italiano-Corpo Volontari della
Libertà, ed ero piena di illusioni. Un'Italia seria,
intelligente, dignitosa, coraggiosa, quindi meritevole di
rispetto. E quest'Italia, un'Italia che c’è anche se viene
zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca. Guai a
chi me la ruba, guai a chi me la invade. Perché, che a
invaderla siano i francesi di Napoleone o gli austriaci di
Francesco Giuseppe o i tedeschi di Hitler o i compari di Usama
Bin Laden, per me è lo stesso. Che per invaderla usino i
cannoni o i gommoni, idem.
Col che ti saluto affettuosamente, caro il mio Ferruccio, e
t'avverto: non chiedermi più nulla. Meno che mai, di
partecipare a risse o a polemiche vane. Quello che avevo da
dire l'ho detto. La rabbia e l'orgoglio me l'hanno ordinato.
La coscienza pulita e l'età me l'hanno consentito. Ma ora devo
rimettermi a lavorare, non voglio essere disturbata. Punto e
basta.(Oriana Fallaci).
ORIANA FALLACI -QUINTA ED ULTIMA PARTE -
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Venite-venite-ché-abbiamo-tanto-bisogno-di-voi,
se-venite-vi-regaliamo-il-poderino-nel-Chianti. Da noi ci sono
venuti di propria iniziativa, coi maledetti gommoni e in barba
ai finanzieri che cercavano di rimandarli indietro. Più che
d’una emigrazione s’è trattato dunque d’una invasione condotta
all’insegna della clandestinità. Una clandestinità che
disturba perché non è mite e dolorosa. È arrogante e protetta
dal cinismo dei politici che chiudono un occhio e magari tutti
e due. Io non dimenticherò mai i comizi con cui l’anno scorso
i clandestini riempiron le piazze d’Italia per ottenere i
permessi di soggiorno. Quei volti distorti, cattivi. Quei
pugni alzati, minacciosi. Quelle voci irose che mi riportavano
alla Teheran di Khomeini. Non li dimenticherò mai perché mi
sentivo offesa dalla loro prepotenza in casa mia, e perché mi
sentivo beffata dai ministri che ci dicevano: «Vorremmo
rimpatriarli ma non sappiamo dove si nascondono». Stronzi! In
quelle piazze ve n’erano migliaia, e non si nascondevano
affatto. Per rimpatriarli sarebbe bastato metterli in fila,
prego-gentile-signore-s’accomodi, e accompagnarli ad un porto
od aeroporto.
Il secondo motivo, caro nipote dello zio con la valigetta di
fibra, lo capirebbe anche uno scolaro delle elementari. Per
esporlo bastano un paio di elementi. Uno: l’America è un
continente. E nella seconda metà dell’Ottocento cioè quando il
Congresso Americano dette il via all’immigrazione, questo
continente era quasi spopolato. Il grosso della popolazione si
condensava negli stati dell’Est ossia gli stati dalla parte
dell’Atlantico, e nel Mid-West c’era ancora meno gente. La
California era quasi vuota. Beh, l’Italia non è un continente.
È un paese molto piccolo e tutt’altro che spopolato. Due:
l’America è un paese assai giovane. Se pensi che la Guerra
d’Indipendenza si svolse alla fine del 1700, ne deduci che ha
appena duecento anni e capisci perché la sua identità
culturale non è ancora ben definita. L’Italia, al contrario, è
un paese molto vecchio. La sua storia dura da almeno tremila
anni. La sua identità culturale è quindi molto precisa e bando
alle chiacchiere: non prescinde da una religione che si chiama
religione cristiana e da una chiesa che si chiama Chiesa
Cattolica. La gente come me ha un bel dire:
io-con-la-chiesa-cattolica-non-c'entro. C'entro, ahimé
c'entro. Che mi piaccia o no, c'entro. E come farei a non
entrarci? Sono nata in un paesaggio di chiese, conventi,
Cristi, Madonne, Santi. La prima musica che ho udito venendo
al mondo è stata la musica della campane. Le campane di Santa
Maria del Fiore che all'Epoca della Tenda la vociaccia
sguaiata del muezzin soffocava. È in quella musica, in quel
paesaggio, che sono cresciuta. È attraverso quella musica e
quel paesaggio che ho imparato cos'è l'architettura, cos'è la
scultura, cos'è la pittura, cos'è l'arte. È attraverso quella
chiesa (poi rifiutata) che ho incominciato a chiedermi cos'è
il Bene, cos'è il Male, e perdio...
Ecco: vedi? Ho scritto un'altra volta «perdio». Con tutto il
mio laicismo, tutto il mio ateismo, son così intrisa di
cultura cattolica che essa fa addirittura parte del mio modo
d'esprimermi. Oddio, mioddio, graziaddio, perdio, Gesù mio,
Dio mio, Madonna mia, Cristo qui, Cristo là. Mi vengon così
spontanee, queste parole, che non m'accorgo nemmeno di
pronunciarle o di scriverle. E vuoi che te la dica tutta?
Sebbene al cattolicesimo non abbia mai perdonato le infamie
che m'ha imposto per secoli incominciando dall'Inquisizione
che m'ha pure bruciato la nonna, povera nonna, sebbene coi
preti io non ci vada proprio d'accordo e delle loro preghiere
non sappia proprio che farne, la musica delle campane mi piace
tanto. Mi accarezza il cuore. Mi piacciono pure quei Cristi e
quelle Madonne e quei Santi dipinti o scolpiti. Infatti ho la
mania delle icone. Mi piacciono pure i monasteri e i conventi.
Mi danno un senso di pace, a volte invidio chi ci sta. E poi
ammettiamolo: le nostre cattedrali son più belle delle moschee
e delle sinagoghe. Si o no? Sono più belle anche delle chiese
protestanti. Guarda, il cimitero della mia famiglia è un
cimitero protestante. Accoglie i morti di tutte le religioni
ma è protestante. E una mia bisnonna era valdese. Una mia
prozia, evangelica. La bisnonna valdese non l'ho conosciuta.
La prozia evangelica, invece, sì. Quand'ero bambina mi portava
sempre alle funzioni della sua chiesa in via de' Benci a
Firenze, e... Dio, quanto m'annoiavo! Mi sentivo talmente sola
con quei fedeli che cantavano i salmi e basta, quel prete che
non era un prete e leggeva la Bibbia e basta, quella chiesa
che non mi sembrava una chiesa e che a parte un piccolo
pulpito aveva un gran crocifisso e basta. Niente angeli,
niente Madonne, niente incenso... Mi mancava perfino il puzzo
dell'incenso, e avrei voluto trovarmi nella vicina basilica di
Santa Croce dove queste cose c'erano. Le cose cui ero
abituata. E aggiungo: nella mia casa di campagna, in Toscana,
v'è una minuscola cappella. Sta sempre chiusa. Dacché la mamma
è morta non ci va nessuno. Però a volte ci vado, a spolverare,
a controllare che i topi non ci abbiano fatto il nido, e
nonostante la mia educazione laica mi ci trovo a mio agio.
Nonostante il mio mangiapretismo, mi ci muovo con
disinvoltura. E credo che la stragrande maggioranza degli
italiani ti confesserebbe la medesima cosa. (A me la confessò
Berlinguer).
Santiddio! (Ci risiamo). Sto dicendoti che noi italiani non
siamo nelle condizioni degli americani: mosaico di gruppi
etnici e religiosi, guazzabuglio di mille culture, nel
medesimo tempo aperti ad ogni invasione e capaci di
respingerla. Sto dicendoti che, proprio perché è definita da
molti secoli e molto precisa, la nostra identità culturale non
può sopportare un' ondata migratoria composta da persone che
in un modo o nell'altro vogliono cambiare il nostro sistema di
vita. I nostri valori. Sto dicendoti che da noi non c'è posto
per i muezzin, per i minareti, per i falsi astemi, per il loro
fottuto Medioevo, per il loro fottuto chador. E se ci fosse,
non glielo darei. Perché equivarrebbe a buttar via Dante
Alighieri, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, il
Rinascimento, il Risorgimento, la libertà che ci siamo bene o
male conquistati, la nostra Patria. Significherebbe regalargli
l'Italia. E io l'Italia non gliela regalo.
