La Piazza
Memorie di una giornata
Messaggio del 28-01-2002 alle ore 01:19:14
Complimentoni Bizoit!! Veramente tokki nel profondo!!
Non me la cavo con le parole,io, ma veramente complimenti!!
Complimentoni Bizoit!! Veramente tokki nel profondo!!
Non me la cavo con le parole,io, ma veramente complimenti!!
Messaggio del 27-01-2002 alle ore 23:02:51
è difficile parlare di certe cose...anche se andrebbe fatto...molti nn sanno nulla di qllo che accade nel mondo..e sono cose che ci riguardano..la gente andrebbe sensibilizzata..
è difficile parlare di certe cose...anche se andrebbe fatto...molti nn sanno nulla di qllo che accade nel mondo..e sono cose che ci riguardano..la gente andrebbe sensibilizzata..
Messaggio del 27-01-2002 alle ore 22:56:29
E bravo Bizoit! Sai usare la scrittura per smuovere le emozioni, ma su una cosa hai torto............Purtroppo la situazione in Palestina non è conosciuta fintroppo bene da nessuno, nessuno parla di come i palestinesi sono condannati a vivere in villagi isolati e di conseguenza di come gli israeliani vivano in villaggi super difesi ma altrettanto isolati per paura della rabbia ceca palestinese..........e nessuno ne parla..............
E bravo Bizoit! Sai usare la scrittura per smuovere le emozioni, ma su una cosa hai torto............Purtroppo la situazione in Palestina non è conosciuta fintroppo bene da nessuno, nessuno parla di come i palestinesi sono condannati a vivere in villagi isolati e di conseguenza di come gli israeliani vivano in villaggi super difesi ma altrettanto isolati per paura della rabbia ceca palestinese..........e nessuno ne parla..............
Messaggio del 27-01-2002 alle ore 22:26:58
complimenti bizo..davvero un bel testo...
complimenti bizo..davvero un bel testo...
Messaggio del 27-01-2002 alle ore 22:19:18
“Farah stamattina non è a lezione”. All’università di Gerusalemme seguiva un corso di Sociologia Generale lei, assieme ad altre amiche era interessata da sempre agli aspetti che caratterizzano lo studio delle società : valori, comportamenti, la religione, il lavoro, il potere, conflitti, anomie ecc. Quanta fatica e quanta rassegnazione e determinazione nello stesso tempo per cercare di dimenticare il fidanzato Naif, morto mentre tirava sassi ad un chek point sulla striscia. Il padre non aveva mai approvato quel tipo di frequentazione. Quante discussioni in quella casa nell’età dell’ adolescenza, ma poi aveva accettato quella condizione delle cose. I due ragazzi si amavano di un amore che sarebbe andato contro tutto e tutti, contro il vento e le pietre spezzate dal pianto, persino contro quei temibili carri armati che da un mese ormai battevano di continuo le strade di tutta la regione. Di notte potevi udire pure gli spari che rimbombavano in periferia verso l’aeroporto. Era la seconda volta che distruggevano quella zona chissà perché poi? A volte parevano rombi di tuono, e faceva comodo pensare che si trattasse di pioggia a venire, invece che di missili. Così si poteva esorcizzare meglio la paura, la tensione, l’ansia, la desolazione di quei lunghi silenzi di morte dopo la deflagrazione.
Farah amava la pace per questo era ancor più carica d’odio quella mattina sciagurata alla fermata del bus. Di quell’odio che riversi contro chi credi pensi sia il responsabile unico di quell’odio che ti porti addosso. Tutto sommato aveva paura più di chiunque altro alla fermata. La stessa paura della donna soldato Israeliano che prestava servizio sul bus. Ad ogni fermata doveva scendere per controllare chi saliva sul mezzo, evitando Palestinesi con la faccia da estremista e di sesso maschile. I primi giorni era talmente allerta che a 23 anni aveva già qualche capello bianco per lo stress continuo, conscia del fatto che la prossima fermata avrebbe potuto essere anche l’ultima. In qualsiasi istante sarebbe potuto accadere. All’inrocio del suo sguardo con quello di Farah quella mattina si sono intese come solo due donne sanno fare. Farah era quell’estremista che aspettava da giorni e giorni. Se ne accorse subito, eppure non se l’aspettava così…così semplicemente innoqua. Vestita come la studentessa universitaria che era, sobria ed essenziale, forse coi libri in una vecchia cartella di cuoio del nonno postino, dove non aveva messo solo i libri e la matita. Addosso, oltre all’intimo di quel reggiseno bianco che aveva acquistato al mercato con Naif unico e per sempre amore della sua vita, era bardata da bomba umana. I capelli sciolti sotto il foulard a fiori verdi, li portava lunghi, sulla schiena, neri, corvini come i suoi, ma neanche uno bianco. Quello fu l’ultimo sguardo della loro vita. Ed in quello sguardo si accorsero che tra di loro v’era tanto di comune: la stessa voglia di pace e lo stesso odio nei confronti di una guerra che si portavano dentro da generazioni. La stessa voglia di divenire donne mature e madri feconde, oppure …semplicemente amiche.