***
I o sono italiana. Sbagliano gli sciocchi che mi credono ormai
americana. Io la cittadinanza americana non l'ho mai chiesta.
Anni fa un ambasciatore americano me la offrì sul Celebrity
Status, e dopo averlo ringraziato gli risposi: «Sir, io
all'America sono assai legata. Ci litigo sempre, la rimprovero
sempre, eppure le sono profondamente legata. L'America è per
me un amante anzi un marito al quale resterò sempre fedele.
Ammesso che non mi faccia le corna. Voglio bene a questo
marito. E non dimentico mai che se non si fosse scomodato a
fare la guerra a Hitler e Mussolini, oggi parlerei tedesco.
Non dimentico mai che se non avesse tenuto testa all' Unione
Sovietica, oggi parlerei russo. Gli voglio bene e m'è
simpatico. Mi piace ad esempio il fatto che quando arrivo a
New York e porgo il passaporto col Certificato di Residenza,
il doganiere mi dica con un gran sorriso: Welcome home.
Benvenuta a casa. Mi sembra un gesto così generoso, così
affettuoso. Inoltre mi ricorda che l'America è sempre stata il
Refugium Peccatorum della gente senza patria. Ma io la patria
ce l'ho già, Sir. La mia Patria è l'Italia, e l'Italia è la
mia mamma. Sir, io amo l'Italia. E mi sembrerebbe di rinnegare
la mia mamma a prendere la cittadinanza americana». Gli
risposi anche che la mia lingua è l'italiano, che in italiano
scrivo, che in inglese mi traduco e basta. Nello stesso
spirito in cui mi traduco in francese, cioè sentendolo una
lingua straniera. E poi gli risposi che quando ascolto l'Inno
di Mameli mi commuovo. Che a udire quel Fratelli-d'Italia,
l'Italia-s'è-desta, parapà-parapà-parapà, mi viene il nodo
alla gola. Non mi accorgo nemmeno che come inno è bruttino.
Penso solo: è l'inno della mia Patria. Del resto il nodo alla
gola mi vien pure a guardare la bandiera bianca rossa e verde
che sventola. Teppisti degli stadi a parte, s'intende. Io ho
una bandiera bianca rossa e verde dell'Ottocento. Tutta piena
di macchie, macchie di sangue, tutta rosa dai topi. E sebbene
al centro vi sia lo stemma sabaudo (ma senza Cavour e senza
Vittorio Emanuele II e senza Garibaldi che a quello stemma si
inchinò noi l'Unità d'Italia non l'avremmo fatta), me la tengo
come l'oro. La custodisco come un gioiello. Siamo morti per
quel tricolore, Cristo! Impiccati, fucilati, decapitati.
Ammazzati dagli austriaci, dal Papa, dal Duca di Modena, dai
Borboni. Ci abbiamo fatto il Risorgimento, col quel tricolore.
E l'Unità d'Italia, e la guerra sul Carso, e la Resistenza.
Per quel tricolore il mio trisnonno materno Giobatta combatté
a Curtatone e Montanara, rimase orrendamente sfregiato da un
razzo austriaco. Per quel tricolore i miei zii paterni
sopportarono ogni pena dentro le trincee del Carso. Per quel
tricolore mio padre venne arrestato e torturato a Villa Triste
dai nazi-fascisti. Per quel tricolore la mia intera famiglia
fece la Resistenza e l'ho fatta anch'io. Nelle file di
Giustizia e Libertà, col nome di battaglia Emilia. Avevo
quattordici anni. Quando l'anno dopo mi congedarono
dall'Esercito Italiano-Corpo Volontari della Libertà, mi
sentii così fiera. Gesummaria, ero stata un soldato italiano!
E quando venni informata che col congedo mi spettavano 14.540
lire, non sapevo se accettarle o no. Mi pareva ingiusto
accettarle per aver fatto il mio dovere verso la Patria. Poi
le accettai. In casa eravamo tutti senza scarpe. E con quei
soldi ci comprai le scarpe per me e per le mie sorelline.
Naturalmente la mia patria, la mia Italia, non è l'Italia
d'oggi. L'Italia godereccia, furbetta, volgare degli italiani
che pensano solo ad andare in pensione prima dei cinquant'anni
e che si appassionano solo per le vacanze all'estero o le
partite di calcio. L'Italia cattiva, stupida, vigliacca, delle
piccole iene che pur di stringere la mano a un divo o una diva
di Hollywood venderebbero la figlia a un bordello di Beirut ma
se i kamikaze di Usama Bin Laden riducono migliaia di
newyorchesi a una montagna di cenere che sembra caffè macinato
sghignazzan contenti bene-agli-americani-gli-sta-bene.
L'Italia squallida, imbelle, senz'anima, dei partiti
presuntuosi e incapaci che non sanno né vincere né perdere
però sanno come incollare i grassi posteriori dei loro
rappresentanti alla poltroncina di deputato o di ministro o di
sindaco. L'Italia ancora mussolinesca dei fascisti neri e
rossi che ti inducono a ricordare la terribile battuta di
Ennio Flaiano: «In Italia i fascisti si dividono in due
categorie: i fascisti e gli antifascisti». Non è nemmeno
l'Italia dei magistrati e dei politici che ignorando la
consecutio-temporum pontificano dagli schermi televisivi con
mostruosi errori di sintassi. (Non si dice «Credo che è»:
animali! Si dice «Credo che sia»). Non è nemmeno l'Italia dei
giovani che avendo simili maestri affogano nell'ignoranza più
scandalosa, nella superficialità più straziante, nel vuoto.
Sicché agli errori di sintassi loro aggiungono gli errori di
ortografia e se gli domandi chi erano i Carbonari, chi erano i
liberali, chi era Silvio Pellico, chi era Mazzini, chi era
Massimo D'Azeglio, chi era Cavour, chi era Vittorio Emanuele
II, ti guardano con la pupilla spenta e la lingua pendula. Non
sanno nulla al massimo sanno recitare la comoda parte degli
aspiranti terroristi in tempo di pace e di democrazia,
sventolare le bandiere nere, nasconder la faccia dietro i
passamontagna, i piccoli sciocchi. Gli inetti. E tantomeno è
l’Italia delle cicale che dopo aver letto questi appunti mi
odieranno per aver scritto la verità. Tra una spaghettata e
l’altra mi malediranno, mi augureranno d’essere uccisa dai
loro protetti cioè da Usama Bin Laden. No, no: la mia Italia è
un'Italia ideale. È l'Italia che sognavo da ragazzina, quando
fui congedata dall'Esercito Italiano-Corpo Volontari della
Libertà, ed ero piena di illusioni. Un'Italia seria,
intelligente, dignitosa, coraggiosa, quindi meritevole di
rispetto. E quest'Italia, un'Italia che c’è anche se viene
zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca. Guai a
chi me la ruba, guai a chi me la invade. Perché, che a
invaderla siano i francesi di Napoleone o gli austriaci di
Francesco Giuseppe o i tedeschi di Hitler o i compari di Usama
Bin Laden, per me è lo stesso. Che per invaderla usino i
cannoni o i gommoni, idem.
Col che ti saluto affettuosamente, caro il mio Ferruccio, e
t'avverto: non chiedermi più nulla. Meno che mai, di
partecipare a risse o a polemiche vane. Quello che avevo da
dire l'ho detto. La rabbia e l'orgoglio me l'hanno ordinato.
La coscienza pulita e l'età me l'hanno consentito. Ma ora devo
rimettermi a lavorare, non voglio essere disturbata. Punto e
basta.(Oriana Fallaci).
Messaggio del 15-10-2001 alle ore 00:21:42
Sulla passeggiata di Assisi, iniziativa nobile che non può essere criticata, la cosa che mi ha colpito di più è la presenza dei politici che riescono a rovinare tutto come sempre, e poi l'idiozia della stampa che ne ha dato risalto non come evento pacifico ed unico nel suo genere ma per la presenza dei politicanti e dell'importanza di questa presenza.
Chissà cosa avrà pensato il buon Francesco d 'Assisi da lassù mentre assisteva alla processione di gente che ha appena votato la mozione in Parlamento per l'adesione dell'Italia ad una operazione di "Polizia Internazionale" che condannerà inevitabilmente a morte tante vittime innocenti, già ma lo si fà per beccarne uno solo di nome Laden (che coglioni che siamo) Io mi domando come cazzo si fà a passeggiare in una marcia della "PACE", con quale cosienza di uomini, con quale rispetto dei Santi (se ci si crede). IPOCRITI CHE NON SIETE ALTRO, VI SPUTEREI IN FACCIA UNO PER UNO. Cosa avranno visto mai quelli della CIA o Pentagono con i loro satelliti spia oggi? Più di 200.000 persone che passeggiavano accompagnate da uno stuolo di approfittatori dell'immagine e della risonanza degli eventi, forti e fottuti dai propri ideali di destra o sinistra che siano.
Tutte quelle persone che sbandieravano i vessili del Sindacato cgil- cisl-uil, oppure altri con la bandiera di partito, con l'effige di Che Guevara, la falce il martello...ma che c'entra!!!! Manco una bandiera ITALIANA al limite! Che vergogna oggi avere l'amor di patria! Ma dov'è finito, forse non l'abbiamo mai avuto. Dimenticato. Abbandonato chissàdove. Tutti pronti a gridare sono socialista, comunista, juventino, romanista, di sinistra, per la liberalizzazione, contro l'aborto...La giornalista Oriana Fallaci ha ragione: eccoli gli italiani: il cappellino della Ferrari, l'ultima versione del Motorola, la maglia Henry Cottons o Fay, le bandiere del club di Serie A allo stadio e Forza Inter, Forza Juve, e Forza Milan. Forza Italia non si può più dirlo: si rischia il fraintendimento!
Magari riusciamo ancora a pensarlo, quello nessuno può portarcelo via.
Sulla passeggiata di Assisi, iniziativa nobile che non può essere criticata, la cosa che mi ha colpito di più è la presenza dei politici che riescono a rovinare tutto come sempre, e poi l'idiozia della stampa che ne ha dato risalto non come evento pacifico ed unico nel suo genere ma per la presenza dei politicanti e dell'importanza di questa presenza.
Chissà cosa avrà pensato il buon Francesco d 'Assisi da lassù mentre assisteva alla processione di gente che ha appena votato la mozione in Parlamento per l'adesione dell'Italia ad una operazione di "Polizia Internazionale" che condannerà inevitabilmente a morte tante vittime innocenti, già ma lo si fà per beccarne uno solo di nome Laden (che coglioni che siamo) Io mi domando come cazzo si fà a passeggiare in una marcia della "PACE", con quale cosienza di uomini, con quale rispetto dei Santi (se ci si crede). IPOCRITI CHE NON SIETE ALTRO, VI SPUTEREI IN FACCIA UNO PER UNO. Cosa avranno visto mai quelli della CIA o Pentagono con i loro satelliti spia oggi? Più di 200.000 persone che passeggiavano accompagnate da uno stuolo di approfittatori dell'immagine e della risonanza degli eventi, forti e fottuti dai propri ideali di destra o sinistra che siano.
Tutte quelle persone che sbandieravano i vessili del Sindacato cgil- cisl-uil, oppure altri con la bandiera di partito, con l'effige di Che Guevara, la falce il martello...ma che c'entra!!!! Manco una bandiera ITALIANA al limite! Che vergogna oggi avere l'amor di patria! Ma dov'è finito, forse non l'abbiamo mai avuto. Dimenticato. Abbandonato chissàdove. Tutti pronti a gridare sono socialista, comunista, juventino, romanista, di sinistra, per la liberalizzazione, contro l'aborto...La giornalista Oriana Fallaci ha ragione: eccoli gli italiani: il cappellino della Ferrari, l'ultima versione del Motorola, la maglia Henry Cottons o Fay, le bandiere del club di Serie A allo stadio e Forza Inter, Forza Juve, e Forza Milan. Forza Italia non si può più dirlo: si rischia il fraintendimento!
Magari riusciamo ancora a pensarlo, quello nessuno può portarcelo via.
Messaggio del 15-10-2001 alle ore 21:01:02
Ho gia' visto quelle facce,
quell'espressione in piazza del Duomo dopo le elezioni
e' la stessa che gridava BARABBA BARABBA!
ho gia' visto quelle facce in piazza Venezia
quando il duce parlava affacciato al balcone
le ho riviste poco dopo in piazzale Loreto
quella stessa fottuta espressione
ho gia' visto quelle facce che bruciavan la strega
le ho riviste rosse in faccia
che gridavano "lega!"
aggredire con violenza un passante regolare
che quel giorno non aveva un cazzo da festeggiare
ho gia' visto quelle facce in un autobus pieno
dallo stadio ritornare affacciati al finestrino
insultare, sputare, prendere a calcio un bidone
ho gia' visto quelle facce,
quell'espressione e' la stessa che gridava BARABBA BARABBA!
ho gia' visto quelle facce a un concerto a Torino
aggredire un cantante italiano
che cantava per il rispetto dei diritti dell'uomo
le ho riviste l'altra sera in piazza del Duomo
ho gia' visto quella faccia in uno specchio riflessa
e l'ho odiata e s'e' odiata con tutta se stessa
e' la faccia di una massa che ha bisogno di eroi
che assecondino comodamente i vizi suoi
ho gia' visto quella faccia
e la vedro' ancora in un'altra piazza,
in un altra ora con un altro slogan
con un'altra battaglia
con un'altra fottutissima coda di paglia
ho gia' visto quella faccia...
nel mio palazzo ci abita un signore anziano
da ragazzo quel signore e' stato un partigiano
nei suoi occhi c'e' lo sguardo di chi ha visto tanto
di chi ha visto la gioia,
di chi ha visto il pianto
la sua faccia che la storia vuol dimenticare
e' la faccia che io invece voglio ricordare
ogni volta che saro' tentato
di dar ragione a quel primo che mi passa con la soluzione
espressione di una massa
che ha bisogno di eroi
che assecondino comodamente i vizi suoi
ma la faccia scomoda dei bimbi africani,
la fierezza negli sguardi degli uomini cubani,
e' un cazzotto che ci giudica continuamente
e dice cerca di essere un uomo
prima di essere gente
Ho gia' visto quelle facce,
quell'espressione in piazza del Duomo dopo le elezioni
e' la stessa che gridava BARABBA BARABBA!
ho gia' visto quelle facce in piazza Venezia
quando il duce parlava affacciato al balcone
le ho riviste poco dopo in piazzale Loreto
quella stessa fottuta espressione
ho gia' visto quelle facce che bruciavan la strega
le ho riviste rosse in faccia
che gridavano "lega!"
aggredire con violenza un passante regolare
che quel giorno non aveva un cazzo da festeggiare
ho gia' visto quelle facce in un autobus pieno
dallo stadio ritornare affacciati al finestrino
insultare, sputare, prendere a calcio un bidone
ho gia' visto quelle facce,
quell'espressione e' la stessa che gridava BARABBA BARABBA!