(Quella che la cronaca di oggi mi spinge a scrivere non è la condanna di una situazione che conosciamo tutti fin troppo bene. E’ un lume di speranza fatto di niente. Purtroppo. Un modo di testimoniare l’essere uomini oggi, nella Giornata della Memoria). Bizoit.
“Farah stamattina non è a lezione”. All’università di Gerusalemme seguiva un corso di Sociologia Generale lei, assieme ad altre amiche era interessata da sempre agli aspetti che caratterizzano lo studio delle società : valori, comportamenti, la religione, il lavoro, il potere, conflitti, anomie ecc. Quanta fatica e quanta rassegnazione e determinazione nello stesso tempo per cercare di dimenticare il fidanzato Naif, morto mentre tirava sassi ad un chek point sulla striscia. Il padre non aveva mai approvato quel tipo di frequentazione. Quante discussioni in quella casa nell’età dell’ adolescenza, ma poi aveva accettato quella condizione delle cose. I due ragazzi si amavano di un amore che sarebbe andato contro tutto e tutti, contro il vento e le pietre spezzate dal pianto, persino contro quei temibili carri armati che da un mese ormai battevano di continuo le strade di tutta la regione. Di notte potevi udire pure gli spari che rimbombavano in periferia verso l’aeroporto. Era la seconda volta che distruggevano quella zona chissà perché poi? A volte parevano rombi di tuono, e faceva comodo pensare che si trattasse di pioggia a venire, invece che di missili. Così si poteva esorcizzare meglio la paura, la tensione, l’ansia, la desolazione di quei lunghi silenzi di morte dopo la deflagrazione.
Farah amava la pace per questo era ancor più carica d’odio quella mattina sciagurata alla fermata del bus. Di quell’odio che riversi contro chi credi pensi sia il responsabile unico di quell’odio che ti porti addosso. Tutto sommato aveva paura più di chiunque altro alla fermata. La stessa paura della donna soldato Israeliano che prestava servizio sul bus. Ad ogni fermata doveva scendere per controllare chi saliva sul mezzo, evitando Palestinesi con la faccia da estremista e di sesso maschile. I primi giorni era talmente allerta che a 23 anni aveva già qualche capello bianco per lo stress continuo, conscia del fatto che la prossima fermata avrebbe potuto essere anche l’ultima. In qualsiasi istante sarebbe potuto accadere. All’inrocio del suo sguardo con quello di Farah quella mattina si sono intese come solo due donne sanno fare. Farah era quell’estremista che aspettava da giorni e giorni. Se ne accorse subito, eppure non se l’aspettava così…così semplicemente innoqua. Vestita come la studentessa universitaria che era, sobria ed essenziale, forse coi libri in una vecchia cartella di cuoio del nonno postino, dove non aveva messo solo i libri e la matita. Addosso, oltre all’intimo di quel reggiseno bianco che aveva acquistato al mercato con Naif unico e per sempre amore della sua vita, era bardata da bomba umana. I capelli sciolti sotto il foulard a fiori verdi, li portava lunghi, sulla schiena, neri, corvini come i suoi, ma neanche uno bianco. Quello fu l’ultimo sguardo della loro vita. Ed in quello sguardo si accorsero che tra di loro v’era tanto di comune: la stessa voglia di pace e lo stesso odio nei confronti di una guerra che si portavano dentro da generazioni. La stessa voglia di divenire donne mature e madri feconde, oppure …semplicemente amiche.
(Quella che la cronaca di oggi mi spinge a scrivere non è la condanna di una situazione che conosciamo tutti fin troppo bene. E’ un lume di speranza fatto di niente. Purtroppo. Un modo di testimoniare l’essere uomini oggi, nella Giornata della Memoria). Bizoit.
Nuova reply all'argomento:
Memorie di una giornata
Registrati
Mi so scurdate la password
Hai problemi ad effettuare il login?
segui le istruzioni qui