ho gia' visto quelle facce a un concerto a Torino
aggredire un cantante italiano
che cantava per il rispetto dei diritti dell'uomo
le ho riviste l'altra sera in piazza del Duomo
ho gia' visto quella faccia in uno specchio riflessa
e l'ho odiata e s'e' odiata con tutta se stessa
e' la faccia di una massa che ha bisogno di eroi
che assecondino comodamente i vizi suoi
ho gia' visto quella faccia
e la vedro' ancora in un'altra piazza,
in un altra ora con un altro slogan
con un'altra battaglia
con un'altra fottutissima coda di paglia
ho gia' visto quella faccia...
nel mio palazzo ci abita un signore anziano
da ragazzo quel signore e' stato un partigiano
nei suoi occhi c'e' lo sguardo di chi ha visto tanto
di chi ha visto la gioia,
di chi ha visto il pianto
la sua faccia che la storia vuol dimenticare
e' la faccia che io invece voglio ricordare
ogni volta che saro' tentato
di dar ragione a quel primo che mi passa con la soluzione
espressione di una massa
che ha bisogno di eroi
che assecondino comodamente i vizi suoi
ma la faccia scomoda dei bimbi africani,
la fierezza negli sguardi degli uomini cubani,
e' un cazzotto che ci giudica continuamente
e dice cerca di essere un uomo
prima di essere gente
Messaggio del 02-11-2001 alle ore 08:39:08
Dopo quasi un mese dall'inizio del conflitto Afghano-Statunitense ritorno a parlarne, senza però volerne tracciare un bilancio, anche perchè se di bilancio si debba parlare non riguarderebbe in modo assoluto il fattore economico. E mi sembrerebbe anche indecoroso parlarne per il rispetto delle vittime delle torri a NY, e per le sempre crescenti povere vittime afghane.
L'ultima notizia ascoltata al radiogiornale di questa mattina parlava dell' errore americano. Un susseguirsi di errori che hanno visto prima il bombardamento (per errore) di un paio di ospedali, e poi (sempre per errore) la distruzione di alcuni magazzini per derrate alimentari della Croce Rossa Internazionale. Pensavo che, visti i fastidi che procura, si potrebbe far fuori anche il buon vecchio Gino Strada (medico italiano di Emergency che da anni lotta per strappare dalle fauci delle mine antiuomo giovani vite di guerriglieri arrangiati). A questo proposito, per chi non lo conoscesse vi invito a visitare il sito di Emergency e di leggere qualcosa di veramente istruttivo sulla reale situazione in quelle zone, ma anche in altre zone disastrate del mondo.
Dicevo l'ultima notizia che lascia pensare è quella che le confezioni di aiuti lanciati dagli aerei sui territori afghani sono dello stesso colore delle bombe a grappolo che di salutare non hanno un bel nulla. Già in precedenza, ancora una volta per errore, si era detto che lanciare aiuti con l'aereo in zone periferiche delle città significava farli atterrare al 99% su campi minati. (Pare che nel sottosuolo afghano si contino circa 6 milioni di mine antiuomo ed anticarro dimenticate dappertutto, capite cosa significhi?) Immaginiamo un poveretto che tenta di recuperare un carico di medicinali o di farina su di un campo minato. Mah! Ora l'immaginazione invece corre nei confronti dello stesso poveretto che vedendo dall'aereo sganciarsi degli scatoloni blu (uguali a quelli degli aiuti alimentari) lo stesso si fiondi nei pressi del punto di caduta accorgendosi troppo tardi che gli scatoloni in realtà sono bombe a grappolo (devastantissime nella loro deflagrazione). Questa volta non hanno sbagliato i lanci. Non li hanno fatti in periferia, bensì vicino ai centri cittadini. Che bravi?!?
Saluti.
Dopo quasi un mese dall'inizio del conflitto Afghano-Statunitense ritorno a parlarne, senza però volerne tracciare un bilancio, anche perchè se di bilancio si debba parlare non riguarderebbe in modo assoluto il fattore economico. E mi sembrerebbe anche indecoroso parlarne per il rispetto delle vittime delle torri a NY, e per le sempre crescenti povere vittime afghane.
L'ultima notizia ascoltata al radiogiornale di questa mattina parlava dell' errore americano. Un susseguirsi di errori che hanno visto prima il bombardamento (per errore) di un paio di ospedali, e poi (sempre per errore) la distruzione di alcuni magazzini per derrate alimentari della Croce Rossa Internazionale. Pensavo che, visti i fastidi che procura, si potrebbe far fuori anche il buon vecchio Gino Strada (medico italiano di Emergency che da anni lotta per strappare dalle fauci delle mine antiuomo giovani vite di guerriglieri arrangiati). A questo proposito, per chi non lo conoscesse vi invito a visitare il sito di Emergency e di leggere qualcosa di veramente istruttivo sulla reale situazione in quelle zone, ma anche in altre zone disastrate del mondo.
Dicevo l'ultima notizia che lascia pensare è quella che le confezioni di aiuti lanciati dagli aerei sui territori afghani sono dello stesso colore delle bombe a grappolo che di salutare non hanno un bel nulla. Già in precedenza, ancora una volta per errore, si era detto che lanciare aiuti con l'aereo in zone periferiche delle città significava farli atterrare al 99% su campi minati. (Pare che nel sottosuolo afghano si contino circa 6 milioni di mine antiuomo ed anticarro dimenticate dappertutto, capite cosa significhi?) Immaginiamo un poveretto che tenta di recuperare un carico di medicinali o di farina su di un campo minato. Mah! Ora l'immaginazione invece corre nei confronti dello stesso poveretto che vedendo dall'aereo sganciarsi degli scatoloni blu (uguali a quelli degli aiuti alimentari) lo stesso si fiondi nei pressi del punto di caduta accorgendosi troppo tardi che gli scatoloni in realtà sono bombe a grappolo (devastantissime nella loro deflagrazione). Questa volta non hanno sbagliato i lanci. Non li hanno fatti in periferia, bensì vicino ai centri cittadini. Che bravi?!?
Saluti.
Messaggio del 02-11-2001 alle ore 11:09:15
vi li diche sembre ca li americhene e la razza piú schifosa che c´é al mondo!!! tenghe arraggine o no????
salve Bizo....buongiorno forum!!
vi li diche sembre ca li americhene e la razza piú schifosa che c´é al mondo!!! tenghe arraggine o no????
salve Bizo....buongiorno forum!!
Messaggio del 02-11-2001 alle ore 17:54:23
Le mine antiuomo...questi "fiori metallici" dell'infinita infamia umana, lacerano accecano, sbrindellano, cancellano parti di vita, creano voragini di antimateria, progettano il non-uomo. Ma è proprio in quelle assenze di carne, di vita, di luce, che l'umanità esprime la sua intimità più lancinante. In quei luoghi unami violati e negati, i Gino Strada costruiscono l'umanità possibile del futuro, l'unica possibile...
Le mine antiuomo...questi "fiori metallici" dell'infinita infamia umana, lacerano accecano, sbrindellano, cancellano parti di vita, creano voragini di antimateria, progettano il non-uomo. Ma è proprio in quelle assenze di carne, di vita, di luce, che l'umanità esprime la sua intimità più lancinante. In quei luoghi unami violati e negati, i Gino Strada costruiscono l'umanità possibile del futuro, l'unica possibile...
Messaggio del 02-11-2001 alle ore 17:54:45
Le mine antiuomo...questi "fiori metallici" dell'infinita infamia umana, lacerano accecano, sbrindellano, cancellano parti di vita, creano voragini di antimateria, progettano il non-uomo. Ma è proprio in quelle assenze di carne, di vita, di luce, che l'umanità esprime la sua intimità più lancinante. In quei luoghi umani violati e negati, i Gino Strada costruiscono l'umanità possibile del futuro, l'unica possibile...
Le mine antiuomo...questi "fiori metallici" dell'infinita infamia umana, lacerano accecano, sbrindellano, cancellano parti di vita, creano voragini di antimateria, progettano il non-uomo. Ma è proprio in quelle assenze di carne, di vita, di luce, che l'umanità esprime la sua intimità più lancinante. In quei luoghi umani violati e negati, i Gino Strada costruiscono l'umanità possibile del futuro, l'unica possibile...
Messaggio del 22-11-2001 alle ore 09:15:41
La salma della giornalista Maria Grazia Catuli rientrerà oggi dall'Afghanistan. Ieri il ministero della difesa ha messo a disposizione dei familiari e del direttore del Corriere della Sera De Bortoli un aereo dell'esercito che provvederà a riportare le spoglie qui in italia. Stamattina l'altra notizia è che altri tre giornalisti sono stati uccisi nella stessa zona: sulla strada tra Kabul e jalalabad, di questi ultimi mentre scrivo non se ne conosce ancora la nazionalità.
In questo forum mi sono ritrovato spesso a parlare di informazione e della sua importanza, del valore e della responsabilità civile che abbiamo noi cittadini nell'essere informati per poter essere liberi di scegliere, e questo vale sia per la scelta del prodotto al supermercato, sia per la scelta di un partito politico piuttosto che un altro.
Sul conflitto in Afghanistan mi sono già espresso negativamente, checchè se ne dica l'intervento con le armi mette irrimediabilmente da parte ogni possibilità di dialogo e di una pur sempre possibilità pacifica di risolvere i problemi senza dispendita di vite umane. Spero che la lista non si allunghi, perchè i nomi di giornalisti morti sono lo stesso vuoto che creano nomi di popolazione civile, gente che non sta lì per combattere, uccidere, ma per dare un senso alla propria vita ed al proprio lavoro di sempre.
Il Presidente americano Abramo Lincoln aveva coniato un epitaffio da inviare per lettera ai genitori dei soldati caduti in guerra. Si concludeva più o meno così:
Spero che il Padre celeste possa mitigare l'angoscia del vostro cordoglio, e vi lasci solo il ricordo degli amati defunti e la solenne fierezza che vi derivano nell'avere deposto un così costoso sacrificio sull'altare della libertà.
Una lettera di cordoglio, ecco cosa rimane di un conflitto. Una semplice pomposa ed inutile lettera di cordoglio.
La salma della giornalista Maria Grazia Catuli rientrerà oggi dall'Afghanistan. Ieri il ministero della difesa ha messo a disposizione dei familiari e del direttore del Corriere della Sera De Bortoli un aereo dell'esercito che provvederà a riportare le spoglie qui in italia. Stamattina l'altra notizia è che altri tre giornalisti sono stati uccisi nella stessa zona: sulla strada tra Kabul e jalalabad, di questi ultimi mentre scrivo non se ne conosce ancora la nazionalità.
In questo forum mi sono ritrovato spesso a parlare di informazione e della sua importanza, del valore e della responsabilità civile che abbiamo noi cittadini nell'essere informati per poter essere liberi di scegliere, e questo vale sia per la scelta del prodotto al supermercato, sia per la scelta di un partito politico piuttosto che un altro.
Sul conflitto in Afghanistan mi sono già espresso negativamente, checchè se ne dica l'intervento con le armi mette irrimediabilmente da parte ogni possibilità di dialogo e di una pur sempre possibilità pacifica di risolvere i problemi senza dispendita di vite umane. Spero che la lista non si allunghi, perchè i nomi di giornalisti morti sono lo stesso vuoto che creano nomi di popolazione civile, gente che non sta lì per combattere, uccidere, ma per dare un senso alla propria vita ed al proprio lavoro di sempre.
Il Presidente americano Abramo Lincoln aveva coniato un epitaffio da inviare per lettera ai genitori dei soldati caduti in guerra. Si concludeva più o meno così:
Spero che il Padre celeste possa mitigare l'angoscia del vostro cordoglio, e vi lasci solo il ricordo degli amati defunti e la solenne fierezza che vi derivano nell'avere deposto un così costoso sacrificio sull'altare della libertà.
Una lettera di cordoglio, ecco cosa rimane di un conflitto. Una semplice pomposa ed inutile lettera di cordoglio.
Messaggio del 29-11-2001 alle ore 15:33:47
Un giornalista della CBS canale televisivo nazionale degli Stati Uniti ha denunciato a tutti il fatto che gli americani sono a conoscenza del nascondiglio e degli spostamenti che Bin Laden compie giornalmente sul territorio nei pressi di Kandaar, ma non riesce a spiegarsi le ragioni di un mancato intervento dell'esercito o Cia per farlo fuori. Vuole sapere il perchè. Perche?
Questa storia dai canali ufficiali è stata definita "dietrologia" politica! MMahhh!?!?!?
Un giornalista della CBS canale televisivo nazionale degli Stati Uniti ha denunciato a tutti il fatto che gli americani sono a conoscenza del nascondiglio e degli spostamenti che Bin Laden compie giornalmente sul territorio nei pressi di Kandaar, ma non riesce a spiegarsi le ragioni di un mancato intervento dell'esercito o Cia per farlo fuori. Vuole sapere il perchè. Perche?
Questa storia dai canali ufficiali è stata definita "dietrologia" politica! MMahhh!?!?!?
Messaggio del 29-11-2001 alle ore 16:14:51
Gli Usa sono logicamente molto interessati al perpetuarsi del disordine organizzato di cui si sono resi protago
nisti con l'azione in Afganistan e in generale con la tanto imprescindibile azione globale contro il terrorismo, basta controlllare gli ultimi indici di borsa le uniche azioni che guadagnano (tanto) sono legate alla lobby delle armi e ai grandi network di difesa, pensate che alcuni programmi ridimensionati o perfino tagliati dopo l'11 settembre hanno ricevuto finanzimenti molto corposi e nuova linfa,cmq il dietrologismo e' un vizio tipicamente italico ne parlava con una certa serieta'lo storico Sergio Romano un po' di tempo fa'credo sull' Espresso, la situazione Afgana cmq presta il fianco a numerose interpretazioni di tipo dietrologico,compresa la ottima dinformatia (sovietica) di cui gli Usa complici i media pressapochisti di cui l'italia e' leader indiscussa hanno utilizzato in maniera eccellente, in guerra la verita' e' cosi' importante che va nascosta sotto un cumulo di bugie o cmq false verita' o verita' presunte.Siamo tutti d'accordo che la guerra e' orribile ,indifendibile e molto spesso nasconde realta' ben piu' complesse di quelle che analisi poco approfondite vogliono farci credere, nessuno puo' pero' non osservare il naturale espansionismo di cui e' intrisa la cultura islamica dalla notte dei tempi, il loro modo d'agire e' sempre stato dominato dal logiche a dir poco aggressive oggi piu' che mai dato che quei paesi hanno un tasso di crescita esponenziale e sono realmente convinti da avere un modello di cultura (islamica) esportabile anzi l'unico modello concepibile poiche' di chiara ispirazione divina.Paesi non laicizzati ove il peso del martirio e delle dottrine religiose hanno un valore quasi assoluto almeno superficialmente.Quindi per una volta anlizziamo criticamente la situazione evitando sparate a zero sugli yankee imperialisti e difendiamola cultura occidentale di cui facciamo per alcuni a nostro malgrado parte cultura accanto ad abomini come i Mcdonalds e l'alienazione di un Mall e della sub-sub cultura televisiva, ha permesso a menti sopraffine di sollevare le loro accezioni a tale modello (parlo dei campus Usa del 68 ove persone della scuola di Francoforte hanno potuto senza che nessuno li colpisse in modo distruttivo levare il loro grido contro la societa' immobilista post Mccartista paese dove il Washington Post ha potuto sollevare questioni di moralita'gravissime non credo che ci siano stati giornalisti incarcerati o uccisi per questo)potrei continuare con ore di esempi ma per una volta abbandoniamo il pensiero politicamente corretto di alcuni e accettiamo la tragica realta' di questi eventi preoccupandoci di parteggiare con quella che a nostro malgrado e con tutti gli errori del caso e' la nostra parte.
Gli Usa sono logicamente molto interessati al perpetuarsi del disordine organizzato di cui si sono resi protago
nisti con l'azione in Afganistan e in generale con la tanto imprescindibile azione globale contro il terrorismo, basta controlllare gli ultimi indici di borsa le uniche azioni che guadagnano (tanto) sono legate alla lobby delle armi e ai grandi network di difesa, pensate che alcuni programmi ridimensionati o perfino tagliati dopo l'11 settembre hanno ricevuto finanzimenti molto corposi e nuova linfa,cmq il dietrologismo e' un vizio tipicamente italico ne parlava con una certa serieta'lo storico Sergio Romano un po' di tempo fa'credo sull' Espresso, la situazione Afgana cmq presta il fianco a numerose interpretazioni di tipo dietrologico,compresa la ottima dinformatia (sovietica) di cui gli Usa complici i media pressapochisti di cui l'italia e' leader indiscussa hanno utilizzato in maniera eccellente, in guerra la verita' e' cosi' importante che va nascosta sotto un cumulo di bugie o cmq false verita' o verita' presunte.Siamo tutti d'accordo che la guerra e' orribile ,indifendibile e molto spesso nasconde realta' ben piu' complesse di quelle che analisi poco approfondite vogliono farci credere, nessuno puo' pero' non osservare il naturale espansionismo di cui e' intrisa la cultura islamica dalla notte dei tempi, il loro modo d'agire e' sempre stato dominato dal logiche a dir poco aggressive oggi piu' che mai dato che quei paesi hanno un tasso di crescita esponenziale e sono realmente convinti da avere un modello di cultura (islamica) esportabile anzi l'unico modello concepibile poiche' di chiara ispirazione divina.Paesi non laicizzati ove il peso del martirio e delle dottrine religiose hanno un valore quasi assoluto almeno superficialmente.Quindi per una volta anlizziamo criticamente la situazione evitando sparate a zero sugli yankee imperialisti e difendiamola cultura occidentale di cui facciamo per alcuni a nostro malgrado parte cultura accanto ad abomini come i Mcdonalds e l'alienazione di un Mall e della sub-sub cultura televisiva, ha permesso a menti sopraffine di sollevare le loro accezioni a tale modello (parlo dei campus Usa del 68 ove persone della scuola di Francoforte hanno potuto senza che nessuno li colpisse in modo distruttivo levare il loro grido contro la societa' immobilista post Mccartista paese dove il Washington Post ha potuto sollevare questioni di moralita'gravissime non credo che ci siano stati giornalisti incarcerati o uccisi per questo)potrei continuare con ore di esempi ma per una volta abbandoniamo il pensiero politicamente corretto di alcuni e accettiamo la tragica realta' di questi eventi preoccupandoci di parteggiare con quella che a nostro malgrado e con tutti gli errori del caso e' la nostra parte.
Messaggio del 30-11-2001 alle ore 18:18:11
Fare la nostra parte, che ognuno faccia la propria parte. La parte sarebbe il ruolo. Un ruolo che la Sociologia c’insegna essere lo schema, l’insieme di norme comportamentali da assumere in quanto membri ricoprenti una posizione nella struttura sociale. Questi ruoli in più creano aspettativa nei confronti di chi si ritiene essere uno spettatore sociale (tra l’altro se a qualcuno interessa esistono scritti di rilievo su queste tematiche ad opera di W.C.Runciman pubblicati dalla Utet di Torino). Va da se che contemporaneamente, ed in tempi diversi, possiamo essere attori portatori di un certo ruolo, oppure spettatori e cioè semplicemente coloro che creano aspettativa nei confronti di un ruolo ben definito, tuttavia il ruolo sociale ci appartiene perché esistiamo. Siamo nati. Cogito ergo… qualcuno direbbe.
Di questi tempi anche noi veniamo bombardati, anzi, a ripensarci è da sempre che veniamo bombardati dai messaggi pseudo-evolutivi che fanno parte della nostra, come dice Dekkard, cultura occidentale. Veniamo bombardati ma non si muore di certo. In questo siamo più fortunati dei nostri amici Serbo-Croati di qualche anno fa, o cittadini di Baghdad o quelli di Kabul. Il bombardamento riguarda l’aspettativa che si è creata attorno alla parte, al ruolo che abbiamo in quanto cittadini Italiani, ora anche Europei, e ci hanno ricordato pure che siamo facenti parte del Patto Atlantico (quindi saremmo cittadini di Atlantide?), un bombardamento che esclude a priori la possibilità di assumere un ruolo indefinito. Come dice Dekkard bisogna parteggiare necessariamente con quella che, nostro malgrado,e McDonalds’ permettendo, è la nostra parte (parte di Occidentali o parte intesa come “assunzione di ruolo”?).
Ebbene il mio ruolo è quello di uomo libero ma consapevole.
Anni fa (tanti), i nostri insegnanti di lettere ci facevano leggere un noto saggio dal titolo: La libertà non è pane. Eppure non abbiamo capito niente. Non possiamo aprire un dibattito con tanto di paragoni tra una civiltà che si affaccia al tremila attraverso una formula “apparentemente pluralistica”, rispetto ad un'altra fetta di civiltà che obbliga le proprie donne a circolare accompagnate dai propri uomini e col volto e corpo cinto,coperto e nascosto da un lenzuolo. Non si possono fare commenti, critiche, paragoni perché è sbagliato e basta. Non ci sono appelli.
Ma tra l’assunzione del ruolo che ci vede occidentali o miscredenti o Arabi oltranzisti c’è che sono una persona che non ha alcuna voglia di schierarsi per accettare il proprio ruolo, posso riconoscermi, perché ci vivo, come occidentale o di cultura “di mercato” ma il mio primo ruolo, ed è quello che difendo contro ogni attacco,”bombardamento”, è quello di essere umano.
La scuola di Francoforte e il Maccartismo, Luther King col suo “I have a dream” o Kennedy col suo “sono un cittadino di Berlino” non ci hanno insegnato solamente il pluralismo della libertà di parola (beninteso che non è poco). Siamo persone.
Quanti dei bombardamenti che riceviamo oggi riconoscono questo ruolo che non è fatto solo di “io appartengo a…”?
Ciao e grazie per l’intervento Dekkard.
Fare la nostra parte, che ognuno faccia la propria parte. La parte sarebbe il ruolo. Un ruolo che la Sociologia c’insegna essere lo schema, l’insieme di norme comportamentali da assumere in quanto membri ricoprenti una posizione nella struttura sociale. Questi ruoli in più creano aspettativa nei confronti di chi si ritiene essere uno spettatore sociale (tra l’altro se a qualcuno interessa esistono scritti di rilievo su queste tematiche ad opera di W.C.Runciman pubblicati dalla Utet di Torino). Va da se che contemporaneamente, ed in tempi diversi, possiamo essere attori portatori di un certo ruolo, oppure spettatori e cioè semplicemente coloro che creano aspettativa nei confronti di un ruolo ben definito, tuttavia il ruolo sociale ci appartiene perché esistiamo. Siamo nati. Cogito ergo… qualcuno direbbe.
Di questi tempi anche noi veniamo bombardati, anzi, a ripensarci è da sempre che veniamo bombardati dai messaggi pseudo-evolutivi che fanno parte della nostra, come dice Dekkard, cultura occidentale. Veniamo bombardati ma non si muore di certo. In questo siamo più fortunati dei nostri amici Serbo-Croati di qualche anno fa, o cittadini di Baghdad o quelli di Kabul. Il bombardamento riguarda l’aspettativa che si è creata attorno alla parte, al ruolo che abbiamo in quanto cittadini Italiani, ora anche Europei, e ci hanno ricordato pure che siamo facenti parte del Patto Atlantico (quindi saremmo cittadini di Atlantide?), un bombardamento che esclude a priori la possibilità di assumere un ruolo indefinito. Come dice Dekkard bisogna parteggiare necessariamente con quella che, nostro malgrado,e McDonalds’ permettendo, è la nostra parte (parte di Occidentali o parte intesa come “assunzione di ruolo”?).
Ebbene il mio ruolo è quello di uomo libero ma consapevole.
Anni fa (tanti), i nostri insegnanti di lettere ci facevano leggere un noto saggio dal titolo: La libertà non è pane. Eppure non abbiamo capito niente. Non possiamo aprire un dibattito con tanto di paragoni tra una civiltà che si affaccia al tremila attraverso una formula “apparentemente pluralistica”, rispetto ad un'altra fetta di civiltà che obbliga le proprie donne a circolare accompagnate dai propri uomini e col volto e corpo cinto,coperto e nascosto da un lenzuolo. Non si possono fare commenti, critiche, paragoni perché è sbagliato e basta. Non ci sono appelli.
Ma tra l’assunzione del ruolo che ci vede occidentali o miscredenti o Arabi oltranzisti c’è che sono una persona che non ha alcuna voglia di schierarsi per accettare il proprio ruolo, posso riconoscermi, perché ci vivo, come occidentale o di cultura “di mercato” ma il mio primo ruolo, ed è quello che difendo contro ogni attacco,”bombardamento”, è quello di essere umano.
La scuola di Francoforte e il Maccartismo, Luther King col suo “I have a dream” o Kennedy col suo “sono un cittadino di Berlino” non ci hanno insegnato solamente il pluralismo della libertà di parola (beninteso che non è poco). Siamo persone.
Quanti dei bombardamenti che riceviamo oggi riconoscono questo ruolo che non è fatto solo di “io appartengo a…”?
Ciao e grazie per l’intervento Dekkard.
Messaggio del 27-12-2001 alle ore 19:04:29
FERITO ALLA SPALLA A NORD DI KANDAHAR:È ovvio che le autorità militari britanniche e americane non lascino trapelare molte notizie su quello che avviene in Afghanistan, ma basta leggere con attenzione. Per esempio, del caso di cui parlo, si era occupata "La Stampa" il 20 settembre di quest'anno, assai prima che il teatro delle operazioni si spostasse intorno a Kandahar. Dunque, la persona di cui dico si arruola come ufficiale medico nella spedizione inglese in Afghanistan, in quel corpo sceltissimo che è il Fifth Northumberland Fusilers, ma (com'è, come non è) viene trasferito al Royal Berkshire e tra quelle file si trova a scontrarsi con i feroci afghani a nord ovest di Kandahar, più o meno vicino a Mundabad. Lì si ha un incidente di "intelligence". Gli inglesi vengono informati che gli afghani sono meno e peggio armati di quanto si supponesse. Si va all'attacco, e gli inglesi vengono massacrati, come minimo al quaranta per cento, al passo montano del Khushk-i-Nakhud (i passi montani, in quel paese, sono terribili e, come viene detto dai cronisti, gli afgani non sono abituati a fare prigionieri).Il nostro amico viene colpito alla spalla da una pallottola dei micidiali, anche se antiquati, fucili Jezail, che gli spacca l'osso e gli recide l'arteria succlavia, e viene salvato in extremis dal proprio valoroso attendente. Ritorna convalescente a Londra e, quanto il ricordo di quella tragedia fosse ancora presente a tutti, lo dice un piccolo episodio. Quando incontra la persona con cui andrà a dividere un appartamento, quella gli dice «A quanto vedo siete stato nell'Afghanistan». Richiesta più tardi di spiegare come lo avesse capito, la persona gli dirà che si era detto: «Quest'uomo ha qualcosa del medico e qualcosa del militare. È reduce dai tropici, perché ha il viso molto scuro, ma quello non è il suo colorito naturale dato che ha i polsi chiari. Ha subito privazioni e malattie, come dimostra il suo viso emaciato. Inoltre è stato ferito al braccio sinistro. Lo tiene in una posizione rigida e poco naturale. In quale paese dei tropici un medico dell'esercito britannico può essere stato costretto a sopportare dure fatiche e privazioni? Nell'Afghanistan, naturalmente».La conversazione avviene in Baker Street e il medico è il dottor Watson mentre il suo interlocutore è Sherlock Holmes. Watson è stato ferito alla battaglia che allora si chiamava di Maiwand, il 27 luglio 1880. A Londra, il "The Graphic" ne dà notizia il 7 agosto (le notizie allora arrivavano in ritardo). Noi lo sappiamo dai primi capitoli di "A Study in Scarlet".Da questa esperienza Watson rimane segnato. Nel racconto "The Boscombe Valley Mistery" afferma che l'esperienza afghana lo aveva abituato a essere un viaggiatore pronto e instancabile. Ma quando, nel "The Sign of Four", Holmes gli offre della cocaina (soluzione al sette per cento) Watson afferma che dopo la campagna afghana il suo corpo non sopporta nuove esperienze, e poco dopo ricorda che amava stare seduto curandosi il braccio ferito, che soffriva a ogni cambio di temperatura. In "The Musgrave Ritual" Watson fa alcune riflessioni su come la campagna afghana abbia lasciato su di lui tracce profonde. In effetti Watson vorrebbe sempre parlare di quella campagna, ma di solito la gente non lo sta a sentire. A fatica (in "The Reingate Puzzle") convince Holmes a visitare un commilitone, il colonnello Hayter; in "The Naval Treaty" cerca invano di interessare alle sue avventure afghane un certo Phelps, personaggio querulo e nervoso; nel "The Sign of Four" si affanna a raccontare di quella guerra a Miss Morstan, e riesce a incuriosirla una volta sola. I reduci, specie se feriti, sono noiosi.Ma il ricordo dell'Afghanistan è sempre presente. In "The Adventure of the Empty House", parlando di Moriarty, l'arcinemico di Holmes, si cade sulla scheda di un colonnello Moran, «il secondo uomo più pericoloso di Londra», che ha servito a Kabul, ed echi della guerra afghana tornano in "The Crooked Man".Finalmente, sia in "The Adventure of the Cardboard Box" che in "The Resident Patient", Holmes compie un capolavoro di quella che lui chiama erroneamente deduzione (ed è abduzione, vedi Eco e Sebeok, "Il segno dei tre", Bompiani 1983). Mentre siedono tranquilli nel loro appartamento, dice di colpo: «Avete ragione, Watson, mi sembra il modo più ridicolo di risolvere una disputa». Watson assente, ma poi si chiede come Holmes avesse indovinato quello che egli stava pensando. È che, seguendo un semplice movimento degli occhi di Watson su vari punti della stanza, Holmes era riuscito a ricostruire esattamente il suo corso di pensieri, sino a che, comprendendo che l'amico stava riflettendo su vari e terribili episodi bellici, e vedendo che si era toccato l'antica ferita, ne aveva inferito che egli stava riflettendo maliconicamente sulla guerra come il modo più assurdo per risolvere le questioni internazionali. Elementare, caro Watson. (Umberto Eco).
FERITO ALLA SPALLA A NORD DI KANDAHAR:È ovvio che le autorità militari britanniche e americane non lascino trapelare molte notizie su quello che avviene in Afghanistan, ma basta leggere con attenzione. Per esempio, del caso di cui parlo, si era occupata "La Stampa" il 20 settembre di quest'anno, assai prima che il teatro delle operazioni si spostasse intorno a Kandahar. Dunque, la persona di cui dico si arruola come ufficiale medico nella spedizione inglese in Afghanistan, in quel corpo sceltissimo che è il Fifth Northumberland Fusilers, ma (com'è, come non è) viene trasferito al Royal Berkshire e tra quelle file si trova a scontrarsi con i feroci afghani a nord ovest di Kandahar, più o meno vicino a Mundabad. Lì si ha un incidente di "intelligence". Gli inglesi vengono informati che gli afghani sono meno e peggio armati di quanto si supponesse. Si va all'attacco, e gli inglesi vengono massacrati, come minimo al quaranta per cento, al passo montano del Khushk-i-Nakhud (i passi montani, in quel paese, sono terribili e, come viene detto dai cronisti, gli afgani non sono abituati a fare prigionieri).Il nostro amico viene colpito alla spalla da una pallottola dei micidiali, anche se antiquati, fucili Jezail, che gli spacca l'osso e gli recide l'arteria succlavia, e viene salvato in extremis dal proprio valoroso attendente. Ritorna convalescente a Londra e, quanto il ricordo di quella tragedia fosse ancora presente a tutti, lo dice un piccolo episodio. Quando incontra la persona con cui andrà a dividere un appartamento, quella gli dice «A quanto vedo siete stato nell'Afghanistan». Richiesta più tardi di spiegare come lo avesse capito, la persona gli dirà che si era detto: «Quest'uomo ha qualcosa del medico e qualcosa del militare. È reduce dai tropici, perché ha il viso molto scuro, ma quello non è il suo colorito naturale dato che ha i polsi chiari. Ha subito privazioni e malattie, come dimostra il suo viso emaciato. Inoltre è stato ferito al braccio sinistro. Lo tiene in una posizione rigida e poco naturale. In quale paese dei tropici un medico dell'esercito britannico può essere stato costretto a sopportare dure fatiche e privazioni? Nell'Afghanistan, naturalmente».La conversazione avviene in Baker Street e il medico è il dottor Watson mentre il suo interlocutore è Sherlock Holmes. Watson è stato ferito alla battaglia che allora si chiamava di Maiwand, il 27 luglio 1880. A Londra, il "The Graphic" ne dà notizia il 7 agosto (le notizie allora arrivavano in ritardo). Noi lo sappiamo dai primi capitoli di "A Study in Scarlet".Da questa esperienza Watson rimane segnato. Nel racconto "The Boscombe Valley Mistery" afferma che l'esperienza afghana lo aveva abituato a essere un viaggiatore pronto e instancabile. Ma quando, nel "The Sign of Four", Holmes gli offre della cocaina (soluzione al sette per cento) Watson afferma che dopo la campagna afghana il suo corpo non sopporta nuove esperienze, e poco dopo ricorda che amava stare seduto curandosi il braccio ferito, che soffriva a ogni cambio di temperatura. In "The Musgrave Ritual" Watson fa alcune riflessioni su come la campagna afghana abbia lasciato su di lui tracce profonde. In effetti Watson vorrebbe sempre parlare di quella campagna, ma di solito la gente non lo sta a sentire. A fatica (in "The Reingate Puzzle") convince Holmes a visitare un commilitone, il colonnello Hayter; in "The Naval Treaty" cerca invano di interessare alle sue avventure afghane un certo Phelps, personaggio querulo e nervoso; nel "The Sign of Four" si affanna a raccontare di quella guerra a Miss Morstan, e riesce a incuriosirla una volta sola. I reduci, specie se feriti, sono noiosi.Ma il ricordo dell'Afghanistan è sempre presente. In "The Adventure of the Empty House", parlando di Moriarty, l'arcinemico di Holmes, si cade sulla scheda di un colonnello Moran, «il secondo uomo più pericoloso di Londra», che ha servito a Kabul, ed echi della guerra afghana tornano in "The Crooked Man".Finalmente, sia in "The Adventure of the Cardboard Box" che in "The Resident Patient", Holmes compie un capolavoro di quella che lui chiama erroneamente deduzione (ed è abduzione, vedi Eco e Sebeok, "Il segno dei tre", Bompiani 1983). Mentre siedono tranquilli nel loro appartamento, dice di colpo: «Avete ragione, Watson, mi sembra il modo più ridicolo di risolvere una disputa». Watson assente, ma poi si chiede come Holmes avesse indovinato quello che egli stava pensando. È che, seguendo un semplice movimento degli occhi di Watson su vari punti della stanza, Holmes era riuscito a ricostruire esattamente il suo corso di pensieri, sino a che, comprendendo che l'amico stava riflettendo su vari e terribili episodi bellici, e vedendo che si era toccato l'antica ferita, ne aveva inferito che egli stava riflettendo maliconicamente sulla guerra come il modo più assurdo per risolvere le questioni internazionali. Elementare, caro Watson. (Umberto Eco).
Messaggio del 21-02-2002 alle ore 09:21:25
Il progetto americano di "Giustizia Infinita" (mi pare si chiami così) continua inesorabile il suo cammino quando ormai sono trascorsi già sei mesi dalla terribile data dell'11 settembre. E' una novità, dalla notte dei tempi, quando un conflitto volge al termine c'è sempre stato un vincitore. In questa occasione bo!, non si sa nulla, eppure i bombardamenti sono avvenuti realmente, un governo è stato rovesciato, di morti meglio a non parlarne, tutto questo nei TG non fa più notizia. Ora Alqueda fa notizia a Roma e Milano. Volevano avvelenare l'acquedotto Romano, così, come ultimo vezzo prima dello spirare definitivamente. Non ditemi che speravamo tutti che tutto si sarebbe concluso con i bombardamenti di Tora Bora? Di Bin Laden non si ha più notizie. Un fumetto di Vincino lo da' in vacanza a "BoraBora" tra le palme di cocco e margaritas in mano. Verosimile. Intanto in Palestina e Israele la tensione si fa sempre più accesa, tanto che Bush preoccupato per la situazione (non per la violenza), ha pregato il premier Sharon di non scatenare la guerra con l'OLP adesso, non sarebbe conveniente per nessuno. Il presidente americano ha intenzione di farsi un giretto nei cieli di Baghdad e lanciare qualche centinaio di tonnellate di souvenir su Saddam Hussein, così, tanto per ricordargli che il più forte è sempre lui. Che narcisio sto Busch, preoccupato perfino che tra due conflitti in mediooriente il suo possa non avere l'esclusiva dei media rispetto a quella Arabo-Israeliana. Che tempi, che gente!?!
Il progetto americano di "Giustizia Infinita" (mi pare si chiami così) continua inesorabile il suo cammino quando ormai sono trascorsi già sei mesi dalla terribile data dell'11 settembre. E' una novità, dalla notte dei tempi, quando un conflitto volge al termine c'è sempre stato un vincitore. In questa occasione bo!, non si sa nulla, eppure i bombardamenti sono avvenuti realmente, un governo è stato rovesciato, di morti meglio a non parlarne, tutto questo nei TG non fa più notizia. Ora Alqueda fa notizia a Roma e Milano. Volevano avvelenare l'acquedotto Romano, così, come ultimo vezzo prima dello spirare definitivamente. Non ditemi che speravamo tutti che tutto si sarebbe concluso con i bombardamenti di Tora Bora? Di Bin Laden non si ha più notizie. Un fumetto di Vincino lo da' in vacanza a "BoraBora" tra le palme di cocco e margaritas in mano. Verosimile. Intanto in Palestina e Israele la tensione si fa sempre più accesa, tanto che Bush preoccupato per la situazione (non per la violenza), ha pregato il premier Sharon di non scatenare la guerra con l'OLP adesso, non sarebbe conveniente per nessuno. Il presidente americano ha intenzione di farsi un giretto nei cieli di Baghdad e lanciare qualche centinaio di tonnellate di souvenir su Saddam Hussein, così, tanto per ricordargli che il più forte è sempre lui. Che narcisio sto Busch, preoccupato perfino che tra due conflitti in mediooriente il suo possa non avere l'esclusiva dei media rispetto a quella Arabo-Israeliana. Che tempi, che gente!?!
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